I miei libri

Un golpe chiamato rating

UN GOLPE CHIAMATO RATING. Cronaca di un complotto.

La straordinaria requisitoria del pm di Trani Michele Ruggiero che ha messo sotto accusa Standard &Poor’s e Fitch.
“Chi pretenda di ignorare queste pagine si pone automaticamente dalla parte degli oscurantisti o dei complici di un gigantesco imbroglio che ha avuto per vittima l’Italia sotto due profili: l’economia e la democrazia”.


Berlusconi deve cadere

Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto (Il giornale – FreeFoudation, 2014)

“Racconta il ministro del Tesoro di Barack Obama, Timothy Geithner, che nell’autunno del 2011 ricevette un forte invito da alte personalità europee perché convincesse il presidente degli Stati Uniti ad aderire a “un complotto”. Lo chiama proprio così, nelle sue memorie uscite nel maggio 2014 e intitolate “Stress test”. Complotto. A quella proposta scrive di aver risposto: “We can’t have his blood on our hands”. Noi non vogliamo sporcarci le mani con il suo sangue. Il sangue è il mio. Il complotto era contro di me, contro l’Italia, contro la sovranità del popolo italiano che mi aveva scelto con il voto per essere il capo del suo governo”.
Silvio Berlusconi


La mia utopia

La mia utopia (Mondadori, 2014)

Herman Melville in Moby Dick immagina che nel Pequod, la baleniera comandata dal capitano Achab, viga un sistema che non discrimina, perché ciò che conta è il merito individuale, e che assegni a ciascun lavoratore-capitalista una “pertinenza”, un salario, basato sulle competenze individuali e sui profitti, cosicché a tutti convenga che il capitale frutti il più possibile.
Renato Brunetta, in queste pagine, propone un sistema simile anche per il nostro Paese per superare la crisi, “una grande occasione per ristrutturare, per soffermarsi a capire il mondo e le sue trasformazioni, e reinterpretare idee e teorie”. Una riforma radicale che preveda il passaggio da una società a retribuzione fissa verso sistemi di partecipazione dei lavoratori ai rischi d’impresa. Solo così, realizzando un “socialismo liberale”, dove il salario non sarà più una variabile fissa e incomprimibile, si potrà compiere la transizione da un mondo di salariati in perenne bilico sul nulla della disoccupazione, a un pianeta della piena occupazione.
“Facciamo respirare la nostra società, i nostri giovani. Sviluppiamo. Investiamo. Facciamo manutenzione del nostro territorio, delle nostre case, del nostro patrimonio urbano. Restauriamo e ristrutturiamo. Modernizziamo. Costruiamo le reti del nostro futuro.”


Il grande imbroglio

Il grande imbroglio 3 (Marsilio Editori, 2014)

Dall’estate/autunno del 2011 a oggi, i tre anni che hanno sconvolto l’Italia narrati giorno per giorno con lucidità, preveggenza, amarezza, orgoglio.
In questo terzo volume alla ricerca della verità, Renato Brunetta descrive una serie continua di colpi di Stato finanziari e politici premeditati con metodica freddezza, al fine di ottenere un solo scopo: mettere le mani sulla ricchezza degli italiani. Per riuscirci era necessario – sostiene Brunetta – far fuori Berlusconi, la bestia nera delle cancellerie europee e dei poteri forti e marci di casa nostra. La verità è ormai venuta a galla e l’imbroglio è stato finalmente svelato.


Il grande imbroglio

Il grande imbroglio 2 (Marsilio Editori, 2013)

“Ho voluto raccontare la crisi che hanno vissuto l’Italia e l’Europa come una sorta di diario di bordo iniziato nei giorni della caduta del governo Berlusconi. Tutto accadeva in fretta, in maniera all’apparenza ineluttabile: noi, la maggioranza del 2008, cacciati via in malo modo, additati al pubblico ludibrio per aver portato il paese sull’orlo del baratro; le sinistre, pronte a sostituirci, ma senza il coraggio di farlo. In mezzo, i tecnici a raffreddare la transizione, che entrano nel palazzo con la giustificazione fasulla di più competenza e più credibilità. Da allora è trascorso più di un anno che ha visto susseguirsi riforme sbagliate, provvedimenti inutili o, più semplicemente, norme di ordinaria amministrazione. Ho vissuto tutto questo come un brutto sogno. Ho sentito il bisogno di spiegare l’imbroglio dello spread, chiarire l’origine della speculazione finanziaria, evidenziare chi ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso, i tanti errori fatti, le ingenuità, gli inutili conflitti interni, per testimoniare la verità, la verità dei fatti fondamentale per ogni futura convivenza civile. Finalmente questa verità comincia a venire a galla e siamo in campagna elettorale. È la democrazia. La democrazia vince sempre. La democrazia ha sempre ragione”.


Il grande imbroglio

Il grande imbroglio (Marsilio Editori, 2012)

Un’Europa allo sbando sotto la guida miope ed egoista della Germania. Una Francia debole, prima in preda all’instabilità politica che ha preceduto le elezioni presidenziali, oggi ancora alla ricerca di un ruolo. Un’Italia in cui un primo governo ha cercato di arginare la crisi europea scontrandosi con un conflitto sugli indirizzi di politica economica – Silvio Berlusconi “sviluppista” contro l’asse Merkel-Sarkozy, e Giulio Tremonti ossessivamente rigorista – e un secondo governo che rischia di sprecare l’inestimabile patrimonio politico di un appoggio parlamentare bulgaro tra errori tecnici, mediazioni impossibili, arroccamenti non necessari, e derive conservatrici e anti-politiche. Questi i protagonisti degli ultimi mesi in cui il cambio alla guida del Paese non ha mutato i problemi reali sul tappeto: il ruolo della Banca Centrale Europea, la realizzazione di una vera unione bancaria, economica, fiscale. In definitiva, una vera unione politica. Finalmente, dopo un anno di crisi, la verità sta venendo a galla.


L’occasione della crisi

L’occasione della crisi (Rubbettino, 2011)

Gli anni della crisi si sono fatti lunghi, eppure per l’economista ed europeista Renato Brunetta continuano a essere anni di straordinarie opportunità. Purtroppo in buona parte mancate. Nell’Italia delle corporazioni e dei privilegi, l’insostenibilità dell’esistente dovrebbe essere un’ottima ragione per aprire le porte al cambiamento. Se vogliamo che il riformismo finalmente prevalga è però necessario che nessuno pensi di salvarsi lasciando scivolare indietro il resto del Paese. E invece tanti, troppi continuano a testimoniare giorno dopo giorno la loro miopia e il loro egoismo. In questo libro la crisi diventa così un’occasione per parlare dell’Italia, dell’Europa, dei governi passati e del futuro che ci attende. Dalla sua lettura si ricava un affresco composito che consente di cogliere le contraddizioni ma anche le grandi occasioni che questo particolare momento sembra offrire.


La mia politica

La mia politica (Marsilio Editori, 2011)

Un capitalismo corporativo e in cerca di protezioni è sempre l’altra faccia della medaglia di uno stato dirigista, opprimente e inefficiente. La combinazione di questi due fattori è la causa principale della scarsa crescita dell’economia italiana. Da Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta ha quindi sviluppato un preciso disegno di politica economica che vede nella riforma delle istituzioni e dello stato, nel suo concreto agire attraverso la pubblica amministrazione, la condizione necessaria per rompere le strutture corporative che frenano la nostra capacità di competere efficacemente sui mercati interni e internazionali. Gli articoli che compongono questo volume testimoniano il percorso attraverso il quale si è articolata in questi tre anni la sua azione di governo: le battaglie per la riduzione della spesa pubblica, l’avvio di riforme a costo zero, gli scontri con i condizionamenti internazionali e con le antiche incrostazioni nazionali che vincolavano la politica economica, gli attacchi frontali, le strategie messe in atto e gli strumenti per realizzarle. Se molto è già stato fatto in termini di difesa dei redditi, interventi sul mercato del lavoro e ricerca di efficienza, in linea con la fermezza e l’efficacia che emergono da queste pagine, Brunetta si propone di dare una “sferzata di concorrenza” all’economia italiana nell’intento di «impegnarsi nel rafforzamento della competitività del sistema in un mondo più difficile di prima, perché più instabile e con più pericoli, ma anche con nuove opportunità».


Oggi (vi) cucino io

Oggi (vi) cucino io (Sperling & Kupfer, 2010)

Due amici, una sola passione: la cucina. Renato Brunetta (ministro, qui nelle insolite vesti di cuoco) e Fabrizio Nonis (macellaio-gastronomo noto al pubblico televisivo) hanno raccolto anni di esperienza ai fornelli in un libro dedicato a una delle ricchezze senza tempo del nostro Paese: il patrimonio della cucina regionale. Dai folpeti alla veneziana alla cassata siciliana, dai canederli tirolesi alla mitica fiorentina, gli autori ci guidano in un viaggio lungo le strade del gusto delle venti regioni d’Italia attraverso una selezione (molto personale) di oltre duecento ricette unite ai ricordi di luoghi, sapori, incontri, momenti legati al cibo e ai riti del mangiare insieme. Raccontano con chiarezza come cucinare piatti noti e piatti da riscoprire, condividono i loro piccoli segreti per reinventare una ricetta della tradizione o per variarne una assaggiata più volte, consigliano gli abbinamenti giusti con i migliori vini italiani. Arricchito da un indispensabile vademecum per reimparare l’arte antica di scegliere le carni giuste, questo volume è un goloso «menu» da preparare con un occhio sempre rivolto al vero obiettivo di chi ama stare in cucina: il benessere e il piacere di chi gusterà le sue creazioni.


Sud. Un sogno possibile

Sud. Un sogno possibile (Donzelli, 2009)

“Nel corso del tempo, si è creato nel Sud una sorta di equilibrio sociale, stabile ma perverso. Tanti sforzi, tante analisi, tanto meridionalismo hanno portato a un colossale fallimento collettivo. Come è potuto succedere? La risposta amara è: perché l’attuale “compromesso meridionale” ha goduto del consenso generale, tanto a Sud quanto a Nord. Oggi l’intera impalcatura di sprechi, menzogne, illegalità si è fatta più instabile. E’ un punto di partenza. Se ci rimbocchiamo le maniche, tutti insieme, possiamo ancora recuperare un enorme patrimonio di idee, prodotti, risorse, fino a questo momento imbrigliato, vilipeso, misconosciuto”.


Rivoluzione in corso

Rivoluzione in corso (Mondadori, 2009)

La prima battaglia di Renato Brunetta, giunto al Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, è stata quella contro l’assenteismo negli uffici pubblici. Contro i fannulloni, come la semplificazione giornalistica ha sintetizzato e come i cittadini hanno subito apprezzato. Ma è stata solo la prima in ordine di tempo, subito seguita da innovazioni e premi del merito e della produttività. E i risultati, stando alle cifre ufficiali, si vedono: il dimezzamento delle assenze per malattia, una migliore qualità dei servizi, più vaste reti per consentire ai cittadini di entrare in contatto con lo Stato e la sua amministrazione. In questo libro, Brunetta racconta quel che ha fatto e quel che intende fare: non solo la crociata contro i burocrati che danneggiano cittadini e colleghi, ma anche interventi per connettere in rete uffici che oggi si parlano solo tramite pratiche e carte bollate, misure per stabilire principi di responsabilità e meritocrazia simili a quelli usati nel settore privato, politiche di trasparenza, apertura, efficienza. Dentro a questo vero e proprio diario di bordo si mescolano i dati e le statistiche più aggiornati con i racconti della quotidiana attività, le riflessioni politiche sulla macchina statale con lo stato d’animo e le idee di un ministro che non intende arrendersi, i particolari più significativi di un progetto di grande respiro e gli aneddoti più gustosi della lotta politica, parlamentare, personale. Tutto è presentato con lo stile comunicativo che gli italiani ben conoscono: diretto, efficace e per niente burocratico. “Il succo di queste pagine è: cambiare si può, quindi si ha il dovere di farlo. Uno dei mali che affligge il nostro Paese è proprio la diffusa convinzione che tutto sia difficile, e forse anche inutile. Invece capita di verificare che una forte determinazione porta a risultati importanti, anche immediati. Cambiare si può ma a patto di sapere come e per ottenere cosa. Altrimenti siamo alle chiacchiere da politicanti, al vociare da comizianti. Queste pagine vogliono essere diverse”.


Quindici più dieci

Quindici più dieci (Marsilio Editori, 2004)

Dove va l’Unione europea? È una domanda che tutti ci poniamo in questo momento nel quale in Europa si incrociano processi importanti – l’allargamento e la nuova Costituzione – che porteranno a grandi mutamenti. L’Europa riunificata non è più quella dei padri fondatori, essa respira a due polmoni – quello occidentale e quello orientale – e guarda con attenzione alle sponde sud ed est del Mediterraneo, fino a Israele. La Nuova Europa deve essere un’unione di eguali, che rigetta le egemonie, gli assi preferenziali, i direttori. Ma questa Nuova Europa ha bisogno di una Costituzione per recuperare la propria identità, acquisire il ruolo che le spetta sulla scena internazionale, lottare contro il terrorismo, divenire più vicina ai cittadini.


Il coraggio e la paura

Il coraggio e la paura (Sperling & Kupfer, 2003)

Ci sono sempre due parti in commedia: consigliere del principe o interprete della provvidenza. Con la scomparsa delle grandi contrapposizioni ideologiche, gli interpreti della provvidenza vanno sparendo senza troppi rimpianti. Restano i consiglieri del principe e se potessi, da consigliere del principe darei un consiglio al consigliere del Principe. Gli consiglierei stante la natura delle scienze sociali e in primis dell’economia, di non prendersi mai troppo sul serio.


Economia del lavoro

Economia del lavoro (UTET, 1999)

Il mercato del lavoro non è un mercato come tutti gli altri, perché vi si scambia una “merce” del tutto particolare: una merce che pensa, impara, che reagisce, si arrabbia. Dopo due secoli in cui la teoria economica si è fondamentalmente attenuata a un solo paradigma – il lavoro operaio standard, rispetto al quale tutte le altre forme lavorative erano anomalie – oggi una potente ondata di innovazione tecnologica sta spezzando i capisaldi su cui si è costruita la società industriale. D’altra parte, questi duecento anni ci lasciano in eredità una serie di strumenti teorici che, sono insufficienti a capire pienamente il presente, costituiscono pur sempre il punto di partenza per capire di più il passato e avere meno paura del futuro. Avvalendosi di un’originale, duplice esperienza di insegnamento e di policy attiva, Renato Brunetta ripercorre la storia dell’analisi teorica sul mercato del lavoro, mettendone in luce i modelli, gli squilibri e le politiche.


Sud. Alcune idee perché il Mezzogiorno non resti com'è

Sud. Alcune idee perché il Mezzogiorno non resti com’è (Donzelli, 1995)

Secondo le ultime rilevazioni statistiche, amplificate da una battente propaganda, il Sud si starebbe ancora una volta allontanando dal resto del paese: sembra che si allarghino i divari di crescita e che aumentino ancora gli squilibri sociali. E c’è in giro una vaga sensazione che non ci sia nulla da fare, che tutto sia già stato detto, che tutto sia già stato tentato. Ritorna la voglia di chiudere la partita, quando non addirittura di separarsi definitivamente da un Mezzogiorno lasciato al proprio destino. Ma c’è ancora qualcosa da fare per il Sud, qualcosa che non sia l’abbandono fatalistico o le vecchie ricette di un meridionalismo irrimediabilmente consunto? La tesi di fondo sostenuta dall’autore di questo libro è che il Sud abbia bisogno di un grande sforzo di investimento diretto in società civile: società civile, come insieme di legalità, di capitale umano, di reti di intelligenza, di qualità sociale, di beni relazionali. Per fare questo occorrono certamente risorse finanziarie, ma soprattutto capacità e volontà di cambiare l’intero sistema dei regolatori sociali: dalla scuola alla formazione professionale, dai quadri d’impresa ai funzionari dell’amministrazione pubblica, prendendo atto, una volta per tutte, che al Sud fare queste cose è più difficile che altrove.


La fine della società dei salariati

La fine della società dei salariati (Marsilio Editori, 1994)

Qualcosa non va nelle ricche economie industriali di questa fine di millennio: reddito e produzione continuano ad aumentare, ma sono più numerosi i posti di lavoro che si distruggono rispetto a quelli che si creano. Così si ingrossano le file dei disoccupati e degli inoccupati, mentre crescono le spese per welfare e assistenza, che gravano su una percentuale di popolazione attiva sempre minore, chiamata a mantenere una quota crescente di popolazione obbligata all’inattività. Di qui contraddizioni e disparità nella distribuzione del reddito, del potere, degli stessi diritti fondamentali di cittadinanza. Come si è giunti, nell’occidente sviluppato, a creare una situazione all’apparenza senza soluzioni? L’ipotesi sulla quale Renato Brunetta ci invita a ragionare è che si sia rotto quel patto implicito fra le generazioni alla base dello sviluppo passato e dell’affermazione del modo di produzione capitalistico. Accumulazione delle tecnologie, lavoro salariato, espansione dell’industria prima del terziario poi, welfare state, non bastano più a garantire l’equilibrio economico e sociale. Che fare, allora? La via d’uscita può stare in una partecipazione attiva e responsabile dei lavoratori alla produzione e alla distribuzione della ricchezza. Brunetta vuole dimostrare che già oggi le nuove teorie economiche ci offrono gli strumenti per progettare, e magari per sperimentare, un’era di piena occupazione, non egoisticamente riservata ai paesi ricchi, ma estesa su scala globale. Queste idee potranno magari essere tacciate di utopismo ma chi vuole soffermarsi sulle proposte di Brunetta scoprirà, forse con sorpresa, che si tratta di un’utopia possibile.


La fine della società dei salariati

Squilibri, conflitto e piena occupazione (Marsilio Editori, 1982)

Il saggio di Renato Brunetta affronta lo studio della dinamica degli squilibri provocati dall’insorgere della disoccupazione nel mercato del lavoro e del ruolo dello stato in questo contesto, al fine di verificare se esiste una congruenza esplicita o implicita tra ruolo dello stato, suoi interventi, e perseguimento della massima occupazione. In altri termini l’autore si chiede se l’azione delle autorità di governo sia conforme alla sua accezione più comune (obiettivo di riduzione degli squilibri), o se viceversa sia possibile avanzare una diversa interpretazione nel momento in cui vengono introdotte nell’analisi variabili di carattere socio-politico, ponendo in primo piano obiettivi, diversi e alternativi, quali il controllo del conflitto tra le diverse parti sociali, tendenti a modificare l’ordine delle priorità di intervento. In questo quadro, la vera scelta sarebbe proprio quella tra controllo del conflitto e ottimizzazione delle risorse, in un processo di continuo bilanciamento agonistico tra le due opzioni. Ovviamente, la natura stessa del nuovo tipo di trade-off tende a regalare la nozione di piena occupazione a una funzione di variabile residuale, raggiungimento (e del suo declassamento strisciante rispetto agli scopi politici di controllo del conflitto), intervengono istituzionalmente meccanismi di compensazione di carattere assistenziale in funzione di ammortizzatori sociali.