Salotti della vanità, non mi avrete

foto_salotti

Non amo i salotti, non amo i salotti romani, non amo i salotti in genere. E molto probabilmente i salotti non amano me. Tant’è vero che da quando ho cominciato a fare vita pubblica di inviti ne ho ricevuti sempre pochi. E avendoli sempre rifiutati, alla fine sono stato cancellato dalle loro liste.

Mi sono così salvato negli anni Ottanta e Novanta e, in parte, negli anni Duemila. Da quando, cambiando mestiere, sono diventato Ministro i salotti hanno infatti ripreso ad accorgersi di me. E alla garbata insistenza degli inviti ho continuato a opporre rifiuti. Con qualche difficoltà, con qualche spiegazione in più, salvo un paio di eccezioni che però non si ripeteranno. Con buona pace degli ospiti.

In origine i salotti erano altra cosa. Luoghi di potere, certo. Ma soprattutto cenacoli che, aggregandosi intorno a personalità femminili di grande valore, venivano frequentati dagli esponenti più brillanti del mondo letterario, artistico e politico. E non di rado vi nascevano idee e tendenze destinate a influenzare buona parte della società dell’epoca.

Quelli invece di cui ho conoscenza, che ho evitato e che continuo a non voler frequentare non hanno purtroppo nessuna delle caratteristiche che hanno reso celebre la seicentesca Chambre Bleue della marchesa de Rambouillet, il settecentesco Salon de la rue de Bac di Madame de Staël oppure l’ottocentesco salotto milanese della contessa Clara Maffei.

Sarò un po’ arrogante e spocchioso, lo ammetto. Ma non vedo perché dovrei trascorrere le mie serate respirando l’aria dei gruppetti autoreferenziali, sempre pronti alla misurazione stucchevole e provinciale di chi sia più potente e chi meno, di chi faccia che cosa. Piume di pavone di qua, piume di pavone di là. E magari il retrogusto amaro di ritrovare il giorno dopo su Dagospia le frasi scambiate tra un primo e un secondo, tra un pasticcino e un cioccolatino.

Mi dispiace ma non ci sto. Non è il mio mondo. Non è il mio stile di vita. Io sono un banale parvenu. Lasciatemi in pace. Certamente non succederà niente di grave.

Tag: , , , ,

7 Commenti a “Salotti della vanità, non mi avrete”

  1. Luca scrive:

    Ben detto

  2. Ivana scrive:

    Ministro Brunetta, Lei è un Grande! Continui su questa strada, questo è lo stile di vita e il mondo di persone anche come me, che non ci vogliamo camuffare, che non vogliamo fingerci di essere come loro per riempierci del niente che questi “salotti” e altri luoghi e contesti simili vogliono farci credere che siano d’obbligo per stare al mondo. Noi vogliamo trasparenza, concretezza e semplicità. Di questi “barocchismi” inutili, facciamo volentieri a meno. E se poi non ci cercano, non ci invitano più perché pare che “snobbiamo” questo volersi mostrare a tutti i costi nei contesti dove ci sono “quelli che contano di più”? bè, credo proprio che continueremo a vivere lo stesso, nello stile che ci appartiene!

  3. Silvia maria Assunta Lupi scrive:

    Caro Ministro,anni fa a Pavia ero al cinema Politeama per la presentazione della cosi detta “legge Biagi”.Ricordo come fosse oggi che,quando la vidi chiesi chi fosse.Mi spiegarono.Ero un pò arrabbiata quel giorno perchè,nonostante l’importanza dell’evento,c’era poca gente in sala e quella poca,distratta e chiacchiericcia.Il relatore era un pò noioso…leggeva fogli su fogli, con voce bassa,nonostante il microfono e monotona,tant’e’ che,conoscendolo ed essendo un pò in confidenza con lui,lo “strigliai”un pò perchè non riuscivo a seguire bene,ma…con scarso successo.Stavo per andarmene ma,lei prese la parola.Accipicchia che grinta e che calore!.Cambiò l’atmosfera in sala e tutti si zittirono,anche perchè lei diede una bella “lavata di capo” a gente che era in fondo alla platea e chiacchierava ad alta voce disturbando gli altri.Da quella volta cominciai a seguirla su giornali e televisioni.Allora lei era parlamentare europeo ed imparai ad apprezzare la sua schiettezza,il modo di fare sbrigativo ,il carattere decisionista ed è stata una bella sorpresa ritrovarla Ministro.Mi piace molto il modo battagliero con cui porta avanti le sue idee ,che condivido in toto.Quanti fannulloni e fannullone che lavorano negli enti pubblici!.Ho toccato con mano,purtroppo.Al Comune di Casteggio,dove risiedo, ad esempio ci sono delle impiegate che,in ore di lavoro ,vanno a far spesa o dalla parrucchiera o dall’estetista.A Pavia ho un’amica che lavora in Provincia.Mi ha raccontato più volte che c’è ,in particolare, una collega che nessuna amministrazione ( se ne sono succedute cinque da quando è lì) riesce a far lavorare ,con aggravvio pesante per altri che devono sobbarcarsi il lavoro non smaltito da lei.Che dire?.Evidentemente la “sfaticata” ha “qualche santo in Paradiso” per usare un eufemismo.Certo la battaglia da lei iniziata è dura,pesante, ma quanta gente guarda a lei con fiducia e speranza,Avanti così,Caro Ministro.Con stima.Silvia Maria Assunta Lupi

  4. Roberto scrive:

    Gent.mo Dott. Brunetta

    Ma è possibile che nel pubblico impiego i ladri restino sempre impuniti ?

    http://www.varesenews.com/gallarate_malpensa/articolo.php?id=135680

    Il licenziamento in tronco poteva essere unico segnale serio soprattutto da un’amministrazione di centro destra

    RB

  5. Augusta scrive:

    Caro Ministro Brunetta
    sono una dipendente della Pubblica Amministrazione che continua a chiedersi perchè chi non fuma non può alzare la testa dalla scrivania, mentre i fumatori hanno diritto di buttar via ore di
    lavoro letteralmente in fumo (quando mai recupereranno queste ore?).

  6. manolo casagrande scrive:

    Signor Brunetta, dopo 12 anni di non voto voi mi date speranza. Vivo in Finlandia da 4 anni e mi accorgo che se i nostri “politici” venissero a vedere come funziona quassú capirebbero che la parola democrazia non sia CAOS, bensí ordine. Sono stato sempre un “sinistroide” ,ma la disciplina del centrodestra mi stá conquistando. Ci vuole unitá per andare avanti con costanza e metodo. Mi complimento con lei e le auguro buona fortuna e buon lavoro.

  7. lamas scrive:

    a manolo… rimaniti in finlandia….

Lascia un Commento