<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renato Brunetta &#187; la crisi</title>
	<atom:link href="http://www.renatobrunetta.it/tag/la-crisi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.renatobrunetta.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 12:54:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Le nostre quattro mosse per dare scacco alla crisi</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2011/05/05/le-nostre-quattro-mosse-per-dare-scacco-alla-crisi/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2011/05/05/le-nostre-quattro-mosse-per-dare-scacco-alla-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 May 2011 08:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=8491</guid>
		<description><![CDATA[Il Governo ha enunciato la sua strategia pro-crescita per il 2011 e gli anni successivi nel Documento di Economia e Finanza (Def), varato ad aprile. Oggi approva l’atteso decreto legge contenente le “Misure Urgenti per lo Sviluppo”. Alla base di questo intervento e di quelli che l’hanno preceduto da quando il governo si è insediato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-7136" title="BRUNETTA15" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/BRUNETTA15.jpg" alt="" width="450" height="189" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Governo ha enunciato la sua strategia pro-crescita per il 2011 e gli anni successivi nel Documento di Economia e Finanza  (Def), varato ad aprile. Oggi approva l’atteso decreto legge contenente le “Misure Urgenti per lo Sviluppo”</strong>. Alla base di questo intervento e di quelli che l’hanno preceduto da quando il governo si è insediato a metà del 2008, vi è una strategia per promuovere la crescita economica di cui è opportuno ricordare gli aspetti essenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Primo, il vincolo del consolidamento fiscale. Rispettarlo significa liberare risorse che rafforzano la crescita, riducendo le distorsioni che incidono negativamente su di essa. Naturalmente, questo deve essere ottenuto attraverso misure che non abbiano riflessi negativi sulle determinanti della crescita economica che sono sensibili all’azione dei governi.  E qui si viene al secondo punto: la riduzione della “pressione regolatoria”. La crescita lenta dell’economia italiana dipende da un “ritardo di produttività”. Nel primo decennio di questo secolo, in Italia, la produttività di fatto è ristagnata come dimostra il dato che la produttività del lavoro nell’industria manifatturiera è cresciuta in media dello 0,2% contro il 2,4% delle economie avanzate. Il ritardo dell’Italia ha cause strutturali che non si affrontano con politiche anticicliche che puntano a sostenere la domanda attraverso l’aumento della spesa pubblica. Al contrario, l’eccesso di spesa pubblica è fonte di inefficienza e può causare una riduzione anziché un aumento del tasso di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8491"></span>Qui veniamo alla questione centrale della strategia pro-growth del governo. Può sembrare una faccenda tecnica ma in realtà ha un contenuto “politico” fondamentale ed illuminante. Quand’è che lo stato, che fornisce dei beni pubblici essenziali, smette di dare un contributo positivo? In altre parole, quando diventa inefficiente? Esiste una relazione, nota agli economisti come “curva di Armey”, secondo la quale il legame tra tasso di crescita del Pil e “dimensione” dello stato ha la forma di una “U-rovesciata”. Secondo tale relazione, il tasso di crescita del Pil aumenta all’aumentare della dimensione dello stato, man mano che esso aumenta (e migliora) l’offerta di beni pubblici essenziali alla prosperità e alla crescita economica. Tuttavia, raggiunta una data dimensione ottimale, un ulteriore aumento di tale dimensione lo fa diminuire.  Come si misura questa dimensione? E soprattutto, lo stato italiano ha già superato la dimensione ottimale? Comincerò col rispondere alla prima domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">La dimensione dello stato di solito viene approssimata dalla pressione tributaria (il rapporto tasse/Pil) oppure con il rapporto spesa pubblica/Pil. In entrambi i casi, in Italia siamo a percentuali vicine o superiori al 50%. Percentuali però che si registrano in molti altri paesi europei che non hanno un ritardo di produttività. Invece, io propongo di misurarla con un indicatore di “pressione regolatoria” e, per questo motivo, di chiamare la relazione “curva del Leviatano”. Restando nella metafora hobbesiana, e qui veniamo alla seconda risposta, non c’è dubbio che in Italia tale pressione sia eccessiva, ossia che l’Italia si trovi da qualche parte lungo il lato “mostruoso” di questa curva a forma di U-rovesciata (il tratto decrescente),  quella che fa diminuire permanentemente il tasso di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Le misure contenute nel decreto legge sviluppo che sarà approvato oggi hanno come obiettivo specifico la riduzione di questa pressione, ed in particolare degli onerosi adempimenti burocratici esistenti in varie materie (privacy, appalti, etc.) e la limitazione drastica della facoltà di introdurne di nuovi.  Ricordo ancora come questo provvedimento costituisca un ulteriore tassello del mosaico strategico delineato dal Governo nel Def in cui, tra le altre, si riconosce il ruolo centrale della semplificazione nel contributo alla crescita del Paese e si precisa come il completamento dell’azione di riduzione degli oneri nelle aree di competenza statale possa generare a regime un risparmio di circa 11,6 miliardi di euro per le imprese. Dalla piena implementazione dei provvedimenti finora approvati sulla base del “Taglia oneri amministrativi” e del principio di proporzionalità i risparmi sono quantificabili in 6,9 miliardi di euro l’anno. Le importanti e attese misure in materia di privacy e appalti approvate con questo decreto legge comportano minori oneri valutati a regime in oltre 900 milioni di euro all’anno. Nel giro di pochi mesi il Governo ha quindi approvato semplificazioni in 4 settori chiave come ambiente, prevenzione incendi, privacy e appalti che complessivamente daranno risparmi per oltre 2,4 miliardi di euro all’anno.  Ridurre la pressione regolatoria è oggi la frustrata fondamentale da dare all’economia ed è conciliabile con la riduzione della spesa pubblica. A queste politiche pro-crescita si aggiungono le riforme già approvate  nei settori della pubblica amministrazione, dell’istruzione e delle public utilities, poi il federalismo fiscale e sulla riforma del fisco.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una strategia ambiziosa ma realistica e coerente dalla quale è legittimo aspettarsi risultati significativi in parte immediati, in parte destinati a manifestarsi nei prossimi anni.            Renato Brunetta</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2011/05/05/le-nostre-quattro-mosse-per-dare-scacco-alla-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il blocco conservatore vuole bloccare le nostre riforme. Non ci sarà il voto, Fini tornerà indietro. Berlusconi parli al Paese.</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/08/18/il-blocco-conservatore-vuole-bloccare-le-nostre-riforme-non-ci-sara-il-voto-fini-tornera-indietro-berlusconi-parli-al-paese/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2010/08/18/il-blocco-conservatore-vuole-bloccare-le-nostre-riforme-non-ci-sara-il-voto-fini-tornera-indietro-berlusconi-parli-al-paese/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 21:09:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spinweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioranza]]></category>
		<category><![CDATA[montezemolo]]></category>
		<category><![CDATA[pdl]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=7116</guid>
		<description><![CDATA[Ministro Brunetta, cosa ci aspetta dopo ferragosto? «Finalmente l&#8217;economia comincia a tirare. Produzione industriale in crescita tumultuosa, export a due cifre, disoccupazione in calo. Tutto questo è avvenuto senza crisi sociale, senza crisi del sistema bancario, senza la temuta desertificazione imprenditoriale; anzi, con una buona tenuta del potere d&#8217;acquisto delle famiglie e una perfetta tenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/berlusconi-parla.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7131" title="berlusconi-parla" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/berlusconi-parla.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p><strong>Ministro Brunetta, cosa ci aspetta dopo ferragosto?</strong> «Finalmente l&#8217;economia comincia a tirare. Produzione industriale in crescita tumultuosa, export a due cifre, disoccupazione in calo. Tutto questo è avvenuto senza crisi sociale, senza crisi del sistema bancario, senza la temuta desertificazione imprenditoriale; anzi, con una buona tenuta del potere d&#8217;acquisto delle famiglie e una perfetta tenuta del welfare».</p>
<p><strong>Le valutazioni degli imprenditori sono molto meno ottimiste.</strong> «Io non esprimo valutazioni; cito dati incontrovertibili. Il Pil del 2010 viaggia verso l&#8217;1,5%, quello dell&#8217;anno prossimo tra l&#8217;1,5 e il 2%. La ripartenza della locomotiva tedesca rappresenta una sicurezza. E&#8217; la fine del tunnel. E bisogna dire grazie alle famiglie italiane risparmiose, alle imprese capaci di ristrutturarsi, e un po&#8217; anche al governo, che ha condotto la nave in mezzo alla burrasca. Per questo Montezemolo e compagni sono quanto meno ingenerosi. E non aggiungo altro».</p>
<p><strong>Montezemolo, e non solo lui, vi rimprovera le riforme che non avete fatto.</strong> «E invece le riforme fatte cominciano a dare i loro frutti. La riforma della pubblica amministrazione. La riforma del federalismo, con la cedolare secca sugli affitti, che ha reso più tranquilli i comuni. La riforma del bilancio che evita gli assalti alla diligenza. La riforma delle &#8220;public utilities&#8221;, con i regolamenti che consentono di privatizzare e liberalizzare. Abbiamo avviato le riforme della giustizia, della scuola, dell&#8217;università, del welfare pensionistico. E poi la semplificazione amministrativa e legislativa».</p>
<p><strong>Eppure la maggioranza è divisa da una crisi gravissima.</strong> «E io mi chiedo: non è che tutto quanto sta succedendo non sia altro che il precipitare della reazione conservatrice? La reazione di tutti quelli che il cambiamento non lo vogliono? Perché, pur tra qualche errore, qui le cose cominciano a cambiare davvero. Funziona la lotta alla criminalità organizzata. Funziona la lotta all&#8217;evasione fiscale. Le riforme sono in atto; possono piacere o no, ma sono in atto. Sedicenti governi di transizione, di salute pubblica, di salvezza nazionale o qualsiasi altra formula ipocrita e politichese, non sarebbero altro che il blocco delle riforme».</p>
<p><strong>Ma se venisse meno questa maggioranza la Costituzione impone di cercarne un&#8217;altra.</strong> «Se cadesse questo governo e gli succedesse qualsiasi governicchio da palude parlamentare che durasse qualche mese, il risultato certo e immediato sarebbe la marcia indietro della riforma della pubblica amministrazione, la marcia indietro del federalismo fiscale, la marcia indietro del rigore di bilancio, la marcia indietro su scuola, università, public utilities. Ne sarebbero felici i fannulloni. Gli enti pubblici spreconi cui Tremonti, sia pure con qualche rigidità degna di miglior causa, ha tagliato le unghie. I soviet locali di luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura. I sindacati dei &#8220;todos caballeros&#8221;, delle assunzioni facili senza concorso, della Fiom antimercato e anticompetizione. I falsi invalidi. E i tanti partiti della spesa pubblica sprecona e irresponsabile».</p>
<p><strong>Tra un po&#8217; dirà che ne sarebbe felice anche la mafia&#8230;</strong> «Non lo dico perché non voglio offendere nessuno. Ma due più due fa quattro».</p>
<p><strong>Come se ne esce allora?</strong> «Da una parte c&#8217;è il governo, che finora ha avuto il consenso degli italiani. Dall&#8217;altra parte c&#8217;è un&#8217;opposizione impotente, indecisa a tutto ma ferocemente conservatrice. In mezzo, una melassa opportunista, terzopolista, anch&#8217;essa conservatrice. Chi vincerà questa partita? Non solo chi riesce ad avere la fiducia in parlamento; soprattutto, chi riesce a parlare al paese. Il passaggio parlamentare è ineludibile. Si portino i quattro punti a Camera e Senato, con comunicazione del presidente e dell&#8217;intero governo, su cui approntare una mozione di fiducia: una sorta di nuovo inizio, anche dal punto di vista formale; come quando si vota la fiducia a inizio legislatura. Però il passaggio parlamentare non basta».</p>
<p><strong>Cos&#8217;altro occorre?</strong> «Rivolgersi agli italiani. Chiediamo al Paese: queste cose che abbiamo fatto sono chiare? Le vuoi? Il premier deve parlare non solo al Parlamento, ma al Paese. Diremo: questo è ciò che abbiamo fatto; se vince la conservazione, tutto questo si interrompe. Sarebbe una sorta di fiducia parallela, un determinante uno-due. Una fiducia popolare da chiedere come si fa nelle campagne elettorali, anche se non ci sarà la campagna elettorale. Se il Paese risponderà di sì, questo non potrà non influire».</p>
<p><strong>Ma in che modo far esprimere il Paese, se non con il voto? Con le manifestazioni?</strong> «In tutte le forme democratiche, da grandi conferenze che il premier e i ministri potranno fare in tutta Italia, a manifestazioni di consenso al governo. Da quando mai le manifestazioni sono fatti non democratici?».</p>
<p><strong>Ma secondo lei ci sarà il voto anticipato?</strong> «No. La mia consapevolezza è che la forza delle cose fatte parla in modo altrettanto chiaro alla maggioranza e al Paese. E la doppia forza porta a proseguire. Non vedo chi eletto nei partiti di maggioranza possa disconoscere le riforme, e sulla base di quale argomentazione».</p>
<p><strong>Questo significa che secondo lei i finiani, o almeno una parte, torneranno indietro?</strong> «Assolutamente sì. Chi si assume la responsabilità di troncare il cambiamento? Tutto si tiene. Questa grande operazione-verità nel Parlamento e nel Paese farà sì che si possa riassorbire la crisi. Ma anche se la crisi, per ragioni puramente di potere, non venisse riassorbita, la soluzione verrebbe parimente indicata nel Paese. Se il Paese dice a gran forza &#8220;vogliamo continuare&#8221;, e il Parlamento risponde di no, viene sciolto il Parlamento, non il Paese».</p>
<p><strong>E si vota con questa legge elettorale?</strong> «Chi la cambia? La melassa? La minoranza? Se chiedessimo all&#8217;opposizione quale legge elettorale vuole, non saprebbe individuarne una. In realtà, la legge elettorale è l&#8217;espressione della volontà della maggioranza, incarnata nel bene e nel male dagli eletti. Se una maggioranza non voluta dalla gente la cambiasse, sarebbe l&#8217;equivalente di un golpe».</p>
<p><strong>Fini deve dimettersi?</strong> «Non mi sono mai posto questo problema. Ma ho un&#8217;immagine di tipo tradizionale dei presidenti di Camera e Senato, come super partes, garanti dell&#8217;attività del Parlamento. Come si fa a pensare a chi sta seduto sullo scranno più alto come a un capopartito, in contrasto con la maggioranza che l&#8217;ha eletto?».</p>
<p><strong>Quando parla degli errori della maggioranza si riferisce anche alla casa di Scajola e al caso Brancher? Non c&#8217;è un problema di legalità nel Pdl?</strong> «Il governo ha dovuto affrontare una serie di attacchi esterni che avrebbero stroncato un toro. E tutto è cominciato dopo Onna. L&#8217;insieme delle campagne mediatiche è stato avviato, scientificamente o approfittando di occasioni, dopo il 25 aprile 2009, dopo quel discorso di Onna che rappresenta il più alto livello di consenso per Berlusconi, con apprezzamenti anche a sinistra. Da quel momento si scatena l&#8217;ira di Dio contro il premier. Io non sono un dietrologo. Non penso che ci siano sempre i burattinai. Ma una sequenza di questo genere mi fa dubitare delle mie convinzioni».</p>
<p>Aldo Cazzullo &#8211; Corriere della Sera</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2010/08/18/il-blocco-conservatore-vuole-bloccare-le-nostre-riforme-non-ci-sara-il-voto-fini-tornera-indietro-berlusconi-parli-al-paese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La ripresa si rafforza e lascia prevedere un 2010 migliore del previsto</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/07/21/la-ripresa-si-rafforza-e-lascia-prevedere-un-2010-migliore-del-previsto/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2010/07/21/la-ripresa-si-rafforza-e-lascia-prevedere-un-2010-migliore-del-previsto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[ministro brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[ripresa economica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=6928</guid>
		<description><![CDATA[Il Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta commenta favorevolmente i segnali di ripresa dell’economia italiana, soffermandosi in particolare sui dati recentemente pubblicati dall’Istat. Produttività del lavoro in crescita da quattro trimestri I primi segnali di ripresa dell’economia italiana dalla crisi internazionale sono venuti dalla produttività del lavoro (pil per unità di lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6933" title="bluff" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bluff3.jpg" alt="" width="450" height="237" /></p>
<p>Il Ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione<strong> Renato Brunetta </strong>commenta favorevolmente i <strong>segnali di ripresa dell’economia italiana,</strong> soffermandosi in particolare sui dati recentemente pubblicati dall’<em>Istat</em>.</p>
<p><strong>Produttività del lavoro in crescita da quattro trimestri</strong></p>
<p>I primi segnali di ripresa dell’economia italiana dalla crisi internazionale sono venuti dalla produttività del lavoro (pil per unità di lavoro equivalente a tempo pieno) che, nei dati dei Conti trimestrali dell’Istat, ha messo a segno già nel secondo trimestre del 2009 un guadagno dello 0,6 per cento rispetto al trimestre precedente, proseguendo la crescita nel terzo e quarto trimestre 2009 (rispettivamente 1,2 e 0,6%) e anche nel primo trimestre 2010 (0,6%). Dunque, con il primo trimestre del 2010 la produttività dell’economia italiana ha fatto segnare il quarto trimestre di ripresa.</p>
<p><strong>Pil primo trimestre 2010: +0,5%</strong></p>
<p>Con la produttività si è mosso, seppure più lentamente, anche il prodotto lordo, segnando nel terzo trimestre 2009 un incremento dello 0,4 per cento rispetto al secondo. A questo dato positivo è succeduta una nuova caduta dello 0,1 per cento nel quarto trimestre 2009, seguita da un andamento positivo dello 0,5 per cento nel primo trimestre di quest’anno.</p>
<p><strong>Stabile il tasso di disoccupazione</strong></p>
<p>Lo scarto tra la ripresa della produttività e il più debole rientro del reddito in territorio positivo evidenzia le difficoltà che ancora ostacolano la ripresa dell’occupazione. Questa, comunque, ha fermato nel quarto trimestre del 2009 la caduta in atto dal terzo trimestre del 2008, e nel primo trimestre del 2010 ha conseguito un leggero aumento rispetto al trimestre precedente (+0,1%). La situazione di stabilità è proseguita anche in aprile e maggio. Anche il tasso di disoccupazione si è stabilizzato all’8,7 per cento ad aprile e a maggio.</p>
<p><strong>Dati record del fatturato e degli ordinativi dell’industria: +12,5% e + 26,6% (maggio 2010 su 2009)</strong></p>
<p>Ma i segni di ripresa si moltiplicano alimentando le aspettative per una ripresa nel 2010 anche migliore di quanto sinora previsto. L&#8217;Istat ha comunicato stamane che nel mese di maggio il fatturato dell’industria ha registrato, nel confronto destagionalizzato con il mese precedente, un incremento dello 0,8 per cento e gli ordinativi un aumento del 3,2 per cento. Il fatturato è cresciuto dello 0,9 per cento sul mercato interno e dello 0,5 per cento su quello estero; gli ordinativi nazionali hanno registrato una diminuzione dello 0,4 per cento e quelli esteri una crescita del 9,5 per cento. Nel confronto degli ultimi tre mesi (marzo-maggio) con i tre mesi immediatamente precedenti (dicembre-febbraio) le variazioni sono state pari a più 1,4 per cento per il fatturato e a più 4,6 per cento per gli ordinativi. I dati grezzi del fatturato e degli ordinativi hanno registrato, rispetto al mese di maggio 2009, aumenti record, rispettivamente, del 12,5 e del 26,6 per cento. Tuttavia, poiché i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di maggio 2009, l’incremento del fatturato corretto per gli effetti di calendario è dell&#8217;8,9 per cento. È molto positivo anche il confronto tra il periodo gennaio-maggio 2010 e lo stesso periodo del 2009 (+ 6,2 per cento).</p>
<p><strong>In crescita la produzione industriale</strong></p>
<p>La tendenza al netto miglioramento congiunturale si avverte anche dal lato della produzione. A maggio il dato destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un aumento dell’1,0 per cento rispetto ad aprile; la variazione della media del trimestre marzo-maggio rispetto a quella dei tre mesi precedenti è stata pari a più 1,9 per cento. L’aumento tendenziale corretto per gli effetti di calendario è del 7,3 per cento su maggio 2009, mentre nei primi cinque mesi la variazione rispetto allo stesso periodo del 2009 è del 4,9 per cento.</p>
<p><strong>Segnali di ripresa anche dal commercio estero</strong></p>
<p>Anche il commercio estero presenta innegabili segni di ripresa dell’attività, seppure con luci ed ombre. Nel mese di maggio le esportazioni sono cresciute del 17 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con andamenti più dinamici per il mercato comunitario (più 17,9 per cento) rispetto a quello esterno all’Unione (più 15,8 per cento). Le importazioni hanno però registrato un incremento del 31,1 per cento, derivante da una crescita del 35,5 per cento dei flussi dai paesi extra Ue e del 27,8 per cento di quelli provenienti dai paesi comunitari. A maggio il saldo commerciale è così risultato negativo per 1.957 milioni di euro.</p>
<p><strong>Esportazioni +10,5%, importazioni +16,1%  (Gennaio-Maggio 2010 su 2009)</strong></p>
<p>Nel periodo gennaio-maggio 2010, rispetto al corrispondente periodo del 2009, le esportazioni sono aumentate del 10,5 per cento, con dinamiche pressoché identiche per i paesi Ue e per quelli non comunitari e le importazioni del 16,1 per cento (più 18,5 per cento per l’area extra Ue e più 14,2 per cento per quella Ue). Nei primi cinque mesi dell’anno il deficit commerciale, pari a 11,2 miliardi di euro, è quindi più ampio di quello del corrispondente periodo del 2009 (3,9 miliardi di euro). A maggio 2010 si registrano, per le esportazioni, andamenti tendenziali positivi per tutte le tipologie di beni, con aumenti superiori alla media per energia (più 49,4 per cento), prodotti intermedi (più 23,6 per cento), beni di consumo durevoli (più 23,2 per cento) e beni di consumo non durevoli (più 18,2 per cento). Anche per le importazioni le tendenze sono positive per tutti i raggruppamenti, con andamenti superiori alla media per prodotti intermedi (più 52,5 per cento) ed energia (più 37,1 per cento). Al netto dell’energia, le esportazioni aumentano del 15,9 per cento, mentre le importazioni del 29,9 per cento.</p>
<p>Il Ministro Brunetta conclude la sua analisi osservando che <strong>“la ripresa </strong>dunque <strong>si consolida e lascia ben sperare per volumi del prodotto lordo anche superiori alle attese.</strong> Tuttavia lancia all’economia italiana la sfida dell’equilibrio commerciale, non solo per l’onere consueto della ‘bolletta petrolifera’ ma anche per le importazioni di prodotti intermedi da parte dell’industria di trasformazione”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2010/07/21/la-ripresa-si-rafforza-e-lascia-prevedere-un-2010-migliore-del-previsto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Italia non è a rischio, finanze pubbliche blindate</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/05/11/italia-non-a-rischio-finanze-pubbliche-blindate/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2010/05/11/italia-non-a-rischio-finanze-pubbliche-blindate/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 08:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanze]]></category>
		<category><![CDATA[finanze pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=6334</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Italia non è assolutamente a rischio&#8221;. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, nega risolutamente che il nostro Paese possa essere a rischio e quindi finire sotto attacco come e&#8217; accaduto alla Grecia. &#8220;Noi abbiamo blindato già due anni fa le nostre finanze pubbliche come primo atto di questo governo&#8221;. Sottolinea il ministro della funzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6339" title="brunetta parma" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-parma7.jpg" alt="" width="400" height="283" /></p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;Italia non è assolutamente a rischio&#8221;.</strong> Il ministro della Pubblica Amministrazione, <strong>Renato Brunetta,</strong> nega risolutamente che il nostro Paese possa essere a rischio e quindi <strong>finire sotto attacco come e&#8217; accaduto alla Grecia.</strong></p>
<p>&#8220;Noi <strong>abbiamo blindato già due anni fa le nostre finanze pubbliche</strong> come primo atto di questo governo&#8221;. Sottolinea il ministro della funzione pubblica come &#8220;<strong>nei rating internazionali l&#8217;Italia è ai suoi massimi livelli &#8220;.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2010/05/11/italia-non-a-rischio-finanze-pubbliche-blindate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulla crisi: Abbiamo dato lezioni a Spagna, Francia e Gran Bretagna</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/04/26/sulla-crisi-abbiamo-dato-lezioni-a-spagna-francia-e-gran-bretagna/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2010/04/26/sulla-crisi-abbiamo-dato-lezioni-a-spagna-francia-e-gran-bretagna/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=6187</guid>
		<description><![CDATA[Foto di mariag. &#8220;L&#8217;Italia ha gestito la politica economica, in due anni difficilissimi, meglio di altri, dando lezioni a Spagna, Francia e Gran Bretagna&#8221;. Questo è stato il commento del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Il ministro  ha anche dichiarato che mentre &#8220;gli inglesi hanno avuto problemi con le loro banche e la gente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="fotodi"><img class="alignnone size-full wp-image-6196" title="banca commerciale mi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/banca-commerciale-mi.jpg" alt="" width="450" height="343" /><br />
Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/moldura/" target="_blank"> mariag.</a></span></p>
<p>&#8220;L&#8217;Italia ha gestito <strong>la politica economica,</strong> in due anni difficilissimi, <strong>meglio di altri,</strong> dando lezioni a Spagna, Francia e Gran Bretagna&#8221;. Questo è stato il commento del ministro della Pubblica Amministrazione, <strong>Renato Brunetta.</strong></p>
<p>Il ministro  ha anche dichiarato che mentre &#8220;gli inglesi hanno avuto problemi con le loro banche e la gente faceva la coda davanti agli sportelli per <strong>ritirare i risparmi</strong> perché non aveva più fiducia&#8221;, da noi in Italia &#8221;non è successo nulla di tutto questo&#8221;. Secondo Renato Brunetta il merito è da attribuire <strong>&#8220;alle banche, agli italiani e al governo&#8221;.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2010/04/26/sulla-crisi-abbiamo-dato-lezioni-a-spagna-francia-e-gran-bretagna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>25</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Basta con la crisi: è l&#8217;ora della ripresa</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/15/basta-con-la-crisi-e-lora-della-ripresa/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/15/basta-con-la-crisi-e-lora-della-ripresa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 09:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[cassa integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
		<category><![CDATA[redditi]]></category>
		<category><![CDATA[sistema bancario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1728</guid>
		<description><![CDATA[Foto di otogeo Gli analisti in tutto il mondo si interrogano sui tempi della ripresa. La recessione sta decelerando? Siamo vicini alla risalita? Le risposte non sono omogenee e soprattutto sono molto volatili. I governi si pongono le stesse domande. Ma a differenza degli analisti i governi sono chiamati ad influire su queste previsioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1733" title="ripresa" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/ripresa.jpg" alt="ripresa" width="450" height="326" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/60697924@N00/391736399" target="_blank">otogeo</a></span></p>
<p>Gli analisti in tutto il mondo si interrogano sui tempi della ripresa. <strong>La recessione sta decelerando? Siamo vicini alla risalita?</strong> Le risposte non sono omogenee e soprattutto sono molto volatili. I governi si pongono le stesse domande. Ma a differenza degli analisti i governi sono chiamati ad influire su queste previsioni e quindi a dare risposte condizionate, cioè in parte dipendenti dalle politiche messe in atto. In parte, perché <strong>l’effettiva capacità dei governi di influire sulla crescita economica è scarsa, soprattutto per quella di lungo periodo</strong>. E’ maggiore la capacità di influenzare la congiuntura, soprattutto se essa è di tipo asimmetrico, se cioè colpisce un singolo paese o un’area del mondo. Ma è limitata se la recessione è globale, come nel caso che stiamo vivendo, e se, come è il caso dell’Italia, il paese è una piccola economia aperta fortemente integrata nei mercati internazionali. Non si tratta di una premessa per l’inazione della politica ma al contrario per una lettura oggettiva dei dati della recessione al fine di condizionarne, per quanto possibile, l’evoluzione futura con politiche appropriate.</p>
<p>I dati, anche quelli appena forniti dall’Istat relativi al primo trimestre dell’anno in corso sul Pil e le sue componenti di domanda, ci dicono che <strong>la recessione è grave, ma è nell’ordine delle recessioni conosciute negli anni settanta</strong>. I dati confermano che l’Italia sta subendo l’impatto della crisi mondiale attraverso due canali principali: il collasso del commercio internazionale e la crisi finanziaria che ha determinato un restringimento del credito. Questo impatto si legge, nei dati congiunturali italiani, nella caduta delle esportazioni, conseguenza del crollo della domanda mondiale, e nella forte flessione degli investimenti, scoraggiati dall’incertezza sulla domanda futura e frenati dalle difficoltà di finanziamento. Nei dati si legge anche l’effetto del ciclo delle scorte che accentua la flessione della produzione nelle fasi di riduzione della domanda. <strong>I governi, presi singolarmente, possono cercare di influenzare la domanda interna, cioè i consumi ed investimenti interni, non quella estera.</strong> I consumi delle famiglie sono certamente diminuiti, ma in misura limitata tenuto conto dell’ampiezza della recessione. Negli ultimi tre trimestri di recessione essi  hanno contribuito per meno di un quarto alla flessione del Pil, pur rappresentando la componente di maggior peso della domanda interna. La relativa tenuta dei consumi è spiegata dal fatto che i cosiddetti redditi fissi, cioè i redditi rappresentati da salari e pensioni, non sono colpiti dalla crisi, ma sono previsti al contrario crescere in termini reali grazie alla flessione del tasso di inflazione.</p>
<p>Evidentemente <strong>sono colpiti dalla crisi, tra i lavoratori dipendenti, coloro che perdono il lavoro e coloro che usufruiscono della cassa integrazione</strong>. Gli stanziamenti del governo per il sostegno di questi redditi sono stati fondamentali, non solo per un dovere sociale inderogabile dello Stato, ma per impedire la caduta della propensione al consumo. Se questa caduta non c’è stata è perché, di fatto, si sono ridotti, a causa della recessione, gli altri redditi, che sono principalmente i redditi da lavoro autonomo e altri redditi vari da capitale. E’ difficile dire quanti dei percettori di questi redditi siano soggetti a vincoli di liquidità, cioè non siano in grado di mantenere inalterati i propri consumi di fronte ad una flessione temporanea dei propri redditi, anche perché gran parte delle famiglie percepisce contemporaneamente redditi di vario tipo. Tuttavia è certo che per una parte non trascurabile di essi è possibile non ridurre i consumi proporzionalmente. Non lo è invece per molte altre fasce di lavoro autonomo, più deboli, soprattutto per i  tanti giovani e meno giovani che lavorano con contratti temporanei. Ma, si è detto, <strong>il governo è tenuto a far seguire l’azione alle analisi dei fatti</strong>. Fino ad oggi esso ha compiuto il suo dovere sui due fronti principali di impatto alla crisi. Esso <strong>ha stanziato fondi sufficienti a garantire sicurezza ai redditi</strong> di quei lavoratori dipendenti che vengono colpiti dalla flessione produttiva. Al tempo stesso, e come prima azione, <strong>ha offerto il sostegno necessario al sistema bancario italiano per superare difficoltà</strong> temporanee e garantire il risparmio degli italiani, bloccando così l’insorgere di situazioni di panico. Siamo ora entrati in una fase cruciale in cui si tratta di sostenere l’attività produttiva e la domanda interna per tre o quattro trimestri in attesa che riparta il ciclo mondiale. Ciò è necessario per tre motivi connessi tra loro. Il primo è che è necessario impedire che cresca il costo sociale ed economico  rappresentato dalla perdita di posti di lavoro o dalla riduzione delle ore lavorate. <strong>E’ preferibile, per quanto possibile, usare le risorse per creare o mantenere posti di lavoro che per sostenere i redditi di chi perde il lavoro</strong>, e questa strategia sarebbe favorita qualora si confermasse una dinamica dell’assorbimento di risorse per gli ammortizzatori sociali inferiore a quanto, per sicurezza, stanziato dal governo. Il secondo è che è necessario mantenere e rafforzare la capacità produttiva per poter cogliere la fase di ripresa. Il terzo è che è necessario stabilizzare gli altri redditi non da lavoro dipendente colpiti fortemente dalla crisi, soprattutto quelli delle fasce più deboli, e impedire che aumentino le difficoltà di accesso al lavoro per le nuove generazioni.</p>
<p><strong>Che fare quindi?</strong> Coniugare un’azione congiunta dal lato della domanda e dell’offerta. <strong>Dal lato della domanda, nell’ambito dei vincoli di bilancio, le risorse devono essere concentrate nella domanda pubblica di infrastrutture, di nuove tecnologie, di manutenzione del capitale pubblico e nell’incentivazione,</strong> spesso possibile a costo quasi nullo, della spesa privata nella stessa direzione (piano casa, manutenzione del capitale fisico privato, tecnologie verdi e digitali). Quest’azione può essere favorita sia da una maggiore efficienza della PA nei suoi pagamenti al settore privato sia da un’attenta ricomposizione della spesa pubblica che allenti, nel   rispetto dell’obiettivo generale di deficit pubblico, i vincoli di bilancio cui sono sottoposti gli enti locali nell’attuazione dei propri progetti di investimento. <strong>Dal lato dell’offerta è necessario aumentare l’azione sul sistema bancario</strong> perché non faccia mancare il credito di sostegno all’attività produttiva ed agli investimenti privati, cruciali non solo per il sostegno della domanda interna ma anche per mantenere ed adeguare la capacità produttiva affinché risponda alla ripresa della domanda. Oggi non manca il risparmio, è necessario rimetterlo in circolo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/15/basta-con-la-crisi-e-lora-della-ripresa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>36</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Povertà e forza dei numeri</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/11/poverta-e-forza-dei-numeri/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/11/poverta-e-forza-dei-numeri/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 08:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[massimo gramellini]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[redditi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1703</guid>
		<description><![CDATA[Vedo che Massimo Gramellini coltiva il coraggio delle parole impopolari, ripetendo le mie. Me ne compiaccio e felicito. Vorrei, pertanto, sottoporgli qualche osservazione. La prima: se, per incontrare dipendenti, casalinghe e pensionati egli si reca in un supermercato, trovandoli per giunta numerosi, a parte ogni altra considerazione, è segno che non sono ridotti alla fame. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-426" title="monete" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/03/monete.jpg" alt="monete" width="450" height="200" /></p>
<p>Vedo che <a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/gramellini_lastampa.pdf" target="_blank">Massimo Gramellini</a> coltiva il coraggio delle parole impopolari, ripetendo le mie. Me ne compiaccio e felicito. Vorrei, pertanto, <strong>sottoporgli qualche osservazione</strong>. La prima: se, per incontrare dipendenti, casalinghe e pensionati egli si reca in un supermercato, trovandoli per giunta numerosi, a parte ogni altra considerazione, è segno che non sono ridotti alla fame. La seconda: i numeri hanno la testa dura e non si spostano solo per il fastidio che provocano, e i numeri dicono che lo stipendio dei dipendenti è cresciuto più dell’inflazione, sia nel quarto trimestre del 2008, sia nei primi quattro mesi del 2009. Quindi, <strong>per la larga maggioranza dei dipendenti, che hanno conservato il loro posto di lavoro, il potere d’acquisto è aumentato</strong>. L’indagine Istat sulle retribuzioni contrattuali mostra un aumento delle retribuzioni per dipendente che supera l’inflazione dello 0,9 per cento nel quarto trimestre del 2008, del 2,4 per cento nel primo trimestre e del 2,3 per cento nel mese di aprile. Un simile discorso si può fare per i pensionati, che hanno visto da gennaio un aumento dell’importo delle pensioni del 3,1 per cento a fronte di un aumento dei prezzi al consumo dell’1,8 per cento nel primo trimestre e dell’1,0 per cento nel bimestre aprile-maggio.</p>
<p>Gramellini teme che, dicendolo, c’inseguano e prendano a mazzate? Vorrà dire che il mondo ideale è quello in cui i metereologi, per prudenza, annunciano solo il bel tempo, e poi si danno alla latitanza. Comunque, l’aumento del potere d’acquisto, che è incontestabile, non significa che chi ieri comperava zucchine oggi acquista elicotteri, per deambulare più comodamente, ma significa, ovviamente, che <strong>circa 30 milioni d’italiani non si sono impoveriti affatto</strong>.</p>
<p>E veniamo alla terza osservazione, sulla povertà: <strong>non ci sono dati aggiornati circa la povertà complessiva</strong> e non faccio la chiromante; però, posto che molti hanno aumentato il potere d’acquisto (tra pensionati e lavoratori dipendenti, forse la metà delle famiglie italiane) è evidente che non tutti gli italiani si trovano nella stessa situazione. Nella media, il reddito reale e la spesa complessiva delle famiglie si contraggono dal secondo trimestre del 2008. Non so se la compresenza di una netta caduta dei redditi da lavoro autonomo e da capitale e di una tenuta di quelli da lavoro e da pensione aumenti la povertà assoluta, ma nutro più di un dubbio. Perché il reddito delle famiglie dei lavoratori autonomi è, nella media, del 15 per cento superiore a quello delle famiglie dei lavoratori dipendenti. Paradossalmente, e senza nulla togliere al dramma di chi perde il lavoro (autonomo o dipendente) e di chi vede il proprio reddito decurtato dalla cassa integrazione, <strong>la crisi sembra operare un effetto di riduzione delle differenze;</strong> e di questo continuerò a parlare, a dispetto dei mugugnatori. In ogni caso, caro Gramellini, testimonio personalmente della sua innocenza. Viva tranquillo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/11/poverta-e-forza-dei-numeri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>23</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Questa Italietta non ci piace più, vogliamo un paese nuovo</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/28/questa-italietta-non-ci-piace-piu-vogliamo-un-paese-nuovo/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/28/questa-italietta-non-ci-piace-piu-vogliamo-un-paese-nuovo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 16:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[comizio elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1508</guid>
		<description><![CDATA[Foto di Tearsandrain Il ministro Renato Brunetta recatosi a Milano per partecipare ad un comizio elettorale ha ringraziato i presenti che lo acclamavano dicendo con ottimismo: “Girando l’Italia si trova una bella Italia, si trova la gente che ha voglia di lavorare e uscire dalla crisi, la gente che mi dice vada avanti, non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1519" title="duomo-milano" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/duomo-milano.jpg" alt="duomo-milano" width="450" height="328" /><span class="fotodi"><br />
Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/tearsandrain/" target="_blank"> Tearsandrain </a></span></p>
<p class="MsoNormal">Il ministro Renato Brunetta recatosi a Milano per partecipare ad un comizio elettorale ha ringraziato i presenti che lo acclamavano dicendo con ottimismo: <strong>“Girando l’Italia si trova una bella Italia, si trova la gente che ha voglia di lavorare e uscire dalla crisi,</strong> <strong>la gente che mi dice vada avanti, non si lasci intimidire, la gente che mi dice siamo con lei.”</strong></p>
<p class="MsoNormal">Questo governo ha così tanto successo proprio perché sta interpretando il desiderio della gente di cambiamento. <strong>“Questa Italia non ci piace più,</strong> vogliamo essere altra cosa. <strong>Non vogliamo più essere quelli che cominciavano le guerre da una parte e le finivano dall’altra. </strong>Non vogliamo più essere quelli che quando c’è una catastrofe arrivano troppo tardi, e quando c’è da ricostruire ci mettono 20-30 anni a ricostruire, <strong>non vogliamo essere quelli che approfittano della cosa pubblica per diventare ricchi, </strong>quelli del cattivo sindacato, della clientela.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>La lotta di liberazione dalla nostra &#8220;Italietta&#8221; è cominciata e sta continuando in questi mesi,</strong> lotta in nome di una nuova Italia che sradichi totalmente una volta e per tutte i nostri egoismi, le nostre miopie e tutti i nostri antichi vizi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/28/questa-italietta-non-ci-piace-piu-vogliamo-un-paese-nuovo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;In Italia non c&#8217;è crisi sociale&#8221;</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/26/in-italia-non-ce-crisi-sociale/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/26/in-italia-non-ce-crisi-sociale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 14:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serverstudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[paolo liguori]]></category>
		<category><![CDATA[tgcom]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1439</guid>
		<description><![CDATA[La crisi economica nazionale ha tenuto banco nella consueta intervista settimanale del TgCom: Brunetta 2.0. Il ministro fa un&#8217;analisi della situazione dei lavoratori italiani e sottolinea che in Italia non c&#8217;e&#8217; alcuna crisi sociale, non la si palpa, non la si sente. Il lavoro dipendente è saldo, il sistema pensionistico funziona”. Quelli che maggiormente stanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1438" title="bruny_tgcom26may" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/bruny_tgcom26may.jpg" alt="bruny_tgcom26may" width="450" height="293" /></p>
<p>La crisi economica nazionale ha tenuto banco <strong>nella consueta intervista settimanale del TgCom: Brunetta 2.0.</strong></p>
<p>Il ministro fa un&#8217;analisi della situazione dei lavoratori italiani e sottolinea che in Italia non c&#8217;e&#8217; alcuna crisi sociale, non la si palpa, non la si sente. <strong>Il lavoro dipendente è saldo, il sistema pensionistico funziona”. </strong>Quelli che maggiormente stanno soffrendo per la crisi in atto sono i lavoratori autonomi: artigiani, liberi professionisti, commercianti, piccoli imprenditori, ecc. Poi c’è un numero di persone che hanno perso il lavoro e che sono in cassa integrazione, ma mantengono ancora un rapporto coi datori. Infine c’è la situazione di tutti i lavoratori atipici. A questo proposito <strong>il ministro evidenzia come si diffondano falsi luoghi comuni, poiché rispetto agli altri paesi europei in Italia ci sono meno della metà dei lavoratori cosidetti precari.</strong></p>
<p>L&#8217;altro argomento introdotto da Paolo Liguori riguarda invece<strong> il piano casa</strong>. Secondo Brunetta c’è una quantità di risparmio e di potere di acquisto rilevante che si è accumulata in questi quattro trimestri di crisi che può essere sbloccata proprio nel piano casa del governo. Questo è importante perché <strong>appena riparte l’edilizia riparte tutta l’economia. Ci vogliono solo regole semplici che eliminano l&#8217;abusivismo e producono mercato e investimenti.<br />
</strong><strong> </strong></p>
<p>Guarda l&#8217;intervista completa su <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/interviste/intervista274.shtml" target="_blank">TgCom</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/26/in-italia-non-ce-crisi-sociale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>42</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Preparare il rilancio dopo la crisi</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/21/preparare-il-rilancio-dopo-la-crisi/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/21/preparare-il-rilancio-dopo-la-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 14:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1377</guid>
		<description><![CDATA[Foto di Yersinia A seguire pubblichiamo una parte dell&#8217;articolo scritto da Renato Brunetta per il Corriere della Sera. Il ministro parla della crisi economica e spiega la caduta del prodotto interno lordo 2009. &#8220;Caro Direttore, i dati relativi alla crisi ci dicono che nel primo trimestre 2009 il Pil italiano è sceso, rispetto allo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1382" title="money" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/money.jpg" alt="money" width="450" height="352" /> <span class="fotodi"><br />
Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/yersinia/" target="_blank">Yersinia</a></span></p>
<p>A seguire pubblichiamo una parte dell&#8217;articolo scritto da Renato Brunetta per il Corriere della Sera. Il ministro parla della crisi economica e spiega la caduta del prodotto interno lordo 2009.</p>
<p>&#8220;Caro Direttore,<br />
<strong>i dati relativi alla crisi ci dicono che nel primo trimestre 2009 il Pil italiano è sceso, rispetto allo stesso periodo del 2008, del 5,9 per cento. </strong> E&#8217; compatibile questo dato con l&#8217;affermazione che, almeno fino a questo momento, l&#8217;economia italiana stia reggendo bene all&#8217;impatto della recessione mondiale? Io penso di sì per le seguenti ragioni. <strong>La crisi economica in Italia non è dovuta ad un collasso strutturale,</strong> non si è avuto il fallimento di qualche settore produttivo, come ad esempio il settore finanziario ed immobiliare negli Usa ed in altri paesi.</p>
<p><strong>La caduta del Pil italiano è stata causata essenzialmente da uno shock di domanda,</strong> e più precisamente da una caduta della domanda estera dovuta al crollo del commercio internazionale. <strong>L&#8217;industria manifatturiera esportatrice è la prima ad essere colpita,</strong> e questo fatto è riflesso nella pesante riduzione della produzione industriale. Essa riflette inoltre, anche se non abbiamo ancora i dati aggiornati, l&#8217;apporto negativo del cosiddetto ciclo delle scorte. <strong></strong></p>
<p><strong>Tra le componenti della domanda interna, sono gli investimenti a subire l&#8217;impatto negativo della crisi globale di fiducia dovuta alla recessione mondiale e sopratutto della crisi finanziaria e del credito.</strong> Fino ad oggi sono più stabili i consumi e vi sono motivi per prevedere che la loro flessione si possa mantenere contenuta. Il motivo si trova nell&#8217;andamento dei redditi e in alcuni paradossi.&#8221;</p>
<p>Leggi tutto l&#8217;articolo nella sezione <a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/03/r21-11.pdf" target="_blank">Rassegna stampa</a> di oggi<a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/03/r21-11.pdf" target="_blank"><br />
</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/21/preparare-il-rilancio-dopo-la-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

