“METTIAMOCI LA FACCIA”: AUMENTA DEL 10% LA DIFFUSIONE SUL TERRITORIO NAZIONALE RISPETTO AL MESE PRECEDENTE

Sono più di 160 le pubbliche amministrazioni che hanno aderito all’iniziativa “Mettiamoci la faccia”, il sistema di rilevazione della soddisfazione dei servizi pubblici attraverso l’ausilio delle emoticon (le cosiddette ‘faccine’), promosso dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta. Nel mese di aprile si sono infatti aggiunti i Comuni di Balmuccia (VC), Castelplanio (AN), Chieri (TO), Chignolo Po (PV), Gazoldo degli Ippoliti (MN), Ostra Vetere (AN), Paganico Sabino (RI), Sperlonga (LT). Nel frattempo hanno avviato la rilevazione la CCIAA Crotone e i Comuni di Bovolone (VR), Brolo (ME), Celenza sul Trigno (CH), Chignolo Po (PV), Ospedaletti (IM), Pietrasanta (LU), Pimentel (CA), San Marco dei Cavoti (BN), Comune di Vietri di Potenza (PT). ACI, INPS e il Comune di Reggio Calabria hanno inoltre esteso la rilevazione a nuove sedi. Hanno poi formalizzato il Piano di sperimentazione i Comuni di Città di Castello (PG), Deruta (PG), Sperlonga (LT) e la Provincia di Salerno.
Significativa la crescita della diffusione territoriale nell’ultimo mese: gli uffici al pubblico dotati di emoticon sono più di 300 (+11% rispetto al mese di marzo) mentre gli sportelli con le ‘faccine’ sono ormai 1.250 (+10%). Per quanto concerne la diffusione territoriale, il maggior numero di sedi e sportelli è concentrato nel Nord Est (87 sedi e 347 sportelli). A essere maggiormente monitorati sono i servizi legati al rilascio di certificati e documenti e quelli in materia di lavoro e previdenza sociale. Inoltre, sull’intero territorio nazionale, sono sottoposti a valutazione tramite emoticon anche 42 servizi web e 14 telefonici.
Nel solo mese di aprile i giudizi espressi sono stati più di 350mila (nuovo record mensile), portando le valutazioni complessive poco al di sotto dei 2,5 milioni. Per i servizi di sportello, la partecipazione più alta si registra al Sud e nelle Isole (dove vota quasi un utente su 4) mentre risulta minore la propensione nel Nord Ovest (21%), al Centro (18%) e nel Nord Est (17%). In termini di gradimento i risultati continuano a essere positivi: le faccine verdi sono infatti largamente prevalenti in tutti i canali (91% per gli sportelli, 79% per il telefono, 79% per il web). Rispetto al livello di soddisfazione, il dato complessivo registra nel mese di aprile una crescita del 6% dei giudizi positivi.

2 Commenti a ““METTIAMOCI LA FACCIA”: AUMENTA DEL 10% LA DIFFUSIONE SUL TERRITORIO NAZIONALE RISPETTO AL MESE PRECEDENTE”

  1. LIBERALVOX scrive:

    Davvero gli Statali sono la causa di tutti i mali?

    Del pubblico impiego in questa legislatura se n’è detto peste e corna. Il ministro della funzione pubblica ha saputo, fino ad oggi, gettare solo fango su quella categoria che “indegnamente” rappresenta in parlamento e che pubblicamente vilipende ad ogni occasione. Ma mai nessuno, nè la stampa, nè il governo, nè tantomeno il sindacato hanno mai speso una parola di disapprovazione contro le folli esternazioni del ministro:
    un cane sciolto – nella fattispecie un “bassotto-inviperito” – libero di abbaiare quando, come e dove vuole, assolutamente “OFFENSIVO” nei confronti degli Statali, ma del tutto “INoffensivo” quando si tratta di mordere realmente i veri problemi che affliggono la P.A.! Tuttavia sembrano lontani i tempi in cui Brunetta mandava a quel paese non solo la Cgil, ma l’intero sindacato, l’altra casta. Tutti ricorderete Renato Zaltieri, segretario della Cisl di Brescia beccarrsi, illo tempore, un bel “Vaffanculo tu e il sindacato” da Brunetta! Oggi che si paventano tagli agli stipendi dei fannulloni, sull’onda di eurolandia, Renato Brunetta, il fustigatore dei fannulloni, ci ripensa e fa marcia indietro. ”Nessun taglio agli stipendi degli Statali! Invito tutto il mondo sindacale a stare dalla nostra parte”. Lo ha detto il ministro della funzione pubblica, che, intervenendo al convegno inaugurale del Forum P.a. 2010, ha sottolineato l’importanza della riforma della pubblica amministrazione e del federalismo fiscale. ”In questo momento particolare del Paese, dobbiamo concentrarci ed essere coesi su queste due grandi riforme, che sono i due pilastri che reggono poi tutte le altre riforme e che fanno funzionare lo Stato. Il sindacato vero non è quello che difende i diritti dei propri iscritti. Posso aver fatto qualche errore – ha aggiunto – se così è stato, l’ho fatto in buona fede, cioè per stare dalla parte della gente, dei più deboli”. Stia tranquillo Signor Ministro. Il sindacato in Italia non è mai stato dalla parte dei lavoratori ed anche in questa occasione non sarà capace di deluderLa! Di fatto, cosa fanno Cgil, Cisl e Uil? Di cosa parlano? Dove vivono? Ma chi rappresentano, se non i loro strettissimi e personalissimi interessi? Ma li avete visti arrivare ad una assemblea o ad una manifestazione? Si presentano con la macchina di servizio, l’autista, la scorta e… il portafoglio sempre gonfio! I lavoratori a stipendio fisso e i pensionati di un’Italia a due velocità, non si riconoscono più nei loro privilegi, nella loro corruzione, nei loro sprechi e nelle loro manovre tutte tese a distorcere la realtà dei fatti! Vergognatevi voi tutti che state trascinando la vita di questo Paese nel baratro e manovrate il futuro di ognuno di noi come se fossimo dei pupazzi! Uscite fuori e guardatevi intorno, portate i vostri passi nei vicoli, nelle piazze, nelle scuole, negli uffici pubblici, nelle case, nelle corsie degli ospedali… lì troverete gli effetti del vostro disastro! Ma quale cambiamento state attuando, chi rappresentate? Ci state soltanto frugando nelle tasche per rubarci anche l’ultimo spicciolo! Guardate per una volta nelle vostre tasche, nei vostri privilegi, nelle vostre indennità, nei vostri doppi e triplici stipendi ed in tutto ciò che lo Stato vi rimborsa a danno di tutti… Ecco il vero spreco! Ecco il vero deficit! Questi gli unici tagli da fare! Smettiamola con questa politica ridicola e vergognosa! Ciò che manca in Italia non sono nuove leggi e altre tasse. Di norme e di tasse ce ne sono fin troppe! Mancano i controlli e le ispezioni in tutti i settori! Andiamo a controllare l’operato in termine di qualità di ogni pubblica amministrazione, le piante organiche, il carico di lavoro e la produttività di ogni singolo dirigente! Quanti dovrebbero andarsene a casa? Quanti di questi non hanno le vere capacità dirigenziali e si nascondono dietro al dito del politico di turno o dietro il lavoro dell’impiegato più esperto? E in tutto questo, secondo la ‘sindacal-politica’, gli impiegati sono la causa di tutti i mali! Smettiamola col ridicolo ed abbiate il coraggio di chiuderla con questa farsa per ridare l’orgoglio che merita a questo Paese, una vita dignitosa ed un futuro possibile a tutti! Un sindacato serio, un sindacato degno di questo nome, un sindacato fatto realmente dai lavoratori e non da aspiranti parlamentari, neanche immaginerebbe un simile scenario! Purtroppo, oggi, chi campa di stipendio e sopravvive di pensione, non ha difesa, non ha armi per tutelare il potere d’acquisto delle proprie retribuzioni. Dal momento che, da una parte il sindacato, tronfio e sazio dei suoi privilegi, non è più rappresentativo dei reali bisogni dei lavoratori nè con i numeri – narcotizzati dall’effetto R.s.u. – nè con i fatti. Dall’altra, Palazzo Chigi, fa solo propaganda. Dacchè non c’è nel governo di destra, come non c’è stata, ad onor del vero, neppure nell’esecutivo di sinistra, la volontà di chi intende impegnarsi ad affrontare in modo serio e strutturale la riforma dello Stato italiano. Non è con il grembiulino che si affrontano i problemi della scuola, non è con i soldatini che si smaltiscono i rifiuti nelle città e si ristabilisce l’ordine e la sicurezza nelle strade, non è con le impronte digitali che si affronta l’emergenza immigrazione, non è tratassando gli impiegati dello stato che si sanano i problemi della burocrazia italiana, ma restituendo etica e moralità al Paese, eliminando “tutti” i privilegi della vecchia, cara e troppo costosa politica italiana. Un esempio su tutti. Il numero dei distacchi sindacali nel pubblico impiego (ovvero dei dipendenti sottratti quotidianamente al lavoro per fare a “tempo pieno” i sindacalisti pagati regolarmente come chi rimane inchiodato alla scrivania dalle 08.00 alle 17.30) è pari a 3.300 unità! Una proporzione a dir poco sconcertante sul totale del pubblico impiego: un “distaccato” ogni mille dipendenti, con un costo per l’erario di oltre 125 milioni di euro! Nel decreto Tremonti era stato previsto – in prima battuta – il dimezzamento di tutti i distacchi sindacali. Ma poi… all’ultimo momento “il taglio dei sindacalisti” è miracolosamente sparito dal decreto finanziario! Adesso gli unici tagli di cui si parla sono quelli agli stipendi degli statali!

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