Fmi chiede al governo la riforma del lavoro e misure per la crescita

Letture frettolose e superficiali del Rapporto del Fondo Monetario Internazionale sull’Italia, reso noto ieri al termine della missione annuale cominciata il 3 maggio e svolta in ossequio all’articolo IV del proprio Statuto.

A leggere il documento ufficiale emerge che il governo Monti non è stato bocciato: gli si riconosce di aver varato importanti provvedimenti finalizzati al consolidamento dei conti pubblici, che consentiranno un surplus di bilancio pari al 4% del Pil nel 2013, nonché di aver introdotto la regola del pareggio di bilancio in Costituzione. Ma neanche promosso: lo si invita a fare di più, soprattutto per la crescita, e ad accelerare il varo di riforme strutturali. Insomma: ammesso con riserva. Read the rest of this entry »


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17 maggio 2012

Da Berlusconi a Monti. Lo spread torna dov’era

L’andamento degli spread nel periodo settembre-ottobre 2011, che ha portato all’esplosione di novembre 2011 e alla crisi del governo Berlusconi, è assolutamente sovrapponibile, per arco temporale, punti base e inclinazione, all’andamento di metà marzo-metà maggio 2012 (da 290-291 punti base a 439-442).

I rendimenti lordi dei Btp a 10 anni assegnati in asta confermano la tendenza: a settembre e ottobre 2011 i Btp a 10 anni registravano un rendimento lordo rispettivamente del 5,22% e 5,86%; nelle aste di marzo e aprile 2012 i rendimenti si sono attestati rispettivamente al 5,50% e 5,84%. Una riduzione degli spread si era verificata tra metà dicembre 2011 e metà marzo 2012 grazie all’intervento della Bce, che ha fornito liquidità al sistema bancario europeo per più di 1.000 miliardi di euro a un tasso di interesse dell’1%.

Se la storia si ripete è possibile prevedere, con le dovute cautele, una nuova esplosione degli spread nell’arco di due settimane. Il problema è sempre la Grecia, l’incapacità dell’Europa di prendere decisioni e il ruolo inadeguato della Bce.


Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +108

Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 182 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 16 maggio 2012) è più alta di 108 punti rispetto alla media degli ultimi 182 giorni del governo Berlusconi.

Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con le prime 5 aste di BTP a 10 anni del governo Monti (dicembre 2011, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2012) emerge un rendimento medio ponderato delle prime pari al 5,53% contro un rendimento ponderato delle seconde pari al 6,30%.

Una differenza (77 punti base in più nelle aste del governo Monti) approssimativamente pari alla differenza della media spread da noi calcolata ogni giorno. Con una precisazione: la media dei rendimenti dei titoli di Stato assegnati in asta è ponderato per le quantità, in milioni di euro, dei titoli emessi, mentre la media spread non può essere ponderata per le quantità di titoli scambiati in quanto la gran parte delle transazioni si svolge sul mercato secondario non regolamentato, ove gli operatori non sono sotto il controllo diretto del Tesoro e della Banca d’Italia.

I dati sopra riportati dimostrano come l’andamento dello spread nei periodi precedenti ogni singola asta influenzi il rendimento dei titoli emessi in sede di asta e come, quindi, calcolare la media spread consenta di stimare il costo del servizio del debito per lo Stato derivante da ciascuna emissione.


Tormentone spread, Monti vs Berlusconi: +106

Operazione “Tormentone spread”. La media dello spread nei primi 181 giorni di Monti al governo (aggiornata al dato di ieri, 15 maggio 2012) è più alta di 106 punti rispetto alla media degli ultimi 181 giorni del governo Berlusconi.

Confrontando le ultime 5 aste del governo Berlusconi (luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre 2011) con le prime 5 aste di BTP a 10 anni del governo Monti (dicembre 2011, gennaio, febbraio, marzo e aprile 2012) emerge un rendimento medio ponderato delle prime pari al 5,53% contro un rendimento ponderato delle seconde pari al 6,30%.

Una differenza (77 punti base in più nelle aste del governo Monti) approssimativamente pari alla differenza della media spread da noi calcolata ogni giorno. Con una precisazione: la media dei rendimenti dei titoli di Stato assegnati in asta è ponderato per le quantità, in milioni di euro, dei titoli emessi, mentre la media spread non può essere ponderata per le quantità di titoli scambiati in quanto la gran parte delle transazioni si svolge sul mercato secondario non regolamentato, ove gli operatori non sono sotto il controllo diretto del Tesoro e della Banca d’Italia.

I dati sopra riportati dimostrano come l’andamento dello spread nei periodi precedenti ogni singola asta influenzi il rendimento dei titoli emessi in sede di asta e come, quindi, calcolare la media spread consenta di stimare il costo del servizio del debito per lo Stato derivante da ciascuna emissione.


I cinque errori del Professor Monti

Non è tutta colpa di Monti. Causa del malessere dilagante e della relativa tensione sociale nel Paese è paradossalmente la natura stessa del suo governo: quella di un esecutivo tecnico che, in quanto tale, manca della legittimazione elettorale diretta ed è appoggiato da una maggioranza formatasi anch’essa senza un’investitura proveniente dalle elezioni. Il fatto che probabilmente il governo Monti e la maggioranza che lo sostiene non andranno insieme alle elezioni renderà anche impossibile un giudizio a posteriori da parte dei cittadini. Il governo insomma non renderà conto al Paese del proprio programma e del proprio operato né prima né dopo la conclusione del suo mandato. Insomma una situazione democraticamente delicata, soprattutto considerando come funzionano oggi le democrazie avanzate.

Ma vi è di più. Mancando politicamente di una legittimazione popolare diretta e genuina e contando su una legittimazione indiretta (i rappresentati del popolo in Parlamento) distorta e contraddittoria rispetto alle piattaforme politico-programmatiche esibite agli elettori dai vari partiti che lo sostengono, il Governo si espone ad un doppio rischio. Read the rest of this entry »


Spread alle stelle non è colpa di Monti ma dell’Europa

Oggi è finita a 442. E si prospetta una settimana di passione. Negli ultimi due giorni lo spread fra Btp a 10 anni e corrispondenti titoli tedeschi ha superato i livelli dell’estate 2011 ed è tornato a quelli altissimi di novembre. La colpa è sempre dell’Europa che non ha saputo risolvere la crisi greca.

Noi, al contrario di quanto hanno fatto lo scorso anno l’opposizione e i vari benpensanti opinion leader, non diamo la colpa a Monti. Questa è la differenza tra chi ha a cuore il bene del Paese e chi, invece, lo mette costantemente sotto i tacchi. Da parte nostra, il massimo appoggio al governo Monti in questo momento di difficoltà, purché faccia le scelte giuste.

Cominciando dal dire la verità sulla crisi della scorsa estate-autunno e sulle cose da fare. A partire dagli Eurobond e da una modifica dei Trattati europei per attribuire alla Banca Centrale Europea il ruolo di prestatore di ultima istanza.


Brunetta a Patroni Griffi: accà nisciuno è fesso

In merito a quanto dichiarato oggi dal ministro Patroni Griffi, a margine di un’audizione al Senato, circa la volontà contenuta nel protocollo d’intesa sottoscritto coi sindacati ‘di andare nella direzione della riforma Brunetta’, ha già risposto analiticamente il rapporto presentato ieri dalla Corte dei Conti.

Se il ministro Patroni Griffi è in buona fede disconosca il protocollo d’intesa, nel quale non viene mai ribadita la volontà di dare piena attuazione alla riforma Brunetta. Anzi, passo dopo passo vengono smontate tutte le leggi in tema di pubblico impiego varate negli ultimi anni dal governo Berlusconi.

Al ministro Patroni Griffi rispondo nella sua lingua madre: accà nisciuno è fesso. La coerenza e la correttezza del buon governare non consentono simili ipocrisie.