<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Renato Brunetta - Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione &#187; A</title>
	<atom:link href="http://www.renatobrunetta.it/tag/a/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.renatobrunetta.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 10:57:45 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Elogio degli uomini della mia scorta, che fannulloni non sono mai stati</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/24/elogio-degli-uomini-della-mia-scorta-che-fannulloni-non-sono-mai-stati/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/24/elogio-degli-uomini-della-mia-scorta-che-fannulloni-non-sono-mai-stati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[fannulloni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[scorta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1846</guid>
		<description><![CDATA[
Vivo da venticinque anni con la scorta. Da allora sono infatti nel mirino di Brigate Rosse e affini. Me ne sono fatto una ragione, anche se non riesco ad accettare come un fatto normale che in questo Paese un professore di economia del lavoro debba temere per la propria vita solo perché esprime le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1859" title="bruny001" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/bruny001.jpg" alt="bruny001" width="440" height="337" /></p>
<p><strong>Vivo da venticinque anni con la scorta.</strong> Da allora sono infatti nel mirino di Brigate Rosse e affini. Me ne sono fatto una ragione, <strong>anche se non riesco ad accettare come un fatto normale che in questo Paese un professore di economia del lavoro debba temere per la propria vita</strong> solo perché esprime le sue idee sul sindacato, sul mercato del lavoro così come su produttività, efficienza e meritocrazia. Mi è andata anche bene, <strong>parecchi miei colleghi e amici ci hanno invece lasciato la pelle. Da Ezio Tarantelli a Massimo D’Antona, fino a Marco Biagi. </strong>Per citare solo gli amici più vicini e più simili a me per attività professionale, storia accademica, se non proprio storia politica.</p>
<p>Ma non è su questo che voglio soffermarmi. <strong>Voglio invece scrivere di quanti mi fanno da scorta, dei tanti giovani che in questi venticinque anni si sono alternati a difesa della mia libertà e della mia vita.</strong> A loro devo un grazie sincero, che viene dal cuore. Sono stati tutti bravi, professionali, simpatici. <strong>Mi hanno sopportato in mille occasioni nelle quali, lo riconosco, lo stress ha spesso prevalso </strong>sulla gentilezza e sulla buona educazione. <strong>E di questo chiedo loro scusa. </strong>Sono diventati un pezzo importante della mia vita, della mia famiglia. Con loro ho condiviso tutto: dai viaggi alle cene, dalle passeggiate alle visite ai musei, alle campagne elettorali. Spesso, anche le lezioni all’Università. E ancora <strong>ricordo i loro occhi che strabuzzavano quando capitava che, spiegando ai miei studenti un qualche paradigma economico, indugiassi su difficilissimi passaggi di matematica.</strong> Terminata la lezione, mi dicevano: “Sa, questa volta non abbiamo proprio capito…”. E allora, durante i successivi spostamenti in macchina, cercavo di spiegare loro &#8211; magari con strumenti analitici più semplici &#8211; i concetti base dell’economia del lavoro.</p>
<p><strong>Nei primi tempi a farmi da scorta sono stati gli agenti di polizia: bravi, bravissimi. Da sette, otto anni vengo invece protetto dall’arma dei carabinieri: bravissimi anche loro.</strong> Non ho mai notato particolari differenze nella professionalità degli appartenenti ai due corpi, dei quali posso dire solo un gran bene (e già sorrido pensando alla loro storica rivalità e a come storceranno la bocca leggendo questo mio attestato di stima bipartisan…). <strong>Ricordo con affetto Carlo, Mario, Francesco, Carmelo e i tanti altri</strong> che si sono avvicendati in questi lunghi venticinque anni. Così come <strong>mi rassicurano adesso i volti di Andrea, Franco, Luca e Dante.</strong> E mi conforta sapere che questi uomini valorosi, spesso del Sud, hanno tutti trovato una collocazione professionale adeguata alle loro aspirazioni e attitudini.</p>
<p><strong>Ripeto: a loro devo soprattutto la mia libertà, non solo la mia vita.</strong> <strong>Devo in gran parte a loro se in tutti questi anni sono stato libero di dire quello che volevo,</strong> di esprimere le mie opinioni, di contribuire alla vita culturale, scientifica e politica del mio Paese. <strong>Grazie.</strong> Una parola che purtroppo altri non possono pronunciare perché ammazzati da mani vili e feroci. <strong>Gratitudine e amarezza, quindi.</strong> Sorriso e dolore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/24/elogio-degli-uomini-della-mia-scorta-che-fannulloni-non-sono-mai-stati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>46</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sono un giardiniere fannullone: Io non coltivo, contemplo</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/17/sono-un-giardiniere-fannullone-io-non-coltivo-contemplo/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/17/sono-un-giardiniere-fannullone-io-non-coltivo-contemplo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 07:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[contemplazione]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1759</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di  Susie 

Ho un giardino, anche se non amo fare il giardiniere. Il mio è un rapporto contemplativo, di percezione passiva, non di manualità. Amo il mio giardino perché lo uso anche come un album vivo di memorie personali. Durante ogni mio viaggio mi piace infatti raccogliere, comprare od ordinare piante, vegetali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1762" title="garden" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/garden.jpg" alt="garden" width="450" height="300" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/chasetheclouds/" target="_blank"> Susie </a></span></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Ho un giardino, anche se non amo fare il giardiniere. </strong>Il mio è un rapporto contemplativo, di percezione passiva, non di manualità. <strong>Amo il mio giardino perché lo uso anche come un album vivo di memorie personali. </strong>Durante ogni mio viaggio mi piace infatti raccogliere, comprare od ordinare piante, vegetali e arbusti che andranno poi ad abitarlo, arricchendolo. <strong>Negli anni si è così trasformato in una miscellanea armoniosa e vivente di colori, profumi e ricordi vivi.</strong> Che coltivo comodamente senza sarchiare, potare e innaffiare ma unicamente con uno sguardo affettuoso e soddisfatto. Non si tratta, lo so, di una scelta originale. <strong></strong></p>
<p><strong>Molti altri prima di me, soprattutto a partire dall’Ottocento, hanno deciso di interrare e seminare una traccia vivente delle loro emozioni.</strong> Con più competenza e serietà, con maggiore disponibilità di mezzi e spazi di quanto non abbia fatto finora. Come loro, <strong>mi piace però pensare che in questo modo possa resistere nel tempo qualcosa della mia dimensione personale,</strong> rivelando implicitamente &#8211; con discrezione e lentezza &#8211; qualcosa della mia vita, delle mie sensazioni e passioni.  <strong>Amo il mio giardino anche se non sono un botanico,</strong> anche se non ho il pollice verde, <strong>anche se a malapena riconosco i diversi tipi di piante, fiori e alberi.</strong> Ma se inizio a distinguerne qualcuno allora, come sempre, mi piace andare a fondo nella scoperta. <strong>Approfondendo la conoscenza delle piante officinali, delle rose antiche, dei vari tipi di essenze.</strong></p>
<p>Anche per questo frequento i vivai, e in quello vicino a Todi ho avuto la fortuna di conoscere e cogliere la mia rosa più bella.  <strong>Non sono quindi altro che un umile bricoleur della natura, senza fisime e senza velleità.</strong> Mi limito a vivere il mio giardino come una porzione riuscita della mia vita, che mi rappresenta e supera al tempo stesso. Un luogo quieto, trattato con rispetto e amore. E soprattutto sognato da lontano. Perché <strong>nel mio giardino riesco a stare pochissimo, solo qualche settimana all’anno.</strong> Ma sono davvero rare le sere nelle quali, prima di coricarmi, non trovi conforto nell’immaginarmelo al buio, silenziosamente affacciato sul mare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/17/sono-un-giardiniere-fannullone-io-non-coltivo-contemplo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>42</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nelle posate di Sheffield sogni e desideri di una volta</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/11/nelle-posate-di-sheffield-sogni-e-desideri-di-una-volta/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/11/nelle-posate-di-sheffield-sogni-e-desideri-di-una-volta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 07:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[posate]]></category>
		<category><![CDATA[sheffield]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1688</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di  Polandeze
Mi piacciono gli oggetti vissuti, che recano su di loro il segno del tempo. Mi piacciono gli oggetti usati perché mi intriga interrogarmi e scoprire da dove vengano e per quali mani siano passati. Amo gli oggetti con una storia perché di quella storia mi piace appropriarmi, soprattutto se si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1689" title="sheffield-cutlery" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/sheffield-cutlery.jpg" alt="sheffield-cutlery" width="450" height="301" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/polandeze/" target="_blank"> Polandeze</a></span></p>
<p><strong>Mi piacciono gli oggetti vissuti, che recano su di loro il segno del tempo.</strong> Mi piacciono gli oggetti usati perché mi intriga interrogarmi e scoprire da dove vengano e per quali mani siano passati. <strong>Amo gli oggetti con una storia perché di quella storia mi piace appropriarmi,</strong> soprattutto se si tratta di manufatti di uso comune che sono stati testimoni di altri tempi, di altri luoghi, di altre persone.</p>
<p>Tra questi prediligo senz’altro gli utensili in argentone o alpacca (una lega metallica composta da rame, zinco e nichel) così come quelli in <strong>Sheffield Plate</strong> (una lastra di rame compressa in un sottile sandwich di argento). Entrambi <strong>molto in voga nell’Inghilterra dell’Ottocento, questi materiali appagavano il desiderio di bellezza e di benessere della piccola borghesia</strong> che non si poteva permettere i lussuosi argenti disseminati nelle residenze della nobiltà. Ancor prima che la ricerca di un gusto e di uno stile, <strong>i prodotti in argentone e in Sheffield rappresentano quindi un’aspirazione culturale. </strong>Materiali solidi, duraturi, che tengono bene l’uso e la storia. Oggetti che migliorano con il passare del tempo: più si usurano e si ammaccano e più diventano belli.</p>
<p><strong>Amo l’argentone, che considero a suo modo una piccola magia messa a disposizione del benessere casalingo: dalla posateria ai sottopiatti, </strong>passando per le insalatiere e gli scaldavivande. Mi affascina in modo particolare quando ha servito in grandi alberghi e in grandi ristoranti, di cui magari reca ancora inciso il nome. Posso così fantasticare sui clienti che hanno usato questi vasellami da tavola, sulle vicende grandi e trascurabili di cui sono stati muti testimoni. <strong>Ho come l’impressione che abbiano assorbito in sé l’energia delle persone con le quali sono entrati in contatto.</strong></p>
<p>Per questo quando vado in giro e mi trovo a trascorrere qualche giornata in quegli ambienti &#8211; siano essi l’Hotel Villa Igeo di <strong>Palermo</strong>, il Bauer Hotel di <strong>Venezia</strong>, Villa d’Este a <strong>Cernobbio</strong>, il Grand Hotel &amp; la Pace di <strong>Montecatini</strong>, l’Excelsior Palace Hotel di <strong>Rapallo </strong>e molti altri ancora &#8211; non esito a informarmi sulla possibilità di comprarne qualche esemplare. <strong>Negli anni sono così riuscito a creare una mia piccola collezione di oggetti non da ricchi ma pieni di storia, fascino e qualità. </strong>Mi ricordano i tanti viaggi fatti ma soprattutto mi aiutano a comprendere come le cose del mondo esterno in fondo non siano altro che una proiezione delle nostre passioni e di quello che vorremmo essere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/11/nelle-posate-di-sheffield-sogni-e-desideri-di-una-volta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ho visto la Madonna. E, dopo aver trattato sul prezzo, me la sono portata a casa</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/03/ho-visto-la-madonna-e-dopo-aver-trattato-sul-prezzo-me-la-sono-portata-a-casa/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/03/ho-visto-la-madonna-e-dopo-aver-trattato-sul-prezzo-me-la-sono-portata-a-casa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 09:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[antiquariato]]></category>
		<category><![CDATA[Statua Madonna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1587</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di  Paco CT 
Ho visto una Madonna. Malandata, polverosa, un po’ scrostata ma con un viso da adolescente dolcissimo e molto umano. E’ successo durante le vacanze di Natale mentre stavo passeggiando per le vie di Todi. L’ho notata nella vetrina di un robivecchi, me ne sono innamorato, e dopo una lunga trattativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="fotodi"><img class="alignnone size-full wp-image-1613" title="antiquario" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/06/antiquario.jpg" alt="antiquario" width="450" height="353" /><br />
Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/paco_calvino/" target="_blank"> Paco CT </a></span></p>
<p><strong>Ho visto una Madonna. Malandata, polverosa, un po’ scrostata ma con un viso da adolescente dolcissimo e molto umano.</strong> E’ successo durante le vacanze di Natale mentre stavo passeggiando <strong>per le vie di Todi. L’ho notata nella vetrina di un robivecchi, me ne sono innamorato,</strong> e dopo una lunga trattativa sul prezzo me la sono portata a casa.</p>
<p>E’ una Madonna vestita, <strong>esemplare di quelle particolari sculture lignee che a partire dal Medioevo e per diversi secoli </strong>(in Italia soprattutto nel Settecento) <strong>sono state offerte alla devozione popolare.</strong> Veri e propri manichini snodabili, generalmente rifiniti nelle sole parti del corpo (testa, mani e piedi) destinate a restare visibili una volta completata la vestizione con mantelli e corone. Nel tempo sono diventate un oggetto di antiquariato, generalmente venduto senza gli abiti. Bellissime.</p>
<p><strong>La mia Madonna ha una veste azzurra dipinta, i suoi piedi schiacciano il serpente simbolo del male ed è alta non più di ottanta centimetri compresa la base, a forma di mondo.</strong> Ho così passato gran parte delle mie vacanze nella bottega-grotta di un bravissimo restauratore locale. Di ora in ora, di pomeriggio in pomeriggio la mia giovane Madonna ha ritrovato vita, splendore, lucentezza, qualità, calore. E’ stata un’esperienza affascinante vissuta tra resine, lacche, pennellini, vernici, fissatori e pulitori usati tutti con grande perizia. <strong>Ho potuto imparare l’importanza della pazienza e del rispetto rigoroso della filologia del colore e dei materiali.</strong> E la curiosità mi ha spinto ad acquistare un libro sulle Madonne vestite per meglio conoscerne origini, storia e caratteristiche nonché tipologia di culto.</p>
<p>Riportata al suo originario splendore, la Madonna si trova oggi nella mia camera da letto. <strong>La guardo spesso prima di addormentarmi, quasi rapito dal suo volto intenso che mi regala attimi di serenità legati alla bellezza, alla tradizione, alla storia dell’arte, alla manualità, all’artigianato.</strong> Stavolta, nessuna piccola morale e nessun retro-pensiero. Solo una testimonianza su un oggetto di legno che non sarà un’opera d’arte eccelsa ma resta pur sempre un pezzo della nostra storia più popolare e sincera.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/06/03/ho-visto-la-madonna-e-dopo-aver-trattato-sul-prezzo-me-la-sono-portata-a-casa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ho celebrato il matrimonio perfetto (E qui vi svelo il suo format)</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/27/ho-celebrato-il-matrimonio-perfetto-e-qui-vi-svelo-il-suo-format/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/27/ho-celebrato-il-matrimonio-perfetto-e-qui-vi-svelo-il-suo-format/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 May 2009 09:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[nozze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1469</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di Plousia
Il format di un matrimonio riuscito? L’ho sperimentato anni fa con carissimi amici e lo propongo ai lettori che volessero replicarlo. Ingredienti necessari: due persone (più o meno mature, più o meno belle, più o meno di successo) che si vogliono bene, magari dopo precedenti esperienze matrimoniali; l’intenzione di non subire la presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1473" title="sposi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/sposi.jpg" alt="sposi" width="450" height="300" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/plousia/" target="_blank">Plousia</a></span></p>
<p><strong>Il format di un matrimonio riuscito? L’ho sperimentato anni fa </strong>con carissimi amici e lo propongo ai lettori che volessero replicarlo. Ingredienti necessari: <strong>due persone</strong> <strong>(più o meno mature, più o meno belle, più o meno di successo)</strong> <strong>che si vogliono bene, </strong>magari dopo precedenti esperienze matrimoniali; l’intenzione di non subire la presenza di parenti e bambini così come l’insofferenza per bomboniere, chiese, cerimonie lunghe e pesanti; <strong>la voglia di godersi l’evento con un gruppo ristretto di amici; un luogo d’incanto;</strong> il desiderio di starsene in santa pace con un buon gusto in bocca.</p>
<p><strong>I partecipanti al format devono essere in tutto sette: i due sposi (un maschio e una femmina, ma possono esserci anche varianti), quattro testimoni e un amico celebrante</strong> che prenda il posto del sindaco. Il luogo scelto deve essere ameno. Nel nostro caso lo era anche nel nome: <strong>la Villa Rizzoli a Lacco Ameno di Ischia.</strong> La sera della vigilia, i sette convergono sul posto con i loro mezzi. Iniziano così ad approfittare del sole calante, della loro reciproca compagnia, del cibo e dell’eventuale piscina. La mattina seguente, brevi prove generali della cerimonia, con il sindaco che impartisce al celebrante le opportune istruzioni. A ranghi così stretti (ammessa la presenza temporanea di un fotografo), <strong>il matrimonio tra Jana e Andrea Pamparana</strong> si è così svolto serenamente nel pomeriggio.</p>
<p>In qualità di celebrante,<strong> dopo aver ricordato gli articoli del codice civile che regolano l’unione tra sposi e senza aver assistito allo scambio degli anelli</strong> (la sposa era profondamente allergica all’idea), ho pronunciato un breve discorso: <strong>“La natura è egoista. </strong>E l’economia funziona perché ciascuno cerca di massimizzare egoisticamente il proprio benessere, il proprio piacere. <strong>Gli sposi devono fare altrettanto. Prendano il massimo l’uno dall’altro, ottimizzino lo scambio reciproco. Siano egoisti: saranno felici”.</strong></p>
<p>A questo punto il format prevede che la serata trascorra piacevolmente a tavola. Per i tre giorni successivi chi può resta a godersi le vacanze, il cazzeggio e i bagordi. Gli sposi rimangono soli, più o meno. <strong>In questo modo si riesce a massimizzare l’amicizia, a ottimizzare l’evento, a minimizzare i costi. </strong>E resta in tutti e sette i partecipanti la consapevolezza di aver  fatto una cosa semplice e di qualità. <strong>Regalo questo format senza copyright a quanti vorranno adottarlo, anche con piccole varianti. </strong>Credetemi, funziona: il matrimonio tra Jana e Andrea dura felicemente da anni. Molti altri, celebrati in gran pompa davanti a centinaia di parenti e invitati, spesso molto meno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/27/ho-celebrato-il-matrimonio-perfetto-e-qui-vi-svelo-il-suo-format/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La bilancia che fa la mia felicità (quando è carica di branzini)</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/20/la-bilancia-che-fa-la-mia-felicita-quando-e-carica-di-branzini/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/20/la-bilancia-che-fa-la-mia-felicita-quando-e-carica-di-branzini/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 13:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[branzino]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1339</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di Lucas Jans
Da una decina d’anni accompagna la mia attività politica ma non c’entra niente con i voti e con la ricerca di consenso. E’ una bilancia molto particolare: quando la scorgo da lontano so già che ingrasserò. Più precisamente, si tratta di un casotto da pesca con rete a bilancia che alcuni miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1351" title="rete-da-pesca" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/rete-da-pesca.jpg" alt="rete-da-pesca" width="450" height="302" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/vsf/" target="_blank">Lucas Jans</a></span></p>
<p>Da una decina d’anni accompagna la mia attività politica ma non c’entra niente con i voti e con la ricerca di consenso. <strong>E’ una bilancia molto particolare: quando la scorgo da lontano so già che ingrasserò.</strong> Più precisamente, si tratta di un casotto da pesca con rete a bilancia che alcuni miei amici, amici da sempre, hanno a Cortellazzo, sulla foce del fiume Piave. <strong>La trovo puntualmente sulla mia strada ed è una vera oasi di pace e di piacere.</strong> In qualsiasi momento della giornata ti regala una sosta e anche il dolce sport del pescare senza fatica. Premendo un comando elettrico, il bilancione si immerge infatti nell’acqua per poi alzarsi senza particolare bravura. <strong>Quando riemerge, mi invade ogni volta una grandissima emozione.</strong> <strong></strong></p>
<p><strong>E’ sempre un piccolo colpo al cuore scoprire se qualcosa è rimasto nella rete. </strong>Generalmente accade. Merito di una difficile alchimia tra marea, pressione atmosferica e luna: dati complessi che lascio volentieri alla conoscenza degli esperti. <strong>Quello che conta è che si prende di tutto. </strong>Soprattutto <strong>cefali </strong>e, nei giusti periodi, anche <strong>anguille</strong>. <strong>Il colpo grosso è però il branzino. </strong>E’ capitato che pur di prenderne qualche esemplare abbia disdetto all’ultimo alcuni impegni elettorali. Non sono pentito, ne valeva la pena. Anche perché, <strong>per passare dal fiume alla forchetta, il pesce impiega appena cinque minuti. </strong>Se la pesca è abbondante, sai che l’indomani potrai continuare a far festa a casa tua. Altrimenti, se non si prende nulla (e capita spesso), si può sempre affidamento sulla cucina squisita di un ristorante a pochi passi dal casotto, praticamente convenzionato con noi ghiottoni.</p>
<p><strong>I periodi migliori per questo tipo di pesca sono i momenti di tregenda: fulmini, vento, saette, pioggia, mare grosso.</strong> E’ allora che il pesce, rifugiatosi dal mare nel fiume, viene ignominiosamente catturato. <strong>Inebrianti sono i profumi di queste notti nella bufera.</strong> Straordinarie le emozioni che si provano stando sospesi tra la terra e il mare, in attesa sul bordo della civiltà. <strong>Sensazioni che ti avvolgono e che condividi, come da tradizione, solo tra uomini. Mangiando bene, bevendo ancora meglio e parlando di politica.</strong> Una bilancia che fa la felicità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/20/la-bilancia-che-fa-la-mia-felicita-quando-e-carica-di-branzini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sono “Radio Radicale Dipendente”: Non vivo senza la tosse di Bordin</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/14/sono-%e2%80%9cradio-radicale-dipendente%e2%80%9d-non-vivo-senza-la-tosse-di-bordin/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/14/sono-%e2%80%9cradio-radicale-dipendente%e2%80%9d-non-vivo-senza-la-tosse-di-bordin/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 May 2009 07:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[bordin]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[radio radicale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1236</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di Bricolage.108
La amo da vent’anni, e non l’ho mai tradita. La amo così tanto che non posso farne a meno: quando sono in casa, in macchina, di notte, appena alzato. Amo Radio Radicale perché è uno strumento fondamentale di conoscenza politica e di informazione. Perché è una radio di libertà, anche se spesso insopportabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1241" title="radio" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/radio.jpg" alt="radio" width="450" height="302" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/bricolage108/" target="_blank">Bricolage.108</a></span></p>
<p><strong>La amo da vent’anni, e non l’ho mai tradita.</strong> La amo così tanto che non posso farne a meno: quando sono in casa, in macchina, di notte, appena alzato. <strong>Amo Radio Radicale perché è uno strumento fondamentale di conoscenza politica e di informazione. Perché è una radio di libertà, </strong>anche se spesso insopportabile per gli eccessi di quella straordinaria personalità che è Marco Pannella. Amo Radio Radicale perché ha tempi lunghi, perché fornisce approfondimenti che non trovi in nessun’altra emittente. Perché so, da buon professore, che grazie a lei s’imparano sempre un sacco di cose. Perché <strong>da oltre trent’anni mette in pratica il motto einaudiano del “conoscere per deliberare”.</strong></p>
<p><strong>I miei appuntamenti irrinunciabili con lei sono a mezzanotte, </strong>con l’anticipazione dei giornali in edicola, e la mattina presto con la mitica rassegna “Stampa e regime” del direttore Massimo Bordin. <strong>Quando giro per l’Italia e non riesco a sintonizzarmi sulle sue frequenze ci resto male:</strong> mi sento privato di uno strumento di lavoro, di una voce amica. Mi manca qualcosa e giro nervoso per la stanza con la radiolina in mano, cercando di captare il segnale. <strong>Come un rabdomante con il suo bastone alla ricerca dell’acqua,</strong> quasi come un drogato alla ricerca della sua dose giornaliera. <strong></strong></p>
<p><strong>I suoi giornalisti sono tra i migliori sulla piazza e negli anni sono diventati i miei compagni di strada. David Carretta,</strong> che ogni mattina da Bruxelles propone la lettura della stampa internazionale. E prima di lui <strong>Lorenzo Rendi, con la sua trasmissione di geopolitica sui think tank americani.</strong> <strong>Fiamma Nirenstein </strong>che ci parla di Israele o <strong>Giovanna Pajetta</strong> che ogni giovedì sera da New York ci racconta gli Stati Uniti. <strong>Emilio Targia</strong> <strong>ed Edoardo Fleischner, </strong>che la domenica mattina ci iniziano alle nuove tecnologie e all’evoluzione linguaggio multimediale. Non mi perdo neppure la rassegna stampa vaticana curata da <strong>Giuseppe Di Leo.</strong> Ma sono tutti bravi, a partire ovviamente dal caporedattore <strong>Paolo Martini. </strong>E persino <strong>Claudio Landi,</strong> che con la sua rubrica “Cindia” ci informa sulla politica e sull’economia del continente asiatico. <strong></strong></p>
<p><strong>Amo Radio Radicale e il duo bronchenolo Bordin-Pannella, soprattutto quando baruffano.</strong> L’ultima loro litigata è stata esilarante e mi ha fatto temere il peggio. Peggio che poi, menomale, non si è verificato. <strong>Il suo archivio sonoro accompagna le mie notti insonni ed è un giacimento culturale unico in Italia </strong>e probabilmente senza eguali al mondo: a oggi contiene oltre 400.000 media (cassette, nastri, mini-dv, mp3, real audio/video, flash), in parte analogici in via di digitalizzazione e in parte digitali. <strong>Una straordinaria cassaforte della nostra storia che custodisce le registrazioni di 65.780 interviste,</strong> 14.726 udienze dei più importanti processi, 20.841 dibattiti o presentazioni di libri, 7.450 assemblee, 6.605 comizi o manifestazioni ufficiali, 15.721 conferenze stampa e la voce di ben 158.225 oratori.</p>
<p><strong>Giù le mani da Radio Radicale! Toglietemi tutto, ma non lei. </strong>Perché fin dalla mattina del 26 febbraio 1976, quando iniziò a trasmettere da due stanzette a Roma in viale Villa Pamphili, non ha mai smesso di tener fede al suo slogan: <strong>“Radio Radicale. La radio che parla e che ascolta. Dentro, ma fuori dal Palazzo”. </strong>E dopo questo atto d’amore, cosa aspettate a consegnarmi la tessera ad honorem del suo fan club?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/14/sono-%e2%80%9cradio-radicale-dipendente%e2%80%9d-non-vivo-senza-la-tosse-di-bordin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’importanza di chiamarsi Brodolini. E perchè bisogna conoscerlo</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/06/l%e2%80%99importanza-di-chiamarsi-brodolini-e-perche%e2%80%99-bisogna-conoscerlo/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/06/l%e2%80%99importanza-di-chiamarsi-brodolini-e-perche%e2%80%99-bisogna-conoscerlo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 11:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[Brodolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1060</guid>
		<description><![CDATA[
Giacomo Brodolini. Chi era costui? I giovani, i meno giovani e gli ignorantelli radicalchic di destra e sinistra che, spocchiosi, ne storpiano il nome devono sapere che è stato un sindacalista (vice segretario della Cgil con Di Vittorio segretario generale) e un politico socialista della corrente di Riccardo Lombardi. Ministro del Lavoro nel secondo governo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1067" title="sito-fondaz_brodolini" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/05/sito-fondaz_brodolini.jpg" alt="sito-fondaz_brodolini" width="446" height="350" /></p>
<p><strong>Giacomo Brodolini. Chi era costui?</strong> I giovani, i meno giovani e gli ignorantelli radicalchic di destra e sinistra che, spocchiosi, ne storpiano il nome devono sapere che <strong>è stato un sindacalista</strong> (vice segretario della Cgil con Di Vittorio segretario generale) <strong>e un politico socialista della corrente di Riccardo Lombardi.</strong> Ministro del Lavoro nel secondo governo Rumor, è morto prematuramente di cancro nel luglio 1969, pochi mesi prima che il Parlamento approvasse la sua legge: lo Statuto dei Lavoratori. Un testo fondamentale che regola le condizioni di lavoro e i rapporti fra i datori di lavoro, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali. Una grande riforma economica e civile che ha migliorato e reso più libero il nostro Paese. <strong>Che c’entro io con Giacomo Brodolini? Semplice.</strong> <strong>Alla fine degli anni Settanta,</strong> già professore di Economia del Lavoro all’Università di Padova, <strong>sono arrivato ventinovenne a Roma a dirigere la rivista scientifica “Economia e lavoro” presso la Fondazione</strong> che un gruppo di amici gli aveva nel frattempo dedicato per ricordarne la figura e l’azione.</p>
<p>Della Fondazione Brodolini sono stato poi direttore dall’inizio degli anni Ottanta fino alla metà degli anni Novanta. <strong>E’ stato uno dei periodi più belli della mia vita.</strong> Tanto lavoro, pochi soldi, tante idee. All’inizio della mia collaborazione, per risparmiare, visto che non c’erano soldi per rimborsi spese, <strong>dormivo quasi di nascosto in archivio, aprendo un lettino pieghevole </strong>quando gli altri se n’erano andati e riponendolo in un angolo la mattina prima che tornassero. <strong>In quelle stanze ho conosciuto tanta gente straordinaria. Gino Giugni, Enzo Bartocci, Giuliano Amato </strong>e anche un oscuro ricercatore che poi sarebbe diventato ministro: Edo Ronchi. <strong>Per la Fondazione Brodolini è passato il meglio dei giuslavoristi e degli economisti del lavoro italiani.</strong> In quegli anni ho imparato a essere quello che sono: uno sempre dalla parte dei lavoratori (come appunto diceva Brodolini) e dei cittadini. Per questo non sopporto che si disconosca l’importanza di questo grande italiano, al quale il presidente della Repubblica ha conferito la medaglia d’oro al valor civile.</p>
<p><strong>Ricordo anche il pollo ai peperoni che, prima di tornare a Venezia, mangiavo a casa del bravissimo sindacalista Cgil e amico Gianni Celata.</strong> A prepararlo era la sua vecchia tata, che cucinava da Dio. Non solo. Ogni tanto preso da compassione, Celata mi faceva dormire a casa sua per non lasciarmi pernottare nell’archivio. Anche perché nelle afose serate estive dovevo chiudere la porta a causa del rumore, ma così facendo ben presto mi trovavo a boccheggiare per mancanza di ossigeno.<strong> Insomma, la <a href="http://www.fondazionebrodolini.it/Public/Brodolini/Home/home.aspx" target="_blank">Fondazione Brodolini</a> mi è proprio rimasta nel cuore.</strong></p>
<p><strong>Post Scriptum 1</strong> per gli amichetti di Daria: è proprio vero che certe toppe sono peggiori della “toppata” che vorrebbero nascondere o giustificare.<br />
<strong>Post Scriptum 2</strong> per Daniela, lettrice di A: sono (anche) bellissimo e pensavo che non fosse necessario doverlo scrivere…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/05/06/l%e2%80%99importanza-di-chiamarsi-brodolini-e-perche%e2%80%99-bisogna-conoscerlo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>28</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’elezione del Doge di Venezia? Un esempio per le nomine pubbliche</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/04/29/l%e2%80%99elezione-del-doge-di-venezia-un-esempio-per-le-nomine-pubbliche/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/04/29/l%e2%80%99elezione-del-doge-di-venezia-un-esempio-per-le-nomine-pubbliche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 09:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[doge]]></category>
		<category><![CDATA[nomine pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=1006</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di Ron Layters
Casualità e cooptazione. Commissioni elettorali ristrette che si allargavano per poi restringersi di nuovo. A soffietto, fino alla votazione finale. Così i miei antichi concittadini eleggevano il Doge che li avrebbe governati. Una procedura complessa e affascinante, concepita per rendere impossibile ogni corruttela e gioco di potere nelle fila della nobiltà veneziana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1007" title="venezia_sunset" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/04/venezia_sunset.jpg" alt="venezia_sunset" width="434" height="280" /><span class="fotodi"><br />
Foto di <a href=" http://www.flickr.com/photos/ronlayters/" target="_blank">Ron Layters</a></span></p>
<p><strong>Casualità e cooptazione.</strong> <strong>Commissioni elettorali ristrette che si allargavano per poi restringersi di nuovo.</strong> A soffietto, fino alla votazione finale. Così i miei antichi concittadini eleggevano il Doge che li avrebbe governati. Una procedura complessa e affascinante, concepita per rendere impossibile ogni corruttela e gioco di potere nelle fila della nobiltà veneziana. <strong>Si ricorreva</strong> infatti <strong>all’estrazione di palline metalliche con delle pinze di legno da parte del primo bambino</strong> che, alla morte del Doge, il consigliere più giovane avesse incontrato per strada uscendo dal Palazzo. Queste contenevano ciascuna il nome del candidato e si chiamavano balote (da qui la moderna parola “ballottaggio”).</p>
<p><strong>Il bambino prelevava dall’urna tante palline d’argento quanti erano i componenti del Maggior Consiglio.</strong> I nomi di trenta di loro (che non dovevano comunque appartenere alla stessa famiglia) erano però contenuti in sfere d’oro, e andavano così a costituire la prima commissione elettorale. Di questi ne venivano scartati a sorte ben 21. I nove restanti ne dovevano nominare altri 40, ridotti successivamente a 12 per ballottaggio. Questi a loro volta avevano il compito di eleggere altri 25 membri, da cui estrarne 9 che eleggessero altri 45 consiglieri, da cui estrarne a loro volta 11 che nominassero i 41 consiglieri cui sarebbe spettata finalmente l’elezione del nuovo Doge.<br />
Quest’ultimo, va detto, diventava subito prigioniero della propria condizione. Figura sostanzialmente simbolica e rappresentativa, <strong>il suo potere effettivo si limitava al comando della flotta in tempo guerra.</strong> Era costantemente controllato in ogni sua mossa,<strong> e persino l’apertura della corrispondenza doveva avvenire alla presenza di almeno quattro consiglieri.</strong> Viveva in un fasto regale, ma doveva ricorrere al proprio patrimonio per sostenere gran parte delle spese per il mantenimento del Palazzo. <strong></strong></p>
<p><strong>Gli eventuali doni ricevuti dai dignitari andavano poi ad accrescere il Tesoro di San Marco oppure finivano all’erario pubblico.</strong> Agli stessi membri della sua famiglia era fatto divieto di arricchirsi: le loro risorse venivano registrate al momento dell’elezione del congiunto e l’eventuale differenza maturata nel tempo finiva anch’essa, immancabilmente, nelle casse della Repubblica. Insomma, non un grande affare. Tant’è vero che solo in pochissimi potevano permettersi un Doge in famiglia.<br />
<strong>Questi, </strong>dunque,<strong> i particolarissimi meccanismi di elezione e le regole di comportamento imposti all’uomo più in vista nella potente Repubblica di Venezia.</strong> E<strong> se venissero applicati per le nomine pubbliche nell’Italia di oggi?</strong> Se ne vedrebbero delle belle. <strong>E, chissà, forse dei migliori.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/04/29/l%e2%80%99elezione-del-doge-di-venezia-un-esempio-per-le-nomine-pubbliche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Questo giornale non censura nessuno. Neppure Brunetta che se la prende con &#8220;A&#8221;</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2009/03/26/questo-giornale-non-censura-nessuno-neppure-brunetta-che-se-la-prende-con-a/</link>
		<comments>http://www.renatobrunetta.it/2009/03/26/questo-giornale-non-censura-nessuno-neppure-brunetta-che-se-la-prende-con-a/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 09:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Brunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nel mio piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[A]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Cazzullo]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[giornali]]></category>
		<category><![CDATA[redditi]]></category>
		<category><![CDATA[scorrettezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=557</guid>
		<description><![CDATA[
Foto di Iguana Jo
“Nel mio piccolo” mi arrabbio. Questa rubrica ha subìto un torto. Non è una questione personale, in quanto tale irrilevante, ma quel che è successo conferma la tesi che sostenevo: cedendo all’ipocrisia diffusa, si cerca di non dire quanto si guadagna. Io non solo lo dico, ma lo pubblico nel mio sito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-561" title="urlo" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/2009/03/urlo.jpg" alt="urlo" width="450" height="230" /><br />
<span class="fotodi">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/iguanajo/" target="_blank">Iguana Jo</a></span></p>
<p><strong>“Nel mio piccolo” mi arrabbio.</strong> Questa rubrica ha subìto un torto. Non è una questione personale, in quanto tale irrilevante, ma quel che è successo conferma la tesi che sostenevo: <strong>cedendo all’ipocrisia diffusa, si cerca di non dire quanto si guadagna.</strong> Io non solo lo dico, ma lo pubblico nel mio sito personale ed in quello istituzionale, del ministero. Capita, però, che <strong>i lettori di “A” si siano ritrovati fra le mani il mio articolo già accompagnato da una risposta di Aldo Cazzullo,</strong> il cui incipit, per giunta, era: “Brunetta non dice la verità”. <strong>Scusate, ma me la prendo.</strong></p>
<p><strong>Primo,</strong> perché non è corretto che si faccia leggere anticipatamente il contenuto di una rubrica, consentendo ad un collega giornalista di rispondere nella stessa pagina senza che il titolare della rubrica, cioè io, ne sappia niente. Spesso, ed è la cosa più grave, la solidarietà di casta è praticata con assoluta naturalezza. Pari alla scorrettezza.</p>
<p><strong>Secondo</strong>, perché quel che ho scritto è incontestabilmente vero e sfido chiunque a dimostrare il contrario: i miei redditi sono pubblicati, fino all’ultimo centesimo.</p>
<p><strong>Terzo</strong>, perché Cazzullo, giornalista ottimo e persona eccellente, come scrivevo allora e confermo adesso, dice di avere risposto: “Meno di un quarto di quanto guadagnano i vostri assistenti che avete fatto eleggere in Parlamento”. Posto che la cosa non mi riguarda, che se si parla con me si deve avere la cortesia di contestarmi i miei errori e le mie nefandezze, se si trovano, Cazzullo non risponde: Quanto? Una cifra, possibilmente corrispondente alla dichiarazione dei redditi. Grazie.</p>
<p><strong>Quarto</strong>, Cazzullo sostiene di essersi riletto un paio di libri e di aver scoperto che “un europarlamentare arriva a mettersi in tasca anche 30-35mila euro al mese”. Falso. Un eletto percepisce infatti l’indennità da deputato italiano a cui vanno aggiunte una diaria giornaliera di 287 euro (elargita solo in caso di presenza registrata, e quindi controllata dagli uffici della Cassa dei deputati) e una diaria mensile per spese generali di 4.025 euro. L’indennità mensile di assistenza parlamentare, che può raggiungere al massimo 15.914 euro, non può invece essere considerata parte del suo emolumento in quanto il Parlamento europeo rimborsa solo le spese effettivamente sostenute e opportunamente giustificate (i contratti degli assistenti devono infatti essere depositati e ogni sei mesi vanno prodotte le pezze giustificative dei pagamenti, compresa la parte contributiva).</p>
<p><strong>Infine, uno dei migliori giornalisti italiani sostiene che i soldi che prende un parlamentare sono pubblici, mentre quelli che prende un giornalista sono privati</strong>. Mica vero! I giornali campano anche grazie a finanziamenti statali. Osservi quel che succede negli Stati Uniti, dove il presidente Obama vuol mettere bocca sugli emolumenti da darsi ai dirigenti di una compagnia d’assicurazione per salvare la quale sono stati necessari quattrini federali.</p>
<p>Le caste accecano. Sono contro la castità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.renatobrunetta.it/2009/03/26/questo-giornale-non-censura-nessuno-neppure-brunetta-che-se-la-prende-con-a/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>37</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
