Brunetta vs.Tremonti: «Io sono un economista, lui no»

tremonti e brunetta
Foto di www.bambini-news.it

«Io sono più rigorista di Tremonti, ma nel rigore si può fare lo sviluppo: io queste cose le conosco bene perché io sono un economista, Tremonti non è un economista» sono le parole del ministro della PA, Renato Brunetta, che risponde ancora una volta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

«Sarà bene discutere già nel Consiglio dei ministri di venerdì» del «cambio di passo» verso lo sviluppo «richiesto anche dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia» ha aggiunto poi Brunetta. «Io sono professore ordinario di politica economica e finanziaria, il ministro Giulio Tremonti è invece professore ordinario di scienza delle finanze e di diritto finanziario. Il primo è quindi un economista, mentre il secondo è un giurista».

Alcuni temi inevitabilmente dividono i due personaggi. «Ci sono molte riforme che non costano, ma fanno risparmiare. Questo è un ministero – commenta Brunetta – che non chiede soldi alla Finanziaria, sono altri gli Stranamore». Il chiaro riferimento è proprio a Tremonti stesso, che parlando di tagli, due giorni fa, aveva definito un comportamento irresponsabile prestare attenzione ai tanti dottor Stranamore, poichè non esistono «ricette magiche» e sopratutto «c’è un tempo per gestire la crisi e un tempo per fare altro».

«Abbiamo gestito bene la crisi, ma ora bisogna gestire altrettanto bene la ripresa e credo che il governo sia assolutamente in grado nella sua collegialità di farlo, certamente anche nella Finanziaria». (Fonte: Corriere)

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12 Commenti a “Brunetta vs.Tremonti: «Io sono un economista, lui no»”

  1. Nicola Milillo scrive:

    la caratteristica del ministro Tremonti è la ricerca e la perfetta percezione della verità.
    Io gli credo

  2. Antonia Tognin scrive:

    A noi contriduenti si chiede di arrivare a fine mese con uno stipendio di 1.000 euro…………..Con il loro stipendio da parlamentari è “loro dovere” far quadrare il dilancio statale…( che sarebbe sempre il nostro, anche ce gestito da “loro”)

  3. Ministro qui stanno saltando piccole e medie imprese a centinaia per non aver strutturato un sistema di garanzie che consenta effettivamente alle banche di poter ristrutturare le situazioni debitorie.
    Questo il primo passo verso il rilancio, imprese sane, come la mia, ma con situazione di tensione finanziaria sono destinate al fallimento (occupo oltre 150 addetti) semplicemente per i parametri inseriti da Tremonti nelle norme di accesso al fondo di garanzia e per il fatto che le garanzie proposte dallo Stato la sistema bancario, non sono a “prima richiesta” questa la battaglia che Lei, da economista DEVE portare il Consiglio dei Ministri. La prego lo faccia o il suo “SUD resterà un sogno IMPOSSIBILE!

  4. alessandra scrive:

    Ministro, lei è un perfetto idiota.
    Magari tremonti non è un economista, ma in quanto a stile lo surclassa.

  5. Fataturchina scrive:

    Ma Treonti, ooops volevo dire 3monti che fa, si pulisce le orecchie?

  6. LIBERA VOX scrive:

    Brunetta stavolta non spara nel mucchio dei fannulloni, ma ne attaca un solo. L’impiegato dello Stato «Giulio Tremonti».

    Il ministro della Pubblica Amministrazione renato brunetta lancia una nuova frecciata al collega dell’Economia Giulio Tremonti. «Io sono un economista, Tremonti no! Il ministro Tremonti ha perfettamente ragione. Io sono più rigorista di lui, ma nel rigore si può fare sviluppo». Basta guardare cosa accade oggi con la sua riforma negli uffici pubblici, per apprezzare la sagacia delle sue parole. Soffermandosi, poi, sulle risorse da prevedere in finanziaria per lo sviluppo brunetta ha sottolineato che «sarà bene discuterne in Cdm già a partire dalla prossima riunione di venerdì». Facendo poi rifermento alla riunione della Consulta economica prevista per oggi il titolare della P. A. ha detto: «In sede di partito se ne discuterà, ma dell’organismo io non faccio parte». Poco dopo, attraverso una nota, il portaborse di renato brunetta chiarisce il senso delle parole pronunciate dal ministro della funzione pubblica: «Nessun attacco, nessuna polemica. Ha soltanto ricordato – si legge nel comunicato – che se lui è professore ordinario di politica economica e finanziaria, il ministro Giulio Tremonti è invece professore ordinario di scienza delle finanze e di diritto finanziario. Il primo è quindi un economista, mentre il secondo è un giurista». E adesso, dopo questo chiarimento indispensabile per l’economia del paese e le sorti della nazione, possiamo dormire sonni tranquilli! Intanto – mentre “loro” disquisiscono di titoli accademici – gli italiani non si divertono per nulla e combattono ogni giorno con le difficoltà economiche, con la disoccupazione, con l’impossibilità di organizzarsi dignitosamente una vita decente. Di fatto, la Finanziaria che arriva alla Camera non contiene nulla che possa assicurare rigore e sviluppo, nulla che sostenga i redditi medio-bassi e le microimprese, soprattutto quelle a conduzione familiare.

  7. Cristina scrive:

    Caro ministro Brunetta, sono con Lei quando dice che si può fare sviluppo con rigore. Troppo facile partorire una finanziaria dove praticamente non viene dato niente a nessuno, salvo briciole a qualche ministero che si è lamentato. Troppo facile dire “non ci sono soldi”. Mi scusi, questo lo sapevo fare anch’io. Chiedo solo a chi ho dato il voto e la fiducia di trovare il sistema di trovarli questi soldi, magari riducendo le spese inutili che ce ne sono tantissime. Lo sa come si dice al mio paese?…”corpo pieno non conosce digiuno”. Forse il ministro Tremonti è bello pieno da essere così miope da non accorgersi della povertà e del malessere che ogni giorno si insinua nelle tasche delle famiglie italiane. Fino a quando quei piccoli risparmi, accantonati anni fa, ci potranno ancora sostenere? A voi la risposta.

  8. Ilaria Arri scrive:

    Caro ministro, lavorate molto diversamente, lei come un economista, Tremonti come un giurista, ma penso che siano due modi di vedere lo stesso problema.

  9. LIBERALVOX scrive:

    ADESSO DICO BASTA!

    La politica è diventata una delle più importanti attività del Paese. Non soffre la crisi, i suoi addetti aumentano ogni anno. I loro stipendi crescono e non temono licenziamenti. La politica è il primo settore improduttivo, ma il meglio retribuito. Dicono di voler combattere l’assenteismo e i fannulloni della Pubblica Amministrazione e poi quando Tremonti si presenta alle Camere per annunciare la gravità del momento di crisi, in Aula sono presenti, a dire tanto, una trentina di parlamentari su 630. Gli altri 600 se ne stanno a godersi i 25.000 euro che ogni mese fottono ai contribuenti. Non si capisce come possa fare un intero popolo a sopportare tutto questo, a non accorgersi o ad infischiarsene del fatto che oggi vivono di politica in Italia centinaia e centinaia di migliaia di persone (politici, portaborse, segretarie, impiegati, giornalisti, faccendieri, ecc, ecc) che hanno come unico obiettivo quello di farsi i propri affari, aumentarsi i loro stipendi in barba a qualsiasi crisi e a qualsiasi logica contrattuale, accrescere privilegi, occasioni di profitto alle spese della collettività, a spese nostre! Fino a quando pensano di trovare i soldi per andare avanti attingendo sempre e soltanto dalle nostre tasche? Non saprei dire. So soltanto che stasera non guarderò Annozero e che sabato leggerò un bel libro, invece di vedere la partita dell’Inter. Sono stufa di sentir parlare dei miei problemi, da gente che guadagna milioni di euro, sono stufa di fare il tifo per chi tira due calci al pallone a peso d’oro. Adesso dico basta!

  10. Borjes scrive:

    …ma cari ministri, quale politica economica potete fare se non siete capaci di dirci a chi appartiene il denaro che la bce stampa. La BCE si comporta come se ne fosse la proprietaria, come faceva la banca d’italia prima …e voi? State a guardare.
    Non esiste nessuna legge che chiarisca questo punto, il vuoto legislativo è grave. Il prof. Auriti, buon’anima lo ha denunciato molte volte e voi avete sempre fatto orecchie da mercanti. Temete forse di fare la fine di Lincoln o di Kennedy? Così il debito pubblico aumenta e non riusciremo mai a pagarlo. Si continuerà a chiedere sacrifici alle pecore amministrate senza risolvere niente. Voi sareste degli economisti?
    Ma mi faccia il piacere…mi faccia!

  11. LIBERALVOX scrive:

    IL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO ERA PERFETTO SINO A QUANDO LA POLITICA NON HA MESSO LE MANI NELLE CASSE DI INPS E INPDAP PER RIPIANARE IL DEBITO PUBBLICO CRETAO DALLE ‘LORO’ RUBERIE!

    >>>VIENI A DIRE LA TUA SU LIBERALVOX.BLOG

  12. LIBERALVOX scrive:

    In pensione a 60, 65, 70anni… chi offre di più?

    L’innalzamento dell’età pensionabile – legata alla speranza di vita media rilevata dall’Istat – porterebbe ad un “risparmio/ricavo” di 87 miliardi di euro che andrebbe a coprire gli sprechi e le ruberie della ‘cricca’! E’ la pedissequa applicazione del principio dei vasi comunicanti o meglio delle “casse-comunicanti”: si trasferiscono i contributi pensionistici dei lavoratori dalle casse Inps, Inpdap, Enpam, a quelle ‘esanimi’ dello Stato! Lapalissiano il fatto che predati i soldi accantonati dai lavoratori per garantirsi una pensione, la politica, rotto l’unico “dindarolo” rimasto sano nel bel paese, prenda tempo innalzando l’età pensionabile. I soldi per pagare le pensioni non ci sono più! E se la speranza di vita si è allungata, quella di andare in pensione è morta e sepolta! Il decreto legge sulla manovra economica apporta sostanziali modifiche alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e di anzianità nei confronti di tutti coloro che matureranno i requisiti dal 2011 in poi, accorciando ulteriormente la distanza che porta dalla pensione al… camposanto! I lavoratori dipendenti, pubblici e privati, subiranno uno slittamento di 12 mesi, nella decorrenza della pensione, dal momento della maturazione dei requisiti mentre per i lavoratori autonomi (coltivatori diretti, artigiani e commercianti) lo slittamento sarà di 18 mesi. Anche i lavoratori che usufruiscono della totalizzazione dei periodi assicurativi potranno avere la pensione dopo 18 mesi, cioè con le stesse regole previste per i lavoratori autonomi; fanno eccezione le pensioni ai superstiti, che decorrono dal primo giorno del mese successivo alla morte dell’assicurato. Rimangono invece in vigore le vecchie norme nei confronti dei lavoratori dipendenti che avevano in corso un periodo di preavviso al 30 giugno 2010 e che maturano i requisiti per la pensione entro la data di cessazione del rapporto di lavoro e nei confronti dei lavoratori che, per il raggiungimento dl limite di età, perdono il titolo abilitante all’esercizio della professione. Il ritardo di 1 anno nell’uscita dal lavoro non si applica neanche nei confronti del personale della scuola, per il quale viene confermata l’unica finestra del 1° settembre di ogni anno. E’ prevista una deroga all’applicazione delle nuove norme in favore di un massimo di 10.000 lavoratori, collocati in mobilità, mobilità lunga o titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà. Dovrà provvedere l’INPS al monitoraggio necessario per determinare il raggiungimento della soglia delle 10.000 unità. La manovra del governo inciderà parecchio sull’età per andare in pensione. In pratica si dovrà attendere fino a cinque anni in più per andare in pensione di anzianità e di vecchiaia. L’innalzamento dell’età di vecchiaia nel 2050 arriverà alla soglia di 69 anni e 4 mesi. Ma già dal 2015 ci saranno i primi effetti, per la pensione di vecchiaia si dovrà aspettare 66 anni. E’ quanto stabilito dal rapporto elaborato in sede tecnica. Le direttive dell’intervento sono due. La prima è contenuta nel decreto correttivo dei conti pubblici, la seconda nel regolamento Sacconi-Tremonti firmato nei giorni scorsi in attuazione della legge 3 agosto 2009. Come è noto la manovra sposta le finestre di uscita, dunque coloro che matureranno i requisiti dal 1° gennaio 2011 dovranno aspettare dodici mesi, se dipendenti, e diciotto se autonomi. Ma il deciso cambio di direzione arriva dal regolamento Sacconi-Tremonti: si annulla l’attuale sistema delle quote e si passa a un sistema che innalza l’età anagrafica di pensionamento in vecchiaia e anzianità in relazione all’allungamento medio della speranza di vita rilevato dall’Istat. In base a questo meccanismo dal 1° gennaio 2016 l’elevazione dell’età avverrà con cadenza triennale, ovvero uno scatto di tre mesi alla volta. Conseguenze? Chi ha iniziato a lavorare 20 anni fa e andrà in pensione attorno al 2031, dovrà attendere, per gli uomini, 68 anni per la vecchiaia (tre in più rispetto ad oggi) e fino a 65 anni per l’anzianità (quattro in più). Per i neo assunti, con il pensionamento nel 2050, saranno necessari 69 anni e 4 mesi (cinque anni in più rispetto all’attuale).

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