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	<title>Renato Brunetta &#187; Livorno</title>
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		<title>Onore a Veltroni Walter</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 16:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto di PDCastenaso Veltroni è stato il genio della sovrastruttura, marxianamente parlando. Ha sempre trasformato le più cocenti sconfitte in trampolini di lancio per sempre nuove avventure di (in)successo. E’ stato potente, amato. E’ sempre arrivato nel profondo delle coscienze e dei cuori con le cose amabilmente banali che diceva e con i libri deliziosamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-228" title="veltroni" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/02/veltroni.jpg" alt="veltroni" width="450" height="200" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/23576294@N04/">PDCastenaso</a></span></p>
<p><strong>Veltroni è stato il genio della sovrastruttura, marxianamente parlando.</strong> Ha sempre trasformato le più cocenti sconfitte in trampolini di lancio per sempre nuove avventure di (in)successo. E’ stato potente, amato. E’ sempre arrivato nel profondo delle coscienze e dei cuori con le cose amabilmente banali che diceva e con i libri deliziosamente inutili che scriveva. Più o meno consapevolmente, <strong>ha rappresentato l’epilogo storico, culturale, politico del balordo comunismo nostrano</strong>: dalla nobile e feroce teoria gramsciana dell’egemonia alla cinica doppiezza togliattiana, passando con noncuranza  sulla testa di tante generazioni di duri e puri che alla dittatura del proletariato hanno creduto veramente. Illusi, presi in giro da piccolo borghesi conservatori, spesso radical chic.</p>
<p>Veltroni Walter ha rappresentato l’evoluzione finale &#8211; da Livorno (Pci) alla Bolognina (Pds) e al Lingotto (Pd) &#8211; della specie dei “dirigenti politici” comunisti. Quelli che “avevamo torto, ma avevamo ragione ad aver torto”. Quelli che <strong>riconoscono di aver sbagliato, ma sempre con vent’anni di ritardo</strong>. Quelli per definizione “per bene” e dalla parte giusta, anche quando mettono in atto le peggiori porcherie.</p>
<p>Veltroni Walter è stato tutto questo, ma anche di più. <strong>E’ diventato la vittima sacrificale della sua stessa geniale sintesi evolutiva di comunista pronto a tutto pur di conciliare gli opposti</strong>. Per la causa, per il potere. Quasi quasi, mi sta pure simpatico. Ricordo quella volta che a Cernobbio mi ha detto “Va’ avanti, mi raccomando”. Ma a modo suo: sottovoce. Me lo fa simpatico anche il tono commosso nel momento dell’addio.</p>
<p>Celebrato anche qui a modo suo: chiedendo scusa ma anche accusando Berlusconi di avere “stravolto il sistema di valori e tradizioni dell’Italia”.<br />
Nella sua vita è stato abilissimo a sfruttare qualsiasi cosa gli sia accaduta, buona o cattiva, senza mai perdere un colpo, senza mai remare contro corrente. <strong>Non ha mai prodotto: ha solo distribuito soldi, emozioni e idee</strong>. Pur di piacere. Senza mai costruire.</p>
<p>Con la sua ammissione “Io non sono mai stato comunista&#8230;” si è candidato a essere, paradossalmente, l’ultimo anello della continuità, non accorgendosi che con questa catena al collo non poteva non andare a fondo, trascinandosi dietro l’equivoco comunista di casa nostra.</p>
<p><strong>Sovrastruttura, solo sovrastruttura, nient’altro che marxiana sovrastruttura</strong>. Le rose senza il pane.</p>
<p>Ciao Walter.</p>
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