L’elezione del Doge di Venezia? Un esempio per le nomine pubbliche

Foto di Ron Layters
Casualità e cooptazione. Commissioni elettorali ristrette che si allargavano per poi restringersi di nuovo. A soffietto, fino alla votazione finale. Così i miei antichi concittadini eleggevano il Doge che li avrebbe governati. Una procedura complessa e affascinante, concepita per rendere impossibile ogni corruttela e gioco di potere nelle fila della nobiltà veneziana. Si ricorreva infatti all’estrazione di palline metalliche con delle pinze di legno da parte del primo bambino che, alla morte del Doge, il consigliere più giovane avesse incontrato per strada uscendo dal Palazzo. Queste contenevano ciascuna il nome del candidato e si chiamavano balote (da qui la moderna parola “ballottaggio”).
Il bambino prelevava dall’urna tante palline d’argento quanti erano i componenti del Maggior Consiglio. I nomi di trenta di loro (che non dovevano comunque appartenere alla stessa famiglia) erano però contenuti in sfere d’oro, e andavano così a costituire la prima commissione elettorale. Di questi ne venivano scartati a sorte ben 21. I nove restanti ne dovevano nominare altri 40, ridotti successivamente a 12 per ballottaggio. Questi a loro volta avevano il compito di eleggere altri 25 membri, da cui estrarne 9 che eleggessero altri 45 consiglieri, da cui estrarne a loro volta 11 che nominassero i 41 consiglieri cui sarebbe spettata finalmente l’elezione del nuovo Doge.
Quest’ultimo, va detto, diventava subito prigioniero della propria condizione. Figura sostanzialmente simbolica e rappresentativa, il suo potere effettivo si limitava al comando della flotta in tempo guerra. Era costantemente controllato in ogni sua mossa, e persino l’apertura della corrispondenza doveva avvenire alla presenza di almeno quattro consiglieri. Viveva in un fasto regale, ma doveva ricorrere al proprio patrimonio per sostenere gran parte delle spese per il mantenimento del Palazzo.
Gli eventuali doni ricevuti dai dignitari andavano poi ad accrescere il Tesoro di San Marco oppure finivano all’erario pubblico. Agli stessi membri della sua famiglia era fatto divieto di arricchirsi: le loro risorse venivano registrate al momento dell’elezione del congiunto e l’eventuale differenza maturata nel tempo finiva anch’essa, immancabilmente, nelle casse della Repubblica. Insomma, non un grande affare. Tant’è vero che solo in pochissimi potevano permettersi un Doge in famiglia.
Questi, dunque, i particolarissimi meccanismi di elezione e le regole di comportamento imposti all’uomo più in vista nella potente Repubblica di Venezia. E se venissero applicati per le nomine pubbliche nell’Italia di oggi? Se ne vedrebbero delle belle. E, chissà, forse dei migliori.
Tag: doge, Nel mio piccolo, nomine pubbliche, venezia
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Secondo me non miglierebbe molto la situazione, sopratutto se l’ambiente di base è corrotto…. il problema è che nella politica si gira si cambia ma alla fine i nomi sono sempre gli stessi e sempre nei posti importanti quindi non cambierebbe molto credo.
Secondo me è una procedura lungha e dispersiva di denaro pubblico.I ministeri, le istituzioni e quantaltro sono fatte di persone e sono proprio quelle che fanno funzionare o non funzionare il sistema.Adottando il sistema dell’elezione del Doge non avremmo mai la certezza d’avere una persona onesta e competente nel posto giusto.
Egr.io Ministro,
sicuramente delle migliori,vista la situazione attuale.
Distinti Saluti
un cittadino
Signor Ministro, io approvo pienamente il suo operato, forse perchè in trent’anni di lavoro mi sono sempre comportato bene, quindi le Sue innovazioni alla Pubblica Ammistrazione, per me che faccio e farò sempre il mio dovere è stato un regalo bellissimo. (spero che i miei colleghi fannulloni non se la prendono a male). Il timprare il tesserino è stata una bellissima cosa, si sono dovuti adeguare in due mesi e…di corsa, io le propongo perchè non “ordina” che tutte le amministrazioni abbiano INTERNET a disposione del personale(Wi-Fi) , a prezzi ormai stracciati anzicchè avere poche linee costose ma ad uso esclusivo dei capi? Lei ho letto è favorevole ad Internet è questa è una occsione buona. Grazie ed andiamo sempre avanti così viva BRUNETTA, Salvo Basile
meno male, era l’ora che i fannulloni cominciassero ad aver paura di perdere il posto di lavoro, gli statali erano troppo ben abiruati a fare il loro porco comodo alla faccia di chi va a lavorare ogni giorno. Sono stata dipendente e in 5 anni ho fatto 7 giorni di mutua per un appendicite e sono fiera di non essermene mai approfittata, invece c’è chi ruba gli stipendi dandosi malato e magari fa un secondo lavoro. Siamo vergognosi, se il resto del mondo ride di noi fa bene, siamo un popolo di pecoroni, dobbiamo sempre essere minacciati per qualunque cosa perchè non abbiamo amor proprio e regole. ben venga il ministro brunella a casa i fannulloni, in italia c’è tanta gente che ha voglia di lavorare…..mi spiace dirlo, ma in italia siamo solo d’accordo con le partite di pallone, per cose importanti non sappiamo metterci d’accordo!!!!
Forza Renato!
Sono come te un ordinario di 59 anni e come te non mollo l’osso. Vai avanti tranquillo, poiché non sei solo.
Leonardo Cannavò
Ordinario di Metodologia e tecnica della ricerca sociale
“Sapienza” Università di Roma
si potrebbe fare benissimo se non fosse che dovremmo prima cambiare totalmente 1000 dipendenti statali (di cui per la privacy non faccio i nomi) per poi metterne di altri senza alcun legame di parentela…..
Signor ministro, lei ha tante buone idee, apprezzate da tanti italiani. Se le riesce di analizzarle e farle condividerle con i cittadini sarebbe bravissimo, l’importante è crederci e insistere tenacemente. A proposito di sistemi elettorali, ci avviciniamo al referendum di giugno. Così come è combinato se sarà votato favorevolmente produrrà una più drastica riduzione del panorama partitico, presumo. Non conviene che in Parlamento, assieme ad una attesa riforma del Titolo V° della Costituzione, si proceda subito dopo ad una revisione del sistema elettorale?
Un’altra cosa: sulla lotta agli sprechi lei batte chiodo ogni giorno e fa bene. Cosa ne pensa dell’obiettivo dell’eliminazione della carta (grande battaglia sinora quasi persa dei verdi italiani) nei rapporti dei cittadini non solo con la Pubblica Amministrazione (con il via al progetto di Posta Elettronica Certificata o simile), ma anche con le aziende erogatrici di servizi. Penso alle tante bollette che girano ancora per posta e intasano e costano a tutti noi (energia elettrica, gas, acqua, abbonamenti ai trasporti urbani e ferroviari, ecc.). Sarebbe utile prevedere un sistema incentivante per chi lo farebbe accostato ad un sistema penalizzante per chi non lo adottasse (senza scarico di spesa sui consumatori, anzi con riduzione anche piccola dei costi amministrativi). Impariamo dai privati
Egregio Signor Ministro,
Auguro a Lei e a tutti i lavoratori d’Italia un bellissimo primo maggio!
Sig.ra Barbara, lei nel suo commento (n. 5) ha scritto: “gli statali erano troppo ben abituati a fare il loro porco comodo”…avrebbe dovuto scrivere “certi statali” non “gli statali”, per favore, non offenda le persone oneste e perbene!
Domani mattina vado di corsa a comperare il suo sibro sig. Ministro, intitolato “il dovere di cambiare dalla parte dei cittadini”, in cui sicuramente leggerò che lei, in quanto grande ministro, percepisce due stipendi, uno come Ministro della Repubblica ed uno come Deputato della Repubblica. Complimenti, sig. Ministro, come inizio non c’è male, l’importante è stare dalla parte dei cittadini…
ma si allora perchè non eleggere un doge al governo, o un gran visir…ma no che dico… un FARAONE!!
Sig. Lamas, il Prof. Brunetta ha esposto il sistema adottato nella Repubblica di San Marco per l’elezione del Doge, chiedendosi se potesse, in qualche modo, essere applicato anche oggi in talune circostanze…Lei ci trova qualche cosa di buffo?
Sig. ministro, si fa un gran parlare di elevare l’età pensionabile sia per le donne che per gli uomini, ovvero si arriverà al punto di andare in pensione con la lapide sotto il braccio. Niente in contrario se le forze ed il cervello ci assistono! Sono una dipendente della pubblica amministrazione, anzi voglo proprio dare le mie coordinate, siamo talmente tanti che solo chi è regista si potrà riconosccere in questa situazione pressocchè aberrante! Tra un mese compirò 60 anni, ma ancora mi sento nel pieno delle mie capacità lavorative, intellettive e, sopratutto ancora ho voglia di andare avanti e di imparare. Fino al luglio del 2008 prestavo servizio presso il Dipartimento delle politiche fiscali presso il Ministero della Economia e Tesoro, in seguito a una domanda di trasferimento sono stata distaccata per un anno (per mia fortuna)presso la Sede Centrale dell’Agenzia delle Entrate. Parlando con il mio dirigente (incaricato) ho spiegato che avevo ben 30 anni non di anzianità, ma di PROFESSIONALITà, pertanto chiedevo solo di lavorare, la inoperosità l’avrei vissuta come un insulto alla mia dignità e di persona e di funzionario. Naturalmente il signore, che si dihiara “dottore”, ma non lo è, ha recepito tutto tranne il mio disagio di persona che voleva imparare un lavoro adeguato alla mia qualifica funzionale, lui voleva solo una segretaria. Non sto a raccontare ciò che ho provato durante il periodo che prestato servizio in queso settore, alla fine sono riuscita ad ottenere il trasferimento in altro settore sempre nell’ambito dell’Agenzia. Non nascondo la mia soddisfazione, mi sembrava un ambiente più tranquillo, con colleghe più disponibili ad affiancarmi nell’apprendimento di questa materia a me perfettamente sconosciuta, venendo da un’esperienza completamente diversa. Ma, forse peccando di presunzione, cambiare lavoro non mi ha mai creato grossi problemi, perchè mi reputo persona dotato di una intelligenza normale predisposta alla normale assimilazione di ciò che studio, naturalmente con l’aiuto di chi è sicuramente più esperto di me. Ma sono persona umile, non mi vergogno a chiedere ai colleghi informazioni su come si svolge un determinato lavoro, perchè per me è sintomo, oltre che di riconoscimento dell’altrui capacità, ma anche di buona intelligenza e disponibilità all’apprendimento.
Dopo che qesto chiedere da parte mia ha suscitato degli incomprensibili “fastidi” siamo arrivate, con la collega che mi doveva affiancare in questo periodo, all’ammissione schietta che io non avrò mai nessuno sbocco in questo ufficio e in tutta l’Agenzia perchè nessun dirigente sprecherà per me,che ho 60 anni, forza lavoro per insegnarmi “i ferri del mestiere”. Sono una persona che, se non morirò prima (ndr) fra due anni andrà in pensione, quindi a che pro insegnarmi qualcosa, con il rischio che se un domani dovessi diventare brava, sarò un elemento che comunque l’ufficio perderà e forse non verrà neanche sostituito, tanto vale, allora, lasciarmi da una parte a non fare niente, fino a che non scoppio, così mi possono sostituire subito con un elemento giovane che conosca già il lavoro e che garantisca una presenza per almeno 20 anni!
Egregio sig. ministro, cosa deve fare una persona di 60 anni che ha ancora molto da dare?
Chi sono i fannulloni? Gli impiegati che prendono 1500 euro al mese e vengono penalizzati da ministri che, come lei, si fermano alle apparenze, o da dirigenti (incaricati), che guadagnano sicuramente più del doppio, sono coperti dalle istituzioni per quanto riguarda le responsabilità e, alla fine, si permettono di prendere a calci in bocca le persone che vogliono lavorare, ma sono troppo vecchie per farlo e le taccioni anche per fannulloni?
Sa cosa penso? Mi spiace solo di aver dato tanto alla P.A. se il risultato è questo è meglio se fossi stata veramente una fannullona, sarei stata più rispettata come lo sono tutte le teste dei pesci che stanno puzzando in un modo abominevole, egregio ministro: la puzza sta invadendo il mondo e noi fannulloni la stiamo odorando a pieni ppolmoni e, cosa ancora peggiore, dobbiamo stare zitti!
Grazie sig. ministro, speriamo di andare in pensione a 80 anni e non tolga il collegamento a facebook agli statali, dai 60 in su, altrimenti come facciamo a passare il tempo?
non è applicando il metodo dell’elezione del doge che qualcosa cambierà qui! Anche se si eleggesse in tal modo un uomo onesto sarà comunque il sistema a corromperlo una volta al potere e saremmo da punto a capo!
L’italia non è Venezia! Non mi ricordo il nome, ma ci fu un doge che una volta eletto iniziò a comportarsi da re. Un patrizio veneto gli si avvicinò, lo prese a schiaffi e gli spezzò il bastone, dicendo che non doveva essere Venezia a servirlo, ma lui a servire Venezia!
purtroppo il cancro dell’italia si sta espandendo come metastasi anche tra i veneti, la cui coscienza di essere stati qualcosa di grande si sta perdendo inquinata dal malcostume della penisola!