DIGITPA (EX CNIPA): LA REPLICA DI DAVIDE GIACALONE AL QUOTIDIANO “IL FATTO”
Davide Giacalone, designato dal ministro Brunetta alla presidenza di DigitPA (ex Cnipa), ha inviato la seguente lettera a il direttore de “Il Fatto”, in risposta ai contenuti dell’articolo “L’ascesa di Davide Giacalone, da Tangentopoli a Brunetta”:
“Gentile Direttore,
mi consenta alcune osservazioni, sulle cose da Voi pubblicate sul mio conto. Cominciamo dalle cose importanti: sono nato a Livorno, ma non posso definirmi livornese, essendo cresciuto a Palermo. Sono siciliano. Questo dovrebbe contribuire a rendere più fosco il quadro, quindi ci tengo. Neanche sono di destra, giacché, se dovessi definirmi, sosterrei d’essere cresciuto nella sinistra democratica. Non ho cambiato idea. Sono pronto, opinione per opinione, articolo per articolo, a discutere ogni singolo riferimento culturale.
Veniamo alle cose minori. Secondo quanto afferma l’onorevole Antonio Borghesi, due volte nel Vostro articolo, avrei salvato la ghirba, nel processo relativo alle presunte tangenti per le frequenze televisive, grazie alla prescrizione. Posto che la prescrizione non è una data di scadenza del colpevole (modello yogurt), è vero l’esatto contrario: sono stato assolto con la più piena e soddisfacente delle formule, il fatto non sussiste. Me ne duole per lui, me ne rallegro per me. Ci sono state prescrizioni, invece, relative, però, a nessuno dei reati contestati da Antonio Di Pietro (che in tal senso Voi citate, laddove io lo trovo inelegante), per i quali, anzi, neanche c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio. Capitò, difatti, che la stessa procura modificò totalmente il quadro d’accusa, proponendo al giudice reati prescritti. Mi opposi, ricorrendo in Cassazione, ma senza l’esito sperato. Me ne rammarico, ma questo non autorizza a capovolgere la realtà.
Un’ultima cosa: indicarmi quale autore, solitario, di una legge, la Mammì, è un onore che non merito. Era la migliore legge possibile, e anche di questo sono pronto a discutere, dove e quando vorrete, ma immaginare il Parlamento quale luogo di ratifica delle mie trovate, ho l’impressione che sia vilipendio delle istituzioni. Considero del tutto legittime le perplessità sulle mie capacità professionali, però, occorre decidersi: o scrivo le leggi sulle telecomunicazioni o non ci capisco un accidente”.
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