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	<title>Renato Brunetta &#187; crisi</title>
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		<title>Quello che nessuno vi dice della crisi, tra tedeschi furbetti e spread ballerino</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e ce ne sono molte altre che nessuno dice. La più importante è quella che sta all&#8217;origine del caos finanziario che si è generato: chiunque pensi che o chiunque voglia far credere che la colpa della crisi sia dell&#8217;Italia si sbaglia di grosso. Viviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/economia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9012" title="Economia: le principali novità del 2011" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/economia.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono molte cose dette sulla crisi economica che stiamo vivendo e ce ne sono molte altre che nessuno dice</strong>. La più importante è quella che sta all&#8217;origine del caos finanziario che si è generato: chiunque pensi che o chiunque voglia far credere che la colpa della crisi sia dell&#8217;Italia si sbaglia di grosso. Viviamo da dieci anni nel pieno di una serie di bolle speculative che hanno destabilizzato il mercato: quella di internet, quella immobiliare, la sub-bolla delle materie prime, la speculazione sui debiti sovrani. Queste hanno generato un deterioramento complessivo del mercato che ha preso ogni volta forme diverse. Adesso è il turno dell&#8217;attacco alle casse dei Paesi. Le crisi partono sempre negli Stati Uniti poi arrivano da noi in Europa dove diventano più forti per una questione banale: è un&#8217;entità disomogenea, nella quale ci sono paesi penalizzati come l&#8217;Italia e Paesi come la Germania che arrivano a vendere i propri titoli a tassi di interesse addirittura negativi avvantaggiando se stessi e danneggiando tutti gli altri. <span id="more-9529"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ora, secondo le stime del<strong> Fondo monetario internazionale</strong>, nel 2012 i governi mondiali avranno bisogno di prendere a prestito dai mercati più di 11.000 miliardi di dollari. Di questi: 1.400 miliardi in Europa; 4.700 miliardi negli Stati Uniti, 3.000 miliardi il Giappone 3.000 miliardi. Significa che la crisi del debito pubblico europeo è quantitativamente marginale rispetto al resto del mondo, ma la mancanza di una politica economica comune e di una Banca Centrale prestatore di ultima istanza rendono vulnerabili i paesi dell&#8217;Ue. Va da sé che la l&#8217;andamento dello spread italiano come quello di altri Paesi non dipende dal governo Monti o da quello Berlusconi, ma dalla debolezza della governance europea. La dimostrazione?<strong> Lo spread medio degli ultimi giorni del governo Berlusconi è stato più basso di quello dei primi sessanta giorni del governo Monti.</strong> Proprio così: contrariamente a quello che in troppi sostengono la tenuta del debito pubblico italiano era più solida con l&#8217;esecutivo precedente che con quello in carica: il motivo è che contano poco i picchi dello spread, mentre conta molto di più la media in un periodo più lungo. Peraltro, anche la riduzione del differenziale tra il rendimento dei titoli di stato tedeschi e di quelli italiani, ultimamente è stata drogata dal massiccio intervento della Banca centrale europea.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di Renato Brunetta</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte<em> Il Giornale</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/120123-Il-Giornale-dossier.pdf"><strong>LEGGI L&#8217;ARTICOLO</strong></a></p>
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		<title>Lancio l&#8217;operazione verità</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella relazione presentata al seminario di questa mattina, &#8220;La crisi: euro, debito pubblico, liberalizzazioni&#8221;, organizzato dal gruppo Pdl della Camera, ho voluto lanciare l&#8217;operazione verità. Tre punti: 1) Con il governo Monti l&#8217;effetto spread c&#8217;è stato? Sì, a rialzo. La media dello spread nei primi 60 giorni di Monti (quelli della luna di miele) è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/il_ministro_renato_brunetta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8992" title="il_ministro_renato_brunetta" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/il_ministro_renato_brunetta.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nella relazione presentata al seminario di questa mattina,<em> &#8220;La crisi: euro, debito pubblico, liberalizzazioni&#8221;</em>, organizzato dal gruppo Pdl della Camera, ho voluto lanciare l&#8217;operazione verità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre punti:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) Con il governo Monti l&#8217;<strong>effetto spread</strong> c&#8217;è stato? Sì, a rialzo. La media dello spread nei primi 60 giorni di Monti (quelli della luna di miele) è più alta di 80-100 punti rispetto alla media degli ultimi 60 giorni di Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">2) <strong>Pareggio di bilancio</strong>: in tre anni e mezzo di attività, il governo Berlusconi ha operato una sostanziosa azione di risanamento dei conti pubblici che consentiva il pareggio di bilancio nel 2013. Il peggioramento della congiuntura economica nell&#8217;area euro e l&#8217;aumento del costo del servizio del debito pubblico nazionale hanno richiesto un&#8217;ulteriore correzione dei conti. A questo ha provveduto il governo Monti con il Decreto del 6 dicembre, che avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">3) <strong>Manovre</strong>: l&#8217;effetto cumulato delle quattro manovre del governo Berlusconi, dal D.L. 112/2008 alla Legge di Stabilità approvata dall&#8217;ultimo Consiglio dei Ministri del 12 novembre 2011, passando per le due manovre di luglio e agosto, è pari a 265 miliardi di euro contro i 63 miliardi cumulati del primo decreto Monti: un contributo del governo dei tecnici pari solo al 20% dell&#8217;impatto totale degli interventi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/27_-_E_adesso_vi_spiego_la_crisi.pdf"><strong>LEGGI IL DOCUMENTO</strong></a></p>
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		<title>La colpa della crisi è dei banchieri. Fiducia a Monti ma noi abbiamo fatto l&#8217;80%</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 17:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io sono entrato in politica nel 1999 e guadagnavo di più di quanto guadagno adesso. Ci sono funzionari di banca che guadagnano 6 volte di più di un parlamentare. Sono loro la causa della crisi. Fate trasparenza. Il Presidente dell’Istat guadagna 300mila euro l’anno, 2 volte e mezza lo stipendio di un parlamentare. È vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-banche.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9459" title="brunetta-banche" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-banche.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io sono entrato in politica nel 1999 e guadagnavo di più di quanto guadagno adesso</strong>. Ci sono funzionari di banca che guadagnano 6 volte di più di un parlamentare. Sono loro la causa della crisi. Fate trasparenza. Il Presidente dell’Istat guadagna 300mila euro l’anno, 2 volte e mezza lo stipendio di un parlamentare. È vero che c’è la crisi e ognuno deve fare la sua parte, ma bisogna dire la verità, i numeri devono essere reali, altrimenti ci va di mezzo la democrazia e l’imbarbarimento di questi momenti è colpa anche vostra e dei giornali. <strong>È dagli anni 2000 che il Paese è in crisi</strong>, basti pensare alle varie bolle che si sono susseguite, sono 11-12 anni di bolle speculative. L’Italia s’è preservata abbastanza ma gli USA hanno questa capacità di spingerle verso l’Europa. Noi avevamo un difettino, il debito, che è stato travolto dalla speculazione, pur avendolo noi sempre onorato. <strong>Non siamo un Paese a rotoli, ma siamo inseriti in un meccanismo che non funziona</strong>.<span id="more-9458"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo le alte burocrazie che hanno compensi molto più alti e sarà mio compito, sulla base di una legge che ho fatto io, pubblicare dei dati che dimostrano chiaramente le remunerazioni. Trasparenza e sacrifici per tutti. Bisogna definire un livello di remunerazione dei parlamentari da paragonare agli altri stipendi, allora potremo ragionare. Io ho votato la fiducia a questo Governo, se avesse fatto meno errori sarebbe stato meglio. A lui dico di non sperperare le risorse dei cittadini. La manovra deve passare per dimostrare ai mercati che siamo un Paese serio. <strong>Noi, come Governo Berlusconi, abbiamo fatto l’80% del lavoro</strong>, il Governo Monti sta facendo il restante 20%, però noi l’abbiamo fatto senza mettere le mani nelle tasche degli italiani. Forza Monti, ma noi onestamente ci aspettavamo di più.</p>
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		<title>Spieghiamo l&#8217;economia: Governo Berlusconi 2008–2011, i fondamentali dell&#8217;economia e della politica economica</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 12:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Da Freenewsonline.it] Nella terza lezione di economia del ministro della Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione Renato Brunetta per i lettori di Freenewsonline.it si parla del &#8220;Governo Berlusconi 2008-2011 &#8211; I fondamentali dell&#8217;economia e della politica economica&#8220;. Nel documento il ministro spiega i risultati raggiunti dall&#8217;esecutivo, dal pareggio di bilancio, che verrà conseguito nel 2013, al debito pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-19335" title="renato brunetta 2" src="http://www.freenewsonline.it/wp-content/uploads/renato-brunetta-2.jpg" alt="" width="450" /></p>
<p style="text-align: justify;">[Da <em><a title="free news" href="http://www.freenewsonline.it/" target="_blank">Freenewsonline.it</a></em>] Nella terza lezione di economia del ministro della Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione <a title="renato brunetta" href="http://www.renatobrunetta.it" target="_blank">Renato Brunetta</a> per i lettori di <strong><em><a title="free news" href="http://www.freenewsonline.it" target="_self">Freenewsonline.it</a></em></strong> si parla del &#8220;<strong><em>Governo Berlusconi 2008-2011 &#8211; I fondamentali dell&#8217;economia e della politica economica</em></strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel documento il ministro spiega i risultati raggiunti dall&#8217;esecutivo, dal pareggio di bilancio, che verrà conseguito nel 2013, al debito pubblico &#8220;<em>ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione</em>&#8220;. Brunetta inoltre sottolinea che &#8220;<em>Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio pari allo 0,2% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL</em>&#8221; e che &#8220;<em>Per realizzare questo obiettivo sono state approvate durante l’estate in tempi record due importanti manovre di finanza pubblica che comporteranno una correzione del deficit tendenziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del PIL, ossia circa 60 miliardi di euro a regime</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-9325"></span>Si pone, inoltre, in evidenza che in &#8220;<em>agosto il debito è sceso nuovamente sotto quota 1.900 miliardi</em>&#8221; e che &#8220;<em>L’azione di risanamento dei conti pubblici portata avanti dal Governo non si limita solo agli interventi decisi nel 2011, ma parte da più lontano</em>&#8220;, evidenziando che &#8220;<em>Tra il 2008 e il 2010 il rapporto debito/PIL è aumentato meno rispetto ad altri paesi&#8221;; infatti &#8220;Italia il rapporto è cresciuto di 12,7 punti percentuali, contro i 25,6 della Gran Bretagna, i 20,3 della Spagna, i 16,9 della Germania e i 14 della Francia</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro analizza poi la solidità delle finanze del Paese e del sistema bancario. Traccia un bilancio della posizione debitoria del settore privato e delle famiglie, evidenziando, poi, le criticità &#8220;<em>bassa crescita, bassa partecipazione e bassa produttività</em>&#8220;.<strong> Infine sottolinea i segnali e i miglioramenti in vista per l&#8217;economia italiana e pone come obiettivo il completamento dell&#8217;agenda liberale e riformista.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.freenewsonline.it/wp-content/uploads/Brunetta_FNO_SE_03-GovernoBerlusconi_fondamentaliEconomia.pdf" target="_blank"><strong>SCARICA IL TERZO DOCUMENTO &#8220;SPIEGHIAMO L&#8217;ECONOMIA&#8221;</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.freenewsonline.it/2011/09/06/esclusivo-brunetta-spiega-leconomia-a-freenewsonline-it/" target="_self"><strong>VISUALIZZA LA PRIMA LEZIONE</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.freenewsonline.it/2011/09/30/esclusivo-brunetta-spiega-leconomia-ai-lettori-di-freenewsonline/" target="_self"><strong>VISUALIZZA LA SECONDA LEZIONE</strong></a></p>
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		<title>Serve una nuova agenda di rigore e sviluppo</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2011/01/10/serve-una-nuova-agenda-di-rigore-e-sviluppo/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 09:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la crisi finanziaria sia finita, che le possibili aggressioni speculative contro i debiti sovrani siano un pericolo cessato, non lo ha sostenuto nessuno, e se lo avesse fatto sarebbe stato smentito. Rispetto ai due anni recessivi, però, viviamo una fase di ripresa mondiale, anche se in Italia è ancora troppo contenuta e lenta, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7169" title="renato-brunetta01" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/renato-brunetta01.jpg" alt="" width="450" height="341" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che la crisi finanziaria sia finita, che le possibili aggressioni speculative contro i debiti sovrani siano un pericolo cessato, non lo ha sostenuto nessuno, e se lo avesse fatto sarebbe stato smentito. </strong>Rispetto ai due anni recessivi, però, viviamo una fase di ripresa mondiale, anche se in Italia è ancora troppo contenuta e lenta, per ragioni storiche, che nulla hanno a che fare con la crisi. Questo è il nostro problema: adottare politiche pubbliche, non necessariamente di spesa, intraprendere cambiamenti strutturali, varare riforme istituzionali che consentano di accelerare il passo e guardare con serena fiducia alle sfide del presente e del futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7611"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il 2011 sarà un anno decisivo per l&#8217;economia. E la direzione in cui essa andrà dipenderà in modo cruciale dalla politica. Sono un convinto liberista e so che non sono i governi che possono determinare da soli la crescita economica. Ma vi sono fasi della storia in cui i mercati aspettano segnali dalla politica e l&#8217;anno che si apre non permetterà alla politica di seguire il detto inglese wait and see. Questo vale sul piano globale, sul piano europeo e sul piano nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;agenda internazionale </strong><br />
La presidenza francese ha posto al centro dell&#8217;agenda del G20 per il 2011 la riforma del sistema monetario internazionale. Un tema cruciale per almeno tre necessità: a) stabilizzare la volatilità dei cambi e superare il pericolo di una guerra valutaria a fini protezionistici che danneggerebbe il commercio internazionale; b) offrire ai paesi con forti riserve valutarie la possibilità di finanziare con minori rischi di cambio i paesi con ampi debiti pubblici, come chiedono i cinesi; c) determinare in tal modo le condizioni per la convergenza delle politiche macroeconomiche tra Stati Uniti, Europa e Cina in sostegno della crescita. Queste politiche oggi divergono fortemente, con una Europa concentrata sul consolidamento fiscale a difesa dell&#8217;euro e gli Stati Uniti impegnati a sostenere la crescita con mezzi monetari, cioè iniettando liquidità nei mercati. Ciò determina pericoli di inflazione e rende indispensabile un accordo globale per la crescita. Solo una maggiore crescita può permettere di riassorbire la liquidità in eccesso senza inflazione, ridurre i debiti senza recessione, e ridurre gli squilibri globali. La globalizzazione non è opera di malvagi, siano banchieri o speculatori finanziari, ma una realtà che richiede una capacità dei governi di coordinare le politiche con una visione strategica. Non sono i mercati globalizzati a produrre i mostri, essi non appaiono dal nulla come nei video giochi, ma sono in gran parte i prodotti delle cattive politiche e delle cattive regolamentazioni, sono cioè figli dei governi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;agenda europea</strong><br />
All&#8217;agenda internazionale è collegata l&#8217;agenda europea che mette al primo posto una modifica della governance economica dell&#8217;Europa per conseguire i tre obiettivi principali oggi in discussione. Il primo è quello del consolidamento fiscale e cioè come assicurare la convergenza rapida di tutti paesi europei verso una politica di bilancio che consenta la sostenibilità di lungo periodo dei debiti pubblici e l&#8217;equilibrio macroeconomico. Il secondo è quello di stabilire un meccanismo di garanzia per i debiti accumulati nel corso della crisi in modo da assicurarne il finanziamento al riparo dalla volatilità dei mercati finanziari. L&#8217;emissione di Eurobond, per finanziare sia i debiti sovrani europei sia le grandi opere infrastrutturali, rientra in questa prospettiva. Il terzo obiettivo, che è condizionato dal perseguimento dei primi due, è quello di attuare politiche di sostegno alla crescita non basate sulla spesa in deficit, ma evitando politiche fortemente deflattive e con gli spazi necessari ad attuare le riforme necessarie ad aumentare la competitività. Se il raggiungimento di questo terzo obiettivo si basa sulla capacità di perseguire i primi due, è anche vero che i primi due richiedono un impegno credibile sull&#8217;obiettivo crescita. Ogni punto in meno di crescita rende necessario, infatti, aumentare l&#8217;avanzo primario per stabilizzare i debiti, fino a rendere questo sforzo di stabilizzazione non più credibile.<br />
Non è un caso che i mercati finanziari oggi giudicano il rischio di solvibilità dei debiti sovrani, da cui dipende il premio al rischio richiesto per il loro finanziamento, non solo dai saldi correnti di bilancio ma dal tasso di crescita prevedibile in base alla competitività dei rispettivi paesi. Il circuito virtuoso descritto è l&#8217;unico possibile affinché non salti l&#8217;unione monetaria, evento che sarebbe drammatico sia per i paesi europei economicamente più fragili sia per quelli considerati più forti. L&#8217;euro non è difendibile annunciando il pericolo del baratro finanziario ma operando per riavviare la competitività delle economie europee. Se quelli descritti sono i problemi da affrontare, i tempi a disposizione per agire sono stretti e il rigido calendario del &#8220;semestre europeo&#8221; rispecchia questa consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;agenda nazionale</strong><br />
Il semestre europeo chiarisce la correlazione tra convergenza delle politiche di bilancio e convergenza delle riforme a sostegno della crescita proprio prevedendo la contestuale presentazione in aprile dei due documenti che le contengono. L&#8217;Italia ha quindi di fronte quattro mesi cruciali per definire le politiche relative ai due processi di convergenza e questa è l&#8217;occasione per definire in questo orizzonte temporale, un piano condiviso di politica economica che si ispiri ai concetti di rigore e sviluppo.<br />
Ma quali sono le condizioni nelle quali questo piano nazionale deve essere sviluppato? La Decisione di finanza pubblica 2011-2013, approvata dal parlamento, delinea un quadro già compatibile con gli obiettivi europei e che quindi non richiede modifiche sostanziali per la formulazione del Piano di stabilità e convergenza. Essa prevede che a legislazione vigente, e quindi in assenza di manovre aggiuntive di bilancio, il rapporto deficit/pil, che è già oggi tra i più bassi dell&#8217;Europa, si attesti entro il 2013 stabilmente sotto il 3% e che l&#8217;avanzo primario raggiunga il 2,6% del Pil. Questo livello dell&#8217;avanzo primario assicura, secondo i calcoli europei, la stabilizzazione del rapporto debito/pil e la sua progressiva riduzione e ciò significa che, secondo le regole attuali, non sono necessarie azioni aggiuntive rispetto a quelle adottate.</p>
<p style="text-align: justify;">È in discussione, tuttavia, una nuova regola europea diretta ad accelerare il processo di riduzione del debito. Essa prevede un obiettivo annuale di riduzione del rapporto debito/pil pari al 5% del divario di questo rapporto dal valore di riferimento del 60 per cento. Se questa regola, che prevede fattori di correzione come il tasso di crescita della ricchezza nazionale e il livello di indebitamento del settore privato, fosse approvata entro l&#8217;estate, il rapporto debito/pil italiano dovrebbe ridursi a partire dal 2015 del 2,7 per cento l&#8217;anno e ciò implicherebbe la necessità di ottenere un avanzo primario di bilancio non di molto superiore a quello già previsto. Il vero nodo per la credibilità di questa previsione di stabilità e convergenza della finanza pubblica italiana è che essa si basa sull&#8217;ipotesi che si raggiunga un tasso di crescita stabilmente superiore al 2% fin dal 2012. Se ciò non fosse sarebbero necessarie ulteriori manovre che ci avviterebbero in una spirale di tagli di bilancio e recessione al cui termine c&#8217;è solo il default. Ma non vi è alcun motivo perché ciò avvenga. Vi sono oggi le condizioni internazionali e di finanza pubblica nazionale perché la politica elimini gli ostacoli alla crescita. Questi ostacoli sono noti e sono anche indicati sia nella strategia Europa 2020 sia nella versione preliminare del Programma nazionale di riforma approvato dal Consiglio dei ministri del 5 novembre 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">È necessario accelerare l&#8217;attuazione delle riforme strutturali, che non incidono sul bilancio ma che possono aprire e liberalizzare i mercati, far aumentare la produttività e la competitività complessiva del sistema. I 5 punti del programma sui quali il governo ha ottenuto la fiducia del Parlamento a fine settembre devono essere attuati: fisco, federalismo fiscale, giustizia, piano per il sud, sicurezza e immigrazione. È realizzabile in tempi brevi il programma già previsto di interventi per la modernizzazione del paese: semplificazioni legislativa e delle procedure burocratiche, liberalizzazioni, a partire da quella dei servizi di pubblica utilità, la riforma diretta ad aumentare l&#8217;efficienza e a ridurre i costi della Pubblica amministrazione anche attraverso la sua digitalizzazione. Tutto ciò non richiede spesa aggiuntiva ma crea le condizioni per la riduzione strutturale della spesa. È possibile anche attuare gli investimenti infrastrutturali programmati, il piano casa, l&#8217;accelerazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, promuovere l&#8217;estensione della banda larga.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le riforme e la fiducia</strong><br />
Un gettito aggiuntivo destinato a queste finalità può venire non solo dalla lotta all&#8217;evasione fiscale ma anche dalla dismissione di parti del patrimonio pubblico e dalla stessa riforma fiscale. La riforma fiscale non implica di per sé una riduzione complessiva del gettito fiscale. Il primo obiettivo è quello di eliminare le storture esistenti, che concentrano il prelievo sui redditi, in modo da premiare la produzione di reddito e quindi preparare le condizioni perché anche la pressione fiscale complessiva si possa ridurre. Dalle persone alle cose si usa dire. Sui principi che debbono guidare la riforma i ministri di questo governo concordano da oltre un decennio, ma consumatori e imprese attendono un segnale che incida positivamente sulle loro aspettative.<br />
Il numero degli interventi è, quindi, ampio ed è già individuato, ma è necessario eliminare gli ostacoli politici alla loro realizzazione. La fiducia di consumatori e imprese, che è in aumento ma che va rafforzata perché la crescita si consolidi, richiede che i messaggi inviati al paese dal governo non siano del tipo &#8220;oggi non si può fare&#8221;. Al contrario oggi si deve agire. Forse sarebbe utile immaginare anche un indicatore di fiducia dei governi, che registri la fiducia nei propri programmi, nelle cose attuate e nei risultati delle politiche avviate. La cosa peggiore è aver paura delle stesse riforme fatte, da quella dell&#8217;Università a quella della Pubblica amministrazione, e frenarle non avendo fiducia nei risultati positivi per il cui conseguimento sono state disegnate e approvate. L&#8217;approvazione dello stesso federalismo fiscale sembra frenato dalla paura, quasi che sia caduta la fiducia nei suoi effetti positivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che la principale responsabilità di un Governo, soprattutto di fronte a una così grave crisi economica sia quella di non speculare e di non lasciare che si speculi sulla paura. Dopo il voto di fiducia del 14 dicembre e l&#8217;inconsistenza politica dimostrata dalle opposizioni unite solo nel tentativo di distruggere, ma prive di qualsiasi credibile strategia alternativa per affrontare i bisogni del paese, la tentazione avrebbe potuto essere quella di un ricorso alle urne. Sarebbe stato un modo per lucrare sulla paura. Invece, si è scelta la strada della responsabilità nel segno della stabilità.<br />
La guerra alla crisi è stata condotta sinora con politiche di &#8220;guerra&#8221;. Adesso è giunto il momento di accompagnare la vigilanza bellica con misure che ci aiutino a mettere al sicuro i risultati raggiunti.<br />
Per questo le riforme strutturali sono una necessità che dà senso al rigore, non un vezzo ornamentale. A cominciare dalle riforme istituzionali. Perché una democrazia sfilacciata e instabile è incapace della tempestività che crisi come questa richiedono. La strada del federalismo è una strada obbligata, ma in un paese come l&#8217;Italia il federalismo non può reggere l&#8217;impatto di una tensione disgregatrice, se contemporaneamente non viene equilibrato con il rafforzamento degli elementi unitari, a cominciare da un sistema presidenziale che i nostri più lungimiranti costituenti già auspicavano nel 1948.*</p>
<p style="text-align: justify;">* <em>dal Sole 24 Ore del 10/01/2011</em></p>
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		<title>Il debito pubblico da record è un dato inerziale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:23:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Banca d’Italia ha reso noto il dato di aprile del debito pubblico italiano, che si attesta al livello record di 1.812,790 miliardi di euro, il più alto mai raggiunto. Preoccupante il calo delle entrate tributarie. Nei primi quattro mesi dell’anno si è registrata una flessione dell’1,86% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6606" title="banca-ditalia" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/banca-ditalia.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p>La <strong>Banca d’Italia ha reso noto il dato di aprile del debito pubblico italiano,</strong> che si attesta al livello record di 1.812,790 miliardi di euro, il più alto mai raggiunto. Preoccupante il calo delle entrate tributarie. Nei primi quattro mesi dell’anno si è registrata una flessione dell’1,86% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre nel mese di aprile il calo è ancora maggiore (-2,5% rispetto ad aprile 2009).</p>
<p>Il livello raggiunto dal debito pubblico italiano, tuttavia, “non preoccupa” il ministro della Pubblica amministrazione <strong>Renato Brunetta,</strong> per il quale si tratta di un “dato inerziale. E<strong> la manovra è fatta proprio per questa inerzialità”.</strong> il ministro ha poi aggiunto che è normale che “con i periodi di crisi salgono le spese per il welfare e quindi queste vanno ad appesantire il debito”, ma “<strong>l’indice da tenere sotto controllo è il deficit.</strong> Bisogna controllare e tornare a fare avanzo primario”.</p>
<p>Foto: nafop.wordpress.com<cite></cite></p>
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		<title>La crisi è un&#8217;occasione importante per l&#8217;innovazione</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 08:27:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;E&#8217; un grave errore vivere questo momento di crisi come un passaggio pauperistico, ed e&#8217; una limitazione pensare che tutto si risolva con i tagli&#8221;. Queste sono state le parole del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, durante il suo intervento al Quirinale, in occasione della consegna del &#8220;Premio per l&#8217;innovazione 2010&#8243;. &#8220;L&#8217;innovazione - ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6561" title="conferenza-monitoraggio-pa" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/conferenza-monitoraggio-pa8.jpg" alt="" width="430" height="285" /></p>
<p>&#8220;E&#8217; un grave errore vivere questo momento di crisi come un <strong>passaggio pauperistico,</strong> ed e&#8217; una limitazione pensare che tutto si risolva con i tagli&#8221;. Queste sono state le parole del ministro della Funzione pubblica, <strong>Renato Brunetta,</strong> durante il suo intervento al Quirinale, in occasione della consegna del<strong> &#8220;Premio per l&#8217;innovazione 2010&#8243;</strong>.</p>
<p>&#8220;L&#8217;<strong>innovazione </strong>- ha dichiarato Renato Brunetta &#8211; è tanto piu&#8217; importante oggi, in un momento di contrazione della spesa pubblica e bisogna cogliere l&#8217;occasione per avviare processi innovativi e virtuosi, dando più spazio alle imprese che sappiano <strong>cambiare il Paese per renderlo migliore&#8221;</strong>.</p>
<p>Il ministro ha infine sottolineato come l&#8217;Italia ci sia &#8220;arrivata costretta dalla crisi, ma &#8211; ha anche aggiunto &#8211; non sia arrivata tardi. <strong>Innovare non e&#8217; solo innovazione tecnologica ma e&#8217; innovare in un mondo che non si ferma alle tecnologie&#8221;,</strong> sono state le sue parole conclusive.</p>
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		<title>Italia non è a rischio, finanze pubbliche blindate</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 08:56:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Italia non è assolutamente a rischio&#8221;. Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, nega risolutamente che il nostro Paese possa essere a rischio e quindi finire sotto attacco come e&#8217; accaduto alla Grecia. &#8220;Noi abbiamo blindato già due anni fa le nostre finanze pubbliche come primo atto di questo governo&#8221;. Sottolinea il ministro della funzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6339" title="brunetta parma" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-parma7.jpg" alt="" width="400" height="283" /></p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;Italia non è assolutamente a rischio&#8221;.</strong> Il ministro della Pubblica Amministrazione, <strong>Renato Brunetta,</strong> nega risolutamente che il nostro Paese possa essere a rischio e quindi <strong>finire sotto attacco come e&#8217; accaduto alla Grecia.</strong></p>
<p>&#8220;Noi <strong>abbiamo blindato già due anni fa le nostre finanze pubbliche</strong> come primo atto di questo governo&#8221;. Sottolinea il ministro della funzione pubblica come &#8220;<strong>nei rating internazionali l&#8217;Italia è ai suoi massimi livelli &#8220;.</strong></p>
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		<title>Già ci sono i primi segnali di crescita del Pil</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 07:48:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ha dichiarato a margine dell&#8217;Assise dell&#8217;industria delle costruzioni in corso a Mestre che: &#8220;L&#8217;occupazione di solito ha un ritardo di sei mesi rispetto agli andamenti del Pil. Cioè quando le cose vanno male, l&#8217;occupazione va meno peggio, perché sconta ancora sei mesi di traino positivo. Quando la ripresa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6262" title="bluff" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bluff2.jpg" alt="" width="450" height="237" /></p>
<p>Il ministro della Funzione pubblica <strong>Renato Brunetta</strong> ha dichiarato a margine dell&#8217;<strong>Assise dell&#8217;industria delle costruzioni</strong> in corso a Mestre che: <strong>&#8220;L&#8217;occupazione di solito ha un ritardo di sei mesi</strong> rispetto agli andamenti del <strong>Pil</strong>. Cioè quando le cose vanno male, l&#8217;occupazione va meno peggio, perché sconta ancora sei mesi di traino positivo. Quando la ripresa comincia a manifestarsi, sull&#8217;occupazione non si vede ancora perché l&#8217;occupazione ha bisogno di sei mesi di <strong>stabilità della crescita per manifestarsi&#8221;.</strong></p>
<p>&#8220;I primi segnali della crescita del Pil già ci sono &#8211; ha commentato il ministro &#8211; quindi noi possiamo dire che tra l&#8217;estate e l&#8217;autunno dovrebbe fermarsi l&#8217;emorragia e da questo stop dovrebbe <strong>ricominciare nuovamente la crescita di nuovi posti di lavoro.</strong> L&#8217;Italia forse è uno dei paesi in Europa che hanno retto meglio nel mercato del lavoro. Gli ammortizzatori sociali italiani hanno funzionato meglio che negli altri paesi Ue, molte risorse sono state date e noi abbiamo ammortizzato quasi <strong>500-600 mila lavoratori</strong> che sono <strong>andati in cassa integrazion </strong>ed hanno mantenuto il loro reddito all&#8217;80-90 per cento, e questo con grande dispiego di risorse e con grande intelligenza da parte del sindacato che ha reagito in maniera selettiva rispetto alle crisi.</p>
<p>Potremmo dire che il nostro settore produttivo ha retto pur nella crisi, <strong>non ci sono state crisi sociali</strong> particolarmente evidenti se non piccoli focolai che, tutto sommato, sono stati controllati. Perciò ci sono tutte le condizioni per <strong>agganciare la ripresa </strong>quando questa si manifesterà in maniera esplicita&#8221;.</p>
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		<title>Renato Brunetta sulla crisi della sinistra</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 09:34:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Foto di Dachalan «Da vent’anni Venezia è governata sempre dalle stesse facce, che siano quelle di Mognato o di Bettin, che quindi non hanno alcun alibi di fronte al ritardo accumulato da questa città nei confronti del resto del Veneto e che danno l’impressione di accapigliarsi solo per il potere – così il candidato sindaco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5820" title="burano" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/burano1.jpg" alt="burano" width="450" height="338" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/54945394@N00/" target="_blank"> Dachalan </a></span></p>
<p>«Da vent’anni <strong>Venezia è governata sempre dalle stesse facce,</strong> che siano quelle di <em>Mognato </em>o di<em> Bettin,</em> che quindi non hanno alcun alibi di fronte al ritardo accumulato da questa città nei confronti del resto del <strong>Veneto </strong>e che danno l’impressione di accapigliarsi solo per il potere – così il candidato sindaco Renato Brunetta commentando le liti all’interno dello schieramento avversario – <strong>E sempre gli stessi hanno il coraggio di ripresentarsi,</strong> senza alcuna traccia di rinnovamento».</p>
<p>Leggi tutta <a href="http://renatobrunettasindaco.org/news/brunetta-sulla-crisi-della-sinistra/" target="_blank">la dichiarazione</a></p>
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