Blog

21 maggio 2012

Tormentone spread. Il termometro del rischio italiano

L’andamento degli spread nel periodo settembre-ottobre 2011, che ha portato all’esplosione di novembre 2011 e alla crisi del governo Berlusconi, è assolutamente sovrapponibile, per arco temporale, punti base e inclinazione, all’andamento di metà marzo-metà maggio 2012 (da 290-291 punti base a 439-442).

I rendimenti lordi dei Btp a 10 anni assegnati in asta confermano la tendenza: a settembre e ottobre 2011 i Btp a 10 anni registravano un rendimento lordo rispettivamente del 5,22% e 5,86%; nelle aste di marzo e aprile 2012 i rendimenti si sono attestati rispettivamente al 5,50% e 5,84%. Una riduzione degli spread si era verificata tra metà dicembre 2011 e metà marzo 2012 grazie all’intervento della Bce, che ha fornito liquidità al sistema bancario europeo per più di 1.000 miliardi di euro a un tasso di interesse dell’1%.

Se la storia si ripete è possibile prevedere, con le dovute cautele, una nuova esplosione degli spread nell’arco di due settimane. Il problema è sempre la Grecia, l’incapacità dell’Europa di prendere decisioni e il ruolo inadeguato della Bce. Read the rest of this entry »


Il governo dei prof ha perso l’agenda sull’Italia digitale

E’ davvero un gran peccato, una buona occasione, l’ennesima, sprecata. “L’obiettivo del Semplifica Italia, varato il 10 febbraio, è di modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, puntando sull’agenda digitale e l’innovazione”. Con questa frase iniziava il paragrafo “semplificazioni” del dossier “governo Monti: l’attività dei primi 100 giorni”, presentato in pompa magna dall’esecutivo guidato dal professore lo scorso 24 febbraio. A tre mesi da quel documento, a tre mesi dall’annuncio di un’Agenda digitale italiana e, soprattutto, a sei mesi dall’insediamento del nuovo governo tutti i buoni propositi, gli ottimi presupposti sono ancora lettera morta.

La scorsa settimana il premier, inaugurando il Forum Pa 2012, ha affermato che “presto ci sarà il piano d’azione per l’Agenda digitale”. Beh, non se la prenda a male il professore, ma cominciamo a nutrire qualche dubbio. Dopo la confusione delle deleghe sull’innovazione o la regia virtuale per l’agenda digitale ora il piano d’azione che non c’è. Nessuno mette in dubbio la volontà del premier di accelerare sul digitale ma qualche fatterello oramai avremmo dovuto vederlo. Read the rest of this entry »


Blog

20 maggio 2012


Blog

20 maggio 2012


Blog

19 maggio 2012


Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +110

Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 183 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 17 maggio 2012) è più alta di 110 punti rispetto alla media degli ultimi 183 giorni del governo Berlusconi.

Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con le prime 5 aste di BTP a 10 anni del governo Monti (dicembre 2011, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2012) emerge un rendimento medio ponderato delle prime pari al 5,53% contro un rendimento ponderato delle seconde pari al 6,30%.

Una differenza (77 punti base in più nelle aste del governo Monti) approssimativamente pari alla differenza della media spread da noi calcolata ogni giorno. Con una precisazione: la media dei rendimenti dei titoli di Stato assegnati in asta è ponderato per le quantità, in milioni di euro, dei titoli emessi, mentre la media spread non può essere ponderata per le quantità di titoli scambiati in quanto la gran parte delle transazioni si svolge sul mercato secondario non regolamentato, ove gli operatori non sono sotto il controllo diretto del Tesoro e della Banca d’Italia.

I dati sopra riportati dimostrano come l’andamento dello spread nei periodi precedenti ogni singola asta influenzi il rendimento dei titoli emessi in sede di asta e come, quindi, calcolare la media spread consenta di stimare il costo del servizio del debito per lo Stato derivante da ciascuna emissione.


Bersani studi prima di fare dichiarazioni superficiali

Leggo dalle agenzie che non passa giorno senza che Pier Luigi Bersani non chieda al premier di battere i pugni sul tavolo in materia di Europa. In particolare, ieri il segretario del Pd invitava il presidente Monti a porre a livello di Ue ‘il tema delle tappe forzate verso il rientro del debito già nel 2013, accettate l’estate scorsa dal governo Berlusconi’.

Mi si rizzano i capelli.

Uno: la riduzione del debito pubblico entro un limite massimo del 60% rispetto al Pil è una previsione del Fiscal Compact, approvato nell’ambito del Consiglio Europeo del 2 marzo u.s., cui ha partecipato, in quanto capo di governo, il presidente Monti.

Due: Al contrario, l’estate scorsa, quando è stato approvato il Six-Pack, cui lo stesso Fiscal Compact fa riferimento in tema di piani di rientro dal debito pubblico per gli Stati Membri, il presidente Berlusconi ha chiesto e ottenuto di considerare, ai fini della definizione con la Commissione Europea di tali piani, “altri fattori rilevanti”, quale, per esempio, l’indebitamento privato. Prendendo in considerazione entrambi questi fattori in maniera aggregata, infatti, l’Italia sarebbe seconda in quanto a sostenibilità solo alla Germania. Ma soprattutto, se si riconsiderassero in tal senso i parametri del Fiscal Compact, il nostro Paese sarebbe chiamato a uno sforzo di riduzione del debito pubblico minore almeno della metà rispetto alle manovre del 3% annuo del Pil per 20 anni attualmente previste. Sarà compito del governo italiano, se ha davvero a cuore l’interesse del Paese, far rispettare quanto già deciso in tema di fattori rilevanti con il governo Berlusconi.

Studi, segretario Bersani, prima di fare dichiarazioni superficiali e affrettate. A quanto pare l’ossessione non gli è ancora passata.