“Perché Internet ha bisogno di governance”

Foto di liboriobutera.com
Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta scrive sulla prima pagina di Affari e Finanza (inserto di La Repubblica) e affronta un tema di grande attualità, che pubblichiamo per intero.
L’importanza di Internet è talmente grande che è difficile prescindere dal suo funzionamento e sviluppo per il progresso dell’economia e della società. È in questo contesto che, da anni, si è iniziato a discutere di governance di Internet sul piano globale, anche nell’ambito di iniziative promosse dall’Ocse o dalle Nazioni Unite, come l’Internet Governance Forum (IGF), di cui nei giorni scorsi si è tenuta la quarta sessione a Sharm ElSheikh. In realtà la discussione non è, ad oggi, molto progredita perché resta poco chiaro l’oggetto stesso dell’analisi, essendo Internet, sotto l’azione dei suoi utilizzatori, una realtà in continua trasformazione. E questo dal punto di vista sia tecnologico sia della sua estensione e trasformazione.
Inoltre, la sua non territorialità pone il problema di chi siano gli attori autorizzati a discutere della sua governance. Sul tema, si affrontano due scuole di pensiero. La prima è quella dei “negazionisti”, secondo la quale non esiste un problema di governance e il solo parlarne è dannoso. I “negazionisti” si appellano a tre argomentazioni: 1. ogni organizzazione istituzionale o comportamentale deve nascere, in e da Internet, in modo spontaneo, attraverso attività non coordinate degli utilizzatori; 2. Internet non è una singola rete organizzata da una o più entità, ma un vasto insieme di reti e di fonti di informazione eterogenee, che condividono una comune tecnologia, cioè il protocollo IP, e che quindi vi possono essere solo forme di autogoverno; 3. il concetto stesso di governance è dannoso perché aprirebbe ai governi e alle loro organizzazioni le porte di un regno “che non appartiene loro”.
La seconda scuola di pensiero critica questa impostazione difensiva sostenendo che si tratta di una visione vecchia del concetto di governance, che gli scienziati sociali ormai identificano in un insieme di regole e procedure condivise o collettivamente riconosciute, indipendentemente dal fatto che esse siano imposte dall’alto da qualche autorità o da un insieme di attori, anche privati. Questo approccio alla governance è posto al centro degli studi sulle regole di utilizzo dei “commons“, cioè dei beni pubblici di accesso non limitato, come lo spazio esterno, lo spazio elettromagnetico e, un tempo, i mari. Tutti ambiti che richiedono una qualche forma di governance per tutelare l’interesse collettivo alla loro conservazione ed accessibilità universale. Studi che, come dimostrato dal premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom, affrontano problemi centrali proprio delle economie della conoscenza.
Esiste già oggi un’attività di coordinamento tecnico e di gestione giornaliera di funzioni chiave di Internet, quali la gestione dei domini e dei protocolli, affidata all’ICANN (Internet Corporation for the Assigned Names and Numbers), un’organizzazione non profit che ha sede negli USA. Questa gestione si basa su un modello di funzioni affidate al settore privato, gestite dal basso e che riconosce la molteplicità degli stakeholders. Ma il nodo della governance di Internet va oltre la sua gestione tecnica, seppur rilevante ed interconnessa con tutti gli altri temi.
Seguendo la classificazione dell’UN Working Group on Internet Governance, accettata dall’Ocse, si possono identificare quattro grandi aree in cui raggruppare i temi rilevanti per le politiche pubbliche che hanno a che fare con Internet: 1. le infrastrutture tecniche e la gestione delle risorse critiche di Internet (tema sul quale si concentra la discussione relativa al ruolo dell’ICANN), 2. i problemi che riguardano l’uso di Internet (dalla cibercriminalità, alla sicurezza dei network e dei sistemi informativi, alle politiche di regolamentazione nazionali), 3. i temi che hanno un impatto più generale sulla società e sulle economie al di là di Internet, e sui quali vi sono istituzioni di vigilanza e di regolamentazione (dalla concorrenza, alla privacy, ai diritti di proprietà intellettuale), 4. lo sviluppo di Internet, il suo accesso universale, la sua dimensione sociale e di inclusione attraverso lo sviluppo di infrastrutture nazionali, l’accessibilità dei contenuti in modo da tener conto delle diversità culturali e linguistiche, la difesa dell’approccio opensource. È chiaro che l’importanza e la pervasività dei temi connessi alla governance di Internet pongono tutti di fronte a sfide e problemi di cui spesso è già difficile la definizione. Tuttavia, proprio il modo, in parte spontaneo ed anarchico ed in parte centralmente controllato, con il quale Internet ha fino ad oggi funzionato suggerisce che il primo passo per armonizzare una regolamentazione condivisa è partire dalle esperienze di governance di Internet che si possono registrare nel mondo.
Analogamente accadde con il codice internazionale di navigazione moderno che trae origine dall’opera del giurista sardo Domenico Alberto Azuni il quale, incaricato nel 1791 da Vittorio Emanuele I di predisporre il codice della marina mercantile del Regno di Sardegna, raccolse nella sua opera Sistema universale dei principi del diritto marittimo in Europa le esperienze di regolazione della navigazione dei suoi tempi per poi utilizzarle nella redazione del codice marittimo e commerciale napoleonico. Il dibattito sulla governance di Internet è aperto a tutti gli interessati nello spirito della rete. L’importante è l’accordo sui principi fondamentali: libertà e universalità dell’accesso, libertà di espressione, sicurezza e stabilità della rete, concorrenza nel mercato globale dei domini, difesa del diritto alla riservatezza dei cittadini e della proprietà intellettuale.
Tag: brunetta, dibattito, governance, internet, web
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Abolire la pausa pranzo dei lavoratori. Non è la solita sparata di brunetta, ma l’esternazione di un altro ministro: Gianfranco Rotondi, responsabile dell’Attuazione del programma del governo. Motivo? “Le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia”.
RIPORTO LETTERALMENTE QUANTO SRTITTO NEL BLOG DEL QUOTIDIANO “IL MESSAGGERO”(A FIRMA: PIERA)
(…) Se io sono un dipendete diretto di una PA ho certe certezze, se io sono un autista di noleggio e con la cooperativa garantisco il servizio di scarrozzamento dei dirigenti PA è un’altra, non ho nessun privilegio da dipendete pubblico e neanche le “certezze” del posto statale.
Se io ho messo su un qualche ufficio che sbriga pratiche burocratiche presso i ministeri, indirettamente posso pure essere considerato legato alla pubblica amministrazione ma non ho né privelegi né certezze.
I dati infatti parlano chiarissimo se più dell’80% dei lavoratori romani è nel terziario e solo circa 11% è “DIRETTAMENTE” dipendente dalle PA significa che il restante 70% non vive con lo stipendio e i privilegi del posto sicuro e garantito dalla PA.
Le uscite di Brunetta sono un’accozzaglia di oscenità, proprio non ci tengo a scendere in una discussione al livello di Brunetta, è offensivo per la mia intelligenza.
E’ offensivo per l’intelligenza di tutti gli italiani. I dti sono comunque on line nel sito del comune o della provincia e vedrete che le farneticazioni di Brunetta non valgono la pensa di essere neanche ascoltate, figurarsi se possiamo perdere tempo a commentarle…
Mi sembra un passo grave da fare. Internet ha bisogno unicamente di una regolamentazione tecnica per funzionare e funziona esattamente perchè è interesse di tutte le parti in gioco che funzioni. Funziona perchè è espressione di un mercato in cui lo Stato ancora non ha messo le mani. Brunetta che tanto combatte (e GIUSTAMENTE) il settore pubblico, abbia la decenza di lasciare il settore pubblico FUORI da internet.
Faccio fatica a comprendere i commenti negativi a questo post (qui sul blog, ma anche e soprattutto su Facebook).
“Governance” significa “regole”.
Che Internet sia un bene pubblico ad accesso non limitato (tendenzialmente non escludibile) è un dato incontrovertibile.
E che per i “commons” ci sia fortemente bisogno di regole, è un dato altrettanto incontrovertibile.
Non so se siano sufficienti regole tecniche.
Forse no.
E non credo che “bisogno di governance” voglia dire disconoscimento dei principi fondamentali: libertà di accesso e di espressione, tutela della concorrenza, diritto alla riservatezza.
Temo che l’oggetto del contendere sia relativo al problema della tutela della proprietà intellettuale.
Con ancora troppa gente che pensa “Internet = tutto gratis e tutto libero”.
Abolire la pausa pranzo dei lavoratori! Non è la solita sparata di brunetta, ma l’esternazione di un altro ministro: Gianfranco Rotondi, responsabile dell’Attuazione del programma del governo. Motivo? “Le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia” …e a noi non sono mai piaciuti questi politici che non solo “bloccano” l’Italia, ma danno il meglio delle loro energie per spingerla nel baratro! Alcuni di “loro” dovrebbero prendrsi una “pausa di intelligenza” nelle ore di idiozia. Ma Rotondi è diverso! E’ politico di spessore, è politico a tutto tondo e se parla così, non lo fa per guadagnarsi un posto al Bagaglino o a Zelig, ma lo fa per i lavoratori! Infatti, conti alla mano, il ministro ha potuto verificare che i lavoratori, se saltano il pranzo, poi la cena e fanno pure una misera colazione, possono anche arrivare alla fine del mese senza patemi di… bollette! Ma proprio non lo volete capire? Questa classe politica lavora per voi… e comunque sia, “loro” non hanno bisogno di nessuna pausa pranzo, “loro” màgnano sempre!!!
Regole per internet? Certo, ma perchè non diamo internet anche alle persone che abitano fuori dalla città? Io abito a Foggia, 500 metri sall’aeroporto, località Salice e per mandarvi questo messaggio impiego 5 minuti, non parliamo se debbo scaricare qualcosa, ci vogliono giorni.Parliamo meno e facciamo di più. Grazie