Renato Brunetta spiega la Riforma: ascensori sociali e cultura della valutazione

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“Se uno fa una cosa buona deve essere premiato, se uno fa una cosa cattiva deve essere punito. Il merito vuol dire trasparenza, non truccare i concorsi, …. democrazia, etica, ecc…”. Creare inoltre i cosiddetti ascensori sociali che permettono una maggiore mobilità all’interno della società che lavora.

Questa la spiegazione del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta alla domanda sul significato di “merito” per i dipendenti pubblici. Poi il ministro parla anche di cultura della valutazione e qualità dei servizi, in quest’intervista per dillinger.it. Bisogna – spiega Brunetta – “mettersi a disposizione dei cittadini ed essere pronti ad essere giudicati”.

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10 Commenti a “Renato Brunetta spiega la Riforma: ascensori sociali e cultura della valutazione”

  1. gianluca scrive:

    Nel mio ente la prima cosa su cui si deve e si risparmia è il personale. Se potessero ridurci la paga minima sindacale, l’avrebbero già fatto. Altro che ascensore sociale, ascensori si’ma con piani a livello meno. Dopo le sue esternazioni gli amministratori locali anzichè premiare i meritoveli, li penalizzano, perchè ogni hanno riducono le risorse destinate al personale.
    L’unica cosa che mi rallegra è sapere che quando sarà la sua ora, l’attenderà l’inferno ed allora saranno solo cazzi suoi.

  2. Daniele scrive:

    Brunetta sei un grande!!!
    Brunetta for president

  3. gianluca scrive:

    For president del partito persone sfondate come lei.

  4. giuseppe scrive:

    quelli che si lamentano sono i veri fannulloni,perche chi lavora nn deve temere niente!!!bravo il ministro Brunetta concordo con te!!!!!procedi pure ti abbiamo eletto x questo via i fannulloni dalla Pubblica Amministrazione!!!!!!!!a zappare!!!!

  5. Massimo scrive:

    ..chi lavora non deve temere niente??????…ma dove vivi Giuseppe????…sulla Luna??????

  6. Zennaro Gianni scrive:

    Vorrei sapere come vengono premiati i meritevoli nella pubblica amministrazione visto che chi decide è sempre e comunque il sindacato connivente con la dirigenza che ha potere decisionale (direttore generale e direzione strategica). Oltre a distribuire le risorse economiche alla loro fetta dirigenziale e ai loro iscritti (più furbi)altro non sanno fare. Esiste un’omertà spaventosa. Nella gestione della cosa pubblica, in generale, più si parla di trasparenza e più viene oscurato tutto. Ognuno di questi signori e signore si credono dei “Padre Eterno” convinti di avere un potere assoluto su tutto e su tutti intascando e sperperando il danaro pubblico a proprio uso e consumo protetti sempre e comunque dal loro “partito politico”. Ma…vedremo che fine ci aspetta andando avanti così! Non c’è colore o istituzione che si salvi e nessuno può permettersi di scagliare la prima pietra. Un suggerimento per chi possiede un cervello e una coscienza: di usare in modo appropiato intelligenza e cuore grandi doti che la natura o meglio il creatore ci ha donato per vivere su questa meravigliosa terra il breve periodo della nostra vita.

  7. zitello scrive:

    A scuola non ero fannullone, in quanto se avessi puntato al 6 avrei potuto beccarmi un 5 o un 4. Poi ho fatto una marea di concorsi esterni, in cui il risultato era di solito: non hai vinto, riprova. Se invece ci fosse trasparenza assoluta e riconoscimento di tutti i meriti pure minimi, avrei aspettato che il giusto compenso piovesse dal cielo.
    Premiare le cose buone e punire le cattive è da farisei e da scout, che contano le buone azioni per autocalcolarsi il premio. Solo il rischio dà una spinta a migliorare davvero.
    Meritocrazia diventa meritificio, in cui l’unico scopo è far vedere quanto si è bravi, non importa se scavando buche o tappando buche. Per accumulare medaglie al merito si scateneranno guerre.

  8. giorgia scrive:

    Caro Ministro sono favorevole alle sue iniziative per rendere più efficiente la P.A. ma vorrei segnalare situazioni terribili delle quali non si parla mai. Molte persone che hanno titoli di studio conseguiti a pieni voti e hanno voglia di fare e di emergere vengono letteralmente schiacciate da Dirigenti, Capi Settore, Capi Servizio che non danno loro alcuna possibilità, a cui interessa che nessuno possa concorrere con loro. Nessuna idea valutata, nessuna iniziativa. Presunzione e basta. E ti fanno addirittura sentire in colpa o restare in angoscia se chiedi le ferie!!!Per favore controllate anche loro, i loro clientelismi,tenete conto che molto spesso gli obiettivi che raggiungono loro sono frutto del lavoro svolto da validi collaboratori che però devono restare nell’ombra perchè non contano nulla. Pensavo valesse qualcosa avere una laurea, aver voglia di fare,di costruire,di lavorare.Questo per molti è causa di demotivazione. Grazie

  9. giorgia scrive:

    Scusi ancora, ma vorrei aggiungere ancora qualcosa.Il lavoro a mio parere è prima di tutto uno spazio esistenziale, in cui riuscire ad esprimersi, realizzarsi, dare il massimo. I motivi di sconforto più frequenti all’interno della P.A.? la mancanza di gratificazioni verbali da parte dei capi,l’essere costretti a subire scorrettezze, la sensazione di essere sottoutilizzati e l’eccessivo spirito di competizione. Per favore non parliamo solo di punire, valorizziamo al massimo le risorse giovani e volenterose,( e le garantisco sono tante nella P.A., che non riescono ad esprimersi perchè una ristretta elite di “potenti” cosi’ ha deciso. Ci dia una mano.

  10. gianluca scrive:

    Una mano l’ha già data. Se non se nè accorta ci ha spinti tutti nel burrone.

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