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	<title>Renato Brunetta - Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione &#187; libro</title>
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		<title>Questione Meridionale: “Ci rassegneremo a tenercela per sempre?”</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 10:19:43 +0000</pubDate>
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Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro Renato Brunetta.
Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli errori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3693" title="Layout 1" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Copertina-SUD-con-fascetta3.jpg" alt="Layout 1" width="450" height="242" /></p>
<p>Pubblichiamo a seguire la parte iniziale di &#8220;Sud&#8221;, il nuovo libro-saggio del Ministro<strong> Renato Brunetta.</strong></p>
<p><strong>Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo.</strong> Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente <strong>fallimento della politica. </strong>Un fallimento, però, che è dovuto più alle cose non fatte che a quelle fatte, più agli <strong>errori d’omissione</strong> che <strong>a quelli d’azione.</strong> Rileggendo il lavoro di quattordici anni fa (Brunetta 1995) mi sono reso conto che le idee messe a punto allora sono ancora valide, che l’impianto riformista con il quale si pensava di affrontare il problema non ha perso nulla del suo valore. Certo, non si chiede all’oste se il vino è buono e un autore non è il miglior giudice delle cose che scrive, ma <strong>chi, come me, vive intensamente l’impegno civile e politico ha anche il dovere di non arrendersi. </strong>Se le idee sono buone, si ha il dovere di difenderle e rilanciarle.</p>
<p><strong>Ci accingiamo a festeggiare i centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, che sono anche centocinquanta anni di «questione meridionale».</strong> O ci rassegniamo a tenercela per sempre, considerandola una specie di caratteristica nazionale, quasi un dato del paesaggio,oppure la ricorrenza può esserci utile per dire: ora basta. Aggiungerei: <strong>uno dei modi più degni per onorare l’Unità,</strong> che è un bene da conoscere e preservare, <strong>è </strong>proprio quello di <strong>non considerarla il forziere dell’arretratezza meridionale, </strong>ma la condizione per superarla, per farla entrare fra le cose di cui parla la storia, cancellandola da quelle che scontano i contemporanei. La possibilità c’è, concreta, a portata di mano. <strong>Per coglierla occorre ragionare con una mentalità nuova, non commettendo i numerosi errori del passato.</strong> Se ripercorriamo sempre la stessa via, quella ci porta sempre nello stesso posto. E siccome la meta non ci piace, ci costa e umilia tanti nostri concittadini meridionali, è ora di cambiare strada.</p>
<p><strong>Per prima cosa si deve collocare il nostro Sud non solo nel contesto nazionale, ma in quello europeo e globale. </strong>Dobbiamo aprire gli occhi e allargare la mente, in modo da cogliere tutte le opportunità che lo sviluppo economico offre. Sia per collocazione geografica che per vocazione culturale, il Sud ha la possibilità d’essere non più un costo, ma un’opportunità. Sia per il nostro Nord, che per l’Europa. Dopo il crollo del Muro di Berlino si sono spostate le frontiere europee e aperti nuovi mercati. <strong>È stato un salto di civiltà, ma anche un buon affare.</strong> Si tratta, ora, di far cadere <strong>il «muro Mediterraneo»,</strong> aprendo la riflessione sul nostro sviluppo a un quadro internazionale che si modifica e che offre preziose opportunità.</p>
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		<title>Per il Sud ci vorrebbe “una nuova spedizione dei Mille”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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Foto di  Nino.Modugno 
Da domani nelle librerie si potrà trovare il nuovo libro-saggio del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta, il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola “Sud” ; ( edito da Donzelli). Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3634" title="garibaldi statuina" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/garibaldi-statuina.jpg" alt="garibaldi statuina" width="440" height="352" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/mozzarellahead/" target="_blank"> Nino.Modugno </a></span></p>
<p>Da <strong>domani </strong>nelle librerie si potrà trovare <strong>il nuovo libro-saggio</strong> del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione <strong>Renato Brunetta,</strong> il secondo che tratta il tema del meridione e che si intitola <strong>“Sud” ; ( edito da Donzelli). </strong>Brunetta apre dicendo: «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica. <strong>A fallire è stata la classe dirigente italiana, che non è stata in grado di adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa</strong> alla particolare realtà meridionale».</p>
<p>Tornano dunque le tematiche scottanti, senza tralasciare excursus e fatti storici di carattere politico-economico, che certamente hanno concorso ad aumentare il profondo divario tra il nord e il sud d’Italia. Un esempio preso in considerazione è stata la fiscalizzazione degli oneri sociali per le fabbriche meridionali, alla fine degli anni 60. Il ministro in proposito scrive: <strong>«tale provvedimento aveva in gran parte natura compensativa della contemporanea abolizione, fortemente voluta dal sindacato, </strong>delle differenze provinciali di salario che avevano, fino ad allora, tenuto più basso<strong> e sensibilmente differenziato il costo del lavoro al Sud».</strong></p>
<p>«Di nuovo, dopo cent’anni, si pensava illuministicamente che nuove regole comuni, e magari molto avanzate, come quelle nel mercato del lavoro, nella contrattazione e nei diritti dei lavoratori, avrebbero positivamente forzato l’economia del Sud. Si finì con l’ottenere, ancora una volta, esattamente l’effetto opposto. <strong>Le regole, inapplicabili, del Nord sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali produssero un sempre più profondo allontanamento del mondo del lavoro meridionale da quello del resto del Paese,</strong> attraverso il dilagare strutturale di attività sommerse, irregolari, marginali e precarie. Più le regole del Nord non erano applicabili, più cresceva il dualismo e la domanda sia di incentivi che di trasferimenti».</p>
<p><strong>Una nuova classe dirigente </strong>può essere la vera risposta a tutto questo, un investimento di risorse umane capaci, che Brunetta ribattezza come <strong>“una nuova spedizione dei Mille”,</strong> in ambiti differenti da quelli che coinvolsero i garibaldini. Il tutto per poter<strong> </strong>creare <strong>«al Sud una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».</strong></p>
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		<title>Il Csm &#8220;da ragione&#8221; a Brunetta</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:14:48 +0000</pubDate>
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Foto di Tz1_1Zt
«I magistrati non si spaccano certo la schiena. A dare pienamente ragione a Brunetta, e alla sua proposta-provocazione di mettere i tornelli all’entrata dei tribunali, è un documento del 2002. Che porta il timbro dello stesso Csm, l’organismo di governo autonomo della casta togata”.
Questo uno dei passaggi del libro di Stefano Livadiotti, “Magistrati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3173" title="uomo togato" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/uomo-togato.jpg" alt="uomo togato" width="440" height="355" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/tz1_1zt/" target="_blank">Tz1_1Zt</a></span></p>
<p><strong>«I magistrati non si spaccano certo la schiena.</strong> A dare pienamente ragione a Brunetta, e alla sua proposta-provocazione di mettere i tornelli all’entrata dei tribunali, è <strong>un documento del 2002. Che porta il timbro dello stesso Csm,</strong> l’organismo di governo autonomo della casta togata”.</p>
<p>Questo uno dei passaggi del libro di <strong>Stefano Livadiotti, “Magistrati, l’ultracasta”</strong> (ediz. Bompiani) che presentato due giorni fa a Milano affronta la scottante questione dell’Anm e del funzionamento dei tribunali italiani, e alla cui presentazione <strong>a Milano ha partecipato e parlato il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta,</strong> che tante polemiche ha suscitato.<br />
A seguire trovate i link ai documenti in questione:</p>
<p>-  <a href="http://www.renatobrunetta.it/2009/09/30/giustizia-il-libro-magistrati-lultracasta-svela-che-in-tre-anni-la-busta-paga-dei-magistrati-si-e-rimpolpata-del-1065/" target="_blank">GIUSTIZIA: IL LIBRO “MAGISTRATI, L’ULTRACASTA” SVELA CHE IN TRE ANNI LA BUSTA PAGA DEI MAGISTRATI SI E’ RIMPOLPATA DEL 10,65%</a></p>
<p>- <a href="http://www.renatobrunetta.it/2009/09/30/giustizia-i-magistrati-sono-fannulloni-lo-ha-deciso-una-delibera-del-csm-i-dati-ufficiali-parlano-chiaro-lavorano-in-media-4-ore-al-giorno/" target="_blank">GIUSTIZIA: I MAGISTRATI SONO FANNULLONI, LO HA DECISO UNA DELIBERA DEL CSM</a></p>
<p>- <a href="http://www.renatobrunetta.it/2009/09/30/giustizia-nel-triennio-2005-2007-incremento-di-146-milioni-di-euro-per-il-suo-funzionamento/" target="_blank">GIUSTIZIA: NEL TRIENNIO 2005-2007 INCREMENTO DI 146 MILIONI DI EURO PER IL SUO FUNZIONAMENTO</a></p>
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		<title>I misteri del nucleare vengono svelati</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/07/22/i-misteri-del-nucleare/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:21:58 +0000</pubDate>
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Foto di Christian.Senger
Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha scritto la presentazione di un libro di Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale presso l’Università di Modena che uscirà a breve, e che si intitola: “Energia nucleare? Sì, per favore…”
A seguire il testo scritto dal ministro sul nucleare e le sue opinioni sul libro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2253" title="nucleare" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/nucleare.jpg" alt="nucleare" width="450" height="300" /><br />
<span class="fotodi">Foto di<a href=" http://www.flickr.com/photos/30928442@N08/" target="_blank"> Christian.Senger</a></span></p>
<p>Il ministro della Funzione Pubblica <strong>Renato Brunetta ha scritto la presentazione di un libro di Franco Battaglia,</strong> docente di Chimica ambientale presso l’Università di Modena che uscirà a breve, e che si intitola: <strong>“Energia nucleare? Sì, per favore…”</strong></p>
<p>A seguire il testo scritto dal ministro sul nucleare e le sue opinioni sul libro che presenta.</p>
<p><strong>“Oltre vent’anni fa l’Italia fece un colossale errore: abbandonò la fonte nucleare di produzione elettrica.</strong> Le conseguenze di quell’errore si sono alimentate in un processo a catena. Innanzitutto, unici al mondo, per molti anni abbiamo bruciato prezioso e costoso petrolio per produrre una quota consistente del nostro fabbisogno elettrico, come bruciare nel caminetto mobilio d’antiquariato per riscaldarsi, e oggi ci troviamo a bruciare altrettanto prezioso e costoso gas. Poi, <strong>paghiamo il chilowattora elettrico più di tutti al mondo, con il risultato di aver spiazzato non poche attività energivore, che sono andate fuori mercato, portando via con sé posti di lavoro e benessere.</strong> Infine, aspetto paradossale, l’abbandono del nucleare non ha per questo significato rinunciarvi: semplicemente ne abbiamo fatto un altro bene d’importazione. <strong>L’effetto è avere Oltralpe l’equivalente di otto reattori nucleari in esercizio solo per noi, per la cui energia elettrica sosteniamo, ogni anno, un onere pari al costo di un reattore nucleare. </strong>Facciamo così da lustri: siamo stati noi contribuenti italiani, a pagare una buona parte del parco nucleare francese”.</p>
<p>“Non interessa qui evocare le varie responsabilità di quell’errore, ma <strong>una responsabilità è obbligatorio additarla, la disinformazione: alle urne per il referendum del 1987 gli Italiani andarono disinformati.</strong> Franco Battaglia rende giustizia per quella disinformazione. Egli è da dieci anni una firma del Giornale, particolarmente apprezzata dai lettori, me compreso, per la sua specchiata onestà intellettuale. Battaglia, se vuole dire una cosa, non la manda a dire; è un autore che usa poche parole e centra subito il problema. Questo è lo stile dei suoi editoriali e di questo saggio. <strong>Con linguaggio semplice, ma preciso e corroborato da indiscutibili dati, egli prende per mano il lettore spiegandogli l’importanza dell’energia</strong> (e, soprattutto, della potenza) per la nostra civiltà; perché è sulla disponibilità di energia erogata con potenza adeguata che l’economia contemporanea è fondata”.</p>
<p>“La scelta di affidarsi all’energia dal Sole per garantirsi questa disponibilità quando i combustibili fossili saranno esauriti, avverte Franco Battaglia, è una esiziale illusione. In particolare, egli scrive, le tecnologie eolica e fotovoltaica hanno una sola funzione: far risparmiare combustibile fossile; per cui, quando questo sarà esaurito e non vi sarà più nulla da risparmiare quelle tecnologie saranno obsolete. <strong>L’impegno economico che il Paese va allocando su queste fonti rischia di distogliere l’attenzione da quella che Battaglia considera l’unica adeguata risposta al fabbisogno crescente d’energia elettrica: il nucleare.</strong> Battaglia ne svela i misteri, toccando tutti gli aspetti che più interessano il cittadino, dal problema, presunto irrisolto, delle scorie radioattive, a quello della sicurezza. Leggere questo volume è avvincente e sorprendente. Quale presentatore, avrei il compito di invitare a leggerlo. Dirò di più: <strong>leggerlo è quasi un obbligo per tutti noi, perché se non v’è corretta informazione non si può liberamente scegliere; e se non si può liberamente scegliere non può esservi democrazia”.</strong></p>
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		<title>&#8220;Io sono un sostenitore della famiglia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 13:52:33 +0000</pubDate>
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Gli esami di latino e greco da privatista, il passato socialista, la cacciata di Mentana, la privatizzazione della Rai, la città di Venezia, sono solo alcuni dei numerosi argomenti trattati da Klaus Davi, noto giornalista ed esperto di comunicazione, nella lunga intervista fatta a Renato Brunetta.
Davi prende spunto dall’ultimo libro del Ministro: “Rivoluzione in corso” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1541" title="bruny-e-klausdavi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/bruny-e-klausdavi.jpg" mce_src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/bruny-e-klausdavi.jpg" alt="bruny-e-klausdavi" width="450" height="323"></p>
<p><b>Gli esami di latino e greco da privatista, il passato socialista, la cacciata di Mentana, la privatizzazione della Rai, la città di Venezia,</b> sono solo alcuni dei numerosi argomenti trattati da Klaus Davi, noto giornalista ed esperto di comunicazione, <b>nella lunga intervista fatta a Renato Brunetta.</b></p>
<p><b>Davi prende spunto dall’ultimo libro del Ministro: “Rivoluzione in corso”</b> per porre quesiti di carattere politico, economico, sociale e anche personale a partire proprio da quel concetto di “rivoluzione” che dà il titolo al libro. “La Rivoluzione è un valore, perché vuol dire cambiamento, trasformazione – spiega Brunetta &#8211;  ed è un concetto anche biologico, e dunque strettamente legato alla nostra vita. <b>Il ministro della Funzione pubblica auspica un cambiamento in svariati settori, sottolineando la necessità, per esempio, di cambiare la cultura dei sistemi di sicurezza,</b> che si traduce nell’impiegare più poliziotti nelle strade e meno alle scrivanie, per essere sempre più a servizio dei cittadini e avere un maggiore contatto con essi.</p>
<p>Un punto importante dell’intervista è <b>il chiarimento sul reddito dei dipendenti pubblici, che è suddiviso in due parti: lo stipendio e il salario accessorio, che è il 20% </b>ed è la componente legata alla produttività, alla presenza, alla qualità e al merito. Attualmente il salario accessorio viene dato a tutti in misura uguale, ma con la riforma darà la parte premiale non più a tutti in egual misura, bensì sarà diviso in tre fasce: metà risorse date al primo 25%, l’altra metà delle risorse al secondo 50% e la terza fascia, l’ultimo 25% niente. <b>&#8220;I sindacati hanno criticato questa scelta,</b> cosicché li ho lasciato liberi di contrattare e determinare loro le ultime due fasce, &#8211; ha affermato &#8211; restando inalterata la prima.&#8221;</p>
<p>Poi<b> il ministro si è soffermato sui di.do.re, ( diritti e doveri di reciprocità), ossia la regolazione dei rapporti di reciprocità tra conviventi, </b>di qualsiasi tipo essi siano. Questo perché “la convivenza è  un bene meritevole di tutela”, dice Brunetta <b>“fermo restando che la famiglia rimane comunque il nucleo base sul quale si fonda il nostro paese, ed io sono assolutamente a favore della famiglia.”</b></p>
<p><b>Anche il tema della mafia ha tenuto banco durante la conversazione.</b> Davi infatti parte da una citazione di Dell’Utri che premettendo l’indiscussa importanza e necessità di avere un nucleo Antimafia, portava a riflettere sul rapporto tra i costi e i benefici. Brunetta, da sempre considerato un rivoluzionario e un outsider per le sue opinioni schiette e sincere dice: <b>&#8220;Io non amo gli anti, preferisco le regole e il rispetto delle regole. Se in Italia si facessero rispettare le regole non ci sarebbe bisogno dell’antimafia</b>. C’è un’antimafia perché c’è la mafia, che è una criminalità organizzata, <b>ma non bisognerebbe affrontarla in modo ideologico.</b> Se ne facciamo un simbolo ideologico, (la cultura della mafia, la storia della mafia, ecc..) rischiamo di farne una ideologia e come tale poi produce professionisti di quella ideologia.&#8221;</p>
<p><b>L’intervista poi tocca i temi delle assunzioni clientelari, della scuola, delle segnalazioni, e si conclude con una riflessione sulla satira.</b> “Anche i tedeschi negli anni 30 facevano satira rappresentando gli ebrei con il nasone, ma era una satira razzista e fascista”, spiega il Ministro Brunetta, invece <b>si dovrebbe cercare di fare più satira buona, “rivoluzionaria”, quella si che va bene.</b></p>
<p>Guarda il video per intero su you tube: <a href="http://www.youtube.com/user/klauscondicio" mce_href="http://www.youtube.com/user/klauscondicio" target="_blank">Klauscondicio</a></p>
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