Così cucino io…

«Se dovessi andare in esilio come capitò al nostro Daniele Manin, e mi capita di pensarci, aprirei un ristorantino con pochi ma buonissimi piatti. Lo chiamerei “Viva L’Italia”». Ai fornelli, in ogni caso, Renato Brunetta ci sta già ora. Al punto da scrivere assieme a Fabrizio Nonis, macellaio di Cinto Caomaggiore, Venezia, noto ai telespettatori, un libro di ricette. Uscirà a Natale per i tipi della Sperling & Kupfer, titolo: “Adesso (vi) cuciniamo noi”, sottotitolo: “Ricette, ricordi e varie umanità”. Il ricavato in beneficenza.

Ministro Brunetta, lei sa cucinare? «La cucina è una mia passione, da dilettante ovviamente. Ho imparato da mia madre: da ragazzino, nei lunghi pomeriggi invernali, le pause dello studio del latino, del greco e della matematica, erano in cucina ad aiutarla. Lì ho imparato la manualità: pulire il pollo, preparare il soffritto, “menar” il baccalà mantecato».

Fa anche la spesa? «Quando ci riesco, sì. A Venezia al mercato di Rialto o a Santa Margherita, o al barcone di San Barnaba. Fu al barcone che acquistai i fondi di carciofo per Maurizio Belpietro: un giorno era a Venezia, vide i fondi e mi chiese cos’erano. Quando li mangiò, cucinati con le mie istruzioni, mi chiamò per ringraziarmi: lì nacque la nostra amicizia».

Adesso il libro con Fabrizio Nonis: com’è nata questa collaborazione? «Io sono un anomalo, alla tivù guardo le trasmissioni di cucina. E tra tutte, seguivo su Sky “In punta di coltello”, dove c’erano un macellaio e un cuoco che proponevano i piatti che piacciono a me: due-tre passaggi, niente di laborioso. Non sapevo chi fossero quei due, ero convinto che la trasmissione fosse ambientata in Toscana. E invece un giorno, alcuni anni fa, incrocio a Tele Pordenone il macellaio, il mio “idolo” della carne, Fabrizio Nonis. Registravano lì. E siamo diventati amici. Un anno fa abbiamo deciso di scrivere insieme un libro per beneficenza».

Ricette, ricordi, amenità. Ad esempio? «Ad esempio come mangiar bene all’Harry’s Bar a Venezia e spendere poco».

Forse conoscendo bene Arrigo Cipriani? «No, no. Si fa così: non rinunciare al Bellini, l’aperitivo. Non prendere antipasti. Ordinare il vino sfuso che tra l’altro è molto buono. E scegliere un unico piatto: il risotto primavera o l’ossobuco o il pollo al curry. Niente superalcolici, ché fanno male e non solo al portafoglio. Se si vuole il caffè, assolutamente sì ai dolci. Che vanno assaggiati tutti: un pezzettino, un pezzettino, un pezzettino. Fatto così, mangi tanto e bene e il prezzo è abbordabile».

Cerca di risparmiare anche con la spesa? «Ho imparato da mia madre che andava al mercato verso l’orario di chiusura delle bancarelle. È l’ora in cui fai gli affari. Magari la merce è un po’ meno bella, l’uva un po’ ammaccata, ma basta non fare gli schizzinosi e ne compri due-tre chili al prezzo di uno».

È vero che mangia lo yogurt scaduto? «Certo, è buono lo stesso. E al supermercato non perdo mai il banco delle occasioni: trovi i “culetti” di prosciutto che sono la parte più buona e li paghi la metà, i latticini in scadenza».

Non lo farà per bisogno. «No, per il ricordo di mia madre. Ma anche per razionalità della spesa. Si può mangiare bene senza spendere un patrimonio. Io, le mamme che comprano la soglioletta per il figlioletto, non le posso vedere. Meglio il “passarin”. E il pesce azzurro».

Abbini un piatto a un politico. Il premier? «Berlusconi ama il gelato al pistacchio».

Il Capo dello Stato? «Con Napolitano a Strasburgo abbiamo mangiato il pot-au-feu, un bollito alla francese con le verdure che nuotano nel brodo».

Umberto Bossi? «Non ho mai pranzato con lui, ma non avrei dubbi: pane e salame».

E che dice dei “peperoncini” che Bossi rifila a Galan? «Non ho visto nulla».

Favorevole alle monoporzioni da single? «Se ne è parlato, anche Gualtiero Marchesi faceva i piatti monodose, ma non hanno sfondato. Piuttosto, darei il Premio Nobel alla chimica, oltre che all’arte culinaria, a Giovanni Rana: con le sue vaschette la pasta fresca dura giorni, si cuoce in pochi minuti ed è buonissima. Rana è un grande benefattore dell’umanità».

È un cultore della tovaglia o della tovaglietta all’americana? «Mi piace la tovaglietta, ma passa in secondo piano rispetto alle posate. Ho scoperto le posate belle, come i coltelli forgiati di Maniago. E l’argenteria, anche se ci sono arrivato tardi: ho scoperto che la Banca di Roma fa l’asta del monte dei pegni, lì se ci riesco compro solo posate di San Marco. Le prendi a peso, le ho tutte spaiate. Come i bicchieri: ogni tanto vado a Murano a prendere le occasioni».

Alda Vanzan – Domenica 22 Agosto 2010, Il gazzettino

Un Commento a “Così cucino io…”

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