Il Sud d’Italia e il ruolo della politica

Foto di Stefano Liboni
In questo mese d’Agosto in cui la maggior parte degli Italiani sono in vacanza, e anche i blog si prendono una pausa, vorrei lasciarvi affrontando un argomento fondamentale che riguarda il nostro paese: il “Sud”.
Il dibattito sul Mezzogiorno d’Italia infatti è positivo, anche se non sempre sono nobili i toni e chiari i fini. Il suo svolgersi e le tesi sostenute dimostrano che le tante discussioni sull’attuazione del federalismo fiscale non sono ancora andate al cuore dei problemi.
Forse bisognerebbe innanzitutto chiedersi quale deve essere il ruolo della politica, sia a livello nazionale che locale, nello sviluppo del mezzogiorno e fare delle considerazioni su quali siano oggi gli strumenti più funzionali e più appropriati a concentrare le risorse per la realizzazione di un grande piano nazionale, finalizzato proprio alla ripresa economica e alla crescita del paese nella sua totalità.
Il Sud ha dunque bisogno di investimenti: a favore della società civile in termini di beni relazionali, reti di credibilità e fiducia; in nuovi regolatori sociali capaci di agire sulla qualità del capitale umano; in qualità della vita; in infrastrutture e in una pubblica amministrazione qualità
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ho solo 46 anni e una vita da milanese che p…….. con sto sud e sud e sud non sapete dire o fare altro???? BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA non se ne puo’ proprio piu’ ma perche’ invece non pensate a fare una legge che gli uomini oltre i 65 anni NON LAVORINO PIU’ E VADANO IN PENSIONE POLITICI COMPRESI…….. questa si’ sarebbe aria fresca ma al momento e’ solo fritta
Michiamo alfonso,hO 47 anni e sonoun docente di scuola supriore,e mia moglie è un insegnante di scuola primaria( abbiamo tre figli),sapessi quante volte ci imbattiamo in situazioni a dir poco belle
Ti voglio dire che se i politici sioccupano spesso dei mridionali è perchè a loro fa molto comodo la poltrona,e parecchi di loro la occupano grazie ai meridionali.E per quello che accade nel meridione c’è tanta responsabilità della classe politica, ti invito a starci per un periodo di tempo più o meno prolungato e ti renderai conto di quello che noi parte buona viviamo. Ti saluto cordialmente (caserta).
SERVIZI SOCIALI = FANNULLONERIA E INCOMPETENZA MOLTO GRAVI
Egergio Ministro, metta mano al piu’ presto al problema “Servizi Sociali” perche’ oltre ad essere spesso incompetenti e poco attivi, sono soprattutto assenti e data la loro delicata funzione, comportarsi da impiegati ventisettisti è una vergogna!!!
“un padre non vede la figlia dal 31 marzo”
“sentenza di tribunale ignorata dal 25 maggio”
“i servizi sociali vanno in vacanza, i sentimenti no”
http://www.paternita.info/downloads/giornali/090810-rimini-scioperodellafame.html
sig.io mi domando ma quanta colpa hanno i politici CON IL SUD?…..ad esempio vedi..la campagna…rosa russo iervolino…bassolino… come si fa a rivotare questa gènte…SICILIA..cuffaro…cosa dico…si è sempre saputo..i siciliani…che fanno lo votano…ma!!!!!!!LA PUGLIA…O MIO DIO….CHE COSA POSSO DIRE…O MIO DIO UN ALTRA VOLTA…io al suditalia consiglio una vecchia canzone di alberto sordi che dovrebbero cantare tutti in coro se vogliono cambiare……I POLITICI……..e la loro vita….
Nel 1950, nasceva la Cassa per il Mezzogiorno per porre rimedio all’ abbandono del Sud e alle ingiustizie verso quelle terre che dopo l’unificazione, considerata un’operazione di colonialismo militare (legge Pica e la campagna militare contro il brigantaggio) e successivamente colonialismo economico, restavano al di fuori dello sviluppo economico e sociale dell’intero Paese.
L’attività dell’Agenzia per il Sud cessò nel 1992.
Nonostante quasi 50 anni di finanziamenti a fondo perduto e investimenti significativi, oggi il divario di ricchezza permane in termini di PIL pro capite e in termini di produttività. Il reddito pro capite è mediamente il doppio al Nord rispetto al Sud, e i tassi di disoccupazione così come il lavoro nero sono pari al doppio al Sud rispetto che al Nord.
Il risultato della Cassa è stato discutibile per quanto riguarda l’utilizzo dei capitali pubblici, anche se bisogna considerare l’arretratezza del sud del paese nel 1950 rispetto al resto del paese in termini di risorse infrastrutturali e reddito pro capite. Fino agli anni ’70 si sono realizzate opere importanti per il sud in particolare per le risorse idriche e viarie, successivamente la politicizzazione degli apparati ha comportato un degrado e una bassa qualità della spesa, compresi fenomeni diffusi di illegalità.
Il fallimento parziale delle politiche assistenzialistiche tramite finanziamenti a pioggia non ha giovato al Mezzogiorno, né ha giovato l’abolizione improvvisa della Cassa per il Mezzogiorno, con l’avvento della nuova politica degli incentivi in chiave europea con il varo della legge 488 del 1992. La nuova legge infatti ha iniziato a funzionare solo nel 1996 determinando una situazione di generale crisi nel Sud che ha coinvolto imprese, enti locali e banche.
Nonostante quasi 50 anni di finanziamenti a fondo perduto e investimenti significativi, oggi il divario di ricchezza permane in termini di PIL pro capite e in termini di produttività. Il reddito pro capite è mediamente il doppio al Nord rispetto al Sud, e i tassi di disoccupazione così come il lavoro nero sono pari al doppio al Sud rispetto che al Nord.
E’ stato più volte sottolineato che nel Sud i fondi investiti in termini di quantità, pur in presenza di una legislazione speciale, sono stati inferiori agli investimenti pubblici realizzati in via ordinaria negli stessi anni nel Nord del paese. La qualità della spesa nel Mezzogiorno è stata sempre più bassa con grave responsabilità della classe politica e dirigenziale. L’obiettivo che si era posto la politica industriale nel 1950 non è stato raggiunto e questo pone dei dubbi sui paradigmi alla base dello sviluppo che si era ipotizzato. Il tentativo artificioso di impiantare la grande impresa a partecipazione pubblica e i finanziamenti alle imprese del Nord che si sono insediate nelle aree meridionali, hanno favorito la creazione nel Sud di un semplice mercato di sbocco per la produzione dell’industria dell’Italia settentrionale o l’acquisto di macchinari prodotti da altre imprese del nord.
Con i fondi destinati alle “aree sottoutilizzate” hanno finanziato di tutto. Numerosi sono gli enti che utilizzano l’erogazioni al Mezzogiorno senza lasciare una traccia di sostegno allo sviluppo del Sud.
Basta citare gli enti sopravvissuti alle dismissioni dell’Intervento Straordinario per il Mezzogiorno: Svimez, Formez, Iasm (ora IPI). Quest’ultimo con sedi lussuose in Roma, oltre 20 superdirigenti e 250 superpagati dipendenti, si finanzia con i fondi del Sud e non svolge più da tanti anni attività nelle aree del Sud.
Certo bisognerebbe gridare allo scandalo e la classe politica conscia di ciò continua a mantenere questi enti inutili spendendo milioni di euro in studi, rapporti, consulenze e in assunzioni di personale reclutato senza concorso ma solo con le segnalazioni del politico di turno.
Brunetta ha ragione ma deve intervenire per definitivamente eliminare queste assurdità negli enti in house alla P.A. che non rispettano le regole del controllo analogo della P.A..
Infatti questi enti operano come società di comodo mantenendo l’organizzazione privatistica con fondi pubblici e senza controllo. Stipendi e agevolazioni di molto superiori a quelli dei pubblici dipendenti, privilegi di pochi alla faccia dei tanti oggi accusati come fannulloni.
Oggi pronunciare il termine Mezzogiorno sembra una parola blasfema. Eppure il Sud viene sfruttato tutt’ora come un’area negletta o colonia da dove attingere risorse.
I fondi comunitari vengono dirottati per altre esigenze del Nord.
Tutto ciò deve far riflettere immediatamente prima che sia troppo tardi e che le popolazioni del Sud prendano coscienza dell’ingordigia dei rappresentanti delle aree del Centro-Nord.
Il Sud deve andare avanti da solo perchè ormai la Lega Nord non vuole più saperne di parassiti. l’Italia ha due velocità.
L’idea migliore è di chiedere ai cittadini stessi… ne è risultare lo specchio della reale complessita’ del problema. Specchio fatto dei frammenti di mille mentalità, alcune forse difficili da capire, altre sicuramente espressione di comunità su cui si puo’ davvero puntare per cambiare. Buon lavoro.
Ci sono molte “cose” che non vanno in questa nostra cara Italia,
per 1860 i nostri avi hanno lottato per unificarla ora in quattro e quattr-otto si vuole disintegrarla, con la scusa del deficit, si è partiti dallo smantellamentio della sanità pubblica (che in effetti dovrebbe funzionare meglio!, alla scuola pubblica. Certo è difficile prendere delle decisioni quando si ha a che fare con un bilancio come quello della nostra cara Italia. Io mi chiedo caro Signor Ministro, dove sono andati a finire il (1.000.000 ) milione di posti di lavoro che il nostro Premier aveva promesso a noi giovani? Anche io alle veneranda età di 37 anni dopo anni di duro lavoro, sono un assistente amm.vo precerio nella scuola pubblica e Le garantisco che non ci sono solo fannulloni,…… A settembre , cioè dopo domani sarà a casa e senza un contratto di lavoro, noi ATA siamo fuori dai contratti di disponibilità, Le volevo chierdere Signor _Ministro : ” non Le sembra che ci sia disparità di trattamento fra pubblici dipendenti? Mi pare che la legge vieti la disparità di trattamento fra pubblici dipendenti…. E la nostra costituzione è andata a farsi friggere? ….Infatti la stessa recita:” tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…..” non mi sembra che sia così,,,,,, non siamo anche noi ATA cittadini italiani? negandoci il diritto al contratto dispopnibilità mi pare evidente la disparità di trattamento….
Noi ATA abbiamo forse mancato al nostro dovere nello svolgere le nostre funzioni? Ma la cosa più grave che volevo sognificarLe è la seguente molti uffici, scuole come potranno andare avanti con un taglio così drastico del personale ATA e altro? con molta amerazza è evidente che siaamo davanti alla fine della scuola pubblica e non davanti alla scuola di qualità che tanto annuncia il nostro caro ministro Gelmini….
con molta stima
Anna Maria da Cosenza