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	<title>Renato Brunetta &#187; economia</title>
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		<title>Il Governo intervenga sul debito: serve un fondo Salva-Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Governo Monti nasce con lo specifico mandato di aumentare la credibilita’ dell’economia italiana sui mercati, promuovere l’azione dell’Italia in Europa per una politica economica a carattere comunitario, ridurre il debito pubblico con misure di carattere strutturale e lanciare una strategia di sviluppo e crescita per il Paese. A oggi il conseguimento di questi risultati appare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-9568" title="debito" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/debito.jpg" alt="" width="450" height="251" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il<strong> Governo Monti nasce</strong> con lo specifico mandato di aumentare la credibilita’ dell’economia italiana sui mercati, promuovere l’azione dell’Italia in Europa per una politica economica a carattere comunitario, ridurre il debito pubblico con misure di carattere strutturale e lanciare una strategia di sviluppo e crescita per il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">A oggi il conseguimento di questi risultati appare lontano e l’operato del governo si e’ limitato alla correzione dei conti pubblici resa necessaria, ai fini del pareggio di bilancio, dal peggioramento della congiuntura economica. Nella particolare fase dell’economia in cui viviamo, risolvere il problema &#8220;deficit&#8221; puo’ non essere sufficiente. Esiste, infatti, un problema “debito” che non puo’ essere risolto solo accettando maggiori tassi di interesse.<span id="more-9567"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una vera politica di abbattimento strutturale del debito pubblico non e’ piu’ rinviabile.</strong> Occorre cominciare a diminuire, nell’arco di 24-36 mesi, l’esposizione debitoria del Paese dal 120% al 90% del Pil. Un intervento di questo respiro non puo’ che essere la risultante di piu’ operazioni, ciascuna delle quali sia destinata a originare maggiore liquidita’ da investire – in via esclusiva – nel riacquisto del nostro debito, nonche’ partire da una seria alienazione dei beni dello Stato e di privatizzazioni mobiliari e immobiliari di beni in capo alla Pubblica amministrazione in tutte le sue emanazioni, magari da attuarsi tramite la costituzione di un Fondo ad hoc che consenta la partecipazione dei cittadini e quindi l’immediata spendibilita’ delle risorse, la cui raccolta necessita di un tempo utile ad impedire svendite o speculazioni”. “Come e’ stato gia’ ampiamente detto la costituzione di un Fondo chiuso d’investimento accelera al massimo le singole dismissioni, che devono essere accompagnate da una normativa rivolta a ottenere un rapido cambiamento della destinazione d’uso dei singoli immobili, con conseguente variazione del piano regolatore. Un vero e proprio Fondo salva Italia da affiancare al Fondo salva Stati europeo: chi fa da se’…con quel che ne consegue.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <em>Il Giornale</em></p>
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		<title>Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +87</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per molti l’impennata dello spread, il differenziale tra i nostri Bpt decennali e i Bund tedeschi, avuta negli ultimi mesi dello scorso anno era da attribuirsi al governo Berlusconi. Dopo il cambio di esecutivo doveva invertirsi il trend. Invece non è cambiato nulla, anzi. Da oggi Renato Brunetta lancia l’operazione “Tormentone spread” che quotidianamente informerà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/spread.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9538" title="spread" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/spread.jpg" alt="" width="450" height="273" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per molti l’impennata dello spread, il differenziale tra i nostri Bpt decennali e i Bund tedeschi, avuta negli ultimi mesi dello scorso anno era da attribuirsi al governo Berlusconi. Dopo il cambio di esecutivo doveva invertirsi il trend. Invece non è cambiato nulla, anzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da oggi Renato Brunetta lancia l’operazione “Tormentone spread” che quotidianamente informerà i lettori sull’andamento medio dei nostri Bpt. La media dello spread nei primi 68 giorni di Monti al governo è più alta di 87 punti rispetto alla media degli ultimi 68 giorni del governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il nuovo esecutivo ha avuto sì un effetto sullo spread, ma al rialzo!<span id="more-9537"></span></p>
<p><a href="http://www.freenewsonline.it/wp-content/uploads/120124-Tormentone-spread.pdf"><strong>LEGGI L&#8217;INTERO DOCUMENTO</strong></a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Quello che nessuno vi dice della crisi, tra tedeschi furbetti e spread ballerino</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e ce ne sono molte altre che nessuno dice. La più importante è quella che sta all&#8217;origine del caos finanziario che si è generato: chiunque pensi che o chiunque voglia far credere che la colpa della crisi sia dell&#8217;Italia si sbaglia di grosso. Viviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/economia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9012" title="Economia: le principali novità del 2011" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/economia.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e ce ne sono molte altre che nessuno dice</strong>. La più importante è quella che sta all&#8217;origine del caos finanziario che si è generato: chiunque pensi che o chiunque voglia far credere che la colpa della crisi sia dell&#8217;Italia si sbaglia di grosso. Viviamo da dieci anni nel pieno di una serie di bolle speculative che hanno destabilizzato il mercato: quella di internet, quella immobiliare, la sub-bolla delle materie prime, la speculazione sui debiti sovrani. Queste hanno generato un deterioramento complessivo del mercato che ha preso ogni volta forme diverse. Adesso è il turno dell&#8217;attacco alle casse dei Paesi. Le crisi partono sempre negli Stati Uniti poi arrivano da noi in Europa dove diventano più forti per una questione banale: è un&#8217;entità disomogenea, nella quale ci sono paesi penalizzati come l&#8217;Italia e Paesi come la Germania che arrivano a vendere i propri titoli a tassi di interesse addirittura negativi avvantaggiando se stessi e danneggiando tutti gli altri. <span id="more-9529"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ora, secondo le stime del<strong> Fondo monetario internazionale</strong>, nel 2012 i governi mondiali avranno bisogno di prendere a prestito dai mercati più di 11.000 miliardi di dollari. Di questi: 1.400 miliardi in Europa; 4.700 miliardi negli Stati Uniti, 3.000 miliardi il Giappone 3.000 miliardi. Significa che la crisi del debito pubblico europeo è quantitativamente marginale rispetto al resto del mondo, ma la mancanza di una politica economica comune e di una Banca Centrale prestatore di ultima istanza rendono vulnerabili i paesi dell&#8217;Ue. Va da sé che la l&#8217;andamento dello spread italiano come quello di altri Paesi non dipende dal governo Monti o da quello Berlusconi, ma dalla debolezza della governance europea. La dimostrazione?<strong> Lo spread medio degli ultimi giorni del governo Berlusconi è stato più basso di quello dei primi sessanta giorni del governo Monti.</strong> Proprio così: contrariamente a quello che in troppi sostengono la tenuta del debito pubblico italiano era più solida con l&#8217;esecutivo precedente che con quello in carica: il motivo è che contano poco i picchi dello spread, mentre conta molto di più la media in un periodo più lungo. Peraltro, anche la riduzione del differenziale tra il rendimento dei titoli di stato tedeschi e di quelli italiani, ultimamente è stata drogata dal massiccio intervento della Banca centrale europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di Renato Brunetta</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte<em> Il Giornale</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/120123-Il-Giornale-dossier.pdf"><strong>LEGGI L&#8217;ARTICOLO</strong></a></p>
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		<title>Lancio l&#8217;operazione verità</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:22:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella relazione presentata al seminario di questa mattina, &#8220;La crisi: euro, debito pubblico, liberalizzazioni&#8221;, organizzato dal gruppo Pdl della Camera, ho voluto lanciare l&#8217;operazione verità. Tre punti: 1) Con il governo Monti l&#8217;effetto spread c&#8217;è stato? Sì, a rialzo. La media dello spread nei primi 60 giorni di Monti (quelli della luna di miele) è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/il_ministro_renato_brunetta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8992" title="il_ministro_renato_brunetta" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/il_ministro_renato_brunetta.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella relazione presentata al seminario di questa mattina,<em> &#8220;La crisi: euro, debito pubblico, liberalizzazioni&#8221;</em>, organizzato dal gruppo Pdl della Camera, ho voluto lanciare l&#8217;operazione verità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre punti:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Con il governo Monti l&#8217;<strong>effetto spread</strong> c&#8217;è stato? Sì, a rialzo. La media dello spread nei primi 60 giorni di Monti (quelli della luna di miele) è più alta di 80-100 punti rispetto alla media degli ultimi 60 giorni di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">2) <strong>Pareggio di bilancio</strong>: in tre anni e mezzo di attività, il governo Berlusconi ha operato una sostanziosa azione di risanamento dei conti pubblici che consentiva il pareggio di bilancio nel 2013. Il peggioramento della congiuntura economica nell&#8217;area euro e l&#8217;aumento del costo del servizio del debito pubblico nazionale hanno richiesto un&#8217;ulteriore correzione dei conti. A questo ha provveduto il governo Monti con il Decreto del 6 dicembre, che avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">3) <strong>Manovre</strong>: l&#8217;effetto cumulato delle quattro manovre del governo Berlusconi, dal D.L. 112/2008 alla Legge di Stabilità approvata dall&#8217;ultimo Consiglio dei Ministri del 12 novembre 2011, passando per le due manovre di luglio e agosto, è pari a 265 miliardi di euro contro i 63 miliardi cumulati del primo decreto Monti: un contributo del governo dei tecnici pari solo al 20% dell&#8217;impatto totale degli interventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/27_-_E_adesso_vi_spiego_la_crisi.pdf"><strong>LEGGI IL DOCUMENTO</strong></a></p>
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		<title>Per fare vere riforme anticrisi serve l&#8217;assemblea costituente</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 09:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi in atto è espressione di una doppia debolezza di governance. Una debolezza della governance europea, in cui la Bce non può essere il prestatore di ultima istanza e dunque il garante ultimo della solvibilità degli Stati membri, in cui manca una comune e coerente politica economica e di bilancio sovranazionale e in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/camera-dei-deputati.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7323" title="camera-dei-deputati" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/camera-dei-deputati.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La crisi in atto è espressione di una doppia debolezza di governance. <strong>Una debolezza della governance europea,</strong> in cui la Bce non può essere il prestatore di ultima istanza e dunque il garante ultimo della solvibilità degli Stati membri, in cui manca una comune e coerente politica economica e di bilancio sovranazionale e in cui pertanto non è nemmeno possibile disporre di titoli del debito, garantiti a livello comunitario, i famosi eurobond.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando all’Italia, però, la crisi è anche<strong> una crisi di governance nazionale.</strong> Il termometro degli spread non misura altro che questa doppia debolezza.<span id="more-9487"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È passato solo qualche giorno dall’approvazione della manovra del governo Monti.</strong> Il Parlamento ha deliberato; il presidente della Repubblica ha prontamente promulgato. Il pacchetto «salva-Italia» è legge, ma i mercati non sembrano affatto tranquillizzati. Il famigerato spread (il differenziale tra i Bpt decennali e i Bund tedeschi) continua a oscillare intorno alla drammatica soglia dei 500 punti. Cos’è che non funziona, allora? Sgombriamo il campo dalla propaganda. La «colpa» non è del governo Monti. Come, sarebbe intellettualmente onesto ammetterlo, prima non era del governo Berlusconi. La colpa, se lo vogliamo dire così, è di come funziona strutturalmente il sistema politico italiano. E di come funziona la governance europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo con ordine. Anche per l’esistenza di una moneta unica e per l’impossibilità di speculare sui tassi di cambio, i mercati hanno cominciato a giocare sui debiti sovrani.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia è un ottimo bersaglio da colpire. È un grande debitore, sono decenni che ricorre spropositatamente ai prestiti. Nello stesso tempo è, come si dice, un Paese dai fondamentali solidi. Insomma da qualche parte ha risorse; ne hanno soprattutto i suoi cittadini, tanto in termini di risparmio quanto in termini di patrimonio. Questo è paradossalmente un motivo in più per speculare sul nostro Paese. Proprio per questa ragione i mercati provano a strizzarci il più possibile. È il loro mestiere. D’altronde hanno la ragionevole certezza che, per come funzioniamo, non potremo fare a meno di indebitarci ancora, e a pagare saranno i contribuenti. La domanda di prestiti insomma è praticamente certa e immutabile. Il prezzo (il tasso di interesse) allora lo fa solo l’offerta dei prestatori sul mercato dei titoli. Quali motivi hanno i mercati per pensare che nel medio periodo la nostra condizione non cambierà? Innanzitutto la Storia. Per quanto drammatica questa non è la prima crisi che ci troviamo ad affrontare. C’è stata la crisi petrolifera degli anni ’70 e poi quella dei primi anni ’90 (in cui si parlò di possibile consolidamento del debito pubblico). Bene, anzi male, i mercati sanno che ci sono delle costanti nel modo in cui reagiamo a queste crisi. Primo, «passata la bufera» l’Italia riprende a funzionare come al solito. Secondo, data questa premessa, anche quel po’ di riforme strutturali che facciamo vengono poco dopo travolte dal riemergere di nuove storture. Insomma, quello che i mercati hanno sempre percepito è la nostra scarsa credibilità come riformatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, si dice, adesso abbiamo un governo tecnico! Il massimo della credibilità, anche considerando la qualità di molti dei suoi componenti (a cominciare dal presidente del Consiglio). Purtroppo, malgrado l’autorevolezza personale, la notizia è che il governo tecnico non basta. Perché a differenza di molti di noi italiani i mercati hanno la memoria lunga. E ricordano che, malgrado il buon lavoro dei governi tecnici, finita l’emergenza la situazione è ogni volta nuovamente peggiorata.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni non basta arginare l’emergenza nel breve periodo. I titoli sui quali si calcola lo spread sono essenzialmente titoli decennali. Tradotto: chi compra oggi fa una valutazione sul «rischio-Italia» sul medio periodo. Ed è su quell’arco temporale che la nostra credibilità vacilla. Per risolvere questo problema, purtroppo, non basta evocare lo «stato di eccezione» sospendendo la fisiologica dialettica tra maggioranza e opposizione. Il problema non è l’eccezione, il problema è la normalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo «stato di eccezione» per definizione produce incertezza, provvisorietà. Perché non può essere protratto nel tempo senza trasformarsi in una rottura della democrazia. Le soluzioni di governo dell’emergenza perderebbero legittimazione e capacità propulsiva, sclerotizzandosi sotto un’irresponsabile e burocratica nomenclatura. Se, dunque, malgrado un governo tecnico, la situazione non migliora è altrove che la soluzione va trovata.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ben guardiamo proprio gli andamenti degli spread, l’unico momento nel quale ci sia stata una significativa flessione è stato allorché il capo dello Stato ha preso in mano la situazione. Di fronte a un Parlamento ormai in balia dei trasformismi di ogni segno, divenuto laboratorio di alchimie di Palazzo, il capo dello Stato si è erto a «motore di riserva», esercitando i propri legittimi poteri. È questa capacità di riattivare il funzionamento del sistema in condizioni di eccezionalità che ha dato credibilità all’Italia e convinto, momentaneamente, i mercati. Se ne possono trarre due considerazioni: la prima è che, nel quadro costituzionale attuale, a differenza di altri sistemi, questo ruolo del capo dello Stato è frutto di prassi, più che di sistematica ed equilibrata disciplina. La seconda considerazione: è da lì che si deve partire.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte le ragioni che si sono sinora illustrate è evidente che, affinché tutte le manovre che si sono realizzate &#8211; per un totale di 320 miliardi di euro cumulati dal 2008 al 2014 (l’80 per cento dei quali realizzato dal governo Berlusconi, il restante 20 per cento dal governo Monti) &#8211; non siano divorate dai mercati e rese dunque inutili, la prima riforma strutturale da fare è quella dell’architettura costituzionale, dei motori della decisione e della credibilità futura.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evoluzione della nostra storia politica ci indica una soluzione. I partiti da soli non riescono a disciplinarsi, è necessario che i cittadini possano investire qualcuno della specifica responsabilità democratica di mantenere il motore funzionante anche nel medio periodo. La storia del nostro parlamentarismo è molto simile, da questo punto di vista, a quella francese. Anche la soluzione può essere simile: il semi-presidenzialismo con elezione popolare e diretta del capo dello Stato. Che, inoltre sarebbe l’equilibrato contrappeso per l’improcrastinabile compimento del federalismo anche sul piano fiscale e dell’organizzazione parlamentare. L’altro fondamentale problema, quello della legge elettorale &#8211; sul quale volteggiano numerosi avvoltoi del maggioritario &#8211; può porsi solo nel momento in cui la scelta costituzionale fondamentale verrà affrontata e risolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno potrebbe obbiettare che il cuore del problema della crisi dello spread non è l’Italia, ma l’Europa e che dunque è lì che la questione va risolta. Si tratta di una falsa alternativa. Proprio perché una parte considerevole della partita si gioca a livello sovranazionale è necessaria un’Italia forte che svolga appieno il proprio ruolo, memore del passato di Paese fondatore e capace di contribuire al progresso europeo rappresentando convintamente e credibilmente il proprio punto di vista e i propri interessi. L’attuale passaggio politico-istituzionale sarà tanto più utile quanto più esso sarà delimitato nel tempo, trovando uno sbocco in un presidenzialismo formalizzato. Quel che è certo è che lo stato di eccezione non potrà durare a lungo. È bene che cominciamo ad affrontare il problema con una riforma all’altezza della situazione. Perché le alternative sono molto peggiori.</p>
<p style="text-align: justify;">La legislatura ha ancora davanti a sé una sufficiente finestra temporale per affrontare i nodi della doppia crisi di governance: quella europea e quella nazionale. L’agenda ce la dà come sempre l’Europa. Entro gennaio dovranno essere messi a punto gli accordi internazionali previsti dall’ultimo Consiglio europeo. Apriamo subito un dibattito parlamentare sulle riforme istituzionali e sulle posizioni che l’Italia deve assumere a livello sovranazionale. Il Parlamento può riacquistare, in questa fase, la centralità perduta da tempo. Divenendo l’arena del riformismo: presidenzialismo, architettura costituzionale (insieme al pareggio di bilancio) e doppia devoluzione, verso l’alto (l’Europa) e verso il basso (il federalismo).</p>
<p style="text-align: justify;">In parallelo, come accadde in assemblea costituente, il governo dovrà farsi promotore delle riforme per lo sviluppo e la messa in sicurezza dei conti pubblici: liberalizzazioni, privatizzazioni, vendita del patrimonio e rigorosa spending review per riqualificare la spesa pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta con le manovre depressive, non possiamo continuare su questa strada. Facciamo in modo che questa fine di legislatura sia effettivamente costituente. Sarebbe la migliore e più strutturale risposta alla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>di Renato Brunetta e Giovanni Guzzetta &#8211; 30 dicembre 2011</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte: Il Giornale</em></p>
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		<title>Un poker di condizioni all&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:00:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La manovra fino ad oggi attuata dal governo Monti si compone essenzialmente di tre componenti forti, più molto altro di contorno. La prima è la riforma previdenziale, che si sarebbe dovuta varare già da molto tempo, e che proprio per questo ritardo mostra alcuni aspetti di durezza nel suo tasso di accelerazione. Si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-8834" title="brunetta2" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta21.jpg" alt="" width="450" height="262" /></p>
<p style="text-align: justify;">La manovra fino ad oggi attuata dal governo Monti si compone essenzialmente di <strong>tre componenti forti, più molto altro di contorno</strong>. La prima è la <strong>riforma previdenziale</strong>, che si sarebbe dovuta varare già da molto tempo, e che proprio per questo ritardo mostra alcuni aspetti di durezza nel suo tasso di accelerazione. Si tratta di una delle richieste europee di fondo (Bce, ma non solo), ma soprattutto si tratta di una riforma strutturale che serve all&#8217;Italia e impone sacrifici di tipo espansivo, e non di effetto recessivo, perché si lavora più a lungo senza tagli di reddito.<span id="more-9483"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La seconda componente è rappresentata dall&#8217;<strong>aumento forte del prelievo fiscale,</strong> concentrato prevalentemente sulla casa, ma che segue vari altri canali molto consueti come le accise sulla benzina, il blocco della rivalutazione delle pensioni che è una forma di prelievo (non particolarmente equa secondo ogni criterio).</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, abbiamo<strong> alcuni interventi a favore delle banche</strong>, motivati dalla necessità di tentare di fronteggiare il &#8220;credit crunch&#8221; con mezzi nazionali, in latitanza (strutturale) della Banca centrale europea. Vi è altro, come un po&#8217; di sgravi fiscali per le imprese che, nella fase recessiva in corso, difficilmente avranno un effetto espansivo significativo, in assenza di una qualche minima strategia di sviluppo. E&#8217; in agenda, ma non ancora in seria discussione, la riforma del mercato del lavoro (ma già con i soliti veti sindacali preventivi e con i soliti riti).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azione di emergenza del governo è, dunque, attualmente concentrata sul<strong> perseguimento dell&#8217;obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013</strong>, anche se il modo miope in cui questo obiettivo viene perseguito sembra indicare soprattutto un problema di cassa di breve periodo. Il conseguimento del pareggio di bilancio entro il 2013, fissato peraltro dal precedente governo nel mese di agosto, dopo la lettera della Bce, non tiene però conto della grave recessione che si profila. Pertanto esso si può considerare un obiettivo &#8220;stupido&#8221;, perché in una fase di congiuntura negativa non sembra questa la priorità, anche se ritenuto necessario per ottenere la credibilità sui mercati finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, è riconosciuto da tutti gli economisti, e lo si è ripetuto tante volte anche dal pulpito europeo, che <strong>la credibilità si recupera soprattutto dal lato della crescita</strong>. Mentre l&#8217;inseguimento del pareggio di bilancio con aumento della pressione fiscale non può che produrre inevitabili effetti recessivi con la necessità di attuare a breve una ulteriore manovra di correzione, in una perversa sequenza a spirale .</p>
<p style="text-align: justify;">La manovra tuttavia avrebbe un senso solo partendo da una chiara diagnosi della situazione. Che, cioè,<strong> l&#8217;Europa sta andando verso una grave recessione</strong> determinata dalla sua stessa ottusa politica economica che prevede unicamente la contemporanea attuazione di una riduzione rapida dell&#8217;indebitamento dei principali paesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si tratta di un grave errore di politica di bilancio decisa a livello europeo su indicazione della Germania, ed è proprio questo errore che crea instabilità nei mercati e sfiducia sulla sostenibilità dei debiti sovrani</strong>. L&#8217;errore della politica di bilancio concordata (o meglio, subìta) masochisticamente a livello europeo si somma agli errori di politica monetaria, solo parzialmente corretta nell&#8217;ultimo mese, e al rifiuto, soprattutto tedesco, di non concedere alla Bce i poteri di cui godono tutte le banche centrali (in concorrenza sul mercato dei debiti sovrani), compreso quello di prestatore di ultima istanza. In questo contesto, le manovre (recessive) di riduzione del deficit pubblico italiano non sono destinate ad avere successo e, soprattutto, non consentono di aumentare la fiducia dei mercati sul debito italiano, come certificato dalla persistenza degli altissimi spread richiesti per il suo finanziamento. D&#8217;altra parte il recente vertice europeo dell&#8217;8 e 9 dicembre che ha confermato la posizione tedesca di rafforzamento delle politiche restrittive di bilancio, senza concedere nulla sul piano dei poteri di intervento della Bce, mostra il suo fallimento nella perdurante reazione negativa dei mercati.</p>
<p style="text-align: justify;">La manovra di Monti, quindi, può avere un senso solo se collegata a questa diagnosi:<strong> andare a negoziare in Europa i veri problemi sul tappeto, senza che la posizione negoziale appaia dettata dal desiderio di evitare sacrifici e rimandare le necessarie riforme strutturali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma se il durissimo decreto Monti, non giustificabile in una fase recessiva, è il prezzo per il negoziato europeo, deve essere assolutamente chiaro al Parlamento e alle forze politiche che sostengono lealmente il governo quale sia il mandato sul quale il governo stesso imposta la sua azione. Deve essere chiara la posizione italiana sulla quale cercare convergenze con gli altri paesi membri dell&#8217;Unione, e deve essere chiaro ciò che l&#8217;Italia non può accettare.</p>
<p style="text-align: justify;">I punti cruciali sul quale cercare il consenso parlamentare sono i seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; L&#8217;Italia è favorevole a consentire alla Bce di svolgere appieno il suo ruolo di banca centrale come prestatore di ultima istanza.</p>
<p style="text-align: justify;">2 &#8211; L&#8217;Italia è favorevole ad un rafforzamento della governance europea con cessione di sovranità, anche di bilancio, solo se perseguita con metodo comunitario e non intergovernativo.</p>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; L&#8217;Italia non è favorevole al rafforzamento della governance secondo il metodo intergovernativo e, soprattutto, è contraria a cedere sovranità fiscale nazionale a favore di una regola automatica, secondo l&#8217;idea che si è affermata nell&#8217;ultimo vertice europeo, e non a favore di una autorità sovranazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; In questa particolare fase della congiuntura mondiale l&#8217;Italia chiede di cambiare rapidamente il segno delle politiche di bilancio a livello europeo a favore di una strategia di rientro dai debiti compatibile con il rilancio della crescita, anche se non chiede un allentamento dei propri obiettivi di bilancio, peraltro perseguibili solo in un quadro globale di politiche espansive.</p>
<p style="text-align: justify;">Su queste posizioni il governo Monti dovrebbe avere il mandato di cercare convergenze ed alleanze con gli altri paesi nella consapevolezza nostra, ma anche degli altri partner europei, che non si parla del &#8220;default&#8221; italiano, ma di quello europeo; e la non separabilità dell&#8217;Italia dal destino europeo deve rappresentare una forza negoziale. Solo in questo quadro la manovra lacrime e sangue varata dal governo Monti potrà avere un effetto paradossalmente non recessivo e ci lascerà, speriamo, anche qualche buona riforma strutturale. Monti va a negoziare con la sua competenza e la sua credibilità, ma è in gioco il nostro futuro, e il governo dovrà agire nel quadro di una democrazia rappresentativa che va rispettata in Italia, come la Merkel la rispetta in Germania rispondendo ai suoi elettori. La richiesta di un dibattito parlamentare su questi temi alzerebbe il tono ed il livello della nostra democrazia e del nostro Parlamento, e non rappresenterebbe affatto un indebolimento del governo, ma anzi un rafforzamento del suo consenso politico. Altrimenti ritorna il vecchio problema: no taxation without representation&#8221;.</p>
<p>di <em>Renato Brunetta</em></p>
<p>articolo pubblicato su <em>Il Sole 24 ore</em></p>
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		<title>Le parole di Sadun (Fmi) fanno venire a galla la verita&#8217;. E se confrontiamo i dati italiani con quelli francesi&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 17:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Gratta gratta, la verità inizia a venire a galla grazie alle puntuali dichiarazioni di Arrigo Sadun, direttore esecutivo per l’Italia del Fondomonetario internazionale: “L’Italia uscirà dalla crisi – ha dichiarato -anche perché ha una situazione fiscale migliore di quella di tante altri Paesi. Non è la Grecia”. Sadun conferma poi implicitamente quello che lostesso premier [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/fmi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9357" title="fmi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/fmi.jpg" alt="" width="450" height="310" /></a>“Gratta gratta, la verità inizia a venire a galla grazie alle puntuali dichiarazioni di <strong>Arrigo Sadun, direttore esecutivo per l’Italia del Fondomonetario internazionale: “L’Italia uscirà dalla crisi – ha dichiarato -anche perché ha una situazione fiscale migliore di quella di tante altri Paesi. Non è la Grecia”.</strong> Sadun conferma poi implicitamente quello che lostesso premier Berlusconi ha ribadito, e cioè che è stato proprio il nostro stesso Paese a chiedere al FMI un’attività di monitoraggio trimestrale sull’azione di risanamento dei nostri conti pubblici. Si tratta di un’iniziativa che poteva assumere solo un governo serio e responsabile, capace in questi tre anni e mezzo di varare manovre di risanamento percomplessivi 265 miliardi di euro, così determinando le condizioni perraggiungere uno storico pareggio di bilancio nel 2013 e un avanzo primarioal 5,7% nel 2014.In queste stesse ore il ministro degli Esteri francese Alain Juppè ha poidichiarato che “il programma di riforme presentato dal governo italiano sia in grado di calmare i mercati. Bisognerà vigilare e assicurarsi che, sullabase dei rapporti del Fondo monetario internazionale, queste riforme sianoattuate. L’Italia è infatti un grande paese, con un’economia forte e potente”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questo sorprende e rattrista che la sua connazionale Christine Lagarde, giunta in maniera improvvisa alla guida del FMI, parli di mancanza dicredibilità dell’Italia</strong>. <strong>Evidentemente ha ancora qualche difficoltà a dismettere i suoi recenti panni di ministro economico di un Paese che sotto la sua guida ha accumulato un deficit doppio di quello italiano</strong>, con le banche francesi che s’inzuppavano incautamente di titoli pubblici altrui,greci soprattutto.<br />
<strong>Per aiutarla a essere più prudente nei suoi giudizi le consigliamo di dare un’occhiata ad alcuni dati: per il 2010 il rapportodeficit/Pil dell’Italia è stato del 4,6%, quello della Francia è stato invece del 7,1%</strong>. Tra il 2008 e il 2010 in Italia il rapporto debito/pil èinoltre cresciuto di 12,7 punti percentuali, contro i 14 della Francia. Nelcorso degli anni il nostro paese ha infine attuato importanti riforme persterilizzare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione sulla spesapubblica e accrescere così la sostenibilità di lungo periodo dei nostriconti pubblici. L’Ageing Report 2009 della Commissione Europea evidenza comenel periodo 2007-2060 sia previsto che la spesa pubblica collegataall’invecchiamento cresca solo del 1,6% in Italia, contro il 2,7% inFrancia. T<strong>anto a Christine Lagarde quanto agli amici e colleghi francesi e tedeschi garantiamo puntuali resoconti dello stato della finanza pubblica in Italia, in maniera tale da consentire valutazioni corrette sia alle istituzioniinternazionali sia ai governi amici. L’unica cosa che non possiamo garantire è il senso di responsabilità delle opposizioni politiche nel nostro Paese, che da sempre giocano al tanto peggio tanto meglio. Per fortuna, gli italiani sono però un popolo intelligente”.</strong></p>
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		<title>G20: il monitoraggio del Fmi è una grande opportunità per un governo che opera con serietà e rigore</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 17:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attività di monitoraggio trimestrale che l&#8217;Italia ha chiesto al FMI sull&#8217;azione di risanamento dei nostri conti pubblici è un&#8217;opportunità preziosa per un governo che si appresta con grande rigore e serietà a trasformare in atti concreti gli impegni contenuti nella lettera inviata lo scorso 26 ottobre ai presidenti del Consiglio e della Commissione europea. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-9357" title="fmi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/fmi.jpg" alt="" width="450" height="310" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;attività di monitoraggio trimestrale che l&#8217;Italia ha chiesto al FMI sull&#8217;azione di risanamento dei nostri conti pubblici è un&#8217;opportunità preziosa per un governo che si appresta con grande rigore e serietà a trasformare in atti concreti gli impegni contenuti nella lettera inviata lo scorso 26 ottobre ai presidenti del Consiglio e della Commissione europea.</strong> In questi tre anni e mezzo l&#8217;esecutivo guidato da Silvio Berlusconi è stato capace di varare manovre di risanamento per complessivi 265 miliardi di euro, così determinando le condizioni per raggiungere uno storico pareggio di bilancio nel 2013 e un avanzo primario al 5,7% nel 2014.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E se i leader riuniti a Cannes per il G20 si sono detti d&#8217;accordo con quanto da noi annunciato, siamo sicuri che nei prossimi mesi dimostreranno tutto il loro apprezzamento per le misure conseguenti che, sulla base di un preciso cronoprogramma, avremo saputo adottare.</strong> Con buona pace dei tanti disfattisti che per un miope calcolo politico non esitano a gettare fango sull&#8217;Italia, nell&#8217;illusione di poter così acquisire la necessaria autorevolezza per la guida del Paese.</p>
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		<title>G20: il premier Berlusconi ha fatto bene a ricordare a Cannes la solidità dei nostri fondamentali economici</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 17:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/berlusconi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3594" title="berlusconi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/berlusconi.jpg" alt="" width="400" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>In coerenza con gli impegni presi con l&#8217;Europa e consapevole della necessità di interventi mirati ad aumentare ulteriormente la sostenibilità dell&#8217;economia italiana, Silvio Berlusconi ha ribadito al G20 di Cannes l&#8217;impegno ad approvare rapidamente tutte le misure necessarie ad affrontare efficacemente la crisi.</strong> I tempi sono quelli dettati dall&#8217;iter parlamentare del ddl stabilità e dal relativo maxiemendamento che porteranno nei prossimi quindici giorni a una approvazione definitiva dei provvedimenti, definiti con l&#8217;obiettivo di salvaguardare la coesione sociale e in spirito di massima apertura al confronto&#8221;.<span id="more-9349"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo dichiara in una nota il ministro Renato Brunetta,</strong> che sottolinea come il presidente del Consiglio abbia fatto bene a sottolineare la solidità economica dell&#8217;Italia &#8220;perché è solido il nostro sistema bancario, perché è basso l&#8217;indebitamento delle nostre famiglie (la loro ricchezza patrimoniale è un multiplo dello stock del debito pubblico) e perché tutti gli interventi finora adottati hanno condotto il debito sul sentiero di una sua progressiva riduzione. Inoltre le esportazioni delle nostre imprese, che sono state il motore della ripresa, continuano a crescere e a sostenere l&#8217;economia (+17% dall&#8217;inizio dell&#8217;anno)&#8221;. Brunetta conclude ricordando che &#8220;l&#8217;Italia è impegnata a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 e a ridurre il rapporto debito/pil attuando pienamente il pacchetto di 60 miliardi di euro approvato nel corso dell&#8217;estate. Il lavoro del Governo sarà senz&#8217;altro sostenuto dal rafforzamento delle regole di contabilità pubblica, che deriva sia dalla legislazione europea che dall&#8217;introduzione nella Costituzione della regola sul pareggio di bilancio&#8221;.</p>
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		<title>Bravo Draghi! La decisione della Bce è il segno di una personalità di grande spessore</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 16:37:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Bravo Draghi!”. Così il ministro Renato Brunetta ha espresso il suo convinto plauso per la decisione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea che poche ore fa, sotto la guida del suo nuovo presidente, ha deciso di tagliare i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginali e sui depositi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-6507" title="mariodraghi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/mariodraghi1.jpg" alt="" width="450" height="332" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Bravo Draghi!”</strong>. Così il ministro Renato Brunetta ha espresso il suo convinto plauso per la decisione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea che poche ore fa, sotto la guida del suo nuovo presidente, ha deciso di tagliare i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginali e sui depositi di 25 punti base (che così dal prossimo 9 novembre si attesteranno rispettivamente all’1,25 per cento, al 2 per cento e allo 0,50 per cento).</p>
<p style="text-align: justify;">“Si tratta di una mossa decisa &#8211; ha aggiunto &#8211; che imprime alla politica monetaria europea il segno di<strong> una personalità di grande spessore e che sicuramente lascerà la propria impronta nella storia dell’integrazione europea</strong>”.</p>
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