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	<title>Renato Brunetta</title>
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		<title>Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +106</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 181 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 15 maggio 2012) è più alta di 106 punti rispetto alla media degli ultimi 181 giorni del governo Berlusconi. Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/16-maggio-tormentone-spread-facebook-e-blog.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-10429" title="16 maggio - tormentone spread - facebook e blog" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/16-maggio-tormentone-spread-facebook-e-blog.png" alt="" width="448" height="281" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 181 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 15 maggio 2012) è più alta di 106 punti rispetto alla media degli ultimi 181 giorni del governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con le prime 5 aste di BTP a 10 anni del governo Monti (dicembre 2011, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2012) emerge un rendimento medio ponderato delle prime pari al 5,53% contro un rendimento ponderato delle seconde pari al 6,30%.</p>
<p style="text-align: justify;">Una differenza (77 punti base in più nelle aste del governo Monti) approssimativamente pari alla differenza della media spread da noi calcolata ogni giorno. Con una precisazione: la media dei rendimenti dei titoli di Stato assegnati in asta è ponderato per le quantità, in milioni di euro, dei titoli emessi, mentre la media spread non può essere ponderata per le quantità di titoli scambiati in quanto la gran parte delle transazioni si svolge sul mercato secondario non regolamentato, ove gli operatori non sono sotto il controllo diretto del Tesoro e della Banca d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati sopra riportati dimostrano come l’andamento dello spread nei periodi precedenti ogni singola asta influenzi il rendimento dei titoli emessi in sede di asta e come, quindi, calcolare la media spread consenta di stimare il costo del servizio del debito per lo Stato derivante da ciascuna emissione.</p>
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		<title>I cinque errori del Professor Monti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è tutta colpa di Monti. Causa del malessere dilagante e della relativa tensione sociale nel Paese è paradossalmente la natura stessa del suo governo: quella di un esecutivo tecnico che, in quanto tale, manca della legittimazione elettorale diretta ed è appoggiato da una maggioranza formatasi anch’essa senza un’investitura proveniente dalle elezioni. Il fatto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-matrix.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9397" title="brunetta-matrix" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/brunetta-matrix.jpg" alt="" width="450" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non è tutta colpa di Monti. Causa del malessere dilagante e della relativa tensione sociale nel Paese è paradossalmente la natura stessa del suo governo: quella di un esecutivo tecnico che, in quanto tale, manca della legittimazione elettorale diretta ed è appoggiato da una maggioranza formatasi anch’essa senza un’investitura proveniente dalle elezioni. Il fatto che probabilmente il governo Monti e la maggioranza che lo sostiene non andranno insieme alle elezioni renderà anche impossibile un giudizio a posteriori da parte dei cittadini. Il governo insomma non renderà conto al Paese del proprio programma e del proprio operato né prima né dopo la conclusione del suo mandato. Insomma una situazione democraticamente delicata, soprattutto considerando come funzionano oggi le democrazie avanzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vi è di più. Mancando politicamente di una legittimazione popolare diretta e genuina e contando su una legittimazione indiretta (i rappresentati del popolo in Parlamento) distorta e contraddittoria rispetto alle piattaforme politico-programmatiche esibite agli elettori dai vari partiti che lo sostengono, il Governo si espone ad un doppio rischio.<span id="more-10422"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è che le misure adottate siano percepite come ancora più vessatorie dai cittadini perché essi non si riconoscono in chi le impone loro. Nelle democrazie del XXI secolo, il motto democratico delle grandi rivoluzioni liberali “no taxation without representation” ha acquisito un significato ancor più denso. Non si tratta solo di avere dei rappresentanti, ma di assicurare che chi tassa abbia una legittimazione politica direttamente riconducibile alla volontà espressa dal popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo rischio è che la debolezza dell’investitura popolare renda il Governo ancor più esposto alle pressioni estranee al circuito democratico: quelle delle burocrazie, quelle dei cosiddetti poteri forti, quelle del cattivo sindacato che cerca di massimizzare la rendita di posizione, in assenza di un interlocutore politico guardiano dell’interesse generale definito dalle elezioni. In mancanza della forza elettorale il Governo cede ad un abbraccio perverso, suadente, ma catturante, degli apparati e di altri stakeholders.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la natura tecnica del Governo, da forza, rischia di diventare il suo tallone d’Achille.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è da stupirsi allora che le decisioni prese, poi, siano spesso affrettate, eccessive, lontane dai problemi della gente, oppure tardive, oppure mancanti. In questi sei mesi di governo si è spesso esagerato e l’entità dei provvedimenti varati è stata sovradimensionata rispetto alla misura ottimale, compromettendo, di fatto, il raggiungimento degli obiettivi. Tecnicamente: overshooting. Un esempio: la riforma delle pensioni. Bastava fare l’ultimo miglio e completare quella precedente con le opportune e necessarie transizioni, invece il governo ha calcato la mano, producendo trecentomila esodati e generando squilibri nei flussi in entrata nel mondo del lavoro, nonché serissimi problemi in tema di produttività dei lavoratori. Per non parlare della politica economica, che ha assunto carattere talmente restrittivo da causare effetti recessivi sull’economia reale. I nostri dati macroeconomici, come misurati dalla Commissione Europea nell’ultima rilevazione di venerdì scorso, si sono rivelati peggiori di almeno un punto percentuale rispetto agli altri Paesi dell’area euro. Le maggiori entrate che l’aumento (insopportabile) della pressione fiscale ha generato per le casse dello Stato sono state completamente assorbite dalla drastica riduzione dei consumi causata dalla recessione e dal clima di incertezza sulla politica di lungo periodo del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi la crisi: probabilmente non ancora capita fino in fondo. Con la conseguenza del non fare le cose giuste, del non dire la verità. Se non vuole ascoltare me, vada a rileggersi Barack Obama, Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Olivier Blanchard, Romano Prodi, Giuliano Amato, Carlo De Benedetti, Sergio Marchionne… Vada a leggersi i segnali democratici più recenti in Nord Reno Westfalia o quelli in Grecia, dopo quelli in Francia e dopo le dimissioni di Jean Claude Juncker. L’andamento, ormai storico, di più di un anno di spread dimostra in maniera evidente che il problema è l’Europa. Il problema è la mancanza di una governance comune e forte. Il problema è la timidezza dell’Unione Europea nel (non) prendere decisioni. Il problema è la cessione di fatto (e volontaria!) della sovranità degli Stati Membri non a organi sovranazionali, istituzionalmente riconosciuti, ma a un Paese che si è imposto sugli altri, guadagnando, in termini di finanziamento del debito e di competitività, dalle debolezze altrui. Il problema è la mancanza di solidarietà e di meccanismi redistributivi; la masochistica distinzione tra Paesi rigorosi e non; la confusione ricorrente e strumentale sui concetti di rigore e crescita, che non sono opposti ma complementari. Il problema è il ruolo fortemente inadeguato della Banca Centrale Europea, che non svolge, per mandato, al contrario delle principali banche centrali del resto del mondo, una funzione di prestatore di ultima istanza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto, il governo appare in affanno e all’inseguimento degli eventi, e la giustificazione con l’emergenza finanziaria e con le aste incombenti del rinnovo dei titoli del debito non è più sufficiente, rischia di diventare ridicola. Il problema certamente esiste, ma le prospettive sempre più negative sulla crescita, che in parte dipendono dagli errori dell’esecutivo, e l’allarmismo aggravano il giudizio dei mercati, non inducendo gli operatori a investire e a consumare. Tra l’altro, collocare 200 miliardi di titoli con un punto in più di tasso di interesse rispetto al livello attuale già alto implica un aggravio di spesa di 2 miliardi, ma il danno è senz’altro minore rispetto a quel punto percentuale di PIL in meno provocato dalla politica economica sbagliata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono cinque, in particolare, gli errori del professor Monti:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Allo stato attuale della recessione è sbagliato pensare di attuare sia ulteriori aumenti di tasse sia ulteriori tagli di spesa (mentre è corretto attuare rapidamente pervasivamente la spending review per riqualificare la spesa, ma non per ridurla oggi). L’idea che la riduzione della spesa non compensata da riduzione di tasse sia espansiva è sbagliata tecnicamente. Anche il Fondo Monetario Internazionale in recenti studi (Cottarelli 2012) ha rilevato come i moltiplicatori fiscali siano variabili a seconda della fase del ciclo. Pertanto, ulteriori riduzioni del deficit, per portarlo in avanzo strutturale, hanno effetti disastrosi sulla crescita e perversi anche sul consolidamento fiscale. Conclusione: il Fiscal compact non può rimanere così come è oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"> 2. Vi sono difficoltà evidenti nella gestione fiscale e in particolare nella gestione dell’IMU. Al di là delle stime sulla tassa e sulla sua incidenza tra le varie categorie di reddito, la confusione creata e ancora in atto ha generato una situazione di allarme sociale, con riferimento alla sua entità e alle scadenze, che ha inciso negativamente sulle aspettative delle famiglie, contribuendo a deprimere i consumi. Come è noto, la materia fiscale è molto delicata e va maneggiata con cura: non in modo approssimativo, con annunci e ripensamenti. L’effetto economico che si produce attraverso l’incertezza creata da una gestione dilettantesca è negativo soprattutto in una fase recessiva in cui le reazioni di breve periodo contano. Lo stesso vale per la turbativa sul mercato immobiliare.</p>
<p style="text-align: justify;"> 3. Uguale effetto negativo ha l’incertezza creata intorno all’applicazione degli aumenti IVA. Per i seguenti motivi. L’annuncio, forse sì e forse no, degli aumenti IVA crea incertezza sulla pressione fiscale futura. Inoltre è sbagliato continuare a presentare l’aumento dell’IVA come aumento della pressione fiscale per ridurre il deficit. L’aumento dell’IVA era stato concepito, con il consenso di Confindustria e anche dei sindacati, per finanziare a parità di gettito la riduzione di altre tasse dirette, sia sulle imprese sia sulle famiglie. Si chiama svalutazione fiscale per gli effetti positivi che ha sui costi relativi della produzione interna rispetto a quella estera. È una misura attuata da altri Paesi ed è raccomandata da studi europei. Inoltre, nel brevissimo periodo l’annuncio chiaro dello “shift” tra diverse tasse può determinare un effetto positivo sui consumi immediati in quanto l’annuncio di un aumento IVA successivo anticipa i consumi previsti per il futuro. È questo che va fatto in recessione. La gestione del governo confusa e incerta crea solo apprensione con effetto contrario: posticipo dei consumi.</p>
<p style="text-align: justify;"> 4. Riforma del lavoro e articolo 18. L’effetto anche simbolico della riforma si è dissolto in un impantanamento che ha creato, anch’esso, incertezza e confusione. Qual è il risultato? Sospensione delle assunzioni da parte delle imprese per capire ciò che accade, nonché probabile aumento dei licenziamenti da parte di chi teme un peggioramento rispetto alla situazione attuale causata dal nuovo regime. Anche in questo caso l’incertezza e la confusione, con l’inevitabile distorsione mediatica nelle due direzioni interpretative. Anche l’illeggibilità diretta del testo di riforma in discussione da parte degli operatori determina una situazione peggiorativa del ciclo. Ancora una volta sembra esserci disprezzo o incuria per ciò che riguarda la congiuntura, né sono tenuti in debita considerazione gli aspetti di isteresi dei guai creati nel breve periodo, che si ripercuotono poi nel medio e lungo termine, impedendo il dispiegarsi degli effetti positivi delle riforme.</p>
<p style="text-align: justify;"> 5. E per le cose non fatte, un esempio per tutti: sul programma di dismissioni per incidere sul debito non si hanno notizie. Il governo ha dichiarato che i provvedimenti sono allo studio. Sappiamo che la materia è molto complessa, ma poiché i vertici e i tecnici dei ministeri implicati non sono cambiati e, a quanto si sa, avevano avuto incarico di studiare il problema anche dal precedente governo, non capiamo quanto ancora ci sia da studiare e quanto si tratti, invece, di un problema di decisioni. Anche questo incide su aspettative e credibilità. Non ce lo possiamo permettere. Non è neppure accettabile nel confronto con i governi precedenti, che non godevano della straordinaria maggioranza parlamentare attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Parlamento italiano ha ben fatto presenti tutte queste anomalie al governo nella risoluzione di accompagnamento al Documento di Economia e Finanza approvata il 26 aprile u.s.. Si rifaccia ad essa, professor Monti, ed è forse ancora in tempo per invertire la rotta. È importante per la credibilità del suo governo e ne ha bisogno il Paese. Un’annotazione maliziosa: valorizzi sempre e comunque il lavoro di chi lo ha preceduto, ne trarrà solo benefici: per la verità storica, e in termini di simpatia. E soprattutto, faccia in modo che la cena del 23 maggio, a Bruxelles tra capi di Stato e di governo sul tema della crescita, non si trasformi, per inconsistenza economica e politica delle decisioni che in essa verranno, forse, prese, nell’ultima cena dell’Unione. Mentre cresce, un po’ dappertutto, la voglia di tornare alle monete nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">FONTE: <em>Il Tempo</em></p>
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		<title>Spread alle stelle non è colpa di Monti ma dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è finita a 442. E si prospetta una settimana di passione. Negli ultimi due giorni lo spread fra Btp a 10 anni e corrispondenti titoli tedeschi ha superato i livelli dell&#8217;estate 2011 ed è tornato a quelli altissimi di novembre. La colpa è sempre dell&#8217;Europa che non ha saputo risolvere la crisi greca. Noi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bce1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-9629" title="bce" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/bce1.jpg" alt="" width="448" height="294" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è finita a 442. E si prospetta una settimana di passione. Negli ultimi due giorni lo spread fra Btp a 10 anni e corrispondenti titoli tedeschi ha superato i livelli dell&#8217;estate 2011 ed è tornato a quelli altissimi di novembre. La colpa è sempre dell&#8217;Europa che non ha saputo risolvere la crisi greca.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi, al contrario di quanto hanno fatto lo scorso anno l&#8217;opposizione e i vari benpensanti opinion leader, non diamo la colpa a Monti. Questa è la differenza tra chi ha a cuore il bene del Paese e chi, invece, lo mette costantemente sotto i tacchi. Da parte nostra, il massimo appoggio al governo Monti in questo momento di difficoltà, purché faccia le scelte giuste.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciando dal dire la verità sulla crisi della scorsa estate-autunno e sulle cose da fare. A partire dagli Eurobond e da una modifica dei Trattati europei per attribuire alla Banca Centrale Europea il ruolo di prestatore di ultima istanza.</p>
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		<title>Brunetta a Patroni Griffi: accà nisciuno è fesso</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In merito a quanto dichiarato oggi dal ministro Patroni Griffi, a margine di un’audizione al Senato, circa la volontà contenuta nel protocollo d’intesa sottoscritto coi sindacati ‘di andare nella direzione della riforma Brunetta’, ha già risposto analiticamente il rapporto presentato ieri dalla Corte dei Conti. Se il ministro Patroni Griffi è in buona fede disconosca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Il-ministro-della-Funzione-pubblica-Filippo-Patroni-Griffi1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10336" title="Il-ministro-della-Funzione-pubblica-Filippo-Patroni-Griffi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Il-ministro-della-Funzione-pubblica-Filippo-Patroni-Griffi1.jpg" alt="" width="448" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In merito a quanto dichiarato oggi dal ministro Patroni Griffi, a margine di un’audizione al Senato, circa la volontà contenuta nel protocollo d’intesa sottoscritto coi sindacati ‘di andare nella direzione della riforma Brunetta’, ha già risposto analiticamente il rapporto presentato ieri dalla Corte dei Conti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il ministro Patroni Griffi è in buona fede disconosca il protocollo d’intesa, nel quale non viene mai ribadita la volontà di dare piena attuazione alla riforma Brunetta. Anzi, passo dopo passo vengono smontate tutte le leggi in tema di pubblico impiego varate negli ultimi anni dal governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al ministro Patroni Griffi rispondo nella sua lingua madre: accà nisciuno è fesso. La coerenza e la correttezza del buon governare non consentono simili ipocrisie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Monti riferisca in Parlamento su politiche Ue</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:38:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In una situazione drammatica per l’Europa, in cui si fanno strada ipotesi estreme di ritorno dei singoli Stati alle monete nazionali, sarebbe altamente opportuno che il Parlamento italiano, unico organo legittimato dal voto popolare, in una fase eccezionale e delicata della democrazia del nostro Paese caratterizzata dal governo tecnico, sia messo al corrente dal Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/monti-parlamento.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10412" title="monti parlamento" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/monti-parlamento.jpg" alt="" width="448" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione drammatica per l’Europa, in cui si fanno strada ipotesi estreme di ritorno dei singoli Stati alle monete nazionali, sarebbe altamente opportuno che il Parlamento italiano, unico organo legittimato dal voto popolare, in una fase eccezionale e delicata della democrazia del nostro Paese caratterizzata dal governo tecnico, sia messo al corrente dal Presidente del Consiglio di quanto accade in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">La risoluzione di accompagnamento al Documento di Economia e Finanza (Def), approvata dal Parlamento il 26 aprile u.s. impegna il governo a farsi promotore in Europa di una politica di investimenti finalizzati allo sviluppo, sostenuta dall’emissione di Project Bond, Eurobond e Stability Bond, nonché di opportune modifiche dei Trattati, al fine di attribuire alla Banca Centrale Europea il ruolo di prestatore di ultima istanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe il caso che il Presidente Monti riferisca al più presto alle Camere sui risultati della riunione dell’Eurogruppo tenutasi ieri a Bruxelles e, anche alla luce di quest’ultima, dello stato di attuazione del mandato ricevuto dal Parlamento nell’ambito della risoluzione approvata insieme al Def.</p>
<p style="text-align: justify;">In un momento di gravi tensioni economiche e sociali, il Paese ha ancor più bisogno di essere unito e lo spirito unitario non può che partire dal Parlamento.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +105</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:54:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 180 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 14 maggio 2012) è più alta di 105 punti rispetto alla media degli ultimi 180 giorni del governo Berlusconi. Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/15-maggio-tormentone-spread-facebook-e-blog.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-10407" title="15 maggio - tormentone spread - facebook e blog" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/15-maggio-tormentone-spread-facebook-e-blog.png" alt="" width="448" height="275" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 180 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 14 maggio 2012) è più alta di 105 punti rispetto alla media degli ultimi 180 giorni del governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con le prime 5 aste di BTP a 10 anni del governo Monti (dicembre 2011, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2012) emerge un rendimento medio ponderato delle prime pari al 5,53% contro un rendimento ponderato delle seconde pari al 6,30%.</p>
<p style="text-align: justify;">Una differenza (77 punti base in più nelle aste del governo Monti) approssimativamente pari alla differenza della media spread da noi calcolata ogni giorno. Con una precisazione: la media dei rendimenti dei titoli di Stato assegnati in asta è ponderato per le quantità, in milioni di euro, dei titoli emessi, mentre la media spread non può essere ponderata per le quantità di titoli scambiati in quanto la gran parte delle transazioni si svolge sul mercato secondario non regolamentato, ove gli operatori non sono sotto il controllo diretto del Tesoro e della Banca d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati sopra riportati dimostrano come l’andamento dello spread nei periodi precedenti ogni singola asta influenzi il rendimento dei titoli emessi in sede di asta e come, quindi, calcolare la media spread consenta di stimare il costo del servizio del debito per lo Stato derivante da ciascuna emissione.</p>
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		<title>Asta Btp febbrile, ha fallito la governance europea</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati appena collocati 3,5 miliardi di Btp a 3 anni, rendimento lordo 3,91%. Livelli ancora una volta febbrili e, purtroppo, in risalita, se si considera che la stessa tipologia di titoli veniva assegnata in asta con un rendimento lordo del 2,76% a marzo e del 3,89% ad aprile. Il governo Monti ha fallito? No. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/btp.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10403" title="btp" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/btp.jpg" alt="" width="448" height="263" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sono stati appena collocati 3,5 miliardi di Btp a 3 anni, rendimento lordo 3,91%. Livelli ancora una volta febbrili e, purtroppo, in risalita, se si considera che la stessa tipologia di titoli veniva assegnata in asta con un rendimento lordo del 2,76% a marzo e del 3,89% ad aprile. Il governo Monti ha fallito? No. Come non era il governo Berlusconi la causa del cattivo andamento dei rendimenti dei titoli di Stato nella seconda metà del 2011. Chi ha fallito è l’Europa: per la mancanza di una governance comune e forte, per la timidezza nel prendere decisioni, per il ruolo statutario inadeguato della Banca Centrale Europea. I mercati ce lo dicono ormai da più di un anno; da qualche settimana lo segnalano anche i popoli sovrani, che con il voto chiedono di più. Più crescita, più sviluppo, più redistribuzione, più solidarietà, più tempismo nell’Unione. Tutto il contrario di quello che è stato fatto fino ad oggi. Se si continua a non cogliere la natura profonda di questi segnali, diventano insopprimibili (e giustificate) le tensioni di chi ha voglia di tornare alle monete nazionali.</p>
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		<title>Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +104</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[mario monti]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>

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		<description><![CDATA[Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 177 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di venerdì, 11 maggio 2012) è più alta di 104 punti rispetto alla media degli ultimi 177 giorni del governo Berlusconi.  Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/14-maggio-tormentone-spread-facebook-e-blog.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-10400" title="14 maggio - tormentone spread - facebook e blog" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/14-maggio-tormentone-spread-facebook-e-blog.png" alt="" width="448" height="284" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 177 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di venerdì, 11 maggio 2012) è più alta di 104 punti rispetto alla media degli ultimi 177 giorni del governo Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;"> Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con le prime 5 aste di BTP a 10 anni del governo Monti (dicembre 2011, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2012) emerge un rendimento medio ponderato delle prime pari al 5,53% contro un rendimento ponderato delle seconde pari al 6,30%.</p>
<p style="text-align: justify;">Una differenza (77 punti base in più nelle aste del governo Monti) approssimativamente pari alla differenza della media spread da noi calcolata ogni giorno. Con una precisazione: la media dei rendimenti dei titoli di Stato assegnati in asta è ponderato per le quantità, in milioni di euro, dei titoli emessi, mentre la media spread non può essere ponderata per le quantità di titoli scambiati in quanto la gran parte delle transazioni si svolge sul mercato secondario non regolamentato, ove gli operatori non sono sotto il controllo diretto del Tesoro e della Banca d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati sopra riportati dimostrano come l’andamento dello spread nei periodi precedenti ogni singola asta influenzi il rendimento dei titoli emessi in sede di asta e come, quindi, calcolare la media spread consenta di stimare il costo del servizio del debito per lo Stato derivante da ciascuna emissione.</p>
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		<title>I prof cambiano rotta. Flirtano coi sindacati e aiutano i fannulloni</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si muove foglia che il sindacato non voglia. Sembra uno slogan di molti anni fa, ma qualcuno, nel governo, vorrebbe tanto farlo tornare attuale. Non ci riuscirà. Non lo possiamo permettere. Perché nella pubblica amministrazione, centrale e periferica, non può venire meno il controllo sui conti, sull’organizzazione, sull’efficienza, sulla mobilità e sulla premialità dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/monti_e_patroni_griffi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10396" title="monti_e_patroni_griffi" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/monti_e_patroni_griffi.jpg" alt="" width="448" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non si muove foglia che il sindacato non voglia. Sembra uno slogan di molti anni fa, ma qualcuno, nel governo, vorrebbe tanto farlo tornare attuale. Non ci riuscirà. Non lo possiamo permettere. Perché nella pubblica amministrazione, centrale e periferica, non può venire meno il controllo sui conti, sull’organizzazione, sull’efficienza, sulla mobilità e sulla premialità dei dipendenti. Non è ammissibile che in un momento in cui si parla di razionalizzazione dei costi della Pa e si sventola con toni trionfali la spending review, si pensi di proporre una legge delega che con i principi di revisione della spesa è in totale contrasto. Né si può camuffare dietro l’armonizzazione della disciplina dei rapporti di lavoro pubblico a quella del settore privato un furbesco ritorno al passato, una pericolosa restaurazione di antichi privilegi.</p>
<p style="text-align: justify;">In tal senso, non servono grandi riforme o controriforme: basta inserire un emendamento al disegno di legge Fornero e rendere applicabile l’articolo 18 al pubblico impiego. Per quanto (non lo dico io ma il mio stesso successore nella sua lettera al Messaggero del 27 marzo) le norme “anti-fannulloni” esistono già, oltre ad applicarsi, con riferimento a soprannumero o eccedenze di personale rispetto alle esigenze funzionali e alla situazione finanziaria delle pubbliche amministrazioni, la mobilità obbligatoria.<span id="more-10395"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come si può pensare adesso, di chiedere a un partito, il Pdl, di maggioranza relativa, di cancellare una delle più rilevanti riforme avviate negli anni di governo?</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si sarebbe aspettati che il governo Monti, così risolutamente impegnato sulla strada del risanamento e del rilancio, nel quadro di una stretta collaborazione con i partner europei e con le istituzioni dell’Unione, avrebbe orgogliosamente raccolto l’invito a dare attuazione concreta ad una riforma apprezzata senza riserve. Invece no. Tutt’altro. Mi chiedo: in un momento così delicato per la vita del nostro Paese, dopo le forti perplessità a livello internazionale sulla cosiddetta riforma Fornero, c’era proprio bisogno di fare il bis?</p>
<p style="text-align: justify;">L’ipotesi di accordo con i sindacati che il ministro Patroni Griffi ha siglato nella notte tra il 3 e il 4 maggio si muove in una direzione diametralmente opposta a quanto ci chiede e si aspetta l’Europa. Ed è sbagliata fin dalla premessa. Innanzitutto, si fa riferimento al superamento della logica dei “tagli lineari”, che certamente nel caso del rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione non ha trovato spazio; in secondo luogo, si parla di creazione delle condizioni di “misurabilità, verificabilità e incentivazione della qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche”: ottimo, se i contenuti che seguono questa premessa non smentissero i buoni propositi!</p>
<p style="text-align: justify;">Non finisce qui. L’accordo che il ministro della Pubblica amministrazione vorrebbe presentare sotto forma di legge delega in Consiglio dei Ministri si articola in 5 macro-aree, che spaziano dai sistemi di misurazione, valutazione e premialità nelle Pa alla formazione del personale, passando per il ruolo, le funzioni e la responsabilità della dirigenza pubblica. Ma c’è un punto che prevale su tutti: la definizione di un nuovo modello di relazioni sindacali. In altre parole: il blocco, la restaurazione, il ritorno al passato. Non si muove foglia che il sindacato non voglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: l’intervento sindacale nelle procedure di mobilità, così come faticosamente riformate con la legge di stabilità (ultimo atto del governo Berlusconi), rischia di restaurare lo status quo ante, rivelatosi paralizzante e inidoneo a conseguire un uso efficiente delle risorse di personale. Sappiano gli italiani che fino alle riforme Brunetta non si è riusciti a spostare nessuno dei 6 milioni e 500 mila dipendenti pubblici; nessuno è stato messo in cassa integrazione in ragione del fatto che la sua funzione non esistesse più e nessuno, di fatto, è mai stato licenziato.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, dietro la suadente enunciazione di una “razionalizzazione e semplificazione dei sistemi di misurazione, valutazione e premialità”, si nasconde in realtà il chiaro intento di smantellare il sistema delle fasce, cardine della riforma Brunetta nella materia della premialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi si dica, quindi, che il percorso che il governo vuole compiere punta a estendere la riforma Brunetta: non è vero. Nel merito, è chiara la posizione del segretario del Pdl Alfano, &#8220;la riforma Brunetta sulla pubblica amministrazione non si tocca&#8221;, e del presidente Berlusconi, &#8220;voteremo solo ciò che ci convince&#8221;. Appunto, la controriforma della Pa non ci convince. Né tale controriforma era nel programma di governo che il presidente Monti ha presentato al Parlamento e su cui è stata votata la fiducia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi aspettavo che in poco tempo si riuscisse a fare molto, come è avvenuto in tema di semplificazione. Invece no: si è totalmente invertita la rotta. Tutto sta tornando come prima e quanto si accinge a fare il governo ne è la controprova. Ne è una prova anche il ritrovato aumento delle assenze dei dipendenti pubblici nelle Pa: l’ultimo dato disponibile, aggiornato a febbraio 2012, ci dice che l’assenteismo è aumentato del 12,2%, contro una riduzione, a febbraio 2009, del 39,8%. Bei tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si rilegga, ministro Patroni Griffi, l’ipotesi di accordo che ha siglato la notte tra il 3 e il 4 maggio e, se non intendeva scrivere quello che poi ha effettivamente messo nero su bianco, la ritiri. Ammetta di aver ceduto, per qualche ora, al canto delle sirene dei sindacati, ma torni in sé, torni a lavorare con la competenza e l’equilibrio che l’hanno sempre contraddistinta. La gravità dell’irrimediabile passo indietro che con quell’accordo si rischia di compiere fa male a tutti, cittadini in primis. E nuoce alla fiducia che una maggioranza straordinaria in Parlamento ha riposto nell’esecutivo tecnico: non può essere tradita da un oscuro e regressivo accordo sindacale o da una impaludante legge delega.</p>
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		<title>Dico no alla controriforma della Pa</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2012/05/12/dico-no-alla-controriforma-della-pa/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 08:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il ministro Patroni Griffi dice di voler applicare la mia riforma a tutta la Pa? Non è così. E&#8217; partita un&#8217;operazione che ha rimesso in pista il concetto del &#8216;non si muove una foglia che il sindacato non voglia&#8217;. Non ci sarà più nessun controllo sulle dinamiche salariali e viene eliminato il principio del merito. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Palazzo_Vidoni_Roma8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7018" title="Palazzo_Vidoni_Roma" src="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/Palazzo_Vidoni_Roma8.jpg" alt="" width="450" height="343" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il ministro Patroni Griffi dice di voler applicare la mia riforma a tutta la Pa? Non è così. E&#8217; partita un&#8217;operazione che ha rimesso in pista il concetto del &#8216;non si muove una foglia che il sindacato non voglia&#8217;. Non ci sarà più nessun controllo sulle dinamiche salariali e viene eliminato il principio del merito. E il tutto con l&#8217;ipocrisia di implementare il mio lavoro&#8221;. Così l&#8217;ex ministro per la Pubblica amministrazione e deputato del Pdl Renato Brunetta in un&#8217;intervista pubblicata oggi da &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; cambiato qualcosa. D&#8217;ora in poi &#8211; sottolinea &#8211; se il governo tenterà di varare controriforme come quella sulla pubblica amministrazione, ma non solo, non avrà più la maggioranza. Bocciatura senza aver letto il Ddl? Rispondo con le stesse parole utilizzate nella lettera che ho scritto a Monti tre giorni fa: sarebbe veramente un pessimo segnale se si verificasse una imperdonabile retromarcia sul piano dei risultati conseguiti nell&#8217;organizzazione della Pa. Risultati che, lo ripeto, andrebbero invece pianamente attuati nell&#8217;interesse di un Paese che vuole finalmente &#8211; conclude Brunetta &#8211; liberarsi delle zavorre che stanno finendo per soffocarlo&#8221;.<span id="more-10388"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/int.-sole.pdf">LEGGI L&#8217;INTERVISTA</a></strong></span></p>
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