“Facciamo un po’ di giustizia, ci sono 150 vertenze industriali”

Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha parlato dello sviluppo economico intervenendo a Mattino 5 e dicendo: “Facciamo un po’ di giustizia. Al tavolo del ministero dello Sviluppo Economico ci sono 150 vertenze industriali. Casi grandi, medi, piccoli, che sono della stessa natura di Termini Imerese”.
“Dopo la crisi molte imprese hanno deciso di ristrutturare e anche di chiudere, ma hanno delle responsabilità sociali ed economiche nei confronti dei lavoratori e dei territori. Va bene che le aziende si ristrutturano, ma tutto questo deve avvenire con grande senso di responsabilità, affinché per ogni attività che chiude si metta in parallelo un’altra attività che possa sostituirla, questo è il sentiero su cui il Governo sta lavorando”.
Tag: brunetta, economia, imprese, industria, mattino cinque, Renato Brunetta, sviluppo economico
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Mi sembra che ci sia una follia collettiva: prima politici e economisti strillavano che i piccoli non potevano sopravvivere, dovevano unirsi, fondersi ( vedi Banche, Ditte ecc. Gli studi di settore hanno tagliato le gambe alle piccole ditte, ai piccoli commercianti, favorendo i grandi. Poi la crisi ha colpito tutti, anche i grandi, con migliaia di disoccupati. I governi e la finanza hanno favorito la speculazione in tutti i modi, ma ora chi piange non sono loro, ma tutti gli altri! Le tasse sono altissime, il costo dei servizi per le aziende, è altissimo! Anche l’accesso per una visura alla Camera di Commercio costa cara !Le banche sono veramente delle gran “troie”. Draghi da anni prende un bellissimo stipendio, ma solo ora si decide a dire che bisogna mettere le regole alla finanza !!Il commercio non ha più regole, chiunque può mettersi a vendere di tutto, così che anche il venditore non conosce la merce che vende, non sa consigliare e spara tante balle, perchè l’importante è vendere e se imbrogli il cliente chi se ne frega!Ma ancora non si è capito che la libertà assoluta crea il caos, che la vera libertà ha bisogno di poche regole, ma chiare semplici e certe?
A proposito di “ladroni” è proprio necessario pagare sul conto corrente bancario la tassa di bollo di 8.50 euro ogni tre mesi?
Signor Ministro, non scordatevi della Merloni a Nocera Umbra!
BRAVO BRUNETTA AL POSTO DI LAVORARE FA’ASSENTEISMO ANDANDO A MATTINO CINQUE BRAVO MINISTRO GLIELO DICA A QUELLI CHE HANNO FATTO ASSENTEISMO
IL FALLIMENTO DI SCAJOLA Il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola sembrava una moglie tradita quando, due giorni fa, parlava della Fiat. Come era possibile che M&M (Marchionne e Montezemolo) gli rispondessero in quel modo, “Termini Imerese si chiude, gli incentivi non ci interessano”?
Proprio a lui, l’unico ministro europeo che permette a Marchionne di presentarsi in maglioncino alle riunioni ufficiali. L’unico ministro italiano che si era spinto a dire “L’accordo tra Fiat e Chrysler consentirà di trainare quegli stabilimenti in Italia, come Pomigliano d’Arco o Termini Imprese che oggi soffrono ancora” (29 aprile 2009).
Invece M&M si concentrano sulla sfida americana., e in Italia produrranno sempre meno autovetture. E i contribuenti italiani avranno dato un poco del loro sangue ad un’azienda che gioca sul tavolo di più paesi ed apre e chiude dove le conviene. La Fiat ha chiuso il bilancio 2009 con perdite nette di 800 milioni di euro.
Ma gli eredi Agnelli, invece di fare un aumento di capitale intascano un dividendo da 237 milioni di euro. Dov’è BRUNETTA quando serve? Non era lui che si scagliava contro i supertipendi dei banchieri ? Perché ora non chiede che il governo impedisca a Fiat di distribuire il dividendo? Il ministro Scajola, dal canto suo, più che dello Sviluppo economico si è impegnato per le lobby economiche, trascurando l’80 per cento del Pil di questo paese, fatto da piccole e medie aziende.
Il ministro delle lobby ora si trova di fronte il fallimento della sua linea: la Fiat non ci pensa proprio a mantenere i livelli occupazionali, vuole solo a distribuirsi un dividendo immeritato (così come immeritati sarebbero i nuovi incentivi al settore auto). Il pacchetto di mischia mediatico guidato dal quotidiano di Confindustria. Ha una sola parola d’ordine: Termini Imerese deve chiudere, così come gli stabilimenti dove la produzione è troppo costosa.
Il governo, incalzato dal governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, non sa bene come concludere la vicenda. Si proporranno ipotesi di riconversioni fantasiose irrealistiche ed assistite, si ricorrerà ai pensionamenti anticipati. Una grande innaffiata di debito pubblico con finale pirotecnico di nuovi incentivi all settore auto. Saranno ottimisti perché nelle prossime settimane i mercati daranno un tregua al nostro debito pubblico.
I titoli di Stato si stabilizzeranno verso valori più bassi ma non drammatici e tutti andranno avanti come se niente fosse, ignorando i segnali di pericolo che ci sono arrivati nell’ultima settimana. Il tutto per altri sei mesi, fino a quando a tutti sarà chiaro che non c’è un soldo ed il debito non accennerà a diminuire. A quel punto, lasciati soli da Germania e Francia, saremo costretti a pagare tutti i conti in una sola volta mentre M&M festeggeranno l’ennesima vittoria della Ferrari, anche perché Toyota, Honda, Bmw e Renault non gareggiano più: la Formula uno costava troppo.
Ciancimino jr. mostra la lettera del padre a B.: “Forza Italia nata dalla trattativa Stato-mafia”. Alfano: un piano per colpirci
Il “pizzino” è senza data, la scrittura è quella di don Vito Ciancimino, i nomi annotati segnano il percorso di una storia imprenditoriale parallela ed occulta: “Berlusconi-Ciancimino, Marcello Dell’Utri Milano truffa e harcore Ciancimino Alamia, Dell’Utri Alberto”. Una storia che torna oggi a distanza di oltre 30 anni raccontata dal figlio dell’ex sindaco mafioso che in aula rivela: “Forza Italia è il frutto della trattativa tra Stato e mafia”.
E per confermare le sue accuse tira fuori una lettera di scritta dal padre ma concordata con Provenzano nel 1994 e indirizzata a Dell’Utri (l’intestazione nel pizzino ritrovato, è saltata), e per conoscenza a Berlusconi, in cui don Vito minaccia di “uscire dal mio riserbo che dura da anni”.
È la versione definitiva, inviata al destinatario attraverso il signor Franco, di una “bozza” che invece Provenzano avrebbe voluto più intimidatoria, minacciando un “triste evento”, e cioè l’omicidio di uno dei figli di Berlusconi.
Don Vito l’avrebbe trasformata nella minaccia di parlare, sempre in perfetto stile mafioso. E che cosa minacciava di rivelare Ciancimino? Massimo risponde sicuro “che Forza Italia era nata dalla trattativa”. Ma tra i segreti custoditi da don Vito come oggetto del possibile ricatto il pensiero corre anche agli investimenti di Milano 2, visto che il testimone ha parlato, dopo averli consegnati ai pm, di documenti manoscritti dal padre sul contributo di miliardi che Cosa Nostra, per suo tramite, avrebbe dato ai cantieri che proiettarono il futuro presidente del Consiglio nell’olimpo dell’imprenditoria italiana.
A proposito di giustizia.
I 300milioni d’euro destinati al famoso G8 della Maddalena
hanno fatto gola a qualche Bertolaso di troppo.
Che schiaffone alla crisi quel summit dell’ipocrisia.
E nel frattempo gli italiani ingoiano merda di nani.
giuseppe non ho piu’ parole
avrei tanto da dire, ma sono molto sconfortata.
vedo tante ingiustizie (non parlo di me) anche se si vince con molta fatica un concorso, ma non sei nel giro giusto, aspettano tanto per assegnare il posto fin quando i termini decadono,per poterlo assegnare a chi si vuole
… e poi….