Nelle posate di Sheffield sogni e desideri di una volta

Foto di Polandeze
Mi piacciono gli oggetti vissuti, che recano su di loro il segno del tempo. Mi piacciono gli oggetti usati perché mi intriga interrogarmi e scoprire da dove vengano e per quali mani siano passati. Amo gli oggetti con una storia perché di quella storia mi piace appropriarmi, soprattutto se si tratta di manufatti di uso comune che sono stati testimoni di altri tempi, di altri luoghi, di altre persone.
Tra questi prediligo senz’altro gli utensili in argentone o alpacca (una lega metallica composta da rame, zinco e nichel) così come quelli in Sheffield Plate (una lastra di rame compressa in un sottile sandwich di argento). Entrambi molto in voga nell’Inghilterra dell’Ottocento, questi materiali appagavano il desiderio di bellezza e di benessere della piccola borghesia che non si poteva permettere i lussuosi argenti disseminati nelle residenze della nobiltà. Ancor prima che la ricerca di un gusto e di uno stile, i prodotti in argentone e in Sheffield rappresentano quindi un’aspirazione culturale. Materiali solidi, duraturi, che tengono bene l’uso e la storia. Oggetti che migliorano con il passare del tempo: più si usurano e si ammaccano e più diventano belli.
Amo l’argentone, che considero a suo modo una piccola magia messa a disposizione del benessere casalingo: dalla posateria ai sottopiatti, passando per le insalatiere e gli scaldavivande. Mi affascina in modo particolare quando ha servito in grandi alberghi e in grandi ristoranti, di cui magari reca ancora inciso il nome. Posso così fantasticare sui clienti che hanno usato questi vasellami da tavola, sulle vicende grandi e trascurabili di cui sono stati muti testimoni. Ho come l’impressione che abbiano assorbito in sé l’energia delle persone con le quali sono entrati in contatto.
Per questo quando vado in giro e mi trovo a trascorrere qualche giornata in quegli ambienti – siano essi l’Hotel Villa Igeo di Palermo, il Bauer Hotel di Venezia, Villa d’Este a Cernobbio, il Grand Hotel & la Pace di Montecatini, l’Excelsior Palace Hotel di Rapallo e molti altri ancora – non esito a informarmi sulla possibilità di comprarne qualche esemplare. Negli anni sono così riuscito a creare una mia piccola collezione di oggetti non da ricchi ma pieni di storia, fascino e qualità. Mi ricordano i tanti viaggi fatti ma soprattutto mi aiutano a comprendere come le cose del mondo esterno in fondo non siano altro che una proiezione delle nostre passioni e di quello che vorremmo essere.
Tag: A, Nel mio piccolo, posate, sheffield, sogni
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consiglio di leggere il libro di JAMES HILLMANN..
L anima dei luoghi.
IL PASSATO DEL LUOGHI, TRASPIRA ANCORA NELLE MURA E NELLE VIE,
L ANTICO SI MESCOLA AL MODERNO.
LA MAGIA DEL RICORDO E DELLE CONOSCENZA DEL PASSATO, TI FA MEGLIO VIVERE IL PRESENTE.
Non ce lo dimentichiamo mai…
E’ così. Personalmente faccio ,da moltissimo tempo, collezione di coltellini tascabili. Beh, preferisco quelli usati, quelli che hanno vissuto mamenti di vita dei vecchi priprietari, che hanno lavorato e fatto quellu per cui sono stati creati. Altrimenti sarebbero delle mere lame taglianti.
Fantastico! se incominciamo a riconoscere di nuovo il sacrosanto diritto di aspirare al possesso degli argenti di Sheffield da parte della piccola borghesia siamo sulla buona strada!
La rivoluzione culturale rossa ha spazzato via almeno un secolo di poesia quotidiana. Recuperare la poesia e restituire dignità ai piccoli sogni è molto difficile, ma fondamentale per sopravvivere alla massificazione. Essenziale però perchè si possa realizzare è ridare dignità alle libere professioni (i minimi tariffari sono più importanti dei minimi sindacali degli operai!), aumentare gli stipendi e le pensioni dei dirigenti e soprattutto pagare in proporzione alla capacità delle persone sul lavoro! Ricreare una classe media valida e ben pagata…che si possa permettere gli argenti, una casa al mare e una vita non di sopravvivenza!
PS Gaston Bachelard “la poetica della reverie” sulla poesia degli oggetti quotidiani…
Essendo del mestiere ,non posso che essere d’accordo con l’articolo del Ministro.L’antico,sotto ogni forma lo si vuole prendere,è fonte di emozioni profonde e,nel caso delle posate,di qualsivoglia materiale,oltre alla bellezza estetica,oltre al pensiero della bravura di chi le ha ideate,l’emozione piu profonda è quella di capire il carattere delle parsone che le hanno usate.
Se Inglesi,usate da una nobile donna dai gusti fini o da una popolana amante della buona cucina.Se italiane o venete SAN MARCO ARGENTO,da un doge,da un murer,e cosi via,indubbiamente l’antico è il miglior mezzo per poter capire il moderno,sempre che nel moderno si possa trovare emozioni come quelle date dalla vita trascorsa
caro ministro sono felice di sapere che anche lei è amante dell’antico
con affetto
maurizio radica
Caro Ministro, sono un dipendente pubblico, dipendente del Comune di Napoli, anni 50 diplomato ma pluriformato per il mio impegno e la passione per la città.
Nei 30 anni di servizio avrò max fatto 3 mesi di malattia compreso un intervento cardiologico…
Ho lavorato da sempre con passione e determinazione. Ho fatto ore di straordinario senza essere retribuito nei periodi in cui il Comune era in stato di dissesto finanziario.
Ho portato il mio computer in ufficio e l’ho messo a disposizione dei colleghi per poter avere uno strumento di lavoro (anni 90)
ho pagato dalle mie tasche le fotocopie che l’ufficio non riusciva a fare perchè non aveva fotocopiatrici, ho lavorato e portato innovazione metodologica nell’ufficio e nel comune e l’ho fatto solo sulla spinta dell’amore e dell’entusiasmo…. i momenti migliori sono stati quando il comune era in stato di dissesto finanziario io, assieme a tanti ci siamo dati da fare, abbiamo lavorato con amore e il piacere per il benessere della città, eravamo orgogliosi di essere dipendenti del comune perchè credevamo che grazie al nostro lavoro la città e lavivibilità di tutti poteva migliorare.
Adesso, dopo anni l’entusiasmo è svanito e la “botta” finale l’ha dato questa sua persecuzione, questo suo modo di considerare il pubblico dipendente. Ha scatenato nei dirigenti ottusi e repressi la forza di sminuire il lavoro dei funzionari, impegati e operari. Ha tolto l’entusiasmo e la voglia di aggiornarsi, di “dare di più” e dare incondizionatamente… insomma mi creda per esperienza personale ci sono due metodi da adottare per far lavorare i dipendenti di un’azienda. Il primo è quello che sta usando Lei con la repressione e la recriminazione ed il secondo è quello del coinvolgimento, della partecipazione, della responsabilità. Le faccio un esempio di cosa ha scatenato nel Comune di Napoli.
Il Comune ha circa 10.000 dipendenti. La metà sa usare il computer e internet. Il 95% dei 5000 che sanno usare internet e il computer ha imparato da autodidatta, magari ha acquistato il computer alla figlia e avendolo a casa ha imparato. Adesso il Comune di Napoli “vuole risparmiare” e ha deciso di utilizzare Linux. Ha avviato un corso di formazione per i dipendentei, uno per ogni servizio, (diciamo 200) che a loro volta dovrebbero formare gli altri. Si rende conto di quanto tempo ci vuole per formare 5000 dipendenti? Si rende conto di quanto “costa” in termini di disservizi nei confronti dei cittadini? … Se proprio volevano risparmiare non potevano acuistare windows come sistema operativo e utilizzare, per esempio, “Open Office” come programma gratuito? Ma, poi, non avrebbero fatto “i primi della classe” cioè i “Brunettiani”… potrei continuare… mi creda Ministro se vuole trovare il consenso è semplice dia fiducia ai publbici dipendenti e se proprio deve essere “duro” prenda di mira i direttori e dirigenti perchè, come si dice a Napoli O’ pese fet’ dà capa” Mi scusi per l’intrusione e buon lavoro
mi scusi, ma di quale ammortizzatore sociale posso usifruire io che sono disoccupato, avendo lavorto per 20 anni ?
come posso superare l’ostacolo dell’età (48 anni) visto che quando mi presento ai colloqui, dopo aver volutamente omesso la data di nascita sul curriculum, mi sento dire che sono troppo vecchio per ambire ad un posto di lavoro ?
La disperazione mi ha fatto fare progetti alternativi quali l’adesione ai centri sociali estremi, o ancora più semplice entrare nel mondo dello spaccio, avendo a 25 km una città come Ravenna, dove le opportunità non mancano. Vorrei gentilmente avere qualche suggerimento. grazie
Gian Luca Cimatti
Via Gorizia 114 47100 forlì
Potrei eziandio stupirmi del giudizio medio negativo dato dai commentatori al testo di Brunetta ” Nelle posate di Sheffield …”. Nessuno me ne voglia, però vale ancora oggi il principio filosofico medioevale ” quiquid recipitur ad modum recipientis recipitur “. E’ vero, per capire Brunetta, non basta leggere, occorre riflettere, essere allenati, esercitati al pensiero, essere cioè dei “recipienti ” capienti, abbastanza profondi, altrimenti le espressioni brunettiane resteranno in superficie . Non v’ha dubbio che oggi, per i tanti e ben noti motivi, il ” recipiente generale ” si sia ristretto alquanto . Ecco perché non mi meraviglio punto di un giudizio negativo dato
ad un testo semplicemente mirabile, splendido e nel contenuto e nella composizione efficacissima quanto sintetica. Un professore molti anni fa mi diceva che le cose non vengono capite non solo per colpa del ” recipiente ” ma anche di chi ” dà ” ! Il messaggio viene ” recepito ” anche ” ad modum DANTIS “,soleva ripetere . Gli è che il Brunetta, con questo intervento magistrale, non solo ha ” dato “, ha saputo dare e , a mio parere, sull’argomento ha dato tutto quello che si poteva dare . Il problema è solo nell’essere predisposti a questa ” recezione “, insomma bisogna sempre farsi installare un ” decoder ” ! Un vero digitale ” terrestre ” per ben capire il significato dell’oggetto, di ciò che si nasconde dietro le apparenze, dietro l’immediata fisicità della cosa . Brunetta appare a me l’ultimo fra gli hegeliani . Ieri mi ha deliziato con il giardino del ” fannullone contemplatore “, oggi mi viene a ” sfruculiare ” su questi oggetti argentei nei quali si nasconde, si espande la potenza del soggetto pensante, dello spirito razionale . Qui mi fermo, il discorso essendo complesso assai ed impegnativo . Con Brunetta, io mi riconcilio hegelianamente con l’esteriorità dell’oggetto : io soggetto , non sono più estraniato . Brunetta sa godere pienamente e del giardino e delle posate di Sheffield . Gott sei Dank ! E alla faccia di quella cultura marxista antiborghese che ancora oggi si fa sentire e che per troppi anni ha demonizzato l’ oggetto finendo per deprimere il soggetto . Sappiamo come.
Mavalà!!!
Il mondo stà cambiando? E’ vero ciò che si sente dire dalla gente comune, ovvero che le strategie per combattere gli’avversari siano essi politici o semplicemente persone che la pensano diversamente, sono cambiate e che i contraddittori non esistono più, ma si usa il silenzio? Potendo avere il 90% del potere mediatico è possibile attuare questa strategia di annientamento di chiunque la pensi diversamente dal potere in carica?
grazie.
Mi scusi, secondo Lei il terrorismo può tornare quello anni 70 ?
Buonasera Ministro
anch’io come lei amo gli oggetti in argento o in old sheffiled,ultima spesa fatta e’ stata odierna proprio con un set di posate di sheffield acquistate in un negozietto che vende cose antiche,ho pensato alla loro storia il percorso e quali mani hanno passato,per questo ne sono entusiasta e mi piace per una volta condividere con le sue idee.
una risposta al dipendente di napoli,il sistema linux l’addopero anch’io in negozio dove lavoro il vantaggio oltre ai costi piu’ bassi perche’ non deve acquistare le licenze,e’ che il programma e’ bloccato non prende virus e piu’ controllabile,condivido l’ultilizzo di tale programma anche perche’ ora come ora viene utilizzato da molte aziende.
buona serata
anna