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	<title>Renato Brunetta &#187; elezioni</title>
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		<title>Brunetta in esclusiva a Free News Online: &#8220;No a governi tecnici&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 15:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;In tre anni e mezzo, le riforme strutturali realizzate dal governo Berlusconi hanno prodotto risultati evidenti. Risanamento dei conti pubblici, avanzo primario record in Europa (0,9 per cento nel 2011 e, in previsione, 5,7 per cento nel 2014), anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 e debito pubblico ricondotto sul sentiero di progressiva riduzione. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-8972" title="renato-brunetta" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/renato-brunetta4.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;In tre anni e mezzo, le riforme strutturali realizzate dal governo Berlusconi hanno prodotto risultati evidenti. </strong>Risanamento  dei conti pubblici, avanzo primario record in Europa (0,9 per cento nel  2011 e, in previsione, 5,7 per cento nel 2014), anticipazione del  pareggio di bilancio al 2013 e debito pubblico ricondotto sul sentiero  di progressiva riduzione. Una situazione favorevole che ha trovato  conferma nel pieno superamento degli stress test condotti dai tecnici  della Banca d’Italia sul nostro debito pubblico. Come rileva palazzo  Koch, il debito pubblico italiano sarà comunque sostenibile, anche  ipotizzando nei prossimi due anni una crescita del Pil pari a zero e un  innalzamento degli spread ad oltre 600 punti base sul Bund tedesco (8%  circa)&#8221;.<span id="more-9339"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Come  in tutti i momenti di grande difficoltà, anche questa volta le minacce  più insidiose non arrivano dalle speculazione dei mercati, ma da quanti  non esitano a speculare politicamente sulla crisi, per tentare quella  spallata che non è loro riuscita negli ultimi tre anni. Se fossimo in  una situazione normale, poco male; diremmo: “It’s politics, baby”</strong>.  Ma nella grave situazione in cui siamo la speculazione di chi si affida  ai giochetti di palazzo è un’intollerabile offesa al paese. Per questo  condivido pienamente le parole di Angelino Alfano. Le opposizioni siano  leali all’Italia. Se vogliono un altro Governo abbiano il coraggio di  misurarsi nelle elezioni. Altrimenti collaborino in parlamento alla  realizzazione delle riforme. Il rilancio del paese non potrà essere che  un successo di tutti. Da parte nostra c’è la massima disponibilità  purché la crisi non venga sfruttata come scorciatoia per aggirare la  volontà elettorale che si è espressa nel 2008 e che, solo con nuove  elezioni, si potrebbe esprimere in modo democraticamente cristallino.  Noi non vogliamo le elezioni. Vogliamo governare l’Italia assumendoci le  nostre responsabilità di fronte al paese e di fronte all’Europa. I  partner e le istituzioni comunitarie hanno accolto con soddisfazione e  senza riserve gli impegni contenuti nella lettera sulla nostra agenda  europea. Essi non ci chiedono ulteriori impegni; ci chiedono di onorare  quelli che abbiamo già assunto. Lo faremo anche in piena coerenza con le  indicazioni della Banca centrale europea e del suo nuovo Presidente, il  cui primo provvedimento va decisamente nella direzione giusta. E’  questo quello che vogliamo fare nel rispetto di chi democraticamente ci  ha chiesto di governare e di operare per il bene dell’Italia&#8221;.</p>
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		<title>La riforma elettorale? Una trappola</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita che, da molti anni a questa parte, al sopraggiungere di crisi o problemi politici si cominci subito a discutere dei sistemi elettorali, come se tutte le soluzioni possano derivare dalla loro modifica. I nostri, ormai, sono in larga parte problemi istituzionali. I sistemi elettorali influiscono, naturalmente, ma non possono cambiare né la realtà né [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7141" title="giornale-logo" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/giornale-logo.png" alt="" width="450" height="100" />Capita che, da molti anni a questa parte, al sopraggiungere di crisi o problemi politici si cominci subito a discutere dei sistemi elettorali, come se tutte le soluzioni possano derivare dalla loro modifica. I nostri, ormai, sono in larga parte problemi istituzionali. I sistemi elettorali influiscono, naturalmente, ma non possono cambiare né la realtà né l’impalcatura costituzionale.</p>
<p>Ho letto l’appello a favore del sistema uninominale e mi pare utile ragionarne senza ipocrisie. Intanto vedo un rischio politico in quel testo, legato al momento in cui esso viene proposto. È in atto da alcune settimane una campagna dell’opposizione rivolta a indebolire il governo e possibilmente a farlo cadere. Si discetta di governi tecnici, di unità nazionale (se non proprio di salute pubblica contro il tiranno Berlusconi). La foglia di fico per nobilitare queste operazioni è il richiamo alla necessità di una modifica della legge elettorale. Si tratta di intenzioni opportunistiche e strumentali, che nulla hanno a che vedere con le sincere preoccupazioni di riforma e che nascondono spesso nostalgie passatiste e proporzionalistiche. Come dimostra l’involontario lapsus di Bersani quando dichiara “mi si dia una maggioranza disposta a cambiare questa legge, che poi la nuova legge nuova si fa” (Corriere del 1 settembre). Del merito dunque non sembra importare granché. Questo è il motivo politico per cui è inaccettabile cominciare un dibattito sulle riforme iniziando dalla legge elettorale. Ed è il motivo per cui, oggettivamente, al di là di quali siano le intenzioni dei promotori, anche l’appello per l’uninominale rischia di essere utilizzato strumentalmente come grimaldello per abbattere il governo.</p>
<p>Questa legislatura si sta svolgendo all’insegna di una novità. In passato è accaduto che lo schieramento vincitore alle elezioni politiche abbia successivamente perso le elezioni amministrative, che funzionavano un po’ da contrappeso, quasi fossero elezioni di medio termine (sconosciute nel nostro sistema istituzionale). Ora capita, all’opposto, che la leadership di Silvio Berlusconi abbia riscosso l’indiscutibile maggioranza dei voti sia alle elezioni politiche che a quelle europee e regionali. Qualsiasi ragionamento che miri, mediante la riforma del sistema elettorale (pur necessaria), a modificare contabilmente questa realtà politica e civile è, per sua natura, illegittimo. Ragion per la quale chi, a sinistra, sostiene che non si può fare alcuna riforma senza la partecipazione e il consenso di chi ha la fiducia degli italiani non solo è realista ma dimostra di non avere smarrito il senso delle istituzioni e il rispetto della democrazia.</p>
<p>Anche perché – passando al merito – l’ostilità delle forze politiche che criticano l’attuale legge elettorale è pura ipocrisia. Il Porcellum gode di un generale (seppur inconfessabile) consenso. Quel sistema fa comodo alle segreterie dei partiti, a chi li dirige, sia che si tratti di maggioranza che di minoranza, perché consente a chi forma le liste di scegliere i gruppi parlamentari. E segnalo l’effetto su cui pochi hanno riflettuto, ovvero l’autoconservazione dei dirigenti che, anche nella sconfitta, vincono il dominio sui propri parlamentari, da loro nominati. E’ un sistema che a me non piace, tanto che appoggiai esplicitamente il referendum che intendeva assegnare il premio di maggioranza non alla coalizione ma direttamente al partito che avrebbe preso più voti. Non serve a nulla, però, truccare le carte in tavola e far credere che, ad esempio, la sinistra detesti e non abbia approfittato del “porcellum”, sia perché concorse a descriverlo, sia perché se ne fa forte in una regione, la Toscana, ove la sua rappresentanza è preponderante.</p>
<p>L’uninominale è un buon sistema, che con istituzioni diverse dalle nostre ha dato risultati positivi (non miracolosi, che non si sono mai verificati da nessuna parte). Come tutti i sistemi ha le sue controindicazioni: un notevole potere “marginale” dei partiti minori, l’esistenza comunque anche lì di collegi “sicuri” con l’effetto di indebolire il sospirato rapporto con il territorio. Ricordo ad esempio che l’on. Mattarella, autore del Mattarellum (in larga misura uninominale), fu candidato in un collegio assai distante dalla regione nella quale ha sempre svolto la sua attività. Per non dire dell’onorevole Di Pietro, che i cittadini del Mugello appresero, dai giornali, essere il loro nuovo rappresentante. E i pur valorosi radicali che firmano l’appello di oggi dovrebbero ricordare le proprie candidature in collegi assegnati dal centro, ove i futuri parlamentari erano letteralmente catapultati.</p>
<p>Ciò non significa che i sistemi elettorali siano ininfluenti. E anzi proprio perché non sono ininfluenti dobbiamo pensarci bene prima di rinunziare al Porcellum. A differenza di quanto vorrebbero far credere i benpensanti della sinistra non è vero che qualunque sistema è meglio di quello attuale. Il proporzionale della Prima Repubblica non lo è, come non lo sono le pratiche trasformistiche e le manovre parlamentari che la partitocrazia dell’epoca ci ha regalato. Quelle cui nostalgicamente anelano i cultori del terzopolismo e del doppiofornismo.</p>
<p>Posto ciò, il succedersi delle esperienze e delle legislature, nate con diversi sistemi elettorali e con diverse maggioranze politiche, dimostra che il punto debole del nostro sistema non è solo nel pallottoliere elettorale ma soprattutto nella debolezza costituzionale del governo e nella strutturale inefficienza del Parlamento. Possiamo comporre e colorare le Aule nei modi più diversi, ma non sfuggiremo mai al fatto che il nostro resta un governo istituzionalmente diverso da quello che i cittadini percepiscono, che nessuno vota per l’elezione del premier e che, quindi, le valutazioni a consuntivo sono rese impossibili o pretestuose.</p>
<p>I Costituenti fecero un ottimo lavoro, interpretando lo spirito dei tempi (1947) e i bisogni di un Paese uscito distrutto dalla seconda guerra mondiale. Molti di loro (da Calamandrei a Mortati, da Einaudi a Ruini) erano consapevoli che le scelte sulla forma di governo fossero figlie del proprio tempo e dovettero rinunziare a ben maggiori ambizioni. Anche per onorare il loro lavoro, oggi dobbiamo assumerci la responsabilità del cambiamento. Né ci possiamo affidare messianicamente alle sole soluzioni elettorali, lasciando inalterata l’architettura costituzionale, perché questo è un esercizio che si dimostra inutile (nel migliore dei casi) o addirittura pericoloso. Non si cambia il modello cambiando il modo in cui si celebrano le elezioni, così come non si cambia il fisico di una persona cambiando la lunghezza delle sue scarpe. Si ottengono solo risultati grotteschi.</p>
<p>Per questo non posso sottoscrivere l’appello per l’uninominale. Esso è politicamente debole e contenutisticamente insufficiente. Ci si offra un appello per un modello federalista e presidenzialista, con un coerente sistema elettorale maggioritario, con garanzie per le opposizioni e anche una giustizia più efficiente per i cittadini: sarò il primo a firmare. Al di là della propaganda e della falsa accademia, non esistono uscite di sicurezza o scorciatoie: si deve essere capaci di affrontare una seria riforma costituzionale. Il resto sono chiacchiere estive, destinate a sparire con i temporali imminenti.</p>
<p>Renato Brunetta<br />
Da IL GIORNALE del 3 settembre 2010</p>
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		<title>Il blocco conservatore vuole bloccare le nostre riforme. Non ci sarà il voto, Fini tornerà indietro. Berlusconi parli al Paese.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 21:09:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/berlusconi-parla.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7131" title="berlusconi-parla" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/berlusconi-parla.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p><strong>Ministro Brunetta, cosa ci aspetta dopo ferragosto?</strong> «Finalmente l&#8217;economia comincia a tirare. Produzione industriale in crescita tumultuosa, export a due cifre, disoccupazione in calo. Tutto questo è avvenuto senza crisi sociale, senza crisi del sistema bancario, senza la temuta desertificazione imprenditoriale; anzi, con una buona tenuta del potere d&#8217;acquisto delle famiglie e una perfetta tenuta del welfare».</p>
<p><strong>Le valutazioni degli imprenditori sono molto meno ottimiste.</strong> «Io non esprimo valutazioni; cito dati incontrovertibili. Il Pil del 2010 viaggia verso l&#8217;1,5%, quello dell&#8217;anno prossimo tra l&#8217;1,5 e il 2%. La ripartenza della locomotiva tedesca rappresenta una sicurezza. E&#8217; la fine del tunnel. E bisogna dire grazie alle famiglie italiane risparmiose, alle imprese capaci di ristrutturarsi, e un po&#8217; anche al governo, che ha condotto la nave in mezzo alla burrasca. Per questo Montezemolo e compagni sono quanto meno ingenerosi. E non aggiungo altro».</p>
<p><strong>Montezemolo, e non solo lui, vi rimprovera le riforme che non avete fatto.</strong> «E invece le riforme fatte cominciano a dare i loro frutti. La riforma della pubblica amministrazione. La riforma del federalismo, con la cedolare secca sugli affitti, che ha reso più tranquilli i comuni. La riforma del bilancio che evita gli assalti alla diligenza. La riforma delle &#8220;public utilities&#8221;, con i regolamenti che consentono di privatizzare e liberalizzare. Abbiamo avviato le riforme della giustizia, della scuola, dell&#8217;università, del welfare pensionistico. E poi la semplificazione amministrativa e legislativa».</p>
<p><strong>Eppure la maggioranza è divisa da una crisi gravissima.</strong> «E io mi chiedo: non è che tutto quanto sta succedendo non sia altro che il precipitare della reazione conservatrice? La reazione di tutti quelli che il cambiamento non lo vogliono? Perché, pur tra qualche errore, qui le cose cominciano a cambiare davvero. Funziona la lotta alla criminalità organizzata. Funziona la lotta all&#8217;evasione fiscale. Le riforme sono in atto; possono piacere o no, ma sono in atto. Sedicenti governi di transizione, di salute pubblica, di salvezza nazionale o qualsiasi altra formula ipocrita e politichese, non sarebbero altro che il blocco delle riforme».</p>
<p><strong>Ma se venisse meno questa maggioranza la Costituzione impone di cercarne un&#8217;altra.</strong> «Se cadesse questo governo e gli succedesse qualsiasi governicchio da palude parlamentare che durasse qualche mese, il risultato certo e immediato sarebbe la marcia indietro della riforma della pubblica amministrazione, la marcia indietro del federalismo fiscale, la marcia indietro del rigore di bilancio, la marcia indietro su scuola, università, public utilities. Ne sarebbero felici i fannulloni. Gli enti pubblici spreconi cui Tremonti, sia pure con qualche rigidità degna di miglior causa, ha tagliato le unghie. I soviet locali di luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura. I sindacati dei &#8220;todos caballeros&#8221;, delle assunzioni facili senza concorso, della Fiom antimercato e anticompetizione. I falsi invalidi. E i tanti partiti della spesa pubblica sprecona e irresponsabile».</p>
<p><strong>Tra un po&#8217; dirà che ne sarebbe felice anche la mafia&#8230;</strong> «Non lo dico perché non voglio offendere nessuno. Ma due più due fa quattro».</p>
<p><strong>Come se ne esce allora?</strong> «Da una parte c&#8217;è il governo, che finora ha avuto il consenso degli italiani. Dall&#8217;altra parte c&#8217;è un&#8217;opposizione impotente, indecisa a tutto ma ferocemente conservatrice. In mezzo, una melassa opportunista, terzopolista, anch&#8217;essa conservatrice. Chi vincerà questa partita? Non solo chi riesce ad avere la fiducia in parlamento; soprattutto, chi riesce a parlare al paese. Il passaggio parlamentare è ineludibile. Si portino i quattro punti a Camera e Senato, con comunicazione del presidente e dell&#8217;intero governo, su cui approntare una mozione di fiducia: una sorta di nuovo inizio, anche dal punto di vista formale; come quando si vota la fiducia a inizio legislatura. Però il passaggio parlamentare non basta».</p>
<p><strong>Cos&#8217;altro occorre?</strong> «Rivolgersi agli italiani. Chiediamo al Paese: queste cose che abbiamo fatto sono chiare? Le vuoi? Il premier deve parlare non solo al Parlamento, ma al Paese. Diremo: questo è ciò che abbiamo fatto; se vince la conservazione, tutto questo si interrompe. Sarebbe una sorta di fiducia parallela, un determinante uno-due. Una fiducia popolare da chiedere come si fa nelle campagne elettorali, anche se non ci sarà la campagna elettorale. Se il Paese risponderà di sì, questo non potrà non influire».</p>
<p><strong>Ma in che modo far esprimere il Paese, se non con il voto? Con le manifestazioni?</strong> «In tutte le forme democratiche, da grandi conferenze che il premier e i ministri potranno fare in tutta Italia, a manifestazioni di consenso al governo. Da quando mai le manifestazioni sono fatti non democratici?».</p>
<p><strong>Ma secondo lei ci sarà il voto anticipato?</strong> «No. La mia consapevolezza è che la forza delle cose fatte parla in modo altrettanto chiaro alla maggioranza e al Paese. E la doppia forza porta a proseguire. Non vedo chi eletto nei partiti di maggioranza possa disconoscere le riforme, e sulla base di quale argomentazione».</p>
<p><strong>Questo significa che secondo lei i finiani, o almeno una parte, torneranno indietro?</strong> «Assolutamente sì. Chi si assume la responsabilità di troncare il cambiamento? Tutto si tiene. Questa grande operazione-verità nel Parlamento e nel Paese farà sì che si possa riassorbire la crisi. Ma anche se la crisi, per ragioni puramente di potere, non venisse riassorbita, la soluzione verrebbe parimente indicata nel Paese. Se il Paese dice a gran forza &#8220;vogliamo continuare&#8221;, e il Parlamento risponde di no, viene sciolto il Parlamento, non il Paese».</p>
<p><strong>E si vota con questa legge elettorale?</strong> «Chi la cambia? La melassa? La minoranza? Se chiedessimo all&#8217;opposizione quale legge elettorale vuole, non saprebbe individuarne una. In realtà, la legge elettorale è l&#8217;espressione della volontà della maggioranza, incarnata nel bene e nel male dagli eletti. Se una maggioranza non voluta dalla gente la cambiasse, sarebbe l&#8217;equivalente di un golpe».</p>
<p><strong>Fini deve dimettersi?</strong> «Non mi sono mai posto questo problema. Ma ho un&#8217;immagine di tipo tradizionale dei presidenti di Camera e Senato, come super partes, garanti dell&#8217;attività del Parlamento. Come si fa a pensare a chi sta seduto sullo scranno più alto come a un capopartito, in contrasto con la maggioranza che l&#8217;ha eletto?».</p>
<p><strong>Quando parla degli errori della maggioranza si riferisce anche alla casa di Scajola e al caso Brancher? Non c&#8217;è un problema di legalità nel Pdl?</strong> «Il governo ha dovuto affrontare una serie di attacchi esterni che avrebbero stroncato un toro. E tutto è cominciato dopo Onna. L&#8217;insieme delle campagne mediatiche è stato avviato, scientificamente o approfittando di occasioni, dopo il 25 aprile 2009, dopo quel discorso di Onna che rappresenta il più alto livello di consenso per Berlusconi, con apprezzamenti anche a sinistra. Da quel momento si scatena l&#8217;ira di Dio contro il premier. Io non sono un dietrologo. Non penso che ci siano sempre i burattinai. Ma una sequenza di questo genere mi fa dubitare delle mie convinzioni».</p>
<p>Aldo Cazzullo &#8211; Corriere della Sera</p>
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		<title>Brunetta spiega la candidatura a Sindaco di Venezia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 12:27:11 +0000</pubDate>
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		<title>Brunetta: «Prima viene l’impegno con gli italiani»</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:30:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Foto di Aristoteles83 Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta in un’intervista per La nuova di Venezia e Mestre parla del suo desiderio di diventare sindaco di Venezia. Brunetta spiega che sarà Berlusconi a decidere, ma che in ogni caso la poltrona di ministro non verrà lasciata. «Non ho riserve a candidarmi a sindaco di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4276" title="venice" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/venice.jpg" alt="venice" width="450" height="338" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/aristoteles83/" target="_blank">Aristoteles83</a></span></p>
<p>Il ministro della Funzione Pubblica <strong>Renato Brunetta</strong> in un’intervista per La nuova di Venezia e Mestre parla del suo desiderio di diventare sindaco di Venezia. Brunetta spiega che <strong>sarà Berlusconi a decidere,</strong> ma che in ogni caso la poltrona di ministro non verrà lasciata.</p>
<p><strong>«Non ho riserve a candidarmi a sindaco di Venezia continuando a fare il ministro</strong> &#8211; ha ribadito Brunetta &#8211; ma io sono un soldato di un partito e di una coalizione e sono gli organi politici nazionali che devono decidere. La decisione <strong>dipende da un quadro globale nazionale,</strong> di cui Venezia fa parte».</p>
<p>Anche il collega ministro del Welfare, Maurizio Sacconi sembra appoggiare l’idea: «Brunetta sarebbe un ottimo sindaco di Venezia &#8211; ha detto Sacconi &#8211; ma in questo caso resterebbe ministro della Funzione Pubblica. Il doppio incarico, anzi, aiuterebbe Venezia». E Brunetta conclude: «L&#8217;ho detto mille volte: <strong>un anno e mezzo fa ho preso l&#8217;impegno con 60 milioni di italiani</strong> e questo impegno lo porto a termine. Dopo di che questa è la mia città e se serve un impegno aggiuntivo, e se tutto verrà considerato compatibile, io sono disponibile. Ma <strong>prima viene l&#8217;impegno con gli italiani».</strong></p>
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		<title>Scuola: portavoce Brunetta, su elezioni Rsu seguita volontà sindacati</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:37:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Foto di Jonathan Pobre &#8221;Pur rappresentando il comparto Scuola&#8221;, il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, &#8221;non ama studiare&#8221;, e &#8221;continua ad attribuire al Ministro Brunetta la volontà di rinviare le elezioni delle Rsu della Scuola. Gli ricordiamo per l&#8217;ennesima volta che il Ministro ha rispettato la volontà della maggioranza delle organizzazioni sindacali di rinviare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3563" title="uni +lavagna" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/uni-+lavagna.jpg" alt="uni +lavagna" width="435" height="325" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/jonnny/" target="_blank"> Jonathan Pobre</a></span></p>
<p><strong>&#8221;Pur rappresentando il comparto Scuola&#8221;</strong>, il segretario generale della <strong>Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo,</strong> &#8221;non ama studiare&#8221;, e <strong>&#8221;continua ad attribuire al Ministro Brunetta la volontà di rinviare le elezioni delle Rsu della Scuola. </strong>Gli ricordiamo per l&#8217;ennesima volta che il Ministro ha rispettato la volontà della maggioranza delle organizzazioni sindacali di rinviare di un anno le elezioni delle Rsu, manifestatasi in un accordo con l&#8217;Aran (verificabile sul sito del nostro Ministero)&#8221;.</p>
<p>Con queste parole, in una nota esplicativa, <strong>il portavoce del ministro Renato Brunetta,</strong> Vittorio Pezzuto, <strong>replica a Pantaleo </strong>che oggi è tornato a parlare dello slittamento delle <strong>elezioni delle Rsu.</strong></p>
<p>&#8221;<strong>Non solo. Si dimentica che nel 1999 la sua Cgil, con un protocollo di intesa</strong> firmato presso l&#8217;Aran il 19 gennaio e poi trasfuso addirittura in un decreto legge, <strong>decise insieme ad altre organizzazioni sindacali di revocare le elezioni delle Rsu della Scuola che si dovevano tenere dopo circa 10 giorni,</strong> per poi rinviarle praticamente di due anni. In quel caso si trattava di democrazia sindacale? <strong>Un po’ di fosforo e anche un po&#8217; di coerenza, per favore&#8221;,</strong> conclude Pezzuto.</p>
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		<title>&#8220;Abbiamo vinto anche al secondo turno&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 13:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1825" title="bruny_tgom24giu" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/bruny_tgom24giu.jpg" alt="bruny_tgom24giu" width="430" height="315" /></p>
<p><strong>“Abbiamo vinto anche al secondo turno”.</strong> Questa una delle battute iniziali di Renato Brunetta, nel consueto appuntamento del martedì in cui Paolo Liguori intervista il ministro della Funzione Pubblica su Tgcom. I risultati elettorali hanno infatti tenuto banco nella prima parte della chiacchierata, con<strong> la vittoria del centro destra che adesso governa 34 province, contro le 28 governate dal centro sinistra.</strong> “Il centro sinistra non ha strappato al centro destra nessuna provincia, nessun capoluogo”, ha detto il ministro.</p>
<p>Il discorso è da qui proseguito con <strong>una riflessione sulla politica della sinistra italiana, e in particolar modo su una parte di stampa che attacca in modo feroce e spietato non solo il presidente del Consiglio, ma anche gli stessi colleghi giornalisti che non sono allineati </strong>e che quindi non scrivono ciò che scrivono Repubblica o l’Espresso. Atteggiamento che il ministro ha definito di “sudditanza psicologica” che inevitabilmente influenza, anche se in minima parte.</p>
<p>Liguori cita poi gli ultimi dati sull’assenteismo nel mese di maggio, ancora una volta in diminuzione. <strong>“La mia battaglia sull’assenteismo nel settore pubblico – </strong>ha dichiarato Brunetta<strong> &#8211; sta avendo effetti anche nel settore privato e cioè sta diminuendo l’assenteismo anche nel settore privato,</strong> per tre ragioni: 1. l’effetto brunetta, 2. i medici stanno più attenti, 3. la crisi, che ha portato i dipendenti a lavorare meglio, diminuendo le ore di straordinario, ma lavorando con più intensità e aumentando la produttività e l’efficienza del paese”.</p>
<p>Guarda tutta l&#8217;intervista su: <a href="http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tgcom&amp;data=2009/06/23&amp;id=30920&amp;from=aggregatore_search" target="_blank">Tgcom</a></p>
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		<title>Questa Italietta non ci piace più, vogliamo un paese nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 16:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[comizio elettorale]]></category>
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		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Foto di Tearsandrain Il ministro Renato Brunetta recatosi a Milano per partecipare ad un comizio elettorale ha ringraziato i presenti che lo acclamavano dicendo con ottimismo: “Girando l’Italia si trova una bella Italia, si trova la gente che ha voglia di lavorare e uscire dalla crisi, la gente che mi dice vada avanti, non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1519" title="duomo-milano" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/duomo-milano.jpg" alt="duomo-milano" width="450" height="328" /><span class="fotodi"><br />
Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/tearsandrain/" target="_blank"> Tearsandrain </a></span></p>
<p class="MsoNormal">Il ministro Renato Brunetta recatosi a Milano per partecipare ad un comizio elettorale ha ringraziato i presenti che lo acclamavano dicendo con ottimismo: <strong>“Girando l’Italia si trova una bella Italia, si trova la gente che ha voglia di lavorare e uscire dalla crisi,</strong> <strong>la gente che mi dice vada avanti, non si lasci intimidire, la gente che mi dice siamo con lei.”</strong></p>
<p class="MsoNormal">Questo governo ha così tanto successo proprio perché sta interpretando il desiderio della gente di cambiamento. <strong>“Questa Italia non ci piace più,</strong> vogliamo essere altra cosa. <strong>Non vogliamo più essere quelli che cominciavano le guerre da una parte e le finivano dall’altra. </strong>Non vogliamo più essere quelli che quando c’è una catastrofe arrivano troppo tardi, e quando c’è da ricostruire ci mettono 20-30 anni a ricostruire, <strong>non vogliamo essere quelli che approfittano della cosa pubblica per diventare ricchi, </strong>quelli del cattivo sindacato, della clientela.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>La lotta di liberazione dalla nostra &#8220;Italietta&#8221; è cominciata e sta continuando in questi mesi,</strong> lotta in nome di una nuova Italia che sradichi totalmente una volta e per tutte i nostri egoismi, le nostre miopie e tutti i nostri antichi vizi.</p>
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		<title>Comizio elettorale Pdl 24 maggio &#8211; Renato Brunetta</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 08:10:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/2009/05/28/comizio-elettorale-pdl-24-maggio-renato-brunetta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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