Brunetta: «Grazie ai prepensionamenti avremo più efficienza»

Pubblichiamo a seguire un’intervista di Pietro Piovani del Messaggero al ministro Renato Brunetta.
«La riforma di Dini fu un impianto straordinario, ma ora ha bisogno di un check-up». Renato Brunetta propone di aprire un confronto «non conflittuale», per vedere se si sono create nuove disparità nel sistema pensionistico italiano, dopo le tante leggi e leggine in corso di approvazione o già approvate negli anni recenti.
Con il decreto anticrisi, state alzando l’età della pensione per le donne del pubblico impiego. Ma all’interno della stessa legge si prevede che tutti i dipendenti pubblici possano essere mandati in pensione anticipata se hanno 40 anni di contributi. Non è questa la prima incoerenza su cui si potrebbe lavorare?
«No, questa non è un’incoerenza. La norma sulle donne la dobbiamo fare perché ce lo impone una sentenza della Corte di giustizia europea, e non possiamo sottrarci. Inoltre serve a garantire la sostenibilità del sistema, perché ci sia un equilibrio fra i contributi versati e le pensioni che vengono erogate».
Va bene. Ma l’altra norma? A cosa serve mandare a casa con la forza tanti dipendenti, proprio mentre si chiede ad altri di rinviare il loro pensionamento?
«Questa seconda norma sta a cuore a tutte le amministrazioni, ce l’hanno chiesta loro. Risponde a un’altra logica: la logica dell’efficienza».
Cioè?
«Noi mettiamo uno strumento nelle mani delle amministrazioni, che sono libere di utilizzarlo oppure no. Se un’amministrazione pensa di avere una spesa di personale eccessiva, sfrutterà questa possibilità. Non credo che un’amministrazione si priverà del personale di cui ha bisogno».
Potrebbe essere un’occasione per fare regolamenti di conti, mandare a casa i dipendenti non graditi, e magari poi riassumere con logiche clientelari.
«Questi rischi ci sono sempre, anche quando si fanno i prepensionamenti nelle aziende private. Io però voglio fare una cosa».
Cosa?
«Chiederò a ogni amministrazione di presentare un piano di riorganizzazione del personale. Se vogliono utilizzare la norma sui 40 anni dovranno farlo in modo trasparente, dichiarando perché vogliono farlo e in che modo. Non deve essere un’operazione opaca, non si devono fare selezioni arbitrarie, tu sì e tu no».
I sindacati chiedono di aprire una discussione su questo tema. Bonanni si augura che il governo «ci ripensi».
«Siamo sempre disponibili a discutere, purché si affrontino temi concreti e non si facciano discorsi generici e retorici. Finora ho visto da parte dei sindacati un grande senso di responsabilità. Anche la Cgil, pur sollevando le sue obiezioni, ha chiesto di affrontare il tema di una riforma previdenziale in modo organico».
Nel frattempo avete avviato la vostra mini-riforma, che produrrà alcune evidenti disparità. Per esempio: dall’anno prossimo, una donna che lavora nel settore pubblico non potrà più andare in pensione a 60 anni, se lavora in un’azienda privata invece sì.
«Ripeto, così ci ha imposto la Corte di giustizia europea».
La Corte non vietava di applicare la riforma anche ai privati.
«Io posso dire questo: le due innovazioni che abbiamo presentato, quella sulle donne e quella sulle “finestre mobili”, sono un grande risultato. Ma una volta approvati i due provvedimenti sarà bene fare un check-up, un controllo del sistema pensionistico che uscirà dopo queste modifiche. La riforma Dini del ’95 è un impianto straordinario, che funziona ancora. In quindici anni però sono state apportate una serie di correzioni, e probabilmente rispetto a quella legge qualche discrepanza è intervenuta».
Quando andrà fatto questo check-up?
«Credo che al Tesoro abbiano già cominciato. È auspicabile che si apra un confronto in maniera non conflittuale, a livello di buon senso. In parte è quello che ha già detto lo stesso Epifani».
All’interno del decreto anticrisi è stato presentato un emendamento che salva dalla pensione due alti dirigenti dell’Inps e dell’Inail ormai vicini al limite massimo d’età. Perché?
«Non lo so, non l’ho scritta io».
Sempre riguardo alle donne in pensione a 65 anni, si parla spesso dei risparmi che si otterranno da questa riforma. Ma con il blocco delle assunzioni, che impedisce di sostituire chi va a riposo, in teoria lo Stato risparmia se manda i dipendenti a casa prima, non dopo.
«I risparmi ci sono. Non confondiamo le due partite. L’età del pensionamento va modificata, oltre che per rispondere all’Europa, anche per garantire l’equilibrio fra contributi versati e pensioni erogate. Non dimentichiamo che per un lavoratore deve versare ben tre anni di contributi per coprire la spesa di un anno di pensione».
D’accordo, ma con il blocco delle assunzioni…
«Il blocco del “turn over” è una maniera rozza per contenere la dinamica degli occupati. Serve a fermare la continua crescita del personale pubblico, ma non è mai riuscito a ridurre il numero dei dipendenti. Se guardiamo le cose da un punto di vista, diciamo così, aziendale, il blocco dellle assunzioni è forse una toppa peggiore del male. Produce uno squilibrio nel mix di capitale umano».
Allude al fatto che oggi l’età media dei dipendenti pubblici è molto alta, giusto?
«Proprio per questo è utile una norma come quella sul pensionamento con 40 anni di contributi. Serve a rimettere in moto il turn over, sempre con lo stesso obiettivo: l’efficienza quantitativa e qualitativa della pubblica amministrazione».
Parliamo di assenze. I vostri dati dicono di un forte diminuzione dei giorni persi per malattia nei posti di lavoro pubblico. Lei pensa che sia merito suo?
«Io penso che le cause siano molteplici. Innanzitutto la trattenuta sul salario accessorio per ogni giorno di malattia».
Nei ministeri e nelle agenzie fiscali quella trattenuta esisteva già, eppure le assenze sono diminuite anche lì. Come è possibile?
«Come stavo dicendo, le cause sono tante. Oltre alle trattenute, le visite fiscali, la stretta sui medici, la spinta dell’opinione pubblica, la responsabilizzazione dei dirigenti. Anche la crisi incide: di questi tempi, di fronte all’eventualità di subire una decurtazione in busta paga, forse qualcuno ci sta più attento. Ma soprattutto è cambiato il “mood”, il “sentiment”».
Insomma è cambiato il clima. Ma non c’è il rischio che, quando il clima ricambierà, tutto tornerà come prima?
«No, non sarà così. Le azioni che abbiamo intrapreso vanno lette tutte insieme. Con la legge 15 stiamo per introdurre trasparenza e premialità nelle amministrazioni. La mia speranza è di potermene andare un giorno lasciando un settore pubblico più efficiente, con un suo equilibrio, e con il riconoscimento del suo valore anche da parte dell’opinione pubblica».
Tag: pa, prepensionamenti
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Nella Pubblica Amministrazione ci sono 70.000 vincitori non assunti in attesa da anni che hanno fatto un regolare concorso. Il motivo è sempre stato il blocco delle assunzioni per risparmi di spese, inserito nelle varie Finanziarie.Anche questi sono in attesa di un posto di lavoro. E poi ci sono chissà quante migliaia di vincitori di concorsi interni che rivendicano una giusta progressione di carriera e sono padri e madri di famiglia che aspettano un piccolo aumento per arrivare a fine mese. Il problema deve essere affrontato globalmente e i politici dovrebbero occuparsi della difesa dei diritti dei lavoratori. Ma in questo paese regnano le lobby. Basta vedere che all’agenzia delle dogane sono state assunte persone che non hanno fatto nemmeno il concorso…indaghi ministro per favore.
CARO MINISTRO
se scrivo su un post sono arrivato al limite delle mie capacità comunicative e forse se non la conoscessi penserei che questo non lo leggerà mai ,ma conoscendola ….avro’ una risposta.Sabato il corriere della sera edizione veneto dava conto di una sentenza Storica:il direttore della clinica urologica della Università di Padova condannato per mobbing a una pena esemplare.Ho registrato nei colloqui con i miei colleghi di facoltà lo sconcerto :ma come ,piu’ di un omicidio colposo?ho risposto che la pena deve essere piu’ di un omicidio colposo perchè il dolo è volontario e di omicidio si tratta ancorchè professionale.Ministro ,lei ed io sappiamo,come professori universitari,quanto c’è dietro il paludato mondo degli ermellini,tornando indietro ciprie e profumi mascheravano la poca pulizia personale.Ritengo che il compito della moralizzazione della pubblica amministrazione,lo svecchiamento dei parcheggiati under sessanta e settanta,che ella si è assunta è altamente meritorio.Non tema il clamore degli amanti dello status quo e faccia pubblicare con giusta evidenza la sentenza di Padova molto piu’pregnante delle pruderie letto..rarie di repubblica:non si commentano le sentenze ma ieri un “barone” è stato condannato per aver”ucciso “in un giovane un patrimonio immenso gli ideali e l’entusiasmo altro che omicidio colposo un vero crimine contro l’umanità
Caro Ministro, oggi sono veramente demoralizzata e nello stesso tempo ho tanta voglia di urlare a tutti basta! Per l’ennesima volta ho dovuto subire, insieme ai miei collaboratori, le offese rivolte ad una pubblica amministrazione che non riesce ancora a garantire l’efficienza tanto declamata e non per colpa degli operatori degli sportelli che con tanta buona volontà , grande senso del dovere e di rispetto verso i cittadini e delle loro esigenze, ogni giorno in prima linea ricevono gli attacchi gratuiti di coloro che si sentono oramai autorizzati, a causa delle Sue affermazioni, a inveire contro di loro incolpandoli per le lunghe attese, dovute alla mancanza di personale, per il sistema informatico che non funziona, per le norme che il governo approva e che i cittadini non accettano, ecc. ecc.
Oggi una professoressa universitaria ha accusato di incompetenza quattro funzionari dell’Agenzia delle Entrate perché ha ricevuto dalla Direzione Centrale dell’Agenzia una comunicazione di irregolarità per la liquidazione formale della dichiarazione dei redditi modello 730 per mancato versamento dell’acconto IRPEF anno di imposta 2006. Non c’è stato verso di spiegarle con la santa pazienza e calma, tutti i calcoli e le norme che prevedono tale obbligo. La professoressa non voleva assolvere ai propri doveri di cittadina e ha preferito accusare chi non fa altro che attenersi alle regole, alla legge e alla organizzazione nazionale mettendo in atto una vera e propria sceneggiata per attirare l’attenzione di tutti gli altri contribuenti in attesa, che naturalmente per interesse (nessuno vuol pagare) hanno continuato con le polemiche.
Caro Brunetta, io sono d’accordo con Lei che vuole licenziare i fannulloni, lo farei anch’io, ma spenda la maggior parte delle sue parole a ringraziare anche il 90% del personale dell’Amministrazione Pubblica che nonostante i disagi creati dalla vostra organizzazione, con alta coscienza lavorativa, onestà e lealtà continua a mandare avanti la macchina Stato, giustificandovi e mettendo in risalto i buoni propositi e tutte le azioni volte a migliorare l’efficienza della nostra macchina statale; ci ridia la dignità che ci permetta di lavorare con tranquillità, con la consapevolezza di essere utili ai cittadini e di servire lo Stato per raggiungere obiettivi comuni e utili alla società.
Domani sarò di nuovo in prima linea con il mio orgoglio e cercherò come sempre di infondere ai miei collaboratori l’entusiasmo di servire lo Stato e pronta a difenderlo , insieme a Lei, da qualsiasi attacco affrontando qualsiasi emergenza, ma ci deve aiutare almeno moralmente!!!
Maria G.
Buongiorno ministro io ammiro molto il suo temperamento che la porta veramente verso l’innovazione del nostro amato Paese. Forte del detto il bisogno aguzza l’ingegno, questa notte mi è venuta in mente una soluzione che ha molti lati positivi, certo va contro la sua manovra di prepensionamento ma… come dicevo, il bisogno…! Dunque sarebbe bello che lo Stato assorbisse i lavoratori 50enni che, per via della crisi, vengono licenziati e non riescono più a trovare un posto di lavoro perchè “vecchi” presso i comuni si potrebbero prevedere dei posti liberi di manovalanza, bidelli, spazzini, manutentori ecc. così queste persone possono dignitosamente arrivare alla pensione si rendono utili al comune di residenza, sopravvivono e non accettano posti in nero per mandare avanti una famiglia xchè a 50 anni hai figli anche giovani e, sei giovane per la pensione ma vecchio per ricominciare a lavorare. Ah si l’idea mi è venuta xchè mio marito 51 anni sta per diventare disoccupato, liquidano l’azienda, e per un uomo come lui è umiliante prendere l’assegno di disoccupazione, vorrebbe avere subito un posto di lavoro ma tutte le offerte che spulcio si fermano a 45 anni di età, capisco che alcuni si crogiolano forse nel sostentamento statale, lui no se non avesse quell’età si arruolerebbe tanto è ligio e preciso, come si fa a gettare via una forza lavoro del genere, va bè io l’idea l’ho espressa spero che almeno le arrivi da leggere se ci pensa non è proprio una stupidata. Spero che lei resti ministro fino alla fine dei tempi buona giornata una elettrice.
Egregio Ministro,
quanto Lei sta attuando mi gratifica ma di contro mi penalizza fortemente.
Mi permetto di sfogarmi e di spiegarLe tutto con la speranza di non tediarLa:
sono un’insegnante entrata nei ruoli, per concorso, nell’a.s. 1983/84.
Dopo qualche anno di servizio, su mia istanza e precisamente nel 1992, per problemi di salute, ho avuto il distacco dalla classe ai sensi dell’ex art. 113 D.P.R. 417/74 e sono stata, quindi, utilizzata in altre mansioni.
Ho svolto mansioni di ogni genere con forti responsabilità a mio carico( Ricognizione inventario – Informatizzazione dati – Legge 626 – Tutoraggio aggiornamento docenti – Aggiornamento on-line del dirigente scolastico (accedevo al sistema con la password del Dirigente)….mentre gli assitenti amministrativi facevano il “solitario” al computer.
Spesso, assente da scuola per malattia, ho lavorato da casa su richiesta della mia amministrazione, su software di mia creazione relativi all’inventario, alle variazioni patrimoniali e altro, documenti che ogni anno devono essere inviati alla ragioneria provinciale – ecc….). Alla luce di tutto ciò Le chiedo se io posso essere annoverata tra i “fannulloni”
Nel frattempo con l’avanzare dell’età, per ulteriori aggravamenti della mia salute e per il cumulo di patologie per le quali assumo farmaci quotidianamente, mi sono vista costretta a richiedere il part-time che ho trasformato nuovamente in tempo pieno quando, oltre a tutto il resto, sono subentrati anche problemi economici.
La mia postazione è stata sempre la presidenza della scuola presso la quale ancora presto servizio sino ad un certo momento in cui è accaduto “qualcosa” che mi ha fatto desiderare di cambiare ambiente e richiedere, quindi, di essere utilizzata in biblioteca.
I problemi psicologici derivati dall’adattamento alla nuova situazione , gli stati d’ansia con frequenti crisi di panico e lo stato complessivo di salute mi hanno fatto “FORSE” diventare una “fannullona”.
Mi creda Signor Ministro, non ce la faccio più! Ogni anno chiedo di essere sottoposta a visita collegiale per ottenere l’inabilità, la dispensa… o quant’altro mi si voglia concedere perchè io possa finalmente ristabilire il mio equilibrio.
La Commissione Medica di Verifica, ad ogni controllo, non fa altro che confermare l’inidoneità permanente relativamente al servizio ma non l’assoluta impossibilità a svolgere qualunque proficuo lavoro. Probabilmente aspettano di vedermi con “un piede della fossa”.
Io chiedo di poter fruire dell’art. 2 comma 12 della Legge 335/95 o, in alternativa, dell’art. 13 comma 1 della Legge 274/1991
Le mie assenze per malattia sono sempre più frequenti e Lei mi insegna quanto io stia rischiando.
Lei è per me, ormai, l’unica fonte attendibile da cui posso ricevere una risposta al mio quesito:
premesso che
ho 25 anni di servizio;
ho 56 anni;
sono un’insegnante utilizzata in altre mansioni, per problemi di salute, sin dal novembre 1992;
assumo periodicamente antidepressivi – corticosteroidei e antistaminici per una dermatite allergica da contatto che mi ha sensibilizzata notevolmente al nikel, al cobalto e ai dermatofagoidi (tutte sostanze presenti nei posti comuni di lavoro)- betabloccanti – gastroprotettori…., insomma un cocktail pauroso che a lungo andare mi stordisce e danneggia altro organi;
alla luce di quanto sopra posso sperare, in un prossimo futuro, di ottenere la pensione ai sensi dell’art. 2 comma 12 della Legge 335/95 o, in alternativa, la dispensa ai sensi dell’art. 13 comma 1 della Legge 274/1991?
Egregio Ministro, spero che Lei mi legga e che, magari, possa anche darmi un Suo pregiato e cortese riscontro.
Nello scusarmi per quanto mi sono dilungata, Le rivolgo distinti saluti.
Teresa
Egr. Signor Ministro,
ho letto con interesse e con un po’ di stizza quanto è previsto nella P.A. a proposito dei pensionamenti.Mi riferisco ai privilegi previsti per alcune categorie di professionisti dell’area della Dirigenza:magistrati-professori universitari e dirigenti medici di strutture complesse,per loro non è previsto il pensionamento coatto con quarant’anni di contributi ,questi Dirigenti “privilegiati” possono continuare a lavorare…Non mi sembra che ciò rappresenti una scelta equa…La permanenza o si concede a tutti i Dirigenti o si toglie alla “CASTA” che già gode di tanti privilegi.
Anche al Dirigente Scolastico competente che con passione e sacrificio gestisce quotidianamente una situazione complessa deve essere data l’opportunità di continuare ,se lo chiede ed è in grado di proseguire ,a svolgere la propria professione.
E i politici?
Spero che anche loro vengano mandati in pensione con le stesse regole previste per i lavoratori se ciò può far bene alla nostra società e può permettere di “far lavorare” altre persone…
Ma come mai i commenti sono per l’80%, per tutti gli argomenti, NEGATIVI e poi, dalle faccine, risulta il gradimento all’80% POSITIVO? C’è qualcosa che non quadra? Mah!!!
sono un imprenditore agricolo che con un amico ho creato da gennaio 2009, una nuova società per fare energia da biomassa a legna,visto che il mio socio trasporta quantità esagerate di legname vario,tipo potature,tronchi trasportati dal PO,piante di ogni genere e radici.siamo in provincia di Ferrara (domina la sinistra).è da febbraio che portiamo avanti domande su domande,in regione,provincia e comune aiutati da un ingeniere ma fino ad ora nessuna risposta.l’unica cosa che il sindaco ci ha fatto capire è di dare un piccolo contributo di € 30.000 per il rifacimento di un ponticello di campagna.forse con questi soldi si avvierebbero le pratiche più velocemente? noi continuiamo con le nostre domande,senza sborsare nulla,ma quando ci daranno una risposta a riguardo?non esiste un posto dove queste domande vengono vagliate senza corrispondere denaro?siamo ormai in agosto,vorremmo partire con l’attività,il sito dove svolgere il lavoro è a 4km.dal paese in affitto da gennaio 2009,mi verrebbe voglia di farlo sapere a tutti quelli si sinistra che gente hanno per portare avanti i loro comuni,ma sarebbe un buco nell’acqua.comunque ho detto quello che ci sta succedendo,chi ha voglia di intraprendere una nuova attività a volte è fermato da queste situazioni,chiamiamole politiche.se c’è qualche referente dove potersi appoggiare fatemelo sapere,grazie!
CARO MINISTRO
torno su un tema che mi sta particolarmente a cuore :il Mobbing nella pubblica amministrazione e segnatamente nell’università che alcuni continuano a considerare “cosa loro”.NON DEVO e NON VOGLIO CRITICARE L’UNIVERSITA’:come professore,ricercatore,medico è stato il grande amore della mia vita mi ha ripagato con soddisfazioni immense:ho due amici ,ribadisco amici,premi Nobel ho portato il nome della mia università nel Mondo,i miei libri sono firmati con le eccellenze della disciplina ma qualcuno pensa di ridurmi al silenzio o meglio al margine .Credo ancora nella giustizia non posso pensare che si occupi solo e soltanto di veline,prostitute e ed altre amenità che nulla hanno a che fare con i reali interessi della patria che qualcuno vergognosamente e timidamente chiama paese ma ho la istintiva sensazione che lei sia l’uomo giusto al posto giusto e come collega sappia di cosa parlo e a cosa alludo.
non mi deluda
Signor Ministro Sono un papà di due ragazzi Disabili. Uno dei due è Autistico, visto che lei è tanto sensibile a questo argomento: Io non le chiedo di fare miracoli ma qualcosa insieme si può fare. Potremo istituire un’evento, una giornata,per ricordare che in ITALIA ci sono migliaia se non milioni di famiglie che soffrono nel completo silenzio ISTITUZIONALE. Cosi doneremo un sorriso a questa gente che finalmente si sentirà considerata, si sentirà viva è finalmente felice di essere accolta a pieno titolo nella società. Renderà felici milioni di MAMME che sono sempre ad un passo dal commettere atti inconsulti. Gliene saremo grati immensamente
Sig. Ministro, vada avanti con i prepensionamenti con 40 anni di contributi e possibilmente per TUTTE le categorie!
Avremo più efficenza quando voi classe politica parassita e controproducente,
andrete tutti all’inferno.
caro ministro sono una dipendente della pubblica amministrazione con 37 anni di servizio. Faccio parte delle sfortunate, nate nel 1952 ed in particolare nel 2° semestre, che rispetto ai coetanei dell’anno precedente dovranno lavorare tre anni in più per poter ottenere il pensionamento.
A noi mancherà sempre un anno per raggiungere l’obiettivo. In questi ultimi 5 anni è stato modificato due (e con la futura riforma )tre volte il regime pensionistico. Le chiedo se le sembra corretto e legale che un cittadino dopo 34 anni di lavoro alla fine del suo percorso non possa avere un minimo di certezza per programmare il suo futuro. Noi siamo la generazione che ha iniziato a lavorare presto, perché negli anni ’70 volevamo e credevamo nell’autonomia e nell’indipendenza e ci facciamo (uniche in questi ultimi cento anni),una vita intera di lavoro.
I nostri figli iniziano a lavorare tardi e non riusciranno forse a lavorare 40 anni fino a 70-80 anni. Allora io chiedo; visto che ci state distruggendo il futuro, potreste fare una norma che ci permetta di pagare i contributi per quegli anni che, anche noi nati negli anni 52-53, abbiamo lavorato come CoCoCo a convenzione per gli Enti pubblici? Così potremo lavorare veramente 40 anni e non come alcune di noi 45-48-50? Talascio ogni commento circa la beffa che agli uomini viene riconosciuto il servizio militare, e a noi donne le maternità non vengono riconosciute per maturare pari anni aggiuntivi a quelli di lavoro. Che rabbia e tristezza, assistere da impotenti di fronte alla mancanza di buon senso e di rispetto ,anche di fronte al valore sociale della maternità.
Una dipendente pubblica che ha lavorato con serietà e competenza, divorziata e con due figlie trentenni disoccupate con contratti a termine saltuari.
Caro Ministro, sono una dipendente della pubblica amministrazione con quasi 35 anni di servizio nella scuola e in base alla mia conoscenza ed esperienza vorrei dirLe : ” la scuola era migliore prima dell’autonomia scolastica,sia sotto l’aspetto organizzativo che didattico.
Le scuole dovrebbero occuparsi solo del Piano dell’Offerta Formativa, tutto il resto: stipendi, ricostruzioni della carriera, graduatorie del personale scolastico etc….. dovrebbero essere competenze destinate ad altri Uffici a livello provinciale. Con tutte le competenze che ora ha la scuola dell’autonomia viene dimenticata la funzione principale: educare, insegnare, fare cultura, formare.
Non dovrebbero esistere i compensi incentivi, tanto non vanno
ai dipendenti più meritevoli, ma anzi …….. allora perchè
non toglierli e magari aumentare gli stipendi a tutti?
Ma quanti dirigenti scolastici sanno affrontare / gestire
efficacemente i propri compiti?
Sarebbe poi opportuno che anche i dirigenti scolastici effettuassero l’orario di ufficio settimanale di 36 ore.
La scuola è una cosa serie!!!!
Nella scuola c’è bisogno di efficienza quantitativa e qualificativa.
Forza Ministro
I “pensionamenti forzosi” del personale scolastico con 40 anni di contributi sono incostituzionali e illegittimi
Pubblicato da G_FALCETTA il 8/18/10 • pubblicato in APPROFONDIMENTI, LAVORO, SOCIETÀ
di Giovanni Falcetta
6000 insegnanti licenziati dal 1 Settembre 2010, solo con “circolari truffa”, dal Ministro Mariastella Gelmini. I “pensionamenti forzosi” del personale scolastico con 40 anni di contributi sono incostituzionali e illegittimi
I “pensionamenti forzosi” del personale scolastico con 40 anni di contributi sono incostituzionali e illegittimi, una bieca operazione di “macelleria sociale” o “darwinismo sociale”del tutto priva di valide e coerenti motivazioni, realizzata con delle circolari Miur che violano la forma e la sostanza delle stesse leggi 133/2008 e 102/2009, che regolano tale pensionamento. Infatti, mentre le leggi presuppongono l’accertamento di esubero in organico, le circolari “impongono” ai dirigenti scolastici di licenziare il personale anche in condizioni di non esubero.
Senza l’attenuante di far posto a giovani docenti precari, in attesa di immissione in ruolo, perchè la Finanziaria 2008 e la recente manovra economica correttiva hanno tassativamente bloccato nuove assunzioni. Altre ulteriori discriminazioni:
1) alcuni dirigenti scolastici hanno licenziato o non licenziato i propri dipendenti per simpatia o antipatia o in base alla paura o meno di improbabili sanzioni disciplinari che sarebbero loro arrivate (a loro dire, se non licenziavano) dagli Uffici provinciali, regionali o nazionali del Miur.
2) si sono già avute, da parte dei giudici del lavoro di tutt’Italia sentenze difformi sui ricorsi inoltrati loro dai docenti rottamati. Fino a questo momento almeno 15 giudici hanno accolto i ricorsi dei ricorrenti, altrettanti li hanno respinti.
I dirigenti, nel licenziare il personale docente e Ata, con 40 anni di contributi, oggettivamente, hanno agito in una condizione di evidente “conflitto di interessi”, perchè, essi, all’ultimo momento, sono stati furbescamente, esclusi dal “pensionamento coatto”;
In una scomoda ed ambigua posizione di palese “conflitto di interessi ” si son venuti a trovare anche tutti i giudici del lavoro che si sono occupati e si stanno occupando ancora dei numerosi ricorsi, perchè anch’essi, dalle leggi 133/2008 e 102/2009, che regolano la materia, sono stati furbescamente esclusi dal “pensionamento coatto”.
E’ totale l’incostituzionalità sia della legge 133/2008 che della successiva legge 102/2009, perchè esse confliggono palesemente con l’art. 3, comma 1, Cost. in quanto escludono dalla “risoluzione forzosa del rapporto di lavoro” i magistrati, i professori universitari (art. 72, comma 11, legge 133/2008), i dirigenti medici di strutture complesse (art. 17, comma 35 novies, legge 102/2009) e i dirigenti scolastici. Incostituzionalità che (essendo tali norme “eccezionali” relative ai soli anni 2009, 2010 e 2011, termine oltre il quale non sarà più possibile la “risoluzione forzosa del rapporto di lavoro” nella P.A.), si paleserà maggiormente, allo scadere del 2011, perchè si creerà un’altra disparità di trattamento (altro conflitto con l’art. 3, comma 1, Cost.) tra i soggetti ai quali la “risoluzione forzosa del rapporto di lavoro” oggi si applica e i loro colleghi ai quali, pur trovandosi nelle medesime condizioni dei primi, dopo il 2011, non sarà più possibile applicarla.
La “risoluzione forzosa del rapporto di lavoro” del personale, in presenza di uno stato di servizio contributivo di 40 anni, si basa sul presupposto legislativo di accertamento della condizione di esubero in organico, come novellano le leggi citate che attribuiscono alla PA la facoltà di “risoluzione forzosa e unilaterale del rapporto di lavoro” ma solo ” nell’ambito degli interventi per il contenimento della spesa per il pubblico impiego…con la riduzione di un rilevante numero di posti di docenti….” con la raccomandazione che “dovrà essere evitata ogni forma di aggravio erariale connesso al formarsi di ruoli in esubero” (vedi art. 64 legge n. 133/2008 e Direttiva Miur n. 94 del 4 dicembre 2009, pag. 1).
La “risoluzione forzosa del rapporto di lavoro”, anche in condizioni di non esubero, per gli insegnanti con 40 anni di servizio contributivo, è prescritta come obbligatoria solo dalla nota Miur prot. n. AOODGPER 1053 del 29/1/2010 e dalla nota Miur prot. AOODGPER 2261 del 25/2/2010. Ma tali note, come tutti sanno, non hanno alcuna cogenza di legge (vedi, ad esempio, sent. Cassazione n. 35 del 5 gennaio 2010: “….“La violazione di circolari ministeriali non può costituire motivo di ricorso per cassazione sotto il profilo della violazione di legge, non contenendo le circolari norme di diritto, ma essendo piuttosto qualificabili come atti unilaterali…”).
Esse, quindi, sono solo un’interpretazione arbitraria delle leggi 133 /2008 e 102/2009 da parte dell’Amministrazione del Miur, centrale e periferica, e configurano a loro carico un grave abuso di potere (comportamento illegittimo). Ciononostante il Ministero della Pubblica Istruzione, gli Uffici scolastici regionali e provinciali, con queste circolari (Direttiva Miur n. 94 del 4 dicembre 2009 e successive nota Miur Prot. n. AOODGPER 1053 del 29/1/2010 e nota Miur prot. AOODGPER 2261 del 25/2/2010, citate) hanno imposto ai dirigenti scolastici, su tutto il territorio nazionale, l’obbligo inderogabile di procedere al “pensionamento coatto” dei loro dipendenti che hanno maturato, entro il 28 febbraio 2010, 40 anni di servizio contributivo, con un comportamento autoritario che ha annullato, di colpo, le facoltà discrezionali propri del loro ruolo dirigenziale, le prerogative dell’autonomia scolastica e del decentramento amministrativo.
Un provvedimento questo che confligge anche con una recente Direttiva della UE che vieta, ai fini del licenziamento, la discriminazione per età.
Vista la polemica e il violento antagonismo che il “pensionamento forzoso” ha provocato negli insegnanti precari contro i loro colleghi “anziani” di ruolo da rottamare, che stanno ricorrendo al Giudice del Lavoro contro il loro “pensionamento coatto” (colpevoli, ai loro occhi, di togliere loro la possibilità di avere un posto di ruolo stabile) faccio presente una notizia poco nota alla maggioranza dei docenti e dell’opinione pubblica : Sia la Finanziaria 2008 che l’attuale manovra economica correttiva, testè approvata definitivamente alla Camera, escludono, almeno fino al 2013, tassativamente, nuove assunzioni, anche in sostituzione di docenti pensionati o pensionandi.
Le immissioni in ruolo di docenti precari (pare 10.000) promesse dalla Gelmini andranno a coprire posti già occupati dagli stessi precari o posti lasciati liberi da docenti che sono andati in pensione volontariamente, cioè cattedre diverse da quelle che occupano attualmente i docenti con 40 anni contributivi.
Questi ultimi non saranno assegnati a nessuno, si perderanno e basta (vedi Italia Oggi di pochi giorni fa). E gli alunni, che sarebbero stati affidati ai docenti pensionati, saranno “spalmati” sulle classi dei loro colleghi rimasti in servizio, andando ad incrementare ancor più, in aggiunta agli effetti dei tagli di cattedre già avvenuti, il rapporto proporzionale docenti / allievi che, ad esempio, per le scuole secondarie superiori, da Settembre 2010, potrebbe mediamente arrivare a 30 studenti per 1 docente, accrescendo notevolmente il carico di lavoro degli insegnanti. Con buona pace dell’efficacia della didattica e dei processi di apprendimento!
Questo è il grande inganno e la crudele beffa dell’attuale Governo e del suo Ministro dell’Istruzione, con la complicità dei “compagni socialisti” Brunetta e Tremonti (SIC!): hanno scatenato cinicamente ed artatamente (divide et impera!) una guerra tra poveri, mettendo i precari contro i loro colleghi di ruolo, con il tacito consenso di tutte le forze politiche di maggioranza ed opposizione, della stampa, e di tutti i sindacati della scuola.
Alla faccia di tutte le periodiche raccomandazioni dell’Unione Europea e dell’OCSE che, ricordando i deficit di bilancio dei vari Stati, invitano da tempo i Paesi membri ad innalzare l’età pensionabile, anche su base volontaria, fino a 67/70 anni (In Spagna Zapatero ha proposto di innalzarla a 67 anni).
Alla faccia di analoghe raccomandazioni fatte, di recente, a Bruxelles, dal nostro Presidente del Consiglio.
Alla faccia dei consigli pressanti dati al nostro governo, anche recentemente, dal dott. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e dalla dott.ssa Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che hanno ancora sottolineato l’esigenza urgente di innalzare l’età pensionabile fino a 67 anni e oltre.
Alla faccia dell’emendamento alla manovra economica correttiva, testè approvata dall’attuale governo, in cui si afferma la correlazione graduale dell’età pensionabile con la cosìddetta “speranza di vita”, misurabile in base agli indicatori periodicamente forniti a riguardo dall’Istat.
Alla faccia del disegno di legge, a firma, tra gli altri, dell’ on. Giuliano Cazzola (PDL) e Pietro Ichino (PD), tutt’ora in discussione alla Camera, che propone l’innalzamento “sperimentale” dell’età pensionabile, oltre i 65 anni, su base volontaria.
Alla faccia delle recenti dichiarazioni del ministro Brunetta rilasciate alla radio RTL. 102, in cui lo stesso affermava che “il pensionamento forzoso” era “una norma intelligente che va applicata con intelligenza”.
Che cosa sta accadendo da mesi, invece, in tutt’Italia?
Molti dirigenti scolastici, adducendo di eseguire ordini gerarchici tassativi, temendo di ricevere sanzioni disciplinari dai loro superiori, entro il 28 febbraio 2010, hanno inviato, in tutta fretta, ai loro dipendentii con 40 anni contributivi, il “preavviso di risoluzione forzosa unilaterale del rapporto di lavoro”, a decorrere dal 1° settembre 2010, imponendolo loro implacabilmente, in modo totalmente indiscriminato. In taluni casi, i dirigenti, nella loro ansia di far presto per compiacere i loro superiori, hanno pure violato gravemente le leggi vigenti, innescando centinaia di ulteriori ricorsi da parte dei dipendenti pensionati contro la loro volontà. Infatti, mentre le leggi citate danno loro la facoltà di licenziare i pubblici dipendenti con 40 anni di contributi effettivi e figurativi realmente e definitivamente pagati, con avvenuta registrazione del pagamento presso gli Uffici della Ragioneria provinciale e dell’Inpdap (inclusi il riscatto degli anni di laurea, dei servizi preruolo, dei servizi prestati all’estero, etc.), in molti casi, nonostante tali precondizioni legislative non esistessero, i dirigenti hanno ugualmente licenziato i loro dipendenti, senza prendere in considerazione tali elementi ostativi.
Ci sono state anche altre situazioni in cui, per omissioni o negligenza continuate nel tempo della P.A., pur non essendo stata definitivamente chiarita la posizione giuridica degli insegnanti da licenziare, ed essendosi, perciò, avviato (anche senza una formalizzazioine istituzionale), un contenzioso tra questi ultimi e gli uffici centrali e periferici del Miur (per esempio, conosciamo un caso in cui, in base ad atti ufficiali dell’Amministrazione Scolastica, non è chiaro se l’insegnante, oggetto del provvedimento di pensionamento, appartenga giuridicamente alla Scuola Secondaria di I o di II grado), i Dirigenti, senza porsi alcun dubbio, e senza considerare le ragioni degli interessati, li hanno licenziati ugualmente in tutta fretta, ledendo gravemente il loro diritto alla difesa giurisdizionale dei loro legittimi interessi lesi dall’Amministrazione, seppure in regime di autotutela amministrativa già avviata.
Addirittura, in alcuni casi, vista la resistenza opposta al pensionamento coatto da insegnanti e Ata, i dirigenti hanno chiesto in modo autoritario a questi ultimi di firmare una lettera di autolicenziamento.
In alcune scuole i dirigenti, dopo aver loro consegnato la lettera di “preavviso di licenziamento”, hanno inviato ai loro dipendenti una diffida scritta, con minacce di sanzioni disciplinari in caso di non ottemperanza da parte loro, nella quale li sollecitavano a compilare, con la massima urgenza, i vari moduli necessari per richiedere all’Amministrazione l’erogazione della pensione e della buonuscita a decorrere dal 1 settembre 2010. Ovviamente, in questa loro decisione ha influito sicuramente anche il fatto che essi, grazie anche ai loro sindacati, successivamente all’approvazione delle leggi nn. 133/2008 e 102/2009, sono stati esclusi dal “pensionamento forzoso”.
D’altronde, proprio l’attuale Governo ha da pochi giorni firmato con tutte le OO.SS. della dirigenza scolastica il nuovo contratto di lavoro che attribuisce ai dirigenti un aumento stipendiale medio di 350 euro lorde mensili più gli arretrati di vacanza contrattuale dal 2006 al 2009 da riscuotere entro il mese di agosto 2010. Di converso, ha bloccato per 3 anni il rinnovo del contratto di lavoro, già scaduto, degli insegnanti e del personale Ata (aveva programmato di dar loro 20 euro lorde di aumenti mensili !), stabilendo anche che gli anni 2009/2012 non saranno validi ai fini della maturazione degli scatti stipendiali di anzianità. Per questi motivi, i dirigenti, nel licenziare il personale docente e Ata, con 40 anni di contributi, oggettivamente, hanno agito in una condizione di evidente “conflitto di interessi”.
Altri Dirigenti, in base ai loro insindacabili criteri, compresi la simpatia o antipatia personali verso gli interessati (altra discriminazione) e, quindi, utilizzando, di fatto, le facoltà discrezionali propri del loro ruolo dirigenziale, le prerogative dell’autonomia scolastica e del decentramento amministrativo, escluse in modo autoritario, come abbiamo visto, dalle Note e dalla Direttiva Miur summenzionate, non hanno inviato ai loro insegnanti la lettera di “preavviso di licenziamento”. Le centinaia di ricorsi ai giudici del lavoro, promossi dai dipendenti pubblici, insegnanti e non, contro i “pensionamenti coatti”, stanno avendo risultati difformi in tutti i Tribunali italiani.
Almeno una ventina di giudici si sono già schierati a favore della Pubblica Amministrazione, altrettanti contro (altra discriminazione verso i pubblici dipendenti !), con grande intasamento delle aule giudiziarie (come se non fossero già abbastanza ingolfate!) ed enorme spreco di risorse umane ed economiche da parte dei ricorrenti (altra ingiustizia!) e, talora, anche dello Stato, quando esso viene (e, in alcune ordinanze, già lo è stato) condannato a pagare le spese processuali.
Per non parlare, poi, della scomoda ed ambigua posizione di palese “conflitto di interessi “in cui si son venuti a trovare tutti i giudici del lavoro che si sono occupati e si stanno occupando ancora dei numerosi ricorsi avverso i pensiionamenti forzosi, visto che essi dalle leggi citate (vedi sopra) sono stati esclusi da tale provvedimento.
Non sarebbe stato meglio, nella L. n. 133 /2008, e nella n. 102 /2009, invece che dire che “l’amministrazione ha la facoltà di procedere unilateralmente alla risoluzione forzosa del rapporto di lavoro”, affermare che “l’amministrazione ha la facoltà, in base alle sue esigenze organizzative ed operative, di procedere, con accordo bilaterale con gli interessati, o su base volontaria degli stessi, alla risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti con 40 anni di contributi”?
Ci sono, infatti, migliaia di dipendenti pubblici che vorrebbero andare in pensione con 40 anni ed anche meno di contributi. Ma perchè imporre a tutti di andare in pensione per forza, anche a quelli che se la sentono ancora di lavorare (per la passione che hanno sempre transfuso in questa difficile professione, per l’entusiasmo e l’amore per la cultura che hanno cercato, con impegno e fatica, spesso riuscendoci, di comunicare ai loro studenti, per continuità didattica a vantaggio delle classi loro affidate) e anche a quelli, magari monoreddito, con figli e mogli a carico, con il mutuo casa da pagare, che fanno fatica ad arrivare a fine mese (come la maggior parte delle famiglie italiane con reddito mediobasso da lavoro dipendente), ai quali 100-150 euro in più nello stipendio, rispetto alla pensione, in questa fase di grave crisi economica, aiutano un po’ a tirare avanti?
E, poi, qual è il risparmo che lo Stato ricaverà da questa operazione? Secondo Italia Oggi ed altri quotidiani, il Tesoro risparmierebbe, su 10.000 appartenenti al personale scolastico, comprendenti anche i presidi, una cifra che si aggira, più o meno su 450.000.000 di euro l’anno. Essendo i presidi, come abbiamo visto sopra, stati esclusi dal provvedimento di pensionamento, rimarranno da pensiionare, press’a poco, 6000 docenti su un totale complessivo di 700. 000.
Dal loro pensionamento si prevede di ricavare, ipotizzando uno stipendio medio di 1900 euro a testa, un risparmio di 148.200.000 Euro l’anno. Ma, se consideriamo che lo Stato deve pagare a costoro la pensione massima, minimo 1700 Euro a testa, esso dovrà sborsare Euro 132.600.000. Infine, attraverso l’Inpdap, il Tesoro dovrà pagare ai pensionati coatti, dal 1° settembre 2010, entro 3 mesi, la buonuscita massima. Calcolando mediamente una buonuscita di 70.000 Euro a persona, lo Stato dovrà pagare subito a 6000 docenti rottamati, una somma complessiva che si aggira sui 420.000.000 di Euro, aggravando, così, il traballante bilancio Inpdap che, in parte è finanziato da contributi statali accantonati proprio per le buonuscite e le pensioni dei pubblici dipendenti. A questo punto, qual’è il risparmio a beneficio dei conti pubblici? Irrisorio.
L’ultima giustificazione per il “pensionamento coatto”, addotta, oltre che dalle burocrazie ministeriali, dai precari, ancora dall’opinione pubblica ed anche, in un’altra intervista alla radio RTL. 105, dallo stesso ideatore del provvedimento, il ministro Brunetta, si fonda sull’asserzione (falsa) che, mandando in pensione 6000 insegnanti (ma il problema è esteso a tutti i pubblici dipendenti) si farebbe gradualmente largo ai giovani, svecchiando l’età anagrafica di questi lavoratori della scuola. Tale tesi è facilmente confutabile. Tra gli insegnanti, per esempio, centinaia di migliaia su 700.000, che rimarranno in servizio per non avere maturato 40 anni di contributi, hanno un’età anagrafica di 60-64 anni, spesso superiore a quella dei loro colleghi rottamati a 52-59 anni che possiedono 40 anni contributivi solo perchè hanno già riscattato, a loro spese (e a loro danno!) i 4 anni di laurea, servizi pre-ruolo, servizi all’estero o in altre Amministrazioni pubbliche o aziende private (ricongiunzioni).
Ed allora, qual è la ragione del “pensionamento coatto”? Non è individuabile. Insomma, stiamo assistendo ad un’ ennesima operazione di “macelleria sociale” o “darwinismo sociale”, da parte del governo in carica, del tutto priva di valide e coerenti motivazioni. Puro arbitrio del potere.
Un capriccio del Principe ! E, poi, seguendo una logica di “svecchiamento anagrafico”, perchè non mandiamo in “pensione coatta” i politici (i componenti di assemblee elettive nazionali, europee e degli enti locali) o i manager pubblici (parecchi dei quali hanno raggiunto l’età di 70 anni ed oltre), a partire da 60 anni in su?
Qui sotto, in copia e incolla, inoltro l’email inviatami sull’argomento dal Sen. PIETRO ICHINO (PD) :
PIETRO On. ICHINO, senatore PD
A ‘GIOVANNI FALCETTA’
Caro Falcetta,
ho letto il Suo messaggio. Quello che Lei denuncia non è il solo guasto prodotto dai tagli indiscriminati di quest’ultimo periodo.
Con cordialità e solidarietà
Pietro Ichino
——————————————————————————————————————————————————————-.
g_falcetta@hotmail.com
tel. 0373 / 23 03 04
prof. Giovanni Falcetta, docente di ruolo di Lettere nella Scuola Secondaria di II grado, con 37 anni di servizio effettivo, 40 anni di servizio “contributivo”, ”rottamato” dal 1° Settembre 2010.
SOCIALISTA DA 40 ANNI, ANTICOMUNISTA MA ANCHE ANTIFASCISTA, Crema (CR)
Caro compagno Brunetta,
grazie per non aver trovato il tempo di rispondermi dal 19 agosto 2010. Mi chiedo : perchè voi politici, quasi tutti, invitate i cittadini a scrivervi ma poi, quasi mai, rispondete loro, per di più, nel nostro caso, a me, tuo compagno socialista ? Forse perchè vi sentite come gli Dei dell’Olimpo ?
grazie
prof. Giovanni Falcetta
P.S. Non mi ha risposto neanche il tuo segretario Ridolfi, dopo
avermi parlato al telefono ed avergli inviato, su sua
richiesta, un’ email in cui illustravo le porcate realizzate
ai miei danni dalla Pubblica Amministrazione (MIUR / MAE)