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	<title>Renato Brunetta &#187; nord</title>
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		<title>Se il federalismo fallisce non resta altro che il baratro della spaccatura</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 11:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita, talora, che i politici si lamentino di come i giornalisti riportano, o storpiano, le loro affermazioni. Qualche volta a ragione, qualche altra a torto. Circa le mie più recenti dichiarazioni sui problemi del Sud, non ho nulla da rimproverare a chi scrive o racconta, semmai a chi, con colpevole superficialità, legge o ascolta. Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4854" title="brunetta tavolo" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-tavolo5.jpg" alt="" width="450" height="354" /></p>
<p><strong>Capita, talora, che i politici si lamentino di come i giornalisti riportano, o storpiano, le loro affermazioni.</strong></p>
<p>Qualche volta a ragione, qualche altra a torto. <strong>Circa le mie più recenti dichiarazioni sui problemi del Sud, non ho nulla da rimproverare a chi scrive o racconta</strong>, semmai a chi, con colpevole superficialità, legge o ascolta. Ho testualmente detto: <em>“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta o, meglio, se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe prima in Europa. La conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’è, non c’è politica, non c’è la società”</em>. <strong>Lo ripeto.</strong></p>
<p>Nelle sue considerazioni finali, all’assemblea dello scorso 31 maggio, <strong>il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi </strong>così descrisse la realtà: “Nelle tre regioni del Mezzogiorno in cui si concentra il 75 per cento del crimine organizzato il valore aggiunto pro capite del settore privato è pari al 45 per centro di quello del Centro Nord”. Vale a dire che <strong>se non vi fosse la diffusione della metastasi criminale il valore aggiunto pro capite crescerebbe in una proporzione superiore al doppio.</strong></p>
<p><strong>Non ho sostenuto, né mai pensato, che la soluzione del problema consista dell’amputazione dell’Italia</strong>, nel prendere parti del nostro Meridione e portarle non so dove. Mi sembra una totale sciocchezza e non sono abituato a dilettarmici. Ho semmai sottolineato con chiarezza come la grande strategia di liberazione per tutto il Sud &#8211; liberazione  da decenni di finanziamenti a pioggia e improduttivi che ne hanno comprato la classe dirigente e la stessa coscienza &#8211; consista nel federalismo. Se questa rivoluzione fallisse, per il Paese non vi sarebbe altro che il baratro della spaccatura. Definitiva.</p>
<p><strong>Se Cristina Coppola, e altri assieme a lei, avesse avuto il buon cuore di leggere le cose che ho scritto</strong> in molti interventi e in almeno due libri, avrebbe scoperto che l’idea di affrontare il problema mediante un più deciso e forte impegno dello Stato &#8211; prima di tutto nel far prevalere la propria sovranità e il rispetto delle leggi &#8211; si trovava nelle mie pagine assai prima che nelle sue parole.</p>
<p>Guardiamo il lato positivo: <strong>grazie al modo in cui ho esposto le mie tesi, lungamente meditate e approfondite, anche altri hanno trovato il fiato per ripeterle senza conoscerle</strong>. Si faccia attenzione, però, a <strong>non cadere in un perbenismo ipocrita</strong>, facendo finta di spiegare le ragioni del buon Meridione a me che sono veneto e, così procedendo, arrecando offesa e umiliazione ai tantissimi meridionali per bene che peraltro descrivono la realtà nella quale sono costretti a vivere con parole assai più forti e concetti assai più urticanti. Questi cittadini del Sud hanno tutta la mia solidarietà, che cerco di rendere concreta non arrendendomi ai sepolcri imbiancati.</p>
<p><strong>Perché mai si plaude al racconto della criminalità organizzata, scritto o cinematografico, e poi si vuol negare che quella realtà, quel cancro, contamina la carne viva del tessuto sociale?</strong> Non è che, per caso, si ritiene più comodo aggregarci tutti nella condanna di qualche criminale macellaio, tacendo sulle continue, ripetute e diffusissime violazioni della legge che rendono fuori controllo tante fette del nostro territorio nazionale? <strong>Mafia, ‘ndrangheta, camorra non sono solo droga e assassini: sono anche riciclaggio, imprese finanziate in modo opaco, reinvestimento al Nord e fuori d’Italia, mercato nero del lavoro per mascherarne i profitti, irregolarità continue nei rapporti con la pubblica amministrazione.</strong> E altro ancora. Troppo facile condannare spacciatori e assassini, che è ovvio, e troppo vile dimenticarsi del resto. L’insieme lo chiamo “cancro”: un male che divora in continuazione, che aggredisce gli innocenti e gli onesti, riducendoli al silenzio, che rende possibile una classe dirigente di struzzi, cui la distrazione non può essere rimproverata più della connivenza. <strong>Danno fastidio, le mie parole? Non nascondo che lo trovo utile, quindi continuo.</strong></p>
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		<title>“Non sono il dottor Stranamore”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di sandeep thukral Ringrazio il professor Tito Boeri per avere sollevato il dubbio, il che serve a chiarirlo: non c’è nessuno nel governo, che io sappia, disposto a sostenere l’opportunità della spesa facile. Ho detto, e volentieri ripeto, di avere condiviso e contribuito a definire la politica di rigore finanziario. Resa necessaria dal debito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4085" title="coins and hand" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/coins-and-hand.jpg" alt="coins and hand" width="450" height="338" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/thukral/" target="_blank"> sandeep thukral</a></span></p>
<p>Ringrazio il professor <strong>Tito Boeri</strong> per avere sollevato il dubbio, il che serve a chiarirlo: non c’è nessuno nel governo, che io sappia, disposto a sostenere l’opportunità della <strong>spesa facile.</strong> Ho detto, e volentieri ripeto, di avere condiviso e contribuito a definire la politica di rigore finanziario. Resa necessaria dal <strong>debito pubblico,</strong> accumulatosi nel tempo e lasciatoci in eredità. Utile, inoltre, per evitare gli errori del passato.</p>
<p>La spesa pubblica quale strumento per alimentare la domanda aggregata è da considerarsi oramai fra gli attrezzi inutilizzabili. Diverso, invece, è <strong>tagliare la spesa dove serve a far funzionare le riforme strutturali di cui il Paese ha urgente bisogno,</strong> e a far crescere le infrastrutture innovative. Così come è diverso rallentare o fermare quelle riforme, cui accenna anche il prof. Boeri, che non costano o portano risparmi.</p>
<p>Ho lavorato e siamo riusciti a varare un’importante riforma della Pubblica Amministrazione, mantenendone a zero i costi. Spero, ne sono anzi convinto, che presto <strong>questa riforma si trasformerà in migliore qualità dei servizi e minori costi per il cittadino e il sistema produttivo.</strong> Promuovendo la <strong>trasparenza</strong>, la <strong>meritocrazia</strong>, i <strong>controlli di gestione,</strong> contrastando ciò che rende facile il diffondersi della corruzione. Tutte cose che servono nella Pubblica Amministrazione, come ovunque. <strong>Lo stesso federalismo fiscale può essere un’ottima occasione per mettere sotto controllo la spesa, </strong>avvicinandola a chi dovrà raccogliere le risorse, o può divenire un pericoloso salto nel buio. La differenza sta tutta nell’accompagnarlo o meno con riforme che ne promuovano gli aspetti positivi e non ne lascino incontrollati i rischi.</p>
<p>Così anche per il <strong>Sud,</strong> dove non è necessario premere sulla spesa, tentando di allargarla, ma sulle modalità, finalità e disciplina in modo da renderla produttiva e capace di colmare un divario che ancora suona offesa all’unità nazionale. Si è del resto respinta l’idea di diminuire le tasse in deficit, di cui pure si comprende l’intento positivo, e proprio per evitare di squilibrare conti pubblici già difficoltosi. <strong>La pressione fiscale deve diminuire, ma è necessario che questo sia prodotto dalle riforme. </strong>Conto, con questo, di avere chiarito l’indisponibilità a tornare verso costumi del passato, che detestavo già allora.<br />
Il dibattito c’è, non mi sottraggo, e si concentra sulle ricette per <strong>favorire lo sviluppo, non certo sullo scialacquare.</p>
<p></strong><span style="border-collapse: separate; color: #000000; font-family: Helvetica; font-size: medium; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; word-spacing: 0px;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="font-size: 12pt;">Da<span> </span>LA REPUBBLICA<span> </span>del 28 novembre 2009</span></span></span></p>
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		<title>Questione Meridionale: “Ci rassegneremo a tenercela per sempre?”</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 10:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro Renato Brunetta. Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3693" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta3.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro<strong> Renato Brunetta.</strong></p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
<p><strong>Per prima cosa si deve collocare il nostro Sud non solo nel contesto nazionale, ma in quello europeo e globale. </strong>Dobbiamo aprire gli occhi e allargare la mente, in modo da cogliere tutte le opportunità che lo sviluppo economico offre. Sia per collocazione geografica che per vocazione culturale, il Sud ha la possibilità d’essere non più un costo, ma un’opportunità. Sia per il nostro Nord, che per l’Europa. Dopo il crollo del Muro di Berlino si sono spostate le frontiere europee e aperti nuovi mercati. <strong>È stato un salto di civiltà, ma anche un buon affare.</strong> Si tratta, ora, di far cadere <strong>il «muro Mediterraneo»,</strong> aprendo la riflessione sul nostro sviluppo a un quadro internazionale che si modifica e che offre preziose opportunità.</p>
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		<title>Per il Sud ci vorrebbe “una nuova spedizione dei Mille”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Nino.Modugno Da domani nelle librerie si potrà trovare il nuovo libro-saggio del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola “Sud” ; ( edito da Donzelli). Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" title="garibaldi statuina" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/garibaldi-statuina.jpg" alt="garibaldi statuina" width="440" height="352" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/mozzarellahead/" target="_blank"> Nino.Modugno </a></span></p>
<p>Da <strong>domani </strong>nelle librerie si potrà trovare <strong>il nuovo libro-saggio</strong> del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione <strong>Renato Brunetta,</strong> il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola <strong>“Sud” ; ( edito da Donzelli). </strong>Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. <strong>A fallire è stata la classe dirigente italiana, che non è stata in grado di adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa</strong> alla particolare realtà meridionale».</p>
<p>Tornano dunque le tematiche scottanti, senza tralasciare excursus e fatti storici di carattere politico-economico, che certamente hanno concorso ad aumentare il profondo divario tra il nord e il sud d’Italia. Un esempio preso in considerazione è stata la fiscalizzazione degli oneri sociali per le fabbriche meridionali, alla fine degli anni 60. Il ministro in proposito scrive: <strong>«tale provvedimento aveva in gran parte natura compensativa della contemporanea abolizione, fortemente voluta dal sindacato, </strong>delle differenze provinciali di salario che avevano, fino ad allora, tenuto più basso<strong> e sensibilmente differenziato il costo del lavoro al Sud».</strong></p>
<p>«Di nuovo, dopo cent’anni, si pensava illuministicamente che nuove regole comuni, e magari molto avanzate, come quelle nel mercato del lavoro, nella contrattazione e nei diritti dei lavoratori, avrebbero positivamente forzato l’economia del Sud. Si finì con l’ottenere, ancora una volta, esattamente l’effetto opposto. <strong>Le regole, inapplicabili, del Nord sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali produssero un sempre più profondo allontanamento del mondo del lavoro meridionale da quello del resto del Paese,</strong> attraverso il dilagare strutturale di attività sommerse, irregolari, marginali e precarie. Più le regole del Nord non erano applicabili, più cresceva il dualismo e la domanda sia di incentivi che di trasferimenti».</p>
<p><strong>Una nuova classe dirigente </strong>può essere la vera risposta a tutto questo, un investimento di risorse umane capaci, che Brunetta ribattezza come <strong>“una nuova spedizione dei Mille”,</strong> in ambiti differenti da quelli che coinvolsero i garibaldini. Il tutto per poter<strong> </strong>creare <strong>«al Sud una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».</strong></p>
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		<title>Coordinamento tra enti e agenzie nazionali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Phauly Per concorrere al raggiungimento di un ottimo risultato è fondamentale che ci sia un coordinamento nell’attuazione dei piani di intervento da parte di tutti gli enti, corpi ed agenzie specializzate che rappresentano gli strumenti operativi dei vari ministeri che devono essere coinvolti. Si tratta di agenzie ed enti che fanno capo ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2628" title="pc" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/pc1.jpg" alt="pc" width="440" height="330" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/phauly/" target="_blank"> Phauly</a></span></p>
<p>Per concorrere al raggiungimento di un ottimo risultato è fondamentale che ci sia un coordinamento nell’attuazione dei piani di intervento da parte di tutti gli enti, corpi ed agenzie specializzate che rappresentano gli strumenti operativi dei vari ministeri che devono essere coinvolti.<br />
Si tratta di agenzie ed enti che fanno capo ai diversi ministeri, che hanno specifiche competenze tematiche e funzionali e che, tutte, devono contribuire per la loro parte alla configurazione e soprattutto all’attuazione di componenti del piano di intervento per il mezzogiorno, in modo coordinato. Il coordinamento non può che essere attribuito alla Presidenza del Consiglio, in modo che assieme al coordinamento nell’attribuzione delle risorse si possano monitorare tempi e metodi d’attuazione degli interventi decisi</p>
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		<title>Strategie per l’innovazione</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Extra Ketchup Un importante ruolo per il progredire dell’economia e della società nel Mezzogiorno è l’attuazione di strategie innovative, che impieghino le risorse pubbliche per finanziare infrastrutture fisiche e tecnologiche e alimentare una strategia per l’innovazione in cui il settore pubblico è componente cruciale sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2624" title="coordinamento tra enti" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/coordinamento-tra-enti.jpg" alt="coordinamento tra enti" width="440" height="380" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/extraketchup/" target="_blank"> Extra Ketchup</a></span></p>
<p>Un importante ruolo per il progredire dell’economia e della società nel Mezzogiorno è l’attuazione di strategie innovative, che impieghino le risorse pubbliche per finanziare infrastrutture fisiche e tecnologiche e alimentare una strategia per l’innovazione in cui il settore pubblico è componente cruciale sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta.<br />
Anche per quanto riguarda la spesa infrastrutturale, la pianificazione deve essere chiara e non oggetto solo di contrattazione politica. Una parte della spesa per investimenti pubblici è di sostituzione e di mantenimento ed è evidente che laddove lo stock d’infrastrutture è maggiore, questa spesa assorbe più risorse. La riduzione del gap infrastrutturale tra nord e sud va visto in termini di “investimenti netti”, controllando che significhino aumento dello stock. Importante è inoltre assicurare un livello adeguato di manutenzione per qualificare l’esistente ed evitarne il degrado.</p>
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		<title>Eccellenza nell’università</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 11:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Foto di Loungerie La tematica dell’Istruzione e in particolar modo delle università è un tema che mi sta molto a cuore. Partendo dalla considerazione che i professori sono pagati in modo uguale in tutta l’Italia bisogna capire esattamente cosa non funziona e perché molti studenti meridionali preferiscano trasferirsi e andare a studiare al centro o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2611" title="valigie" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/valigie.jpg" alt="valigie" width="450" height="320" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/loungerie/" target="_blank"> Loungerie</a></span></p>
<p>La tematica dell’Istruzione e in particolar modo delle università è un tema che mi sta molto a cuore.<br />
Partendo dalla considerazione che i professori sono pagati in modo uguale in tutta l’Italia bisogna capire esattamente cosa non funziona e perché molti studenti meridionali preferiscano trasferirsi e andare a studiare al centro o al nord in collegi o università spesso private. Perché invece non si possono avere in egual maniera trasferimenti di eccellenze anche al sud, in modo da attrarre studenti dal nord al sud, dove anche la logistica potrebbe essere migliore? Una risposta possibile ritengo sia il fatto che non si tratta di trasferire maggiori risorse, ma semplicemente di legarle ai risultati.</p>
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		<title>Attrarre e mantenere i migliori</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 11:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[merito]]></category>
		<category><![CDATA[migliori]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto di tuexperto_com5 Una domanda certamente interessante sulla questione meridionale è: perché non è semplice, attrarre o mantenere, i migliori uomini delle pubbliche amministrazioni nel mezzogiorno? Non è immediatamente evidente, specie se si pensa che i dipendenti dello Stato sono remunerati, in termini reali, maggiormente nel sud, a parità di funzioni, soprattutto nelle aree in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2607" title="donna in carriera" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/donna-in-carriera.jpg" alt="donna in carriera" width="440" height="313" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/26158685@N04/" target="_blank"> tuexperto_com5 </a></span></p>
<p>Una domanda certamente interessante sulla questione meridionale è: perché non è semplice, attrarre o mantenere, i migliori uomini delle pubbliche amministrazioni nel mezzogiorno? Non è immediatamente evidente, specie se si pensa che i dipendenti dello Stato sono remunerati, in termini reali, maggiormente nel sud, a parità di funzioni, soprattutto nelle aree in cui il costo della vita raggiunge anche il trenta per cento in meno che nelle aree urbane del centro-nord. Dovremmo avere, in queste aree, una forte attrazione dei migliori, e maggiore efficienza. Questo, però, non avviene e ciò significa che è urgente creare un sistema basato sulla premialità e gli incentivi.</p>
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		<title>Legalità e merito</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 11:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[merito]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto di Manfrys Un aspetto significativo per il nostro Mezzogiorno è quello di diffondere sempre più il valore della legalità. C’è bisogno di legalità, poiché essa costituisce la premessa di qualsiasi crescita reticolare di beni relazionali, e non va ricercata solo nei confronti della criminalità organizzata, ma anche nel funzionamento della giustizia civile. Questo perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2584" title="smart car polizia" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/smart-car-polizia.jpg" alt="smart car polizia" width="450" height="302" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/manfrys/" target="_blank">Manfrys</a></span></p>
<p>Un aspetto significativo per il nostro Mezzogiorno è quello di diffondere sempre più il valore della legalità. C’è bisogno di  legalità, poiché essa costituisce la premessa di qualsiasi crescita reticolare di beni relazionali, e non va ricercata solo nei confronti della criminalità organizzata, ma anche nel funzionamento della giustizia civile. Questo perché se lo stato non è in grado di rendere giustizia e far rispettare le regole, il suo posto viene preso da istituzioni ombra a carattere mafioso, facilitando così il riprodursi di questi circoli viziosi. E un contributo importante alla diffusione della cultura della legalità può venire proprio dalla Pubblica Amministrazione. Tutta l’amministrazione pubblica è parte importante del contesto sociale ed economico e della cultura della legalità e del merito. Difatti, laddove la pubblica amministrazione non funziona, dilaga la corruzione, l’assenteismo e l’illegalità. E per combattere tutto questo non basta rispettare le regole, ma è anche utile e importante attuare un sistema di premialità sui risultati, totalmente diverso da quelli fin qui adottati</p>
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		<title>Efficienza nella spesa pubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 11:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto di Duckie Un punto fondamentale nell’individuazione dei problemi legati al Sud è la corretta ripartizione delle risorse e l’efficienza nell’uso della spesa pubblica. Quest’ultima infatti deve essere una priorità, incarnandola nell’efficienza delle amministrazioni pubbliche. Si tratta di un problema nazionale, ma richiede una particolare attenzione ed un’azione incisiva nel mezzogiorno. Perché ciò accada è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2617" title="euros" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/euros.jpg" alt="euros" width="440" height="330" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/duckie/" target="_blank"> Duckie</a></span></p>
<p>Un punto fondamentale nell’individuazione dei problemi legati al Sud è la corretta ripartizione delle risorse e l’efficienza nell’uso della spesa pubblica. Quest’ultima infatti deve essere una priorità, incarnandola nell’efficienza delle amministrazioni pubbliche. Si tratta di un problema nazionale, ma richiede una particolare attenzione ed un’azione incisiva nel mezzogiorno. Perché ciò accada è molto importante costruire un nuovo rapporto con le regioni, con le quali lo stato centrale dovrebbe tessere un dialogo costante e continuo.<br />
Pertanto, forse, il “partito” che pretende di rappresentare gli interessi del sud non dovrebbe andare dal ministro dell’Economia a chiedere fondi, ma dal Ministro dell’Interno, della Giustizia, dell’Istruzione e della Ricerca, da quello della Sanità così come dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, a chiedere conto di come le loro rispettive amministrazioni agiscono nel mezzogiorno e usano le risorse. Se i loro uomini, i loro programmi, le loro tecnologie sono adeguati e se tutti i ritardi dipendono solo dai fondi  disponibili o da altre insufficienze. Chiedere che i responsabili siano rimossi, se le cose non funzionano. Ed esigere che fra loro vi sia il massimo coordinamento, anche per capire i vari aspetti contraddittori del mezzogiorno.</p>
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