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	<title>Commenti a: Incontro del ministro Brunetta con la Confartigianato di Venezia</title>
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		<title>Di: franco pastrello</title>
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		<dc:creator>franco pastrello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 16:29:20 +0000</pubDate>
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		<description>Mi permetta di chiamarLa &quot;bravissimo&quot;,sono un Sandonatese (veneziano di terra,così mi definisco con i miei amici Valsesiani(la Valsesia si trova ai piedi del Monte Rosa,e io ci abito dal 1957,ma ciò non vul dire che abbia scordato o negato le mie origini anzi ne vado fiero e come sono fiero quando vedo o sento che le Sue iniziative vanno in porto ,ancora bravo alla faccia di chi non vuol capire</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetta di chiamarLa &#8220;bravissimo&#8221;,sono un Sandonatese (veneziano di terra,così mi definisco con i miei amici Valsesiani(la Valsesia si trova ai piedi del Monte Rosa,e io ci abito dal 1957,ma ciò non vul dire che abbia scordato o negato le mie origini anzi ne vado fiero e come sono fiero quando vedo o sento che le Sue iniziative vanno in porto ,ancora bravo alla faccia di chi non vuol capire</p>
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		<title>Di: Maurizio</title>
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		<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:37:55 +0000</pubDate>
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		<description>Io mi chiedo come possano venire in mente certe, a chi non si ritiene un fannullone. Vergognati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io mi chiedo come possano venire in mente certe, a chi non si ritiene un fannullone. Vergognati.</p>
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		<title>Di: anna</title>
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		<dc:creator>anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 13:50:43 +0000</pubDate>
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		<description>vorrei solo dire al ministro. peccato che non leggerà questi commenti.....sa parlare molto....predicare bene ma ruzzola proprio male.....perchè lui due lavori e non vuole nemmeno discutere di questo con la giornalista....però gli altri non possono avere due lavori....perchè la gente cerca due lavori ? per mangiare? ma non si può lavoro nero....lui due poltrone si ...perchè? non ha come comprare un panino? e noi che paghiamo dal nostro stipendio il suo? si vergogni brunetta....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vorrei solo dire al ministro. peccato che non leggerà questi commenti&#8230;..sa parlare molto&#8230;.predicare bene ma ruzzola proprio male&#8230;..perchè lui due lavori e non vuole nemmeno discutere di questo con la giornalista&#8230;.però gli altri non possono avere due lavori&#8230;.perchè la gente cerca due lavori ? per mangiare? ma non si può lavoro nero&#8230;.lui due poltrone si &#8230;perchè? non ha come comprare un panino? e noi che paghiamo dal nostro stipendio il suo? si vergogni brunetta&#8230;.</p>
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		<title>Di: rondo'</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/03/incontro-del-ministro-brunetta-con-la-confartigianato/comment-page-1/#comment-14461</link>
		<dc:creator>rondo'</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 21:35:16 +0000</pubDate>
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		<description>http://www.youtube.com/watch?v=ej_wRgBS5lI&amp;feature=player_embedded</description>
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		<title>Di: LIBERAL VOX</title>
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		<dc:creator>LIBERAL VOX</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:24:37 +0000</pubDate>
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		<description>SPENDIAMO TROPPO PER QUESTA POLITICA, PER I SUOI PRIVILEGI, PER LE SUE CLIENTELE! FAI SENTIRE ANCHE TU LA TUA VOCE SU: &gt;&gt;&gt;LIBERALVOX – IL SOCIAL NETWORK CHE FA OPINIONE</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SPENDIAMO TROPPO PER QUESTA POLITICA, PER I SUOI PRIVILEGI, PER LE SUE CLIENTELE! FAI SENTIRE ANCHE TU LA TUA VOCE SU: &gt;&gt;&gt;LIBERALVOX – IL SOCIAL NETWORK CHE FA OPINIONE</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 20:26:34 +0000</pubDate>
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		<description>Dopo il Premier Silvio Berlusconi, ed il Ministro all’Economia Tremonti, anche il Ministro Brunetta ha spento ogni entusiasmo in merito alla riforma fiscale; il Ministro della Pubblica Amministrazione, infatti, intervenuto su su Rtl, ha dichiarato che la riduzione delle tasse non potrà essere messa in atto fino a quanto il prodotto interno lordo si attesterà attorno all’1%. E visto che proprio per il 2010 l’Italia dovrebbe all’incirca crescere in termini dell’1% del Pil, ne consegue che la riduzione delle tasse nel nostro Paese slitterà almeno di un anno. Le tasse, secondo Brunetta, potranno essere abbassate solo quando la crescita italiana toccherà il 2% in termini di crescita del Pil in maniera stabile, altrimenti a risentirne sarebbe sia il deficit dello Stato, sia il debito. Ma di sicuro le dichiarazioni del Ministro Brunetta non saranno ben accolte dai Sindacati, i quali invece “spingono” per mettere a punto subito interventi incisivi a favore dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, ovverosia per coloro che più di tutti hanno pagato il caro prezzo della crisi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il Premier Silvio Berlusconi, ed il Ministro all’Economia Tremonti, anche il Ministro Brunetta ha spento ogni entusiasmo in merito alla riforma fiscale; il Ministro della Pubblica Amministrazione, infatti, intervenuto su su Rtl, ha dichiarato che la riduzione delle tasse non potrà essere messa in atto fino a quanto il prodotto interno lordo si attesterà attorno all’1%. E visto che proprio per il 2010 l’Italia dovrebbe all’incirca crescere in termini dell’1% del Pil, ne consegue che la riduzione delle tasse nel nostro Paese slitterà almeno di un anno. Le tasse, secondo Brunetta, potranno essere abbassate solo quando la crescita italiana toccherà il 2% in termini di crescita del Pil in maniera stabile, altrimenti a risentirne sarebbe sia il deficit dello Stato, sia il debito. Ma di sicuro le dichiarazioni del Ministro Brunetta non saranno ben accolte dai Sindacati, i quali invece “spingono” per mettere a punto subito interventi incisivi a favore dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, ovverosia per coloro che più di tutti hanno pagato il caro prezzo della crisi.</p>
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		<title>Di: michele</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/03/incontro-del-ministro-brunetta-con-la-confartigianato/comment-page-1/#comment-14238</link>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:26:27 +0000</pubDate>
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		<description>Ci siamo: i toni del presidente del Consiglio iniziano a cambiare, da: &quot;Aboliremo l’Irap&quot; e &quot;abbasseremo le tasse, dobbiamo essere soddisfatti di essere riusciti a non mettere nuove tasse&quot;.
Lo ha detto Berlusconi in Toscana, e la frase campeggia a tutta pagina sul sito Internet del Pdl. La distanza fra le promesse funamboliche e la prossima finanziaria che dovrà trovare 30 miliardi di euro fra tagli alla spesa e nuove entrate doveva essere accorciata. Ed è stato fatto con cautela, introducendo gradualmente la pillola che dovremo ingoiare fra la seconda metà del 2010 e l’inizio del 2011.

Inizia a spaventare come i mercati finanziari stanno reagendo ai conti pubblici di Grecia, Spagna e Portogallo e soprattutto spaventa lo spread di 0,90 per cento in più rispetto alla Germania che l’Italia pagava ieri sul suo debito decennale.

Non c’è una buona aria sui mercati per chi promette troppo, parla troppo e spende troppo. Fino a ieri noi avevamo tutte e tre le caratteristiche. Berlusconi ha vissuto il periodo di Tangentopoli a Milano e sa bene che più che per le le ruberie, la gente era indignata dal fatto che quella classe politica aveva portato il paese sull’orlo del baratro finanziario.
Quindi il presidente del Consiglio si prepara a servire due piatti indigesti: il primo sarà un condono fiscale per le imprese, così generoso e di maglia larga da fare impallidire gli abitanti delle isole Cayman. Il secondo una manovra fiscale per racimolare i miliardi che ancora mancheranno all’appello.

Probabilmente si tratterà di nuovi tagli allo stato sociale, forse alla polizia, sicuramente alla giustizia. Negli anni in cui ha governato Berlusconi il debito pubblico è aumentato di 400 miliardi di euro e le tasse non sono scese di un centesimo. E l’impressione è che si navighi a vista per rimandare quanto più a lungo possibile il momento in cui i 1.800 miliardi di debito ci si ritorceranno contro. Il governo si comporta come un equilibrista che si ferma al centro della corda per riprendere il bilanciere, fare una piroetta e proseguire verso la fine della corda.

Cioè verso l’immunità dai processi, la blindatura dell’impero Mediaset e il benessere di pochi cortigiani. Dall’altra parte della corda si lascerà un paese con un peso troppo grande per poter attraversare il passaggio indenne. Ma i funamboli devono stare attenti al vento. I mercati finanziari oscillano pericolosamente e talvolta anticipano i tempi delle crisi, provocandole essi stessi. Il debito pubblico italiano è un sorvegliato speciale e se i collocamenti dei bond greci o portoghesi per un qualsiasi motivo dovessero arenarsi, dopo toccherebbe all’Italia pagare il prezzo del &quot;terzo debito pubblico del mondo ma non della terza economia del mondo&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo: i toni del presidente del Consiglio iniziano a cambiare, da: &#8220;Aboliremo l’Irap&#8221; e &#8220;abbasseremo le tasse, dobbiamo essere soddisfatti di essere riusciti a non mettere nuove tasse&#8221;.<br />
Lo ha detto Berlusconi in Toscana, e la frase campeggia a tutta pagina sul sito Internet del Pdl. La distanza fra le promesse funamboliche e la prossima finanziaria che dovrà trovare 30 miliardi di euro fra tagli alla spesa e nuove entrate doveva essere accorciata. Ed è stato fatto con cautela, introducendo gradualmente la pillola che dovremo ingoiare fra la seconda metà del 2010 e l’inizio del 2011.</p>
<p>Inizia a spaventare come i mercati finanziari stanno reagendo ai conti pubblici di Grecia, Spagna e Portogallo e soprattutto spaventa lo spread di 0,90 per cento in più rispetto alla Germania che l’Italia pagava ieri sul suo debito decennale.</p>
<p>Non c’è una buona aria sui mercati per chi promette troppo, parla troppo e spende troppo. Fino a ieri noi avevamo tutte e tre le caratteristiche. Berlusconi ha vissuto il periodo di Tangentopoli a Milano e sa bene che più che per le le ruberie, la gente era indignata dal fatto che quella classe politica aveva portato il paese sull’orlo del baratro finanziario.<br />
Quindi il presidente del Consiglio si prepara a servire due piatti indigesti: il primo sarà un condono fiscale per le imprese, così generoso e di maglia larga da fare impallidire gli abitanti delle isole Cayman. Il secondo una manovra fiscale per racimolare i miliardi che ancora mancheranno all’appello.</p>
<p>Probabilmente si tratterà di nuovi tagli allo stato sociale, forse alla polizia, sicuramente alla giustizia. Negli anni in cui ha governato Berlusconi il debito pubblico è aumentato di 400 miliardi di euro e le tasse non sono scese di un centesimo. E l’impressione è che si navighi a vista per rimandare quanto più a lungo possibile il momento in cui i 1.800 miliardi di debito ci si ritorceranno contro. Il governo si comporta come un equilibrista che si ferma al centro della corda per riprendere il bilanciere, fare una piroetta e proseguire verso la fine della corda.</p>
<p>Cioè verso l’immunità dai processi, la blindatura dell’impero Mediaset e il benessere di pochi cortigiani. Dall’altra parte della corda si lascerà un paese con un peso troppo grande per poter attraversare il passaggio indenne. Ma i funamboli devono stare attenti al vento. I mercati finanziari oscillano pericolosamente e talvolta anticipano i tempi delle crisi, provocandole essi stessi. Il debito pubblico italiano è un sorvegliato speciale e se i collocamenti dei bond greci o portoghesi per un qualsiasi motivo dovessero arenarsi, dopo toccherebbe all’Italia pagare il prezzo del &#8220;terzo debito pubblico del mondo ma non della terza economia del mondo&#8221;.</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:23:10 +0000</pubDate>
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		<description>l’Italia nei media non presenta una ruga. Il debito pubblico? Lo abbiamo sempre avuto. La disoccupazione altissima? “Stiamo meglio di altri paesi”. La crisi economica? “Oramai è alle spalle”. Esiste però un dipinto fatto dai mercati finanziari che mostra le rughe di un’economia asfittica e di un debito pubblico sull’orlo del baratro. Nell’ultima settimana i mercati hanno concentrato la loro attenzione sull’incapacità di Grecia e Portogallo di ripagare il proprio debito pubblico.

Francia e Germania hanno affermato che non correranno in soccorso della Grecia (il Trattato europeo non ne prevede l’obbligo) e la Spagna è corsa ai ripari annunciando tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi di euro in 3 anni per aumentare la propria credibilità finanziaria e non essere in balìa della speculazione internazionale. I portoghesi hanno approvato in Parlamento, in modo bipartisan, misure di taglio e contenimento della spesa pubblica ma ancora non sono riusciti a calmare gli investitori che chiedono più austerità nella spesa.

E l’Italia? Unica in Europa, dibatte se prolungare gli incentivi alle auto e si adagia sul falso mito che noi stiamo meglio degli altri. La nostra classe politica ha perso completamente il senso del pericolo, ha dimenticato le crisi finanziarie degli anni Novanta e sposta il dibattito politico dallo stato dei conti pubblici ai problemi di un mondo che non c’è più, fatto di sussidi mascherati da incentivi, cassa integrazione perpetua e leggi ad personam. 

l’Italia mostra ai suoi cittadini un volto sempre giovane e sorridente, ottimista per il futuro e spensierato. Nella soffitta dei mercati finanziari il ritratto sta diventando lo specchio dell’anima economica italiana che trasmette sempre meno affidabilità a chi decide di comprare o non comprare i buoni del Tesoro italiani. Le prossime settimane saranno decisive per capire il destino dell’Europa e dell’Italia.

La Grecia non sembra in grado di rassicurare i mercati circa le sue possibilità di ripagare il debito e molto probabilmente sarà costretta a pagarvi interessi a tassi vicini al 9 per cento annuo. A quel punto gli investitori si concentreranno su Portogallo e Italia. Analizzeranno i nostri conti pubblici con precisione chirurgica. 

La crescita economica prevista per il 2011 dal governo (+ 2 per cento) è oramai pura fantasia e la disponibilità di cassa di oltre 50 miliardi di euro sarà finita entro maggio. Tremonti rilancia la proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di una nuova Breton Woods che ridefinisca i meccanismi di cambio e di scambio, ma forse con due intenti diversi.

Francia e Germania oramai pensano a una Europa a due velocità, una di Serie A con un debito pubblico controllabile, una forte credibilità internazionale e tassi d’interesse bassi, e una di Serie B che non potrà usufruire dei tassi della Banca centrale europea ma avrà propri meccanismi di fissazione del tasso di sconto.

Come da anni funziona il Montenegro e come funzionerà la Grecia: valuta ufficiale l’euro, ma tassi d’interesse più che doppi rispetto a quelli tedeschi. Fantapolitica e fantaeconomia? No, storia. Gianni De Michelis, ora consulente di Renato Brunetta, da ministro degli Esteri litigò ferocemente con i tedeschi quando decisero la riunificazione economica improvvisa delle due Germanie provocando la tempesta valutaria che portò alla svalutazione della lira.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l’Italia nei media non presenta una ruga. Il debito pubblico? Lo abbiamo sempre avuto. La disoccupazione altissima? “Stiamo meglio di altri paesi”. La crisi economica? “Oramai è alle spalle”. Esiste però un dipinto fatto dai mercati finanziari che mostra le rughe di un’economia asfittica e di un debito pubblico sull’orlo del baratro. Nell’ultima settimana i mercati hanno concentrato la loro attenzione sull’incapacità di Grecia e Portogallo di ripagare il proprio debito pubblico.</p>
<p>Francia e Germania hanno affermato che non correranno in soccorso della Grecia (il Trattato europeo non ne prevede l’obbligo) e la Spagna è corsa ai ripari annunciando tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi di euro in 3 anni per aumentare la propria credibilità finanziaria e non essere in balìa della speculazione internazionale. I portoghesi hanno approvato in Parlamento, in modo bipartisan, misure di taglio e contenimento della spesa pubblica ma ancora non sono riusciti a calmare gli investitori che chiedono più austerità nella spesa.</p>
<p>E l’Italia? Unica in Europa, dibatte se prolungare gli incentivi alle auto e si adagia sul falso mito che noi stiamo meglio degli altri. La nostra classe politica ha perso completamente il senso del pericolo, ha dimenticato le crisi finanziarie degli anni Novanta e sposta il dibattito politico dallo stato dei conti pubblici ai problemi di un mondo che non c’è più, fatto di sussidi mascherati da incentivi, cassa integrazione perpetua e leggi ad personam. </p>
<p>l’Italia mostra ai suoi cittadini un volto sempre giovane e sorridente, ottimista per il futuro e spensierato. Nella soffitta dei mercati finanziari il ritratto sta diventando lo specchio dell’anima economica italiana che trasmette sempre meno affidabilità a chi decide di comprare o non comprare i buoni del Tesoro italiani. Le prossime settimane saranno decisive per capire il destino dell’Europa e dell’Italia.</p>
<p>La Grecia non sembra in grado di rassicurare i mercati circa le sue possibilità di ripagare il debito e molto probabilmente sarà costretta a pagarvi interessi a tassi vicini al 9 per cento annuo. A quel punto gli investitori si concentreranno su Portogallo e Italia. Analizzeranno i nostri conti pubblici con precisione chirurgica. </p>
<p>La crescita economica prevista per il 2011 dal governo (+ 2 per cento) è oramai pura fantasia e la disponibilità di cassa di oltre 50 miliardi di euro sarà finita entro maggio. Tremonti rilancia la proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di una nuova Breton Woods che ridefinisca i meccanismi di cambio e di scambio, ma forse con due intenti diversi.</p>
<p>Francia e Germania oramai pensano a una Europa a due velocità, una di Serie A con un debito pubblico controllabile, una forte credibilità internazionale e tassi d’interesse bassi, e una di Serie B che non potrà usufruire dei tassi della Banca centrale europea ma avrà propri meccanismi di fissazione del tasso di sconto.</p>
<p>Come da anni funziona il Montenegro e come funzionerà la Grecia: valuta ufficiale l’euro, ma tassi d’interesse più che doppi rispetto a quelli tedeschi. Fantapolitica e fantaeconomia? No, storia. Gianni De Michelis, ora consulente di Renato Brunetta, da ministro degli Esteri litigò ferocemente con i tedeschi quando decisero la riunificazione economica improvvisa delle due Germanie provocando la tempesta valutaria che portò alla svalutazione della lira.</p>
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		<title>Di: michele</title>
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		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:16:26 +0000</pubDate>
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		<description>Ho ribadito che gli aiuti di
Stato vanno impiegati per creare il
futuro, non per tenere in vita dei fossili
industriali come la Fiat. Soldi per le
rinnovabili, non per le auto a petrolio. E i
soldi vanno dati solo se vengono
reinvestiti in Italia. Altrimenti è meglio
consegnarli direttamente ai dipendenti
per lavori socialmente utili. L&#039;Italia è un
immenso parcheggio e di macchine ne
abbiamo per le prossime tre generazioni,
è sufficiente qualche pezzo di ricambio.
La crisi non ci ha insegnato nulla. Chi è
stato premiato? Banche, petrolieri,
società automobilistiche: quelli che
l&#039;hanno causata. Chi è rimasto a casa? I
lavoratori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ribadito che gli aiuti di<br />
Stato vanno impiegati per creare il<br />
futuro, non per tenere in vita dei fossili<br />
industriali come la Fiat. Soldi per le<br />
rinnovabili, non per le auto a petrolio. E i<br />
soldi vanno dati solo se vengono<br />
reinvestiti in Italia. Altrimenti è meglio<br />
consegnarli direttamente ai dipendenti<br />
per lavori socialmente utili. L&#8217;Italia è un<br />
immenso parcheggio e di macchine ne<br />
abbiamo per le prossime tre generazioni,<br />
è sufficiente qualche pezzo di ricambio.<br />
La crisi non ci ha insegnato nulla. Chi è<br />
stato premiato? Banche, petrolieri,<br />
società automobilistiche: quelli che<br />
l&#8217;hanno causata. Chi è rimasto a casa? I<br />
lavoratori.</p>
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		<title>Di: michele</title>
		<link>http://www.renatobrunetta.it/2010/02/03/incontro-del-ministro-brunetta-con-la-confartigianato/comment-page-1/#comment-14234</link>
		<dc:creator>michele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:12:52 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;La Costituzione islandese è basata sul
principio fondamentale che il popolo è
sovrano. E&#039; responsabilità del presidente
far sì che la volontà del popolo
prevalga&quot;. L&#039;affermazione è di Olafur
Ragnar Grimsson, presidente
dell&#039;Islanda, che ha rifiutato di firmare la
legge che prevede quattro miliardi di
euro di compensazione al Regno Unito e
all&#039;Olanda, tra gli altri Paesi, per il
fallimento della banca Landsbanki e la
conseguente perdita dei depositi detti
Icesave di clienti europei. Il prossimo 20
febbraio si terrà un referendum
promosso da 60.000 islandesi. Toccherà
ai cittadini decidere se ripianare il debito
della banca attraverso le tasse. Quasi
certamente gli islandesi voteranno no
alla legge e si vedranno così negato
l&#039;ingresso nella UE per ritorsione. Gli
islandesi affermano un principio: i
cittadini non possono accollarsi il debito
delle banche. Lo Stato è pubblico e la
banca è un istituto privato. Forza
Islanda!
Gli Spartacus neri di
Rosarno
Muro del pianto
08.01.2010</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La Costituzione islandese è basata sul<br />
principio fondamentale che il popolo è<br />
sovrano. E&#8217; responsabilità del presidente<br />
far sì che la volontà del popolo<br />
prevalga&#8221;. L&#8217;affermazione è di Olafur<br />
Ragnar Grimsson, presidente<br />
dell&#8217;Islanda, che ha rifiutato di firmare la<br />
legge che prevede quattro miliardi di<br />
euro di compensazione al Regno Unito e<br />
all&#8217;Olanda, tra gli altri Paesi, per il<br />
fallimento della banca Landsbanki e la<br />
conseguente perdita dei depositi detti<br />
Icesave di clienti europei. Il prossimo 20<br />
febbraio si terrà un referendum<br />
promosso da 60.000 islandesi. Toccherà<br />
ai cittadini decidere se ripianare il debito<br />
della banca attraverso le tasse. Quasi<br />
certamente gli islandesi voteranno no<br />
alla legge e si vedranno così negato<br />
l&#8217;ingresso nella UE per ritorsione. Gli<br />
islandesi affermano un principio: i<br />
cittadini non possono accollarsi il debito<br />
delle banche. Lo Stato è pubblico e la<br />
banca è un istituto privato. Forza<br />
Islanda!<br />
Gli Spartacus neri di<br />
Rosarno<br />
Muro del pianto<br />
08.01.2010</p>
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