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	<title>Commenti a: &#8220;Spendiamo troppo in welfare per i padri e poco per i giovani&#8221;</title>
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		<title>Di: Palinson</title>
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		<dc:creator>Palinson</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 03:16:05 +0000</pubDate>
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		<description>la famiglia non deve pagare per le colpe dei padri,perchè i figli vanno aiutati senza portare in famiglia nuovi problemi a andare a cercare guai fuori</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la famiglia non deve pagare per le colpe dei padri,perchè i figli vanno aiutati senza portare in famiglia nuovi problemi a andare a cercare guai fuori</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 17:18:46 +0000</pubDate>
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		<description>I bilanci aziendali grondano utili e il titolo vola in Borsa? Complimenti ai manager: si meritano un bell’aumento di stipendio. Profitti in calo e quotazioni in ribasso? La musica non cambia: i compensi di amministratori delegati e direttori generali crescono comunque. In Italia, quasi sempre, funziona così. Le retribuzioni dei massimi dirigenti delle società quotate in Borsa si muovono a senso unico: verso l’alto. Stock option, bonus o incentivi vari corrono a gran velocità se l’azienda fa faville. In caso contrario aumentano più lentamente, ma aumentano comunque. Prendiamo l’esempio di Mediaset. L’anno scorso il titolo ha perso lo 0,3 per cento e gli utili sono aumentati del 9 per cento. Difficile definirla una performance brillante. Eppure il presidente Fedele Confalonieri ha visto raddoppiare il suo compenso a 4,7 milioni grazie anche a un bonus di 2 milioni. Telecom Italia, che ha chiuso l’ultimo esercizio con utili di gruppo in aumento del 77 per cento, ha invece deluso in Borsa con un calo del 17,6 per cento tra gennaio e dicembre del 2005. Insomma, per i soci c’è poco da festeggiare, ma i compensi del presidente (dimissionario dal 15 settembre scorso) Marco Tronchetti Provera sono comunque aumentati del 66 per cento: da 3,1 a 5,2 milioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I bilanci aziendali grondano utili e il titolo vola in Borsa? Complimenti ai manager: si meritano un bell’aumento di stipendio. Profitti in calo e quotazioni in ribasso? La musica non cambia: i compensi di amministratori delegati e direttori generali crescono comunque. In Italia, quasi sempre, funziona così. Le retribuzioni dei massimi dirigenti delle società quotate in Borsa si muovono a senso unico: verso l’alto. Stock option, bonus o incentivi vari corrono a gran velocità se l’azienda fa faville. In caso contrario aumentano più lentamente, ma aumentano comunque. Prendiamo l’esempio di Mediaset. L’anno scorso il titolo ha perso lo 0,3 per cento e gli utili sono aumentati del 9 per cento. Difficile definirla una performance brillante. Eppure il presidente Fedele Confalonieri ha visto raddoppiare il suo compenso a 4,7 milioni grazie anche a un bonus di 2 milioni. Telecom Italia, che ha chiuso l’ultimo esercizio con utili di gruppo in aumento del 77 per cento, ha invece deluso in Borsa con un calo del 17,6 per cento tra gennaio e dicembre del 2005. Insomma, per i soci c’è poco da festeggiare, ma i compensi del presidente (dimissionario dal 15 settembre scorso) Marco Tronchetti Provera sono comunque aumentati del 66 per cento: da 3,1 a 5,2 milioni.</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 17:17:11 +0000</pubDate>
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		<description>Ai privilegi infatti ci si affeziona. L’ex governatore pugliese Raffaele Fitto di Forza Italia aveva ottenuto l’auto blu per alleviare i primi cinque anni senza carica. La delibera è stata cambiata dopo le contestazioni, ma la giunta di sinistra non si è dimenticata degli ex: le pensioni sono state ritoccate. Al rialzo. Perché in Puglia il benefit è ecumenico: anche alcune delle 19 Lancia Thesis noleggiate dalla Regione sono a disposizione dei 12 assessori uscenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ai privilegi infatti ci si affeziona. L’ex governatore pugliese Raffaele Fitto di Forza Italia aveva ottenuto l’auto blu per alleviare i primi cinque anni senza carica. La delibera è stata cambiata dopo le contestazioni, ma la giunta di sinistra non si è dimenticata degli ex: le pensioni sono state ritoccate. Al rialzo. Perché in Puglia il benefit è ecumenico: anche alcune delle 19 Lancia Thesis noleggiate dalla Regione sono a disposizione dei 12 assessori uscenti.</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 13:21:46 +0000</pubDate>
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		<description>UNA&#039;ALTRA VERGOGNA DI BRUNETTA. Il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola sembrava una moglie tradita quando, due giorni fa, parlava della Fiat. Come era possibile che M&amp;M (Marchionne e Montezemolo) gli rispondessero in quel modo, &quot;Termini Imerese si chiude, gli incentivi non ci interessano&quot;?

Proprio a lui, l&#039;unico ministro europeo che permette a Marchionne di presentarsi in maglioncino alle riunioni ufficiali. L’unico ministro italiano che si era spinto a dire &quot;L’accordo tra Fiat e Chrysler consentirà di trainare quegli stabilimenti in Italia, come Pomigliano d’Arco o Termini Imprese che oggi soffrono ancora&quot; (29 aprile 2009).

Invece M&amp;M si concentrano sulla sfida americana., e in Italia produrranno sempre meno autovetture. E i contribuenti italiani avranno dato un poco del loro sangue ad un’azienda che gioca sul tavolo di più paesi ed apre e chiude dove le conviene. La Fiat ha chiuso il bilancio 2009 con perdite nette di 800 milioni di euro.

Ma gli eredi Agnelli, invece di fare un aumento di capitale intascano un dividendo da 237 milioni di euro. DOVE&#039; BRUNETTA QUNDO SERVE? Non era lui che si scagliava contro i supertipendi dei banchieri ? Perché ora non chiede che il governo impedisca a Fiat di distribuire il dividendo? Il ministro Scajola, dal canto suo, più che dello Sviluppo economico si è impegnato per le lobby economiche, trascurando l’80 per cento del Pil di questo paese, fatto da piccole e medie aziende.

Il ministro delle lobby ora si trova di fronte il fallimento della sua linea: la Fiat non ci pensa proprio a mantenere i livelli occupazionali, vuole solo a distribuirsi un dividendo immeritato (così come immeritati sarebbero i nuovi incentivi al settore auto). Il pacchetto di mischia mediatico guidato dal quotidiano di Confindustria. Termini Imerese deve chiudere, così come gli stabilimenti dove la produzione è troppo costosa.

Il governo, incalzato dal governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, non sa bene come concludere la vicenda. Si proporranno ipotesi di riconversioni fantasiose irrealistiche ed assistite, si ricorrerà ai pensionamenti anticipati. Una grande innaffiata di debito pubblico con finale pirotecnico di nuovi incentivi all settore auto. Saranno ottimisti perché nelle prossime settimane i mercati daranno un tregua al nostro debito pubblico.

I titoli di Stato si stabilizzeranno verso valori più bassi ma non drammatici e tutti andranno avanti come se niente fosse, ignorando i segnali di pericolo che ci sono arrivati nell’ultima settimana. Il tutto per altri sei mesi, fino a quando a tutti sarà chiaro che non c’è un soldo ed il debito non accennerà a diminuire. A quel punto, lasciati soli da Germania e Francia, saremo costretti a pagare tutti i conti in una sola volta mentre M&amp;M festeggeranno l’ennesima vittoria della Ferrari, anche perché Toyota, Honda, Bmw e Renault non gareggiano più: la Formula uno costava troppo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>UNA&#8217;ALTRA VERGOGNA DI BRUNETTA. Il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola sembrava una moglie tradita quando, due giorni fa, parlava della Fiat. Come era possibile che M&amp;M (Marchionne e Montezemolo) gli rispondessero in quel modo, &#8220;Termini Imerese si chiude, gli incentivi non ci interessano&#8221;?</p>
<p>Proprio a lui, l&#8217;unico ministro europeo che permette a Marchionne di presentarsi in maglioncino alle riunioni ufficiali. L’unico ministro italiano che si era spinto a dire &#8220;L’accordo tra Fiat e Chrysler consentirà di trainare quegli stabilimenti in Italia, come Pomigliano d’Arco o Termini Imprese che oggi soffrono ancora&#8221; (29 aprile 2009).</p>
<p>Invece M&amp;M si concentrano sulla sfida americana., e in Italia produrranno sempre meno autovetture. E i contribuenti italiani avranno dato un poco del loro sangue ad un’azienda che gioca sul tavolo di più paesi ed apre e chiude dove le conviene. La Fiat ha chiuso il bilancio 2009 con perdite nette di 800 milioni di euro.</p>
<p>Ma gli eredi Agnelli, invece di fare un aumento di capitale intascano un dividendo da 237 milioni di euro. DOVE&#8217; BRUNETTA QUNDO SERVE? Non era lui che si scagliava contro i supertipendi dei banchieri ? Perché ora non chiede che il governo impedisca a Fiat di distribuire il dividendo? Il ministro Scajola, dal canto suo, più che dello Sviluppo economico si è impegnato per le lobby economiche, trascurando l’80 per cento del Pil di questo paese, fatto da piccole e medie aziende.</p>
<p>Il ministro delle lobby ora si trova di fronte il fallimento della sua linea: la Fiat non ci pensa proprio a mantenere i livelli occupazionali, vuole solo a distribuirsi un dividendo immeritato (così come immeritati sarebbero i nuovi incentivi al settore auto). Il pacchetto di mischia mediatico guidato dal quotidiano di Confindustria. Termini Imerese deve chiudere, così come gli stabilimenti dove la produzione è troppo costosa.</p>
<p>Il governo, incalzato dal governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, non sa bene come concludere la vicenda. Si proporranno ipotesi di riconversioni fantasiose irrealistiche ed assistite, si ricorrerà ai pensionamenti anticipati. Una grande innaffiata di debito pubblico con finale pirotecnico di nuovi incentivi all settore auto. Saranno ottimisti perché nelle prossime settimane i mercati daranno un tregua al nostro debito pubblico.</p>
<p>I titoli di Stato si stabilizzeranno verso valori più bassi ma non drammatici e tutti andranno avanti come se niente fosse, ignorando i segnali di pericolo che ci sono arrivati nell’ultima settimana. Il tutto per altri sei mesi, fino a quando a tutti sarà chiaro che non c’è un soldo ed il debito non accennerà a diminuire. A quel punto, lasciati soli da Germania e Francia, saremo costretti a pagare tutti i conti in una sola volta mentre M&amp;M festeggeranno l’ennesima vittoria della Ferrari, anche perché Toyota, Honda, Bmw e Renault non gareggiano più: la Formula uno costava troppo.</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 10:19:27 +0000</pubDate>
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		<description>ECCO QUNTO GUADAGNA LO STAFF DI BRUNETTA          La parola d’ordine da quando Sua Altezza è a capo della Funzione Pubblica è meritocrazia. Ma quanto guadagna lo staff di Brunetta? Visto che un’altra delle sue encomiabili iniziative ha previsto la pubblicazione on line delle retribuzioni lorde annue del suo staff, non è stato difficile raccogliere informazioni utili e rispondere una volta per tutte all’annosa questione. Spicca su tutti, al primo posto, il Cons. Filippo Patroni Griffi, Capo Gabinetto, che alla voce “Stipendio” scrive “Conserva il suo trattamento economico fondamentale”, senza entrare nel dettaglio, mentre sotto “Emolumento Accessorio” compare un bel 85 mila euro.

Certo un accessorio molto comodo. Sua Altezza Renato II avrà avuto i suoi buoni motivi, magari super Filippo ramazza pure per terra prima di chiudere il ministero.
Le Vice Capo Gabinetto Caterina Guama e Germana Panzironi, invece, che conservano anch’esse un vago “trattamento economico fondamentale”, vantano rispettivamente un “accessorio” di 61.705,49 e 55.826,46 euro l’anno. E supponiamo che loro, mentre Filippo ramazza, puliscano i vetri e tutte le maniglie placcate ottone del grande edificio pubblico. Il Dott. Enrico Pellizzari, Consigliere per le Relazioni Istituzionali, ad uno stipendio base di 84.962,44 euro l’anno va a sommare un accessorio di 34.300 euro, ma lui è quello che cura anche la manutenzione della corsia preferenziale dei tornelli, quindi è giustificato. Abbiamo poi la Dott.ssa Stefania Profili, Segretaria Particolare del Ministro, che percepisce un lordo di 51.392,75 euro annui più un accessorio di 34.306,36 euro. Ma lei è “particolare” e non fa testo. Il Portavoce Vittorio Pezzato, che appunto, come dice la parola stessa, “porta la voce di .Brunetta”, ha un accessorio di 43 mila euro secchi più uno stipendio base di oltre 51 mila euro. 

Insomma, per non essere pedanti, diciamo che un’idea ce la siamo fatta e possiamo concludere con il Dott. Renzo Turatto, addirittura Capo della Segreteria Tecnica, che tra emolumenti vari, stipendi base, particolarismi, meritocrazia allo stato puro e tanta buona volontà arriva circa a 140 mila euro lordi l’anno.

Ciò detto sorgono alcune questioni. Visto che Brunetta non si vergogna e ha addirittura il coraggio di pubblicare queste oscenità su internet, lasciamo l’indignazione da parte e ci dedichiamo ad alcune domande giornalistiche:

1) Che cos’è “l’accessorio”? Perché tra i sexy shop di tutta Italia la curiosità straborda ed è giusto informare il popolo italiano.

2) Chi pulisce i bagni? Perché se tra lo staff c’è qualche schifettoso fannullone, chiarito bene il punto uno, il sottoscritto si propone per il posto vacante.

3) Quanto guadagna la “Tornello 2000”? Perché nel marasma degli emolumenti c’è la sensazione che qualche meccanismo si sia inceppato. 

La domanda è se tutto questo non contrasti con la comclamata austerità e yrtasparenza invocata dal ministro chevuole mettere tutti in riga.
Che un uomo della statura di Renato Brunetta nella squadra delle All-Star che compongono il governo Berlusconi fosse destinato ad un’alta carica istituzionale era fin da subito facile capirlo. Che poi sedutosi con le gambette a penzoloni sul trono di Ministro della Funzione Pubblica si dedicasse ai tagli e a combattere i fannulloni, concentrandosi sul valore della meritocrazia, era -per chi “o’ professore” lo conosce bene- finanche scontato.

Renato II (perché primo sarà sempre Renato Schifani) si è prodigato fin da subito a far in modo che l’amministrazione pubblica tornasse agli splendori del ventennio, quando i treni partivano e arrivavano in orario e se eri assenteista ti purgavano con l’olio di ricino. Ha iniziato a brandire la lama del licenziamento per chi fosse contravvenuto all’obbligo lavorativo e per attuare la sua strategia ha comprato tornelli a iosa, tanto che l’azienda “Tornello 2000”, all’epoca sull’orlo del fallimento, in pochi mesi ad oggi  si è ampliata, aprendo nuove sedi in tutto il paese.

A fronte del genio del ministro, molti idioti invidiosi, come il vignettista Vauro, hanno iniziato a fare una satira mirata contro il povero professore, addirittura arrivando ad insinuare che, anche se avesse messo i tornelli perfino in Parlamento, per lui ed il Principale non ci sarebbero stati comunque problemi, tanto sarebbero passati sotto
Renato II ha continuato poi imperterrito a perseguire la strada dell’intransigenza meritocratica, inviando il medico della Asl al bar per chi a colazione si assentava più di 7 minuti e chiedendo il certificato a chi faceva pipì oltre le 6 volte settimanali. Provvedimento questo che è stato costretto a depennare per la mozione di “quelli che fanno la pupù”, ingiustamente criminalizzati per un bisogno che non rientrava nei parametri valutativi del ministero. Naturalmente tutto questo guarda ad altri, ma non il suo staff.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ECCO QUNTO GUADAGNA LO STAFF DI BRUNETTA          La parola d’ordine da quando Sua Altezza è a capo della Funzione Pubblica è meritocrazia. Ma quanto guadagna lo staff di Brunetta? Visto che un’altra delle sue encomiabili iniziative ha previsto la pubblicazione on line delle retribuzioni lorde annue del suo staff, non è stato difficile raccogliere informazioni utili e rispondere una volta per tutte all’annosa questione. Spicca su tutti, al primo posto, il Cons. Filippo Patroni Griffi, Capo Gabinetto, che alla voce “Stipendio” scrive “Conserva il suo trattamento economico fondamentale”, senza entrare nel dettaglio, mentre sotto “Emolumento Accessorio” compare un bel 85 mila euro.</p>
<p>Certo un accessorio molto comodo. Sua Altezza Renato II avrà avuto i suoi buoni motivi, magari super Filippo ramazza pure per terra prima di chiudere il ministero.<br />
Le Vice Capo Gabinetto Caterina Guama e Germana Panzironi, invece, che conservano anch’esse un vago “trattamento economico fondamentale”, vantano rispettivamente un “accessorio” di 61.705,49 e 55.826,46 euro l’anno. E supponiamo che loro, mentre Filippo ramazza, puliscano i vetri e tutte le maniglie placcate ottone del grande edificio pubblico. Il Dott. Enrico Pellizzari, Consigliere per le Relazioni Istituzionali, ad uno stipendio base di 84.962,44 euro l’anno va a sommare un accessorio di 34.300 euro, ma lui è quello che cura anche la manutenzione della corsia preferenziale dei tornelli, quindi è giustificato. Abbiamo poi la Dott.ssa Stefania Profili, Segretaria Particolare del Ministro, che percepisce un lordo di 51.392,75 euro annui più un accessorio di 34.306,36 euro. Ma lei è “particolare” e non fa testo. Il Portavoce Vittorio Pezzato, che appunto, come dice la parola stessa, “porta la voce di .Brunetta”, ha un accessorio di 43 mila euro secchi più uno stipendio base di oltre 51 mila euro. </p>
<p>Insomma, per non essere pedanti, diciamo che un’idea ce la siamo fatta e possiamo concludere con il Dott. Renzo Turatto, addirittura Capo della Segreteria Tecnica, che tra emolumenti vari, stipendi base, particolarismi, meritocrazia allo stato puro e tanta buona volontà arriva circa a 140 mila euro lordi l’anno.</p>
<p>Ciò detto sorgono alcune questioni. Visto che Brunetta non si vergogna e ha addirittura il coraggio di pubblicare queste oscenità su internet, lasciamo l’indignazione da parte e ci dedichiamo ad alcune domande giornalistiche:</p>
<p>1) Che cos’è “l’accessorio”? Perché tra i sexy shop di tutta Italia la curiosità straborda ed è giusto informare il popolo italiano.</p>
<p>2) Chi pulisce i bagni? Perché se tra lo staff c’è qualche schifettoso fannullone, chiarito bene il punto uno, il sottoscritto si propone per il posto vacante.</p>
<p>3) Quanto guadagna la “Tornello 2000”? Perché nel marasma degli emolumenti c’è la sensazione che qualche meccanismo si sia inceppato. </p>
<p>La domanda è se tutto questo non contrasti con la comclamata austerità e yrtasparenza invocata dal ministro chevuole mettere tutti in riga.<br />
Che un uomo della statura di Renato Brunetta nella squadra delle All-Star che compongono il governo Berlusconi fosse destinato ad un’alta carica istituzionale era fin da subito facile capirlo. Che poi sedutosi con le gambette a penzoloni sul trono di Ministro della Funzione Pubblica si dedicasse ai tagli e a combattere i fannulloni, concentrandosi sul valore della meritocrazia, era -per chi “o’ professore” lo conosce bene- finanche scontato.</p>
<p>Renato II (perché primo sarà sempre Renato Schifani) si è prodigato fin da subito a far in modo che l’amministrazione pubblica tornasse agli splendori del ventennio, quando i treni partivano e arrivavano in orario e se eri assenteista ti purgavano con l’olio di ricino. Ha iniziato a brandire la lama del licenziamento per chi fosse contravvenuto all’obbligo lavorativo e per attuare la sua strategia ha comprato tornelli a iosa, tanto che l’azienda “Tornello 2000”, all’epoca sull’orlo del fallimento, in pochi mesi ad oggi  si è ampliata, aprendo nuove sedi in tutto il paese.</p>
<p>A fronte del genio del ministro, molti idioti invidiosi, come il vignettista Vauro, hanno iniziato a fare una satira mirata contro il povero professore, addirittura arrivando ad insinuare che, anche se avesse messo i tornelli perfino in Parlamento, per lui ed il Principale non ci sarebbero stati comunque problemi, tanto sarebbero passati sotto<br />
Renato II ha continuato poi imperterrito a perseguire la strada dell’intransigenza meritocratica, inviando il medico della Asl al bar per chi a colazione si assentava più di 7 minuti e chiedendo il certificato a chi faceva pipì oltre le 6 volte settimanali. Provvedimento questo che è stato costretto a depennare per la mozione di “quelli che fanno la pupù”, ingiustamente criminalizzati per un bisogno che non rientrava nei parametri valutativi del ministero. Naturalmente tutto questo guarda ad altri, ma non il suo staff.</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 10:17:23 +0000</pubDate>
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		<description>Il 28 settembre 2009, durante un dibattito in occasione della presentazione del libro di Stefano Livadiotti «Magistrati - l&#039;ultracasta», Brunetta definisce «mostro» il Consiglio Superiore della Magistratura, in riferimento al fatto che gli equilibri all&#039;interno di esso vengano pesantemente condizionati dalle correnti dell&#039;Associazione Nazionale Magistrati, dichiarando altresì che i magistrati «forse si sono montati un po&#039; la testa», e lamentando gravi carenze organizzative all&#039;interno degli uffici.[38] In risposta al ministro, l&#039;ANM diffonde l&#039;indomani un duro comunicato,[39] nel quale si fa tra l&#039;altro presente che i tagli operati dall&#039;esecutivo di cui fa parte Brunetta, su suggerimento del dicastero di cui egli stesso è titolare, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione già precaria in partenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il 28 settembre 2009, durante un dibattito in occasione della presentazione del libro di Stefano Livadiotti «Magistrati &#8211; l&#8217;ultracasta», Brunetta definisce «mostro» il Consiglio Superiore della Magistratura, in riferimento al fatto che gli equilibri all&#8217;interno di esso vengano pesantemente condizionati dalle correnti dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, dichiarando altresì che i magistrati «forse si sono montati un po&#8217; la testa», e lamentando gravi carenze organizzative all&#8217;interno degli uffici.[38] In risposta al ministro, l&#8217;ANM diffonde l&#8217;indomani un duro comunicato,[39] nel quale si fa tra l&#8217;altro presente che i tagli operati dall&#8217;esecutivo di cui fa parte Brunetta, su suggerimento del dicastero di cui egli stesso è titolare, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione già precaria in partenza.</p>
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		<title>Di: michele</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/04/spendiamo-troppo-in-welfare-per-i-padri-e-poco-per-i-giovani/comment-page-1/#comment-14390</link>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 10:15:44 +0000</pubDate>
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		<description>Il Decreto Brunetta riceve le critiche dell&#039;Avis, che la considera una norma «devastante» e che penalizza la donazione di sangue. La legge 112 infatti toglie il diritto alla retribuzione aggiuntiva, legata alla contrattazione integrativa, ai lavoratori del settore pubblico che donano il sangue: «Il ministro Brunetta ha ormai lanciato l&#039;esempio, ha fatto &quot;cultura&quot; equiparando la donazione di sangue con l&#039;assenteismo».[21]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il Decreto Brunetta riceve le critiche dell&#8217;Avis, che la considera una norma «devastante» e che penalizza la donazione di sangue. La legge 112 infatti toglie il diritto alla retribuzione aggiuntiva, legata alla contrattazione integrativa, ai lavoratori del settore pubblico che donano il sangue: «Il ministro Brunetta ha ormai lanciato l&#8217;esempio, ha fatto &#8220;cultura&#8221; equiparando la donazione di sangue con l&#8217;assenteismo».[21]</p>
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		<title>Di: michele</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/04/spendiamo-troppo-in-welfare-per-i-padri-e-poco-per-i-giovani/comment-page-1/#comment-14389</link>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 10:14:10 +0000</pubDate>
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		<description>IL PRIVILEGIATO BRUNETTA  Renato Brunetta ha inviato a “Vanity Fair” questa lettera in risposta a un mio articolo del 23 settembre (che trovate pochi post più sotto). Eccola, con una replica. 
Caro Gad,
ci ritroviamo su Vanity Fair. Fammi dire: sei meglio di persona che su carta. Ricordi la mia biografia con velenoso sarcasmo degno di miglior causa. Perché? Dici in sostanza che sono finto. Ti sbagli. Me la prendo con le élite di merda, certo. L’ho sempre fatto e continuo a farlo. Se non sbaglio lo facevi anche tu, nella tua giovanile incarnazione in Lotta Continua: li chiamavi “padroni”. Poi, però, tu quegli stessi padroni li hai serviti. Dalle tue interviste in ginocchio a Gianni Agnelli, in elicottero, al tuo recente vacanzeggiare pensoso con Carlo De Benedetti. Evidentemente abbiamo gusti e coerenze diversi.
Così come non ho finto di indignarmi con Daria Bignardi: mi sono indignato per davvero. E non era per un problema di pronuncia, come dici tu, ma di sua arrogante ignoranza.
E veniamo alle bugie. Dici che anch’io appartengo all’élite dei privilegiati. Ti sbagli. La mia non è una diversità fasulla. Tutta la mia vita lo sta a dimostrare. Parla per te, semmai. E lascia perdere i “complessi di inferiorità mal risolti”. Non è da te usare questi mezzucci psico-razzisti, facilmente rimbalzabili e che potrebbero portar lontano…
Ingigantisco le capacità cospirative di certa élite? Sarà; si dà però il caso che la maggioranza degli italiani la pensi come me. Tu fai i nomi… Vuol dire che sei più informato di me. Io ho solo sviluppato un ragionamento socio-politico. Nient’altro.
E ancora, se il Governo Berlusconi è così in crisi come dici, perché mai tanta ossessiva determinazione per farlo cadere con mezzi extraparlamentari? Evidentemente tanto in crisi non è.
Ultima bugia: tutta la mia azione sarebbe un bluff. Da qui il mio timore di essere scoperto, “visto”, come al gioco delle carte. E qui mi fai tenerezza Gad, conservatore e disinformato.
Nella mia polemica con l’Espresso non ho parlato d’altro. Ho risposto con un dossier economico-statistico. Studia di più Gad, prima di scrivere. Non sottovalutare mai gli interlocutori. E leggiti cosa scrive a riguardo il prof. Pisauro su “lavoce.info”, sito certamente non berlusconiano, fondato e diretto dal prof. Tito Boeri.
E chiedimi scusa.

Tuo, Renato Brunetta

PS. In italiano non si scrive “la smettesse di ostentare”, ma la “smetta di ostentare”.

E’ vero, caro Renato, ho “servito” i padroni che citi con regolari contratti di prestazione d’opera giornalistica. Anzi, ne dimentichi un bel po’ dato che negli ultimi vent’anni, oltre che per Agnelli e De Benedetti, ho lavorato anche per Romiti, Colaninno, Tronchetti Provera, la Rai lottizzata dai partiti e, pensa un po’, addirittura una multinazionale americana editrice di questo giornale. Meno male che mentre io mi crogiolavo nell’ovatta del potere, tu, fiero della tua diversità, condividevi le fatiche del popolo lavoratore e lo guidavi alla riscossa, lungo il solco tracciato da ben altro condottiero: povero, generoso e disinteressato come Silvio Berlusconi. Ma va là, Renato, te lo ripeto: come privilegi, stile e tenore di vita io e te siamo per lo meno alla pari. Fai parte a pieno titolo dell’élite di m… che state cercando di addomesticare. Quanto alla tua disponibilità nel sopportare critiche, lascio che valutino i lettori. 

Gad Lerner</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL PRIVILEGIATO BRUNETTA  Renato Brunetta ha inviato a “Vanity Fair” questa lettera in risposta a un mio articolo del 23 settembre (che trovate pochi post più sotto). Eccola, con una replica.<br />
Caro Gad,<br />
ci ritroviamo su Vanity Fair. Fammi dire: sei meglio di persona che su carta. Ricordi la mia biografia con velenoso sarcasmo degno di miglior causa. Perché? Dici in sostanza che sono finto. Ti sbagli. Me la prendo con le élite di merda, certo. L’ho sempre fatto e continuo a farlo. Se non sbaglio lo facevi anche tu, nella tua giovanile incarnazione in Lotta Continua: li chiamavi “padroni”. Poi, però, tu quegli stessi padroni li hai serviti. Dalle tue interviste in ginocchio a Gianni Agnelli, in elicottero, al tuo recente vacanzeggiare pensoso con Carlo De Benedetti. Evidentemente abbiamo gusti e coerenze diversi.<br />
Così come non ho finto di indignarmi con Daria Bignardi: mi sono indignato per davvero. E non era per un problema di pronuncia, come dici tu, ma di sua arrogante ignoranza.<br />
E veniamo alle bugie. Dici che anch’io appartengo all’élite dei privilegiati. Ti sbagli. La mia non è una diversità fasulla. Tutta la mia vita lo sta a dimostrare. Parla per te, semmai. E lascia perdere i “complessi di inferiorità mal risolti”. Non è da te usare questi mezzucci psico-razzisti, facilmente rimbalzabili e che potrebbero portar lontano…<br />
Ingigantisco le capacità cospirative di certa élite? Sarà; si dà però il caso che la maggioranza degli italiani la pensi come me. Tu fai i nomi… Vuol dire che sei più informato di me. Io ho solo sviluppato un ragionamento socio-politico. Nient’altro.<br />
E ancora, se il Governo Berlusconi è così in crisi come dici, perché mai tanta ossessiva determinazione per farlo cadere con mezzi extraparlamentari? Evidentemente tanto in crisi non è.<br />
Ultima bugia: tutta la mia azione sarebbe un bluff. Da qui il mio timore di essere scoperto, “visto”, come al gioco delle carte. E qui mi fai tenerezza Gad, conservatore e disinformato.<br />
Nella mia polemica con l’Espresso non ho parlato d’altro. Ho risposto con un dossier economico-statistico. Studia di più Gad, prima di scrivere. Non sottovalutare mai gli interlocutori. E leggiti cosa scrive a riguardo il prof. Pisauro su “lavoce.info”, sito certamente non berlusconiano, fondato e diretto dal prof. Tito Boeri.<br />
E chiedimi scusa.</p>
<p>Tuo, Renato Brunetta</p>
<p>PS. In italiano non si scrive “la smettesse di ostentare”, ma la “smetta di ostentare”.</p>
<p>E’ vero, caro Renato, ho “servito” i padroni che citi con regolari contratti di prestazione d’opera giornalistica. Anzi, ne dimentichi un bel po’ dato che negli ultimi vent’anni, oltre che per Agnelli e De Benedetti, ho lavorato anche per Romiti, Colaninno, Tronchetti Provera, la Rai lottizzata dai partiti e, pensa un po’, addirittura una multinazionale americana editrice di questo giornale. Meno male che mentre io mi crogiolavo nell’ovatta del potere, tu, fiero della tua diversità, condividevi le fatiche del popolo lavoratore e lo guidavi alla riscossa, lungo il solco tracciato da ben altro condottiero: povero, generoso e disinteressato come Silvio Berlusconi. Ma va là, Renato, te lo ripeto: come privilegi, stile e tenore di vita io e te siamo per lo meno alla pari. Fai parte a pieno titolo dell’élite di m… che state cercando di addomesticare. Quanto alla tua disponibilità nel sopportare critiche, lascio che valutino i lettori. </p>
<p>Gad Lerner</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: michele</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/04/spendiamo-troppo-in-welfare-per-i-padri-e-poco-per-i-giovani/comment-page-1/#comment-14388</link>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 10:05:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.renatobrunetta.it/?p=4973#comment-14388</guid>
		<description>l’Italia nei media non presenta una ruga. Il debito pubblico? Lo abbiamo sempre avuto. La disoccupazione altissima? “Stiamo meglio di altri paesi”. La crisi economica? “Oramai è alle spalle”. Esiste però un dipinto fatto dai mercati finanziari che mostra le rughe di un’economia asfittica e di un debito pubblico sull’orlo del baratro. Nell’ultima settimana i mercati hanno concentrato la loro attenzione sull’incapacità di Grecia e Portogallo di ripagare il proprio debito pubblico.

Francia e Germania hanno affermato che non correranno in soccorso della Grecia (il Trattato europeo non ne prevede l’obbligo) e la Spagna è corsa ai ripari annunciando tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi di euro in 3 anni per aumentare la propria credibilità finanziaria e non essere in balìa della speculazione internazionale. I portoghesi hanno approvato in Parlamento, in modo bipartisan, misure di taglio e contenimento della spesa pubblica ma ancora non sono riusciti a calmare gli investitori che chiedono più austerità nella spesa.

E l’Italia? Unica in Europa, dibatte se prolungare gli incentivi alle auto e si adagia sul falso mito che noi stiamo meglio degli altri. La nostra classe politica ha perso completamente il senso del pericolo, ha dimenticato le crisi finanziarie degli anni Novanta e sposta il dibattito politico dallo stato dei conti pubblici ai problemi di un mondo che non c’è più, fatto di sussidi mascherati da incentivi, cassa integrazione perpetua e leggi ad personam l’Italia mostra ai suoi cittadini un volto sempre giovane e sorridente, ottimista per il futuro e spensierato. Nella soffitta dei mercati finanziari il ritratto sta diventando lo specchio dell’anima economica italiana che trasmette sempre meno affidabilità a chi decide di comprare o non comprare i buoni del Tesoro italiani. Le prossime settimane saranno decisive per capire il destino dell’Europa e dell’Italia.

La Grecia non sembra in grado di rassicurare i mercati circa le sue possibilità di ripagare il debito e molto probabilmente sarà costretta a pagarvi interessi a tassi vicini al 9 per cento annuo. A quel punto gli investitori si concentreranno su Portogallo e Italia. Analizzeranno i nostri conti pubblici con precisione chirurgica. 

La crescita economica prevista per il 2011 dal governo (+ 2 per cento) è oramai pura fantasia e la disponibilità di cassa di oltre 50 miliardi di euro sarà finita entro maggio. Tremonti rilancia la proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di una nuova Breton Woods che ridefinisca i meccanismi di cambio e di scambio, ma forse con due intenti diversi.

Francia e Germania oramai pensano a una Europa a due velocità, una di Serie A con un debito pubblico controllabile, una forte credibilità internazionale e tassi d’interesse bassi, e una di Serie B che non potrà usufruire dei tassi della Banca centrale europea ma avrà propri meccanismi di fissazione del tasso di sconto.

Come da anni funziona il Montenegro e come funzionerà la Grecia: valuta ufficiale l’euro, ma tassi d’interesse più che doppi rispetto a quelli tedeschi. Fantapolitica e fantaeconomia? No, storia. Gianni De Michelis, ora consulente di Renato Brunetta, da ministro degli Esteri litigò ferocemente con i tedeschi quando decisero la riunificazione economica improvvisa delle due Germanie provocando la tempesta valutaria che portò alla svalutazione della lira.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l’Italia nei media non presenta una ruga. Il debito pubblico? Lo abbiamo sempre avuto. La disoccupazione altissima? “Stiamo meglio di altri paesi”. La crisi economica? “Oramai è alle spalle”. Esiste però un dipinto fatto dai mercati finanziari che mostra le rughe di un’economia asfittica e di un debito pubblico sull’orlo del baratro. Nell’ultima settimana i mercati hanno concentrato la loro attenzione sull’incapacità di Grecia e Portogallo di ripagare il proprio debito pubblico.</p>
<p>Francia e Germania hanno affermato che non correranno in soccorso della Grecia (il Trattato europeo non ne prevede l’obbligo) e la Spagna è corsa ai ripari annunciando tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi di euro in 3 anni per aumentare la propria credibilità finanziaria e non essere in balìa della speculazione internazionale. I portoghesi hanno approvato in Parlamento, in modo bipartisan, misure di taglio e contenimento della spesa pubblica ma ancora non sono riusciti a calmare gli investitori che chiedono più austerità nella spesa.</p>
<p>E l’Italia? Unica in Europa, dibatte se prolungare gli incentivi alle auto e si adagia sul falso mito che noi stiamo meglio degli altri. La nostra classe politica ha perso completamente il senso del pericolo, ha dimenticato le crisi finanziarie degli anni Novanta e sposta il dibattito politico dallo stato dei conti pubblici ai problemi di un mondo che non c’è più, fatto di sussidi mascherati da incentivi, cassa integrazione perpetua e leggi ad personam l’Italia mostra ai suoi cittadini un volto sempre giovane e sorridente, ottimista per il futuro e spensierato. Nella soffitta dei mercati finanziari il ritratto sta diventando lo specchio dell’anima economica italiana che trasmette sempre meno affidabilità a chi decide di comprare o non comprare i buoni del Tesoro italiani. Le prossime settimane saranno decisive per capire il destino dell’Europa e dell’Italia.</p>
<p>La Grecia non sembra in grado di rassicurare i mercati circa le sue possibilità di ripagare il debito e molto probabilmente sarà costretta a pagarvi interessi a tassi vicini al 9 per cento annuo. A quel punto gli investitori si concentreranno su Portogallo e Italia. Analizzeranno i nostri conti pubblici con precisione chirurgica. </p>
<p>La crescita economica prevista per il 2011 dal governo (+ 2 per cento) è oramai pura fantasia e la disponibilità di cassa di oltre 50 miliardi di euro sarà finita entro maggio. Tremonti rilancia la proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di una nuova Breton Woods che ridefinisca i meccanismi di cambio e di scambio, ma forse con due intenti diversi.</p>
<p>Francia e Germania oramai pensano a una Europa a due velocità, una di Serie A con un debito pubblico controllabile, una forte credibilità internazionale e tassi d’interesse bassi, e una di Serie B che non potrà usufruire dei tassi della Banca centrale europea ma avrà propri meccanismi di fissazione del tasso di sconto.</p>
<p>Come da anni funziona il Montenegro e come funzionerà la Grecia: valuta ufficiale l’euro, ma tassi d’interesse più che doppi rispetto a quelli tedeschi. Fantapolitica e fantaeconomia? No, storia. Gianni De Michelis, ora consulente di Renato Brunetta, da ministro degli Esteri litigò ferocemente con i tedeschi quando decisero la riunificazione economica improvvisa delle due Germanie provocando la tempesta valutaria che portò alla svalutazione della lira.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: michele</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/04/spendiamo-troppo-in-welfare-per-i-padri-e-poco-per-i-giovani/comment-page-1/#comment-14387</link>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 10:02:01 +0000</pubDate>
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		<description>LUCA BARBARESCHI CON DOPPIO STIPENDIO  (sua intervista)          “Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna...”, recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale. Lui è regista e primo attore di un musical nato da un’idea di Giorgio Gaber. Gira l’Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora... 

Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività parlamentare? 
“Beh, non capisco la domanda: ho oltre l’80% di presenze” 

Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%... 
“Ah si. Vabbè, è quasi la metà. È la stessa cosa”. 

Non proprio... 
“Senta, io lavoro molto più di lei (è la prima volta che ci parliamo, ndr). Dormo quattro ore a notte, sono in piedi dalle sei del mattino e sono in grado di organizzare il lavoro”. 

Però dalla commissione Trasporti, della quale lei è vice-presidente, lamentano le continue assenze... 
“Saranno i suoi amici a dire certe cose. In un anno e mezzo ho presentato quattro proposte di legge e ne ho portato a casa una. Sono uno dei più efficienti!” 

Bene. Lei però, ha spesso denunciato il malaffare italiano, il lassismo politico: non crede che la complessità della macchina statale meriterebbe un po’ più d’attenzione? 
“Nooo. Eppoi non potrei permettermelo: non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico” 

Ma sono circa 23mila euro lordi al mese, più tutti i benefit... 
“E allora? Non sono mica nato da una famiglia ricca. Nessuno mi ha lasciato niente”. 

Per lei, Montecitorio è un secondo lavoro... 
“È facile parlare per voi! Voi giornalisti siete la vera casta, la feccia. Ora avete chiamato me come se fossi il male assoluto”.

Eravamo incuriositi dalla sua poliedricità... 
“No! I nemici sono i giornalisti ladri. Sono la maggior parte, solo che non li becca mai nessuno. Intoccabili. Inoltre i problemi della vita sono altri...” 

Quali? 
“I ladri, i farabutti e tutti quelli come loro”. 

Ma proprio non vede la necessità di maggiore impegno parlamentare? 
“In Israele chi fa il deputato deve lasciare ogni altro lavoro” 

Appunto... 
“Da noi non è così. Ho anche una attività imprenditoriale da mandare avanti...” 

Pure... 
“Sì. E sono bravissimo. Mi basta un’ora per dare le direttive giuste e farle eseguire”. 

Sarà stanchissimo... 
“Cosa? Non ho capito...” 

Sento la sua voce molto affaticata... 
“Ah! Lo ripeto: mi sveglio presto, lavoro, e poi alle cinque vado a teatro per le prove. Anzi, la saluto, devo andare.”.

Sì, sono le 16.30, è ora di correre al Quirino di Roma. Sono gli ultimi giorni, poi via per una lunga tournee, lontano dalla Capitale. Buon viaggio, e non si stanchi troppo, onorevole Barbareschi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LUCA BARBARESCHI CON DOPPIO STIPENDIO  (sua intervista)          “Non faccio niente. Ma con un impegno della madonna&#8230;”, recita Luca Barbareschi nel suo ultimo lavoro teatrale. Lui è regista e primo attore di un musical nato da un’idea di Giorgio Gaber. Gira l’Italia. Ancona, Roma, Napoli, Crotone e ancora&#8230; </p>
<p>Mi scusi, come concilia un impegno del genere con la sua attività parlamentare?<br />
“Beh, non capisco la domanda: ho oltre l’80% di presenze” </p>
<p>Sicuro? I dati ufficiali della Camera raccontano di un 47,70%&#8230;<br />
“Ah si. Vabbè, è quasi la metà. È la stessa cosa”. </p>
<p>Non proprio&#8230;<br />
“Senta, io lavoro molto più di lei (è la prima volta che ci parliamo, ndr). Dormo quattro ore a notte, sono in piedi dalle sei del mattino e sono in grado di organizzare il lavoro”. </p>
<p>Però dalla commissione Trasporti, della quale lei è vice-presidente, lamentano le continue assenze&#8230;<br />
“Saranno i suoi amici a dire certe cose. In un anno e mezzo ho presentato quattro proposte di legge e ne ho portato a casa una. Sono uno dei più efficienti!” </p>
<p>Bene. Lei però, ha spesso denunciato il malaffare italiano, il lassismo politico: non crede che la complessità della macchina statale meriterebbe un po’ più d’attenzione?<br />
“Nooo. Eppoi non potrei permettermelo: non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico” </p>
<p>Ma sono circa 23mila euro lordi al mese, più tutti i benefit&#8230;<br />
“E allora? Non sono mica nato da una famiglia ricca. Nessuno mi ha lasciato niente”. </p>
<p>Per lei, Montecitorio è un secondo lavoro&#8230;<br />
“È facile parlare per voi! Voi giornalisti siete la vera casta, la feccia. Ora avete chiamato me come se fossi il male assoluto”.</p>
<p>Eravamo incuriositi dalla sua poliedricità&#8230;<br />
“No! I nemici sono i giornalisti ladri. Sono la maggior parte, solo che non li becca mai nessuno. Intoccabili. Inoltre i problemi della vita sono altri&#8230;” </p>
<p>Quali?<br />
“I ladri, i farabutti e tutti quelli come loro”. </p>
<p>Ma proprio non vede la necessità di maggiore impegno parlamentare?<br />
“In Israele chi fa il deputato deve lasciare ogni altro lavoro” </p>
<p>Appunto&#8230;<br />
“Da noi non è così. Ho anche una attività imprenditoriale da mandare avanti&#8230;” </p>
<p>Pure&#8230;<br />
“Sì. E sono bravissimo. Mi basta un’ora per dare le direttive giuste e farle eseguire”. </p>
<p>Sarà stanchissimo&#8230;<br />
“Cosa? Non ho capito&#8230;” </p>
<p>Sento la sua voce molto affaticata&#8230;<br />
“Ah! Lo ripeto: mi sveglio presto, lavoro, e poi alle cinque vado a teatro per le prove. Anzi, la saluto, devo andare.”.</p>
<p>Sì, sono le 16.30, è ora di correre al Quirino di Roma. Sono gli ultimi giorni, poi via per una lunga tournee, lontano dalla Capitale. Buon viaggio, e non si stanchi troppo, onorevole Barbareschi.</p>
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